Gli Odi sull’Huffington Post.

15 dicembre 2017

«Scriveva Roberto Bolaño che i capolavori sarebbero come sequoie o orchidee, ma non si è mai vista nascere una sequoia o un’orchidea fuori da una foresta. Coltivare la scena significa gettare i semi di quelle foreste, e questo libro dimostra che vale la pena farlo. Così scrive Vanni Santoni nella postfazione della raccolta di racconti ODI pubblicata da Effequ e a cura di Gabriele Merlini. Ed è forse da questa idea di foresta che bisogna partire per affrontare i vari racconti, che hanno sì il tema in comune dato dal titolo stesso della raccolta, ma che si mostrano autonomi nello stile e nelle influenze.La collocazione geografica toscana, sulla quale si fonda la scelta degli autori, è legata più che altro ad una comunità che si è formata attorno ad alcuni luoghi e su alcuni temi Questo aspetto mostra come un lavoro di creazione, di semina degli alberi che costituiranno la foresta, è possibile grazie ad alcuni luoghi fisici e virtuali che intessono relazioni e generano una cultura condivisa.» Il resto qui.

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Gli Odi su Empovaldo e Paper Moon.

20 novembre 2017

In cartaceo su l’Empovaldo qui su Paper Moon. «Da qui il secondo punto: l’equilibrio che si viene a creare all’interno della raccolta. Partendo da un tema molto vasto e quanto mai contemporaneo come l’odio la raccolta srotola di fronte al lettore un paesaggio organico, dove l’odio è veramente, lo dice il titolo stesso della raccolta, sottoposto a quindici declinazioni differenti. Il lettore si sente appagato, perché la raccolta è completa; certo, sono possibili infinite altre angolazioni e prospettive sull’odio, ma ciò che si trova in questo volume è sufficiente ad approfondire, o a gettare semplicemente uno sguardo su molte di esse.»


Gli odi su Zest. Letteratura sostenibile.

7 novembre 2017


«L’antologia esce a quattro anni di distanza da Selezione naturale [anch’essa edita da Effequ e curata da Gabriele Merlini] che fotografava la scena letteraria fiorentina formatasi intorno a una serie di riviste autoprodotte [davano corpo al progetto Francesco D’Isa, Gregorio Magini, Valerio Nardoni, Alessandro Raveggi, Marco Simonelli, Vanni Santoni e Collettivomensa.] Nel solco di quell’esperienza editoriale, Odi delinea un nuovo scenario, ancor più interessante in quanto immerso in uno stato ampiamente embrionale. Scrive Vanni Santoni nella postfazione: se allora gli autori erano quasi tutti già editi, qua siamo di fronte a quindici esordi puri, e se non c’è dubbio che la responsabilità di continuare a coltivare la scena stia già passando dalle nostre mani a quelle delle nuove leve qui presenti, è, credo, altrettanto certo che il futuro della letteratura fiorentina e toscana, e di una parte di quella nazionale, passerà attraverso almeno alcuni dei nomi che qua si cimentano con una prima prova narrativa destinata alla libreria

«L’idea alla base dell’antologia è stata, fino dal primo confronto con l’editore, trattare la tematica dell’odio, della contrapposizione, dello scontro attraverso più ottiche, usando voci dai registri più disparati e tentando di coprirne il più alto numero di – per citare il sottotitolo del testo – declinazioni, sfumature. Tradotto: volevamo tracciare ciò che quelli bravi chiamano «il contemporaneo» partendo da un tema obiettivamente vasto come il rancore, l’esasperazione, descrivendone poi ogni incarnazione specifica con i singoli racconti. Quindi l’odio per i vicini che può essere personale o su vasta scala, geopolitico – non sono rari di questi tempi i muri che si alzano o vorrebbero alzarsi tra stati confinanti – ma anche l’antipatia tra colleghi di ufficio a tirarsi dietro i faldoni in pausa pranzo. La disillusione per un lavoro che non si trova al netto di molte promesse occupazionali, come l’irritazione per un compagno/a distante, incapace di capirci in profondità. La frustrazione per una informazione basata su fake news ed esagerazioni mediatiche volte a farci imbufalire, al pari di una singolare sorta di alienazione che può prenderci e porta a compiere, la notte, scherzi terribili persino a chi amiamo. Tempi complicati che minacciano le relazioni familiari e inducono alla nascita di strane fobie. Questo è stato il mio lavoro: individuare racconti capaci di occupare ogni tassello del grande puzzle che abbiamo riassunto sotto la dicitura «odi» e provare a restituire alla fine un senso compiuto, organico dell’insieme. » Il resto qui.


Resconti dal tour: gli Odi a Bozen.

23 ottobre 2017


«Il compito di parlare a braccio del contenuto del libro era affidato al suo curatore, il fiorentino Gabriele Merlini, il quale prima di tutto ha voluto essere rassicurante: anche se il tema potrebbe sembrare uno strazio, gli autori sono riusciti a metterne in evidenza i lati persino buffi. Scendendo poi nel dettaglio dell’assemblaggio, Merlini ha parlato del suo lavoro, che è consistito soprattutto nello scegliere la sequenza dei contributi in modo da evitare sovrapposizioni, ottenendo così un numero quanto più ampio di sfaccettature e un risultato programmaticamente eterogeneo. Sono tempi piuttosto rabbiosi questi in cui viviamo, riassume alla fine, e affrontarli diluendo il torbido impasto fatto di istinti bellicosi, frustrazioni mal digerite e impulsi vendicativi attraverso il medium della scrittura è un modo per dare un po’ di luce alla contemporaneità [se non per redimerla, almeno per illuminarla.] Due esempi, due assaggi del libro sono stati forniti da Daniele Gambetta [che insieme a Danilo Pettinati è autore del racconto Red Salmon: una sorta di distopia ironica ricamata sul viscido concetto di fake-news e di ciò che esso implica all’interno del dibattito su verità e uso strumentale dei dati nel mondo della comunicazione] e, come accennato all’inizio, da Pintarelli [Il Carnevale in cui ho imparato a odiare i miei vicini.] Il bolzanino ha qui deciso di affrontare in chiave narrativa la vecchia contrapposizione etnica tra italiani e tedeschi, rievocando un episodio della sua gioventù [e di quella di molti ex ragazzi locali.] La preoccupazione principale, però, non era quella di fornire un contributo storico o sociologico, e neppure quella di restare aderente punto per punto al proprio vissuto. Il racconto costituisce piuttosto il rovesciamento della mimes più scontata, visto che il protagonista [trattato in seconda persona] è un tedesco che a carnevale medita di infliggere una punizione tardiva ai Walschen, i quali l’avevano umiliato l’anno precedente.» Il resto qui.


Odi su il Foglio, l’Indiscreto e Reader For Blind.

20 ottobre 2017


«Quindici declinazioni di un sentimento è il sottotitolo della nuova antologia di Effequ in cui compaiono, per la prima volta in cartaceo, quindici autori esordienti nati tra il 1980 e il 1992, esponenti della cosiddetta generazione Y, emersi dal mondo magico delle riviste letterarie indipendenti. A curare l’antologia è Gabriele Merlini, già curatore di Selezione Naturale, raccolta sul tema dei premi letterari edita nel 2013 dalla medesima casa editrice. L’antologia sembra essere un format particolarmente caro agli editori di Effequ, che avendone inteso la natura versatile, hanno pubblicato qualche mese addietro una raccolta di saggi sul fantasy a cura di Silvia Costantino, intitolata Di tutti i mondi possibili. Quella della raccolta di racconti è una formula ormai consolidata nella tradizione letteraria globale: da Antologia Personale di Asimov a Città Invisibili di Italo Calvino, scrivere racconti sembra essere il primo slancio di autori che la critica tende in seguito a confermare e canonizzare. In questo panorama Odi ha la peculiarità di proporsi come un’antologia corale, gode quindi di un valore intrinseco per la sua natura poliedrica, perché a ogni capitolo corrisponde un mondo proprio, una delle infinite declinazioni possibili dell’odio. Fa ben sperare la postfazione di Vanni Santoni, in cui scrive che il futuro della letteratura fiorentina e toscana, e di una parte di quella nazionale, passerà attraverso alcuni dei nomi che qua si cimentano con una prima prova narrativa destinata alla libreria.» Il resto su Reader For Blind.

«Era sabato 5 marzo dell’anno scorso quando nella periferia est di Roma i carabinieri facevano irruzione nell’appartamento di Manuel Foffo. Dentro avrebbero trovato una delle bestie più indomabili dell’essere umano: la ferocia. E di questa si sarebbe parlato nei giorni e nelle settimane successive. La ferocia sembrava avere abbandonato l’astrattezza delle passioni per impossessarsi di un corpo, farsi oggetto nello spazio e abbattersi sulla carne, quella di un altro ragazzo, Luca Varani, che in quello stesso appartamento se ne stava con un coltello da cucina conficcato nel petto. La ferocia si era palesata nelle torture, nella violenza gratuita e nella futilità del movente. Se ne parlava come se un sentimento potesse concretizzarsi, farsi materia e manifestarsi di colpo, ricordando a tutti un potere fino a quel momento sopito. In una di quelle sere, vedevo RaiNews24 alla TV e l’intervistato era lo scrittore Premio Strega Nicola Lagioia, autore di un libro intitolato proprio La Ferocia e uscito solo due anni prima. Questo è il periodo della ferocia, domandava l’intervistatore.» Il resto su L’Indiscreto.

Quindi sul Foglio di mercoledì sei ottobre, a firma di Edoardo Rialti.


Su Intoscana: give hate a chance.

17 ottobre 2017


Grazie a Federico Di Via una corposa intervista per Intoscana, il portale ufficiale della regione, su «Odi. Quindici declinazioni di un sentimento.» Nel frattempo – sia mai – l’antologia sta pure su Goodreads.


Su Repubblica e Novaradio le declinazioni di Odi.

10 ottobre 2017


Oggi su Repubblica Firenze paginone dedicato a «Odi. Quindici declinazioni di un sentimento.» Grazie a Fulvio Paloscia per la lunga chiacchierata. Ieri invece diretta radiofonica a «Come un pesce su una bicicletta» di Novaradio Città Futura. Grazie a Gabriele Ametrano. A breve il podcast dell’intervista.


Su Intoscana le declinazioni di Odi.

6 ottobre 2017

«Verrà presentata in anteprima venerdì 6 ottobre alle 21:00 alla libreria IBS di Firenze l’antologia Odi. Quindici declinazioni di un sentimento, nuova raccolta di racconti della casa editrice orbetellana Effequ, da sempre attenta alla ricerca di nuove voci narrative toscane e non, curata da Gabriele Merlini (già curatore, sempre per effequ, di Selezione Naturale, uscita nel 2013; e autore di Válečky, romanzo a metà tra libro di viaggio e tranche de vie, pubblicato sempre nel 2013), la raccolta è inoltre arricchita da una postfazione di Vanni Santoni. […] I quindici racconti presenti nell’antologia sono tutti inediti e tutti di narratori esordienti, e vanno a toccare i molti modi in cui si vive, si sperimenta e si descrive uno dei sentimenti che meglio descrive il nostro tempo: l’odio. L’odio, nell’immaginario degli autori selezionati da Gabriele Merlini, si trova ovunque, filtra in ogni crepa del nostro vissuto, negli sfoghi sui social, nei muri che si alzano, nel rifiuto dello straniero, nelle difficoltà relazionali e in innumerevoli altre forme più sottili o evidenti. Dalla rabbia illusoria della rete al fascismo, dalle lingue che separano agli amori falliti, dalla ricerca della perfezione a quella del lavoro, Odi presenta quindici visioni del presente.» Il resto sta qui.


Presentazione numero uno: due. Ibs + Libraccio.

6 ottobre 2017

Su Repubblica Firenze.


Presentazione numero uno. Ibs + Libraccio.

2 ottobre 2017

Venerdì 6 ottobre h. 21.00 c/o Ibs + Libraccio,
via Cerretani 16r Firenze.

«L’odio si trova ovunque, filtra in ogni crepa del nostro vissuto: negli sfoghi sui social, nei muri che si alzano o si vogliono alzare, nel rifiuto dello straniero, nelle difficoltà relazionali che degenerano e in innumerevoli altre forme, più sottili o più evidenti. È perciò il caso di raccontarlo, questo sentimento, e di farlo con la voce di coloro che si sforzano di tracciare al meglio quello che viene chiamato il contemporaneo. Quindici giovani autori che si stanno affermando nel variopinto spazio narrativo italiano vengono chiamati a dire l’odio: sperimentandone le molteplici facce, raccontandolo con stili e prospettive diverse, dalla distopia al reportage, dal serioso al dissacratorio, dall’aulico al parodistico. Quindici racconti, quindici declinazioni di un sentimento, quindici visioni del tempo presente.»


Le declinazioni su Stanza 251.

25 settembre 2017


«Stanza 251 presenta in anteprima una preziosa cartografia delle nuove voci della narrativa toscana tracciata da Vanni Santoni. Questo testo sarà pubblicato in forma cartacea come postfazione alla raccolta Odi – quindici declinazioni di un sentimento, antologia di racconti curata da Gabriele Merlini, in uscita presso la casa editrice Effequ a ottobre 2017.»

«Questo libro è importante. Per sostenere un’affermazione così perentoria è necessario fare alcuni passi indietro. Il primo, di quattro anni: nel 2013 usciva, per questo stesso editore, e sempre curata da Gabriele Merlini, l’antologia Selezione naturale, con racconti di Francesco D’Isa, Gregorio Magini, Valerio Nardoni, Alessandro Raveggi, Marco Simonelli e Collettivomensa, oltre che del sottoscritto. Quell’antologia, assieme e in contemporanea con Toscani maledetti, uscita nello stesso anno per Piano B e curata dal critico Raoul Bruni [Toscani maledetti che ampliava, con racconti di Baldanzi, Bertelli, Calamini, Dai Prà, D’Isa, Genovesi, Ghelli, Giannini, Grossi, Gucci, Magini, Matteoni, Mavilla, Nardoni, Naspini, Piccinni, Raveggi, Ricci, Rovelli, Santoni e  Simonelli, il tiro di Selezione naturale da Firenze all’intera Toscana], fotografava quella scena letteraria che si era coagulata e formata negli anni intorno a una serie di riviste autoprodotte. La capostipite, ed eccoci nei primi anni duemila, fu Mostro, nata in seno al movimento fiorentino e fondata, tra gli altri, da D’Isa e Magini; poi Slipperypond, che nasceva a partire dal blog del curatore di questo stesso libro, e Re:vista, fondata da Raveggi; nella generazione subito successiva a queste, Collettivomensa, Riot Van e la rivista online di critica 404:FNF, che oltre a proporre nuove voci continuarono a raccogliere contributi di chi si era formato sulle precedenti e nel frattempo aveva trovato riconoscimento nazionale, fungendo così anche da ponte fra generazioni. Da tale humus nacquero eventi capaci di aggregare la scena, come le quattro edizioni della nottata di letture Torino una sega al Caffè Notte, nell’Oltrarno fiorentino, la singola edizione del festival Ultra, la mobilitazione contro un truffaldino Festival dell’Inedito e una quantità di nuove riviste come Con.Tempo, A few words, Street book magazine, L’eco del nulla, Stanza 251, L’indiscreto, In fuga dalla bocciofila, Maz, The FLR, [continua qui.]»


Le quindici declinazioni: copertina.

19 settembre 2017

Eccoci.


Copia e incolla: torna Firenze Rivista 2017.

30 agosto 2017


«Sono aperte le iscrizioni per l’edizione 2017 del festival Firenze RiVista, che si terrà nel capoluogo toscano il 22, 23 e 24 settembre negli splendidi spazi del Museo Novecento Firenze, in Piazza Santa Maria Novella. L’unico festival italiano che ruota attorno al mondo della rivista – con letteratura, cinema e tanto altro – ritorna con una nuova edizione a tema Ricerca: un’edizione ricchissima di incontri, workshop, proiezioni, eventi e ospiti importanti in un programma che comprenderà, tra gli altri, il Premio Italo Calvino, l’Accademia della Crusca e Parole O_Stili. Firenze RiVista è aperto alla partecipazione di riviste, cartacee e online, fanzine e blog che si occupino di informazione, cultura, letteratura, questioni sociali, cinema e altri media. A ogni partecipante verrà garantito uno stand del quale disporre liberamente e dove potrà lavorare a stretto contatto con le altre riviste partecipanti al festival. Inviate le vostre domande a info@firenzerivista.it»

 


Sul Foglio la scena fiorentina: una cronaca.

9 agosto 2017


Sul Foglio di oggi Vanni Santoni scrive della scena toscana da tre lustri circa a questa parte; le antologie Toscani Maledetti (PianoB 2013) e Selezione Naturale. Storie di premi letterari (Effqu 2013). Il mio Válečky e Slipperypond nonché parecchio altro. Le riviste cittadine poi gli eventi di questi anni, sopratutto il celebratissimo TUS. Da leggere. Ci torneremo e torneremo.


Memories can’t wait.

8 febbraio 2017

Masolino.Cantavano i Talking Heads. A domanda rispondo e ho scritto questo pezzettino su questo paesino, dopo che mi hanno intimato di farlo. Segue incipit. Il resto sta qui. «Qualche dato: siamo cinque sulla carrozza del regionale veloce in partenza alle 09.04 e ognuno dei miei compagni di viaggio sembrerebbe desideroso solo di iniziare una lunghissima conversazione inerente il tempo o la pulizia del convoglio. Alzo al naso il corposo saggio che sto sfogliando dall’alba e fingo sospetta indifferenza. Da San Giovanni Valdarno provengono parecchi artisti tra i quali Giovanni di Ser Giovanni [detto lo Scheggia], Giovanni da San Giovanni ma soprattutto Masolino da Panicale e Masaccio. Moltitudine di edifici rilevanti e itinerari naturistici tra pievi e boschetti degni di un classico dell’animazione. Però, come sempre accade con i luoghi familiari, le vicende storiche si miscelano alle personali e sbarcando senza salutare i pendolari riesco con difficoltà a scindere gli ingredienti. Sulla testa un sole caraibico e vorrei analizzare con qualcuno la faccenda.»


More is yet to come: books.

28 dicembre 2016

Incipit.
«Appare ed è immensa, o meglio sensibilmente più grande di quanto sarebbe lecito aspettarsi casomai vi siano condizioni atmosferiche differenti. Il bordo del bicchiere parallelo al piano di calpestio ma s’inclina il liquido all’interno. Gemono le sicure degli sportelli sommersi da adesivi inquietanti con soggetti stilizzati e soffiano le bocche per il ricambio d’aria: siamo tutti avvisati, scattanti e disillusi.
– Chiedo scusa.
– Globuli rossi e lecitine reagiscono per l’Nᵥ, mi segui?»

Prosegue.

Alla Cité questo venerdì.

19 ottobre 2016

Venticello.
Brevi aggiornamenti. Con Valerio Aiolli -grande sodale di tifo- questo venerdì 21 ottobre c/o Cité in Firenze parliamo del suo ultimo libro Lo Stesso Vento, Voland Edizioni. Verso le sei e mezzo. Esserci.


Torna Firenze Rivista e assaggio preventivo.

8 settembre 2016

Firenze Rivista.

Dopo la pausa estiva succede che dal ventitré al venticinque settembre torna FirenzeRivista, seconda edizione. A breve i dettagli. Con assaggio preventivo il quattordici, presso il Forte Belvedere, quando sarà presentata l’intera collana di narrativa Dodicidiciannove di Effequ, quella del Válečky: immagine in basso. Alle diciotto.

 

Dodicidiciannove.

 


«I treni non esplodono» su 404.

29 giugno 2016

 

Sipress.

«I fatti: mancano quindici minuti alla mezzanotte e la stazione ferroviaria di Viareggio è quasi deserta. Ventinove giugno duemilanove, cade oggi il settimo anniversario e c’è un treno che sferraglia e barcolla, producendo al suo passare una scia di scintille. Lieve brezza dal mare con poca gente in giro. Si tratta del merci 50325 Trecate-Gricignano, quattordici vagoni cisterna riempiti di GPL il quale, a seguito del deragliamento, fuoriesce passando dallo stato liquido al gassoso; funziona così.» Il resto sta qui.


Torna «Torino Una Sega»: il trionfo.

23 maggio 2016

TUS.

Più, precedentemente, ne avevo parlato a Novaradio: qui.


Torna «Torino Una Sega»: la rassegna stampa.

19 maggio 2016

TusX.

Per adesso, Repubblica sta qui.
Per adesso, 404: File Not Found sta qui.
Per adesso, Riot Van sta qui.
Si parte domani.


Torna «Torino Una Sega»: e quattro.

6 maggio 2016

TUS.

«Torna a più di due anni di distanza dall’ultimo appuntamento Torino Una Sega, vero e proprio rave letterario che ha portato a Firenze, nei tre precedenti appuntamenti, alcuni dei più importanti autori della scena letteratura nazionale.» Ne scrive su Intoscana il buon Di Vita. Ovviamente ci torneremo.

Off topic: gli Angeli del Bellow mancanti stanno qui, nella paginetta apposita, sempre su Riot Van.


«Gli Angeli del Bellow»: quattro.

15 marzo 2016

Rohmer.
«La mia informatrice, L.C., ha settantanove anni e si presenta al luogo dell’appuntamento con un largo vestito floreale che la rende simile al divano d’una qualsiasi sala d’attesa odontoiatrica; calza scarpe in feltro capaci d’ispirare un avvolgente senso di comodità e sui capelli tiene legata una pezzuola umidiccia per la pioggia. Devo a lei l’onore di essere qui stasera per assistere alla speciale assemblea di quartiere nella quale saranno discussi i principali temi inerenti il degrado, la movida e la costante operazione di affondamento che le istituzioni esercitano sulla popolazione terrorizzata così, consapevole dello status di novizio che grava sulla mia zucca, entro da secondo nell’imponente palazzo che ospita il concistoro.» Continua su Riot Van.


«Gli Angeli del Bellow»: tre.

26 febbraio 2016

Sipress.
«La mia informatrice, L.C., ha settantanove anni e cammina aggrappata al carrellino per la spesa. Ci diamo appuntamento davanti un bar poco conosciuto del centro storico cittadino. Sarebbe carino se avessimo stabilito reciprocamente una parola d’ordine prima di iniziare la chiacchierata, qualcosa tipo schiamazzo o cori da stadio. Però niente da fare e L.C. scalda all’istante i motori.» Continua su Riot Van.


«Gli Angeli del Bellow»: due.

19 febbraio 2016

Movida.
«Nel giro di chi presta servizio presso qualsiasi pronto soccorso circolano migliaia di aneddoti riguardo casi più o meno singolari avvenuti nottetempo; l’autore di queste righe una volta, presentatosi alle tre del mattino all’urgenza di un grande policlinico locale (l’idiota si era affettato il pollice sostituendo la ruota posteriore destra dell’automobile sulla quale viaggiava) ebbe a vedere con i propri occhi una graziosa studentessa statunitense intenta a sfogliare una rivista di moda nell’attesa d’essere visitata dal medico di turno: aveva la schiena puntellata da schegge di vetro grandi come fette di torta e nell’insieme ricordava uno stegosauro miscelato all’ultimo superstite d’un episodio di Non aprite quella porta. Ci sorridemmo lungamente.» Continua su Riot Van.


«Gli Angeli del Bellow»: uno.

12 febbraio 2016

Movida molesta.
Inizia oggi, con cadenza fissa, Gli Angeli del Bellow: rubrica su Riot Van riguardo fenomeni quali malamovida, movida selvaggia, degrado selvaggio, foto choc selvagge. Prima puntata, qui.


Sogni, Válečky e Selezione Naturale.

9 dicembre 2015

Todo Modo.Domani, giovedì 10 dicembre, alla libreria Todo Modo di Firenze parlo di sogni nei libri e -en passant- pure del Válečky e Selezione Naturale. Dalle 18.30 in via dei Fossi 15r.


Le Micronazioni su 404: file not found.

10 novembre 2015

Isola delle Rose.

«Inutile negarlo. C’è una forma di automatica simpatia per qualsiasi presentazione in cui venga introdotto un testo che non sia narrativa e dove non figuri un tizio in vena di lodi perché a discapito del plot in queste righe la forza è lo stile.™ Oltretutto, se il volume del quale si discute trova difficoltà d’inserimento negli scaffali (sociologia? Geografia? Antropologia?) e prendendo posto davanti all’autore non puoi non pensare a un libraio seccato che si massaggia le tempie, la fascinazione è inevitabile.» Il resti sta qui.


Per intervista: «Muro Una Sega.»

3 novembre 2015

Muro di Casse.
«L’incontro di mercoledì riprende sia nel titolo che nella struttura lo spirito di TUS, sebbene le faccende siano separate e non parliamo d’un TUS4, al momento non in programma. Certamente ci sembra un modo per continuare il dialogo con chi in città ama la letteratura, e sono parecchi visto anche il successo del recente festival delle riviste fiorentine.»
Il buon Di Vita mi intervista per Intoscana sul reading di domani.


Per dire: «Muro Una Sega.»

29 ottobre 2015

Citè.
Il comunicato.

MURO UNA SEGA. READING A MICROFONO APERTO.
Presso La Cité in Firenze, Borgo San Frediano 20.
Quattro novembre duemilaquindici. Dalle 21.30 circa.

Letture a piacere su temi affini: viaggio, ballo, tecnologia, baccanali, controculture e subculture, musica elettronica e non, psichedelia, sincretismo, neo spiritualismo, post punk, degrado e decoro, confine e frontiera, società postindustriale, loisir, crisi, postmodernismo, scarpe a panettone, risemantizzazione e tutto quel che vi va.

CON: la cosiddetta scena letteraria fiorentina. Ma: chiunque può partecipare – letture di testi propri e/o altrui – dieci minuti a testa.
Al solito si raccomanda: testi che facciano accapponare la pelle.


Firenze RiVista: nostra storia patria.

11 settembre 2015

Firenze RiVista.

«[La rivista] Mostro poi seguita da un’altra importante esperienza nata nei sottosuoli accademici, Collettivomensa. Due pubblicazioni che hanno fatto da incubatrici a tutta la covata dei nuovi scrittori fiorentini, quelli che s’incontravano al Caffè Notte, quelli del festival superindipenente Torino una sega: da Vanni Santoni a Gabriele Merlini a Gregorio Magini.» Su Repubblica. Qui. Sito del festival. Qui.


Firenze RiVista su Repubblica.

9 settembre 2015

FirenzeRiVista.

«Undici magazine indipendenti si coordinano per una serie di incontri e conferenze da venerdì 11 settembre in avanti.» Ok. Su Repubblica Firenze di oggi. Sito e programma qui.


C’è Firenze RiVista. A Firenze.

2 settembre 2015

Logo Firenze Rivista.Ok. Tra poco inizierà Firenze Rivista e sarà una faccenda molto bella per vari motivi. Uno: trattasi di festival sulle riviste cittadine* e viviamo un momento assai dinamico, qui. Due: viene sfatato il mito che assieme niente viene organizzato a modino. Tre: oltre ai dibattiti si berrà parecchio. C’è pure il sito con le info. Per il momento grandissime lodi ai giuovani che hanno tirato su la baracca, hanno avuto il buoncuore di coinvolgere i rincoglioniti vecchietti locali -uno sta scrivendo queste righe adesso, copiando il post Facebook- e hanno dimostrato uno slancio benaugurante. Ci torneremo.

*Tra le tante Riot Van, 404, Lungarno, The Florentine, Contempo…

Il paese dei coppoloni su 404: file not found.

26 giugno 2015

Capossela.

«Chiedo scusa per la [forse] eccessiva lunghezza ma il tenente Dum non portava divisa. Camminava sulla terra in armonia con l’arcaico. Parlava alla luna. Sapeva sgozzare i galli, leggere le interiora e le zampe. Ammaestrava le serpi. Non portava lacci alle scarpe per liberarsene prima. Per auscultare il dorso della terra sotto le piante dei piedi, sotto il passo lunare. Il volto l’aveva inciso nella creta, arcaico come l’anima sua che scavalcava lavatrici e ferri da stiro. […] Era aborigeno. Ab origine, ma anche aberrigenes, girovago, viaggiatore.» Continua qui.


Il muro di casse su 404: file not found.

30 maggio 2015

Muro di casse.
La recensione sul Muro di Casse di Vanni Santoni [Laterza Solaris 2015] sta qui.


What’s the story.

29 maggio 2015

Strade.Brevi aggiornamenti su prossimi movimenti. Tipo domani su 404: File Not Found mio articolino sul Muro di Casse di santoniana memoria per Laterza Solaris [ci torneremo con link] cui segue il quattro giugno alla Citè la presentazione del volume Riot Van sui corsi Writers Van [questi] tenuti in marzo agli studenti UniFi su editoria e scrittura, quindi c/o IBS di Firenze l’undici giugno presentazione dei Giorni della Nepente, ultima uscita Effequ di Matteo Pascoletti nella collana dodicidiciannove, quella di Válečky e Selezione Naturale. Ottime compagnie.


«Gorgoglio e precipizio» e Writer Van.

11 marzo 2015

Riot Van.

Uscito dunque il nuovo Riot Van, «Gorgoglio e precipizio» a tema psicosi, grullaia e simili. All’interno il mio «Genesi del disturbo psicotico e Lucrezia. Introduzione.» Con Lattanzi, Magini, Santoni, Lisi, Zarzi, Chierici e altri. In vista presentazione: ci torneremo.

P.s. In pieno svoglimento Writer Van, grazie sempre a Riot Van e DSU. Per il sottoscritto esperienza ottima, tantissime parole, schemi, azzardi e due birre.


Raccontare la città alle Oblate.

10 febbraio 2015

Boboli.

Giovedì diciannove febbraio alle Oblate in Firenze [ore 17.30] c’è Raccontare la città.
Le specifiche.
«Dal romanzo Laterza Se fossi fuoco arderei Firenze alla rubrica Sulla strada del Corriere Fiorentino. Piccolo seminario sulla narrazione applicata ai luoghi e agli spazi urbani. Di Vanni Santoni.
Ospite: Gabriele Merlini, autore di Válečky o guida sentimentale alla Mitteleuropa
Accorrere.


Writer Van su Intoscana.

29 gennaio 2015

Berlino.

«Per tutti gli studenti aspiranti scrittori o editori, iscritti all’Università di Firenze, arrivano nuovi corsi gratuiti, organizzati dall’associazione Riot Van e Firenze delle Letterature in collaborazione con il Diritto allo Studio Universitario della Toscana.» L’articolo intero sta qui.


Arriva Writer Van: buon segno.

27 gennaio 2015

Riot Van.

Insieme a Riot Van, Vanni Santoni, eFFe e Federico Di Vita, un mese [marzo] di workshop e incontri su scrittura ed editoria.
La faccenda nei dettagli sta qui. Piccola anteprima:

Editoria Classica a cura di Federico DiVita:
I mestieri legati alla produzione libraria: Scrittore; Editore; Tipografo.
La filiera distributiva: Promozione; Distribuzione; Libreria.

Editoria Digitale a cura di eFFe:
Le premesse del digitale: come cambia la produzione e la distribuzione dei beni culturali.
L’editoria digitale italiana: cos’è, cosa potrebbe essere, come dovrebbe essere. Buone pratiche e casi studio.
Le possibilità del digitale: dal self-publishing alle book-app, esempi da un futuro non troppo lontano.

Laboratorio di scrittura a cura di Vanni Santoni e Gabriele Merlini:

Perché scrivere, come scrivere, come scrivere seriamente, come approcciarsi a un testo ottenendo risultati.
Cosa leggere e come leggere quando si scrive.
Come si imposta, sviluppa e porta a conclusione un romanzo, a partire dalla struttura.
Differenti modi di approccio per generi diversi di narrativa.
Cooperazione con i ragazzi nell’elaborazione di un racconto con rilettura e analisi delle bozze.

Ci torneremo.


Seguire spostamenti.

20 dicembre 2014

Corriere.

E’ bellissimo finire sul giornale con l’espressione dell’alcolista.


Requiem.

3 dicembre 2014

Articolone.

Oggi sul Corriere Fiorentino Vanni Santoni celebra il Caffè Notte nel giorno della chiusura [o cambio gestoniale. Sia mai le cose coincidano. Boh.] Patria dei TUS e teatro di mille robine ganze, manca già. Stasera cerimonia strappalacrime dalle ventuno.


Filologicamente corretto: due tascabili.

9 novembre 2014

Válečky e Anna.

Il Válečky o guida sentimentale alla Mitteleuropa e Anna. Storia di un palindromo. Editi da Effequ, nella mia tasca.


«Selezione Naturale» in ebook.

23 ottobre 2014

Selezione Naturale: cover.
Sul sito Effequ -ossia qui– la pagina di Selezione Naturale. Storie di premi letterari con possibilità di download gratuito per un pochino. Sugli sviluppi futuri ovvio ci torniamo.


Spifferi dalla lavorazione.

26 settembre 2014
Twins.
Nomi omessi per indecisioni che si protrarranno
fino all’ultimo. 
D’altronde, come sostiene Binet,
dare nomi veri a gente finta 
è un’idiozia. 

1.1. «Ora stammi bene a sentire, genio della lampada» disse il ragazzo dogmatico. «Se accompagni qualcuno sulle colline per comprare due bottiglie di olio e l’acquirente si infila in macchina convinto di avere acquisito l’intero terreno – casolare del trecento e frantoio annesso – per un ottimo prezzo, sei obbligato a riflettere sul concetto di capolinea. O sbaglio?»
N. D’A. aveva sedici anni e stava facendo alcuni passi indietro nella navata centrale della basilica della S. A. in Firenze, posizionandosi sotto un raggio solare giallastro. Avesse iniziato a fluttuare attorno al crocifisso, nessuno se ne sarebbe accorto.
«A chi ti riferisci?»
Sua sorella L. teneva gli occhi socchiusi per nascondere l’arrossamento da fumo e vento. Le iridi erano d’un blu accesso e sapevano sposarsi in modo splendido con gli anfibi cobalto acquistati per l’occasione nel negozio preferito in San Lorenzo [lunga fila di t-shirt degli Slayer e toppe Iron Maiden dalle quali si intuiva una certa predilezione dell’espositore per l’album Seventh Son of a Seventh Son].
«Quello – sibilò N. indicando un tizio basculante nei pressi dell’acquasantiera – è Mario. Biscugino del nonno o qualcosa di simile. L’ultimo in ordine cronologico ad avere intrapreso la gloriosa strada del rincoglionimento. Beato lui.»
Il lontano parente Mario D’A. aveva una faccia rugosa, capelli pesantemente ingellati e stava facendosi sempre più vicino alla bara di nonno. Procedeva sulle punte dei piedi come certi uccelli acquatici ed era ovvio quanto avrebbe urtato il catafalco nel giro di un secondo, abbandonandosi al livello di stupore di colui che intraveda l’auto in garage schiacciata sotto il peso d’un pianoforte a coda.
«Nonna ha detto che è stato insolito scoprirlo la scorsa settimana a cacare nel bidet.»
«Ah.»
«Ha detto proprio: insolito. Ce lo vedo appollaiato che spinge sui bordi della tazza.»
«Beh. Lo fanno in tanti» notò L., togliendo qualche grammo di valore all’azione di Mario. Stroncare costrutti altrui era d’altronde uno sport capace di concedere decise impennate di umore alla ragazza, e se poteva lo praticava con slancio. «Confondersi è un attimo» terminò l’analisi osservandosi le unghie.


Studi: reprise. Settembre 2012 – settembre 2013.

8 settembre 2014
Maria.
«Selbstbewusstsein o concezione
del sé in Maria Sharapova.»

Prova di parte prima.

Capita quotidianamente che incroci il suo sguardo felice. Una felicità fanciullesca ma consapevole. Detonante ma composta. Senza dubbio meriti del 2.0 e del social network. Tuttavia non bisogna sottovalutare la costanza che dimostro e una ferrea disciplina mentre Maria Sharapova sta lì. Tutti i giorni. In foto che ride. In foto che mostra oggetti. In foto che corre sopra una dona. Su Facebook inevitabilmente «mi piace» la pagina a lei dedicata così come quella dedicata a Mark Twain e Saul Bellow e J.D. Salinger. Gente con una tendenza al riso meno invasiva e soprattutto non intestatari di una marca di caramelle denominata utilizzando la storpiatura del proprio cognome [Sugarpova™]. Immagini di Maria in spiaggia, in aereo o sul campo di allenamento. In qualche boutique o al fianco di primi ministri del sud-est asiatico estremamente soddisfatti del rovescio. Sempre che ride e settantamila like a corollario. Ovvio non sia invidia quella che anima il semplice sistema di emozioni datomi in dotazione da una natura beffarda e ingenerosa: al contrario è pura ammirazione di bambino. Stupore. Maria a ridere e restituire la suggestione che non vi sia alcuna scollatura tra l’imposizione mediatica cui è sottoposta [«prendi in mano questo oggetto poi ridi in direzione della camera. Dopodiché quel sacco di denaro sarà tuo»] e la risata che esplode sul suo bellissimo volto siberiano. Un prodotto genuino. Una tela autentica. Uno specchio che migliora. Al netto delle malignità: una tizia non contraffatta. Poiché Maria ride convinta del fatto sia fonte di giustificabile gioia la caramella Sugarpova™, una racchetta da venticinquemila dollari, un modello di Porshe chiamato Maria o scarpe plasmate sulla forma perfetta del suo piede. E in qualche modo è consolatorio perché si ha sempre il sospetto ci siano forzature e recite nel 2.0 capaci di mascherare e celare il reale. Ingannare e storpiare. Viceversa Maria che ride fa capire quanto possa essere un piano unico l’indole più personale di un essere umano e la faccia pubblica della medaglia. Maria adora sul serio la Porsche di cui è testimonial e reputo sensato pronosticare che ci rimarrebbe male se un giorno a Stoccarda cambiassero strategia di marketing preferendole [esempio] la Venus Williams o Federer. Sebbene la lezione che arriva dalla pagina Facebook di Maria sia un’altra ovvero non c’è niente di osceno nell’essere come Maria e sbagliato sarebbe appiccicarle un giudizio di merito [altro esempio: una che ride di gioia al centro di un gazebo mostrando la caramella Sugarpova™ è forzatamente un individuo superficiale e piatto. Per dio: no. Errore.] Poiché è doveroso pensare a un mondo maturo abbastanza per identificare l’ottusa semplificazione e svicolarne. Dato che qualcosa in Maria indica capacità di analisi e introspezione. Serietà e senso del reale. Forse le unghie delle mani con segni evidenti di masticazione o forse il compulsivo giocare con i capelli durante talune occasioni pubbliche. Il tenero imbarazzo quando è costretta a stare al gioco delle imitazioni dell’istrionico collega Đoković, oppure è solo una mia idea dettata dalla ammirazione. La sensazione di un credente. Ma resta il dato ineluttabile: Maria che ride ha occhi luminosi e acuti. Entusiasti e al tempo stesso nervosi per la situazione delicata che l’intero sistema-pianeta sta vivendo, e da qui le fotografie di lei che ride mentre tiene in braccio un cucciolo di panda gigante [Ailuropoda melanoleuca. Animale non propenso alla riproduzione dunque in pericolo di estinzione] o un koala spelacchiato al limitare del deserto australiano.

Koala.

Maria che ride mentre strofina il naso di un delfino a bordo di una piscina di Miami o indica sulla mappa dell’Amazzonia le aree con maggiore rischio di disboscamento e consequenziale pericolo per le tribù indigene verso le quali nutre un profondo senso di simpatia. Sempre ridendo e stimolando. Alleggerendoci e spronandoci. Constatato quanto sia Maria una figura dicotomica. Ci può infatti apparire imbambolata vittima di commerci screditanti nell’atto di sgranare la caramella Sugarpova™ ma in realtà sta vivendo la faccenda cui è impelagata [il set alle Barbados o il bikini fluorescente che la fascia] come un profondo atto di fede cui sacrificarsi. C’è una causa superiore. Sembra dolce e premurosa Maria nei bianco-e-nero della pagina Facebook eppure traspare da minuscoli particolari il rigore di una sana educazione post-sovietica nella metà degli anni novanta, e poco importa se già stava negli USA. Gli anni delle privatizzazioni selvagge e del caos politico. Di Eltsin e dei nascenti oligarchi [vedi: La nuova Guerra Fredda di Lucas.] In Maria ciò che ha le vesti di una carezza può rivelarsi un ceffone sebbene sia un tramite per farti crescere. Maturare. Battere a rete. C’è qualcosa di profondamente cristiano in Maria che ride al volante della Porsche parcheggiata tra le dune dell’Arabia Saudita perché nel suo voltarsi verso il fotografo è evidente la volontà di condividere e fare comunione. Invitarti nell’abitacolo e sgommare assieme a lei verso un futuro di tolleranza. Maria che ride sulla Porsche in Arabia non ride di te che non stai sulla Porsche in Arabia ma ride con te che un giorno avrai la Porsche grazie a lei. Ride per svelarti la felicità e l’appagamento cui potresti giungere se -come Maria- metti impegno nelle tue passioni e spirito di sacrificio. L’ostia con il corpo di Maria è una caramella chiamata Sugarpova™ e la cattedrale in cui officiare la cerimonia un campo in terra rossa.

Porsche.

L’iconografia standard delle immagini nelle quali Maria viene ritratta che ride si basa principalmente su tre ambientazioni a presentarsi cicliche nelle riproduzioni.
a. Il momento defaticante a seguito dell’allenamento mattutino di Maria [spesso sul bagnasciuga. Lungo una stradina di montagna o dentro una palestra asettica simile al laboratorio di Balle Spaziali dove Mel Brooks è ricomposto con il culo davanti.]
b. Il momento della vittoria al termine di una stremante partita nella quale Maria non è riuscita a imporre alla avversaria il pronosticato sei-a-zero-sei-a-zero-sei-a-zero e alza le braccia al cielo prima di scolarsi una bibita della quale è testimonial.
c. Sopra o davanti qualcosa di cui Maria è testimonial. Stando ai dati recenti: una marca di orologi. Una marca di scarpe. Una marca di automobili. Una marca di braccialetti. Una marca di acqua minerale. Le caramelle Sugarpova™.

Continua.

Copertine: riassunto estivo a beneficio di.

20 agosto 2014

re

Re: viste sulla letteratura e le arti [Editrice Zona 2007]. Oceanchild and Morning Moon. Pagina 93.

riot-van

Riot Van, speciale Torino una Sega Tre [Riot Van 2013]. Il blasone immacolato del perpetuo arrossamento. Pagina 18.

Bibliotici.

Bibliotici. Storie di libri e deviazioni [ebook a cura di eFFe 2013]. Tutela e valutazione delle biblioteche universitarie. Una storia di zombie. Pagina 31.

Sul Corriere.

3 agosto 2014

Maiali.

Oggi sul Corriere Fiorentino un mio raccontino. «Favorire una maggiore conoscenza dell’argomento tra coloro che giungono in città cercando altro è priorità per l’amministrazione, così mi ritrovo a girovagare in mezzo a turisti e specialisti del settore munito di badge identificativo penzolante dal collo.» Cuore della faccenda il rosa ovvero: dettagliato reportage sulla prima Esposizione Nazionale Suini ENS14 nel piazzale degli Uffizi. Un brano analizzato con amorevole dedizione dal mio dietologo V.S. ed elegantemente illustrato.

Molto bene.


Con le pinne, il fucile e la Trabant.

23 luglio 2014

Reporter.

Il Válečky sotto l’ombrellone: la porzione di costa più pallosa. Consigliato da Il Reporter di luglio. Qui si legge meglio.


Breaking news e video caruccio.

15 luglio 2014

Caffè Notte.

«La voce di una chiusura del noto locale di Santo Spirito girava ormai da qualche tempo e lo stesso titolare Danilo Venturi non ne fa mistero.» Che poi è stata la location dei TUS. Articolo e filmato qui.