Su l’Indiscreto.

16 agosto 2021

«Il fatto è che sull’autobus scegliamo di pigiarci l’uno contro l’altro senza dire una parola, come se la faccenda avesse realmente un senso (e magari ce l’ha pure, o almeno se ti trovi in quella fase protoanimalesca – termine non mio – dell’esistenza durante la quale nutri enormi remore nell’esplicitare l’amore ed è saggio conservare un certo distacco: la vicinanza, la consonanza, l’attrazione più pura.) 
Si sposti.
Allora venga.
Che. Diavolo. Di. Gente.
Qualcuno scoreggia: può succedere. In questo momento sono le 08:05 del mattino – l’anno ormai preistorico. Il mese, settembre – e la signorina che sale alla fermata di p.za Savonarola sfoggia una gonna più corta del solito, emana un profumo di agrumi più intenso del solito e restituisce alla platea unghie da gattina più affilate del solito, perfette per lacerarti la schiena durante gli amplessi maggiormente convulsi o almeno così funzionerebbe se ti attieni alle pubblicazioni di settore che talvolta ci è dato sogliare all’edicola in Cerretani quando va rinnovato l’abbonamento per i mezzi pubblici: Tanga, Flash, Teletutto, Totem.» Il resto, qui.


Su No Music On Weekends.

10 agosto 2021

«Se cerchi l’atomo indivisibile della new wave potrai andare avanti all’infinito a tagliuzzare il tessuto della gonna di Siouxsie Sioux senza trovare niente. Ecco perché è più sensato fermare le forbici prima di impazzire. Quali peculiarità assume la new wave?» Il resto, qui.


Su Bonculture.

5 luglio 2021

Su Bonculture una chiacchierata con Noemi Serracini a proposito di Rock ’n’ Soul. Storie di Musica e Spiritualità edito da Arcana. Un testo puntualissimo sul rapporto decisamente variabile e perciò meritevole di approfondimento tra tizi quali Nick Cave o Leonard Cohen o PJ Harvey e il trascendente: qualsiasi cosa per loro possa significare. Sta qui.


Su Rockerilla

9 giugno 2021

Su Rockerilla di giugno scrivo di alcune cose. Della profezia del Bianconi sulla moda del lento che torna ogni 100.525 anni e del New Acoustic Movement – realmente esistito o meno – che si ripresenta dopo appena venti. Dei Kings of Convenience, dei James e di Manchester dove tutti invecchiano con grazia innaturale, per colpa o merito di vari elementi. In edicola.


Su Rockerilla

11 Maggio 2021

Su Rockerilla di maggio ho scritto di Paul Weller. Del disco in uscita e dell’eclettismo dell’individuo, sempre a rinnovarsi e sempre in forma. Degli abiti che cadono morbidi sui fianchi e della cultura Mod, tema sviscerato anche nell’ottimo saggio di Ian Penman intitolato Mi porta a casa, questa curva strada per Atlantide Edizioni. Tutto ciò, spolverando la coccarda con l’Union Jack. In edicola assembrati.


Su Rockerilla

16 aprile 2021

Su Rockerilla di aprile scrivo dei Teenage Fanclub. Un po’ del disco in uscita, di quanto sono cambiati nelle decadi e quanto rimangono sempre gli stessi. Di ciò che hanno dato e preso dall’universo circostante, di rumorismo, tizi allampanati e pub che abbassano la serranda. Di ammazzare dicembre, tenere duro e la malinconia scanzonata che resta un posto decoroso nel quale fare ritorno. Forse adesso in modo particolare, però vai a sapere.


Su Rockerilla.

4 marzo 2021
Su Rockerilla di marzo ho scritto del trentennale di Out Of Time dei R.E.M. e di come, per motivi curiosi, sia stato qualcosa di importante che ha innescato qualcos’altro di importante. O almeno in chi ai tempi aveva undici anni, non conosceva i B-52s, era suscettibile a Videomusic e ballava di nascosto invece che studiare analisi logica. In edicola.

Su Eccetera Magazine.

25 gennaio 2021

«La faccenda viene chiarita dall’autore nella prefazione, scardinando così eventuali dubbi di approccio: per quanto sia abituato a definirmi critico rock, è probabile che a questo punto della mia carriera la musica su cui ho scritto più parole sia quella fatta con sintetizzatori e sample, non con le chitarre. Sebbene anche il rock sia, in senso letterale, musica elettronica: dai pick-up ai pedali, le chitarre elettriche dipendono…be’, dall’elettricità. Ma il viaggio di Simon Reynolds in Futuromania. Sogni elettronici da Moroder ai Migos – seguito ideale, per quanto assai differente, di Retromania. Musica, cultura pop e la nostra ossessione per il passato, entrambi editi in Italia da minimum fax – esula dalla presenza o meno di generatori o interruttori lungo le pareti degli studi di registrazione e si intrufola nel profondo di un universo eterogeneo focalizzandosi sugli elementi che più ne caratterizzano le declinazioni: le molte anime della cosiddetta musica elettronica, la genesi degli stili, gli sviluppi tecnologici, i ponti che i synth hanno saputo gettare con la società circostante fino dai primi sculettanti vagiti.» Il resto, qui.


Su Sentireascoltare.

21 gennaio 2021

«Di norma, approcciandosi ad un’opera narrativa ha poco senso partire dall’indice dei capitoli in calce. O meglio: è un’operazione spesso trascurata, difficilmente essenziale, quasi sempre snobbata. Viceversa per Memorial Device, esordio nella fiction del critico musicale di The Wire David Keenan, la faccenda aiuta a comprendere il tono del volume e a entrare al meglio nello spirito del viaggio: doposbronza diurni curabili solo con una sessione di masturbazione frenetica, aveva cercato di farsi rimuovere i testicoli dal sistema sanitario, ho pensato che gli avessero aperto la testa per tirargli fuori il cervello con un cucchiaio, la sposa dei miei sogni che ovviamente è mia madre ma senza vagina per favore.» Il resto, qui.


Su Repubblica

29 dicembre 2020

 

Oggi su Repubblica Firenze si indicano tre dischi toscani in qualche modo identificativi con questo frizzantissimo 2020. Album dell’anno, sorpresa dell’anno – unico spoiler: Pankow – e scommessa dell’anno. Assieme al sottoscritto molte valenti penne. Erudite orecchie e la compagnia inorgoglisce. Link ASAP.


Su Rockerilla.

4 dicembre 2020

«Un appassionante viaggio sentimentale agli albori del non-genere per antonomasia.» Un racconto personalissimo e fulminante, scevro di ogni rigorismo tecnicista – e iddio sa se ci tenevo – dunque bando alla giovinezza fugace: benvenuta infinita decadenza. Su Rockerilla di dicembre.


Su minima & moralia.

28 novembre 2020

«La filosofia del demenziale in musica: intervista ad Alessandro Alfieri.» Il testo completo, qui.


Su Eccetera Magazine.

3 novembre 2020

«Era il tempo delle cuffie al muro, delle riviste patinate troppo costose, dei pantaloni cadenti e dei paleocellulari pieghevoli (1997. Size is everything). Dei vinili appesi con un filo al soffitto e delle t-shirt larghe come stadi, per niente aderenti di un brutto materiale stopposo. Al Tower Records di Piccadilly stavano esposte da qualche parte sotto la smisurata scala a chiocciola che portava in alto, all’empireo con i VHS dei concerti. Lou Reed che scruta l’orizzonte, Mark Knopfler in qualche vallata svizzera, il G3 con Satriani e Steve Vai e quell’altro.» Il resto, qui.


No Music: Classifiche di Qualità e Birò.

23 ottobre 2020

No Music On Weekends nella Classifica di Qualità dell’Indiscreto per i libri pubblicati tra febbraio 2020 e ottobre 2020, più una lunga chiacchierata anche sul vecchio Válečky con Birò. Qui e qui.


Su l’Indiscreto.

7 agosto 2020

Another mug. «Sotto l’arco in pietra sgranocchiato dall’edera, superata la finestra ovoidale ridipinta di giallo maionese, oltre il pergolato di bambù, negli spazi di luce tra le colonne di marmo e i fusti di susino, la signorina Anna Pedersen da Vøyenenga di anni venticinque realizza un cambiamento impensabile per i rigidi parametri mentali che si è imposta: non è poi così offensiva la televisione italiana di cui tanto ha sentito parlare, e alcuni tra i programmi che intravede all’interno della villa sembrano decorosi.» Il resto, qui.


Su Altri Animali.

5 agosto 2020

I consigli di lettura per l’estate, tra i quali pure i miei, qui.


Le ultime.

29 luglio 2020

Aggiornatissima rassegna stampa su No Music On Weekends nel sito di Effequ.


Stasera.

16 luglio 2020

No Music On Weekends torna live. Ottimo segno.


No Music su Onda Rock.

18 Maggio 2020

«Bologna, 1977. Freak Antoni forma gli Skiantos, proprio nei giorni in cui un carabiniere di leva, Massimo Tramontani, uccide il militante di Lotta Continua Francesco Lorusso. La manifestazione Bologna Rock il 2 aprile 1979 lancia le nuove leve del nuovo rock italico, nel bel mezzo di giornate dense di scontri, proclami, utopie. Erano gli anni di piombo e Gabriele Merlini, in un libro che mutua il titolo da una strofa dei Talking Heads, miscela musica e pallottole, incastonandole in un riuscito romanzo di formazione.» Il resto, qui.


Su l’Indiscreto.

10 Maggio 2020

«Nel 1975 un tizio misteriosamente interessato alla stesura di un articolo dai forti connotati sociologici ebbe la strepitosa idea di bussare alla porta di Lester Bangs, già rinomato critico musicale. In che direzione sta andando il rock, fu la domanda presumibilmente accomodandosi tra poster di Lou Reed e un cimitero di lattine di birra. Se ne sono impadroniti i tedeschi e le macchine il tentativo di risposta. Inutile sottolineare come fosse realistico ai tempi e, almeno in parte, sottoscrivibile anche adesso. Risale al novembre del 1974 Autobahn, il quarto album in studio dei Kraftwerk; notevole successo commerciale e di critica capace di espandere ulteriormente la platea di adepti di questo indefinibile quartetto tedesco.» Il resto, qui.


No Music su Dude Mag e Riserva Indie.

6 Maggio 2020

«È uscito per Effequ il nuovo libro di Gabriele Merlini. No music on Weekends racconta la new wave e gli eroi della colonna sonora di una vita. Qui la nostra intervista con l’autore a cura di Maurizio Castagna.» Su Riserva Indie.

«No music on weekends. Storia di parte della new wave di Gabriele Merlini è un libro che si muove al confine tra il saggio, il diario e la narrativa, dove la dimensione storica e documentaria si mescola al ricordo e alla descrizione di luoghi e personaggi fondamentali nella prospettiva del racconto.» Su Dude Mag.

No Music On Weekends su Decameron.

7 aprile 2020

Su Decameron. Una storia ci salverà, il video della chiacchierata con Mattia Nesto di Rockit. Qui.


Su l’Indiscreto.

6 aprile 2020

«Terzo girone del settimo cerchio, luogo di eterno riposo – ad esclusione del fuoco che sfregia i corpi degli ospiti – per coloro che in vita si siano macchiati di violenza; nello specifico, sodomia. Trovarsi sotto la pioggia de l’aspro martiro è situazione che non spinge uno scrittore all’iperrealismo, tuttavia ciò che Dante riporta nel canto ha tali e tante attinenze con il contemporaneo da scioccare il lettore. In modo particolare colui che provenga dal capoluogo toscano e abbia all’incirca una quarantina d’anni.» Il resto del commento al canto XVI dell’Inferno dantesco, qui.


No Music su Rock.it, Blow Up e Rumore.

1 aprile 2020

Rock.it.

«No Music On Weekends è un saggio. Ma, non abbiate paura, e non aspettatevi niente di troppo pesante o noioso. Scritto con verve, capacità e originalità, questo libro è un saggio prezioso che pone l’accento su una stagione, forse irrepetibile, fondativa nella storia della musica. Abbiamo adorato di questo libro soprattutto lo stile di Merlini, che utilizza una lingua fiorita e avvolgente che ci ha fatto proprio vibrare di gusto.» Il resto, qui.

Rumore.

Blow Up. 

 


No Music On Weekends su Eccetera Magazine.

26 marzo 2020

«Per affrontare un mondo già ampiamente analizzato, sezionato, evocato, serviva un taglio diverso. L’esperimento di No Music On Weekends di Gabriele Merlini [effequ] è un’impostazione ibrida, oscillante tra il memoir e la cronaca, tra il saggio e il romanzo, tra la ricognizione storiografica e una lunga sfilata di band del cuore; si viaggia tra Radio Alice e il CBGB’s, tra la Rokkoteca Brighton e il parco Lambro, tra l’Hacienda dei New Order e l’Eric’s di Liverpool.» Il resto, qui.


No Music On Weekends su Tropismi.

24 marzo 2020

«No Music On Weekends è figlio del desiderio che da tempo avevo di scrivere qualcosa che fosse abbastanza lungo e articolato – sebbene mai avrei pensato di arrivare a 300 pagine – su una tra le mie passioni più radicate: il rock.» Il resto, qui.


No Music On Weekends su Intoscana.

20 marzo 2020

«Joy Division, Talking Heads, Pere Ubu, Television, Diaframma, Litfiba, se questi nomi vi fanno battere il cuore No music on weekends di Gabriele Merlini fa per voi. Il libro dello scrittore fiorentino racconta gli anni della new wave quel movimento musicale e artistico che si è sviluppato dalla seconda metà degli anni ’70 e i primi anni ’80. È un’onda ampia che al suo interno contiene musica anche molto diversa. Merlini ci prende per mano e ci accompagna in un viaggio mentale manche fisico tra Bologna, Firenze, New York, il Canada e la Gran Bretagna.» Il resto, qui.


No Music On Weekends su Esquire.

19 marzo 2020

«C’è un gioco che facciamo da sempre: la ricerca del periodo d’oro. Vale per ogni espressione artistica, o sportiva, e quindi vale anche per la musica pop.» Il resto, qui.


No Music On Weekends su minima et moralia.

7 marzo 2020

«Proviamo dunque ad abbozzare una sinossi. Il libro si apre su un viaggio in treno, su una carrozza di Trenitalia che conduce a Bologna. L’embrione della new wave italiana è un cocktail molotov di rumore e provocazioni: Skiantos, Confusional Quartet, Windopen e Gaznevada. Si arriva poi a Firenze [il nido di Merlini] e dai tavoli usurati della casa del popolo di Settignano, già Rokkoteca Brighton, ci appaiono Diaframma, Litfiba e Neon.» Il resto qui.


No Music On Weekends su Sentireascoltare.

18 febbraio 2020

«La prima cosa è stabilire di cosa si tratta. Saggio o memoir? Speculazione analitica o indagine? Di certo, fiction e non-fiction si intrecciano, si sovrappongono, si compenetrano, generando nel lettore uno stordimento pronto a diventare abbrivio, il piano inclinato su cui i fatti – quelli documentati e quelli ipotizzati – scivolano invitandoti a scivolare. Il metodo adottato da Gabriele Merlini per questo No Music On Weekends – titolo che cita i Talking Heads di Stop Makng Sense – mi ha ricordato insomma quello di Vanni Santoni per Muro di casse, simile la definizione di personaggi verosimili [a parte un io narrante che è evidentemente l’autore] a cui affidare la testimonianza viva [e soggettiva] dei fatti.» Il resto qui.


No Music On Weekends su Il Libraio e Repubblica.

17 febbraio 2020

«Non esiste un accordo su cosa significhi new wave: alcuni l’hanno vissuta come una rinascita nel mondo del rock, per altri è stata solo una breve parentesi. A nominare questo genere è probabile che saltino in mente nomi di artisti tra di loro lontani. Gabriele Merlini, giornalista e scrittore appassionato di musica, con No music on weekends. Storia di parte della new wave ha provato a definire un fenomeno sfocato, ma comunque molto influente nella recente storia della musica, nel tentativo di capire quale eredità ci abbia lasciato la nuova onda degli anni ’80.» Il resto sta su Il Libraio: qui.

Oggi anche paginata su Repubblica Firenze a firma di Fulvio Paloscia, che sentitamente ringrazio con tazzine da book influencer.


No Music On Weekends su Le Parole e le Cose.

8 febbraio 2020

«Ciò che viene definito new wave – la fase musicale successiva all’era del punk, tra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta – è un contenitore di roba decisamente eterogenea ed è liberatorio pescarci a caso perché ogni gusto viene soddisfatto e qualsiasi inclinazione appagata.» Il resto sta qui.


A febbraio: no music.

20 dicembre 2019

Tra due mesi circa. Molto bene.

No Music On Weekends

 


Rap sull’Indiscreto.

2 settembre 2019

«Può certamente essere dibattuta l’idea che un genere musicale sappia cogliere e descrivere specifici momenti storici in maniera più dettagliata rispetto ad altri; come per qualsiasi faccenda di questo tenore, sicuro avremo discussioni infinite, fronti contrapposti e qualche rissa. Un dato tuttavia sembra innegabile: il rap è stato [e resta] un eccellente veicolo per leggere la società statunitense degli ultimi quarant’anni.» Sta qui.


Narrativa sull’Indiscreto.

28 agosto 2019

«Per descriversi, Emma Macmillian cita qualcuno di decisamente conosciuto: una ragazza sui trentacinque anni minuta, con i fianchi stretti e i capelli disordinati, incolore e fragili. Questa cosa l’ha fatta sempre impazzire, se ci pensa. Stando agli atti conservati in quello che ha ribattezzato come il luogo più ventilato dell’intera abitazione, spegne lo stereo, estrae dalla tasca il cellulare e lascia scivolare i gomiti sulla ringhiera sollevando dalla fronte arrossata un ciuffo scomposto per il vento; la pelle delicata è un problema che si porta dietro dai tempi della culla, è arrivata ad ammettere con selezionate conoscenze, poco da farci.» Il resto qui.


Consigli sull’Indiscreto.

30 luglio 2019

Heinrich.«Per motivi personalissimi il concetto di lettura estiva trovo si sposi splendidamente con il primo piano di Martin Amis – la fronte alta, il ciuffo sottile pettinato all’indietro, l’aria disgustata – che troneggia nella copertina di L’attrito del tempo, raccolta di reportage e riflessioni partorite dallo scrittore britannico tra l’ottantasei e il duemilasedici. Il sottotitolo dice parecchio sull’omogeneità dell’opera [Bellow, Nabokov, Hitchens, Travolta, Trump] nonché sulle ragioni per le quali stia trovandolo eccellente: quattro dei cinque tizi sopracitati li adoro, uno mi crea fastidiosi problemini. La scrittura è come potrebbe immaginarsela chiunque sia inciampato in Amis nel corso delle ultime decadi – flussi continui di intuizioni, appunti e divagazioni labirintiche che sottendono una cultura piuttosto spaventosa – e quantomai azzeccati i rimandi al presente: se esiste un metro da utilizzare al fine di misurare con la maggiore precisione possibile il pianeta che abitiamo, sembrerebbe suggerirci il buon Martin, quello è il ridicolo e dovere di ogni buon autore resta sputtanarlo nel modo più acuto che ci salta in testa. Lui ci riesce decisamente bene.» Il resto, qui.


Su Nazione Indiana.

9 luglio 2019

«Tra i refrain più in voga, avendo la sfortuna di trattare di editoria, c’è senza dubbio questo dei racconti (tirarlo fuori nelle conversazioni non è mai uno sport salutare, tuttavia tornarci potrà aiutare i distratti a orientarsi meglio, funzionando da pratico punto di partenza.) Riassunto: esisterebbe un diffuso, radicatissimo timore nei confronti delle short stories, delle raccolte, delle antologie. Motivazioni più che note: attirano poco, coinvolgono poco, vendono poco, sono difficili da classificare, in fascetta è un dramma, bisogna scovare un sinonimo accettabile di racconto.» Il resto qui.


Ricrescite su minimaetmoralia.

26 gennaio 2019

«Trattare la quotidianità con acume, ironia e amore per le piccolezze diventa un gesto piuttosto eroico e da salutare con gioia, in questi tempi di supposti ritorni di massa allo weird e al fantastico. Ricrescite è stato scritto da Sergio Nelli all’inizio del millennio, editorialmente un’era geologica fa, poi pubblicato da Bollati Boringhieri nel 2004. Tunué adesso – con prefazione di Antonio Moresco – sceglie di farlo riapparire nelle librerie all’interno di un progetto di riscoperta di meritevoli opere finite fuori catalogo, così servirà collocarlo nell’attualità del panorama narrativo nazionale: piacevole constatare quanto risulti ancora una salutare boccata d’ossigeno sotto moltissimi aspetti.» Il resto sul sito.


Gli Odî per la Lettrice Controcorrente.

19 gennaio 2019

«Sono quindici voci giovani e diverse tra loro, uomini e donne che hanno collaborato, e in alcuni casi fondato delle riviste. In comune hanno soltanto il sentimento protagonista delle pagine ma nulla altro. Attenzione però, qui non c’è violenza, sofferenza e odio fine a se stesso: qui c’è riflessione, sconcerto, amarezza, impotenza. Un grottesco puzzle che dà vita al ritratto di una società violenta, ignorante e impreparata a gestire i cambiamenti. Ma Odi descrive anche la solitudine dei diversi, la voglia di vendetta che non trova sfogo…Odi ci trascina in basso è vero, meglio essere preparati, ma dal fondo si può sempre risalire. Specialmente se si sono tenuti gli occhi aperti.» Continua qui.


Consigli sull’Indiscreto.

21 dicembre 2018

«Dopo una vita trascorsa a mentire riguardo conoscenze radicate e dettagliatissime del Philip Roth delle origini leggo per la prima volta, quarantenne, il suo primo romanzo lungo, Lasciar andare Letting Go, edito come l’intero catalogo da Einaudi – che risale al 1962 ed è di poco successivo a Goodbye Columbus, raccolta di racconti del 1959.» Il resto qui.


Gli Odî su Repubblica: parte seconda.

4 novembre 2018

Ne scrive Angelo Di Liberto.


Su Nazione Indiana.

18 settembre 2018

«Il futuro che ci aspetta è diventare bidimensionali? Ci penso un po’. La speranza, naturalmente, sarebbe evitare una simile opzione: rimango affezionato alle mie curve e questa blanda idea di tridimensionalità che abbiamo. Tuttavia qualche dubbio è lecito tenerselo, così proseguo nella lettura. Contrarsi. Vibrare. Espandersi: ecco le tre sezioni cui è organizzato Cereali al neon, secondo romanzo di Sergio Oricci (Effequ 2018) che ha per sottotitolo cronaca di una mutazione. Poiché di trasfigurazioni, metamorfosi e cambiamenti tratta, anche se da un’ottica decisamente particolare.» Il resto qui.


Sull’Indiscreto.

20 agosto 2018

«Appare ed è immensa, o meglio sensibilmente più grande di quanto sarebbe lecito aspettarsi casomai vi siano condizioni atmosferiche differenti. Il bordo del bicchiere parallelo al piano di calpestio ma si inclina il liquido all’interno. Gemono le sicure degli sportelli sommersi da adesivi inquietanti con soggetti stilizzati – safety instructions – e soffiano le bocche per il ricambio d’aria: siamo tutti avvisati, scattanti e disillusi.» Sull’Indiscreto oggi il brano che già fu tra le pagine del Corriere Fiorentino. Sta qui.


La scenicchia agostana sul Corriere.

31 luglio 2018

«Onorato di inaugurare la rassegna narrativa del Corriere della Sera – Corriere Fiorentino con un mio raccontino. Comincia oggi e andrà avanti tutto agosto ogni lunedì. Il tema è Toscana – regione della scenicchia – e l’estate. A seguire fotografia di brandello di pagina e dito indice coprente, che il resto tocca – cit. – volare in edicola. P.s. si apprezza sempre il giovane, a quarant’anni è ossigeno.»


Brautigan e altri sull’Indiscreto.

30 luglio 2018

«Già guardare le foto di Richard Brautigan è un’operazione culturale meritevole: l’espressione alla Bill Kreutzmann dei Grateful Dead – ma solo per il cappello a tesa larga, senza potrebbe essere chiunque dei Grateful Dead – e gli occhi cortesi del professore di liceo che non ti rimanda a settembre per farti godere il mare. L’abbigliamento di chi sia stato inzuppato fino al collo nella San Francisco della Summer Of Love, e l’ironia di fondo che ogni posa restituisce. Figurarsi leggerne le opere.» Il resto qui.


Sulla Bocciofila e nuove per gli Odî.

13 luglio 2018

«Jim Abrahams, David Zucker e Jerry Zucker si incontrano in un luogo chiamato University of Wisconsin-Madison. Le fonti tacciono al riguardo ma probabilmente si piacciono abbastanza da decidere all’istante di dare vita a un gruppo teatrale denominato Kentucky Fried Theater. Tutto questo attorno alla metà degli anni settanta. Il primo lavoro del trio – da qui Z.A.Z. – ha per titolo The Kentucky Fried Movie [nella traduzione italiana l’orrendo Ridere per ridere] con regia affidata a John Landis. Tra gli interpreti attori del calibro di Donald Sutherland e George Lazenby, un signore che durante numerose occasioni sociali ho fatto finta di sapere chi sia.» Il resto di Top Secret. Versatilità e unicità, o di come Top Secret ci ha fatto amare l’assurdo sta sulla Bocciofila.

Inoltre si torna a parlare di Odî con questo evento che sta qui.


Su Nazione Indiana.

14 Maggio 2018

La recensione a Cometa, secondo romanzo di Gregorio Magini per NEO edizioni. Sta qui.


Punk e post-punk sull’Indiscreto.

30 aprile 2018

«Non saprei cosa abbia in comune, per attitudini e vedute, Karl Schlögel con Nick Crossley. A naso poco [stando alle fotografie uno è un professore dall’aria anzianotta mentre l’altro sembra avere dodici anni.] Però il libro di questo eclettico sociologo inglese – Networks of sound, style and subversion: the punk and post-punk worlds of Manchester, London, Liverpool and Sheffield, 1975-80 edito dalla Manchester University Press – si muove in un modo abbastanza simile agli scritti dello studioso tedesco: attraversare un periodo di crisi [stavolta non la Mitteleuropa del dopoguerra ma l’Inghilterra del thatcherismo] sfruttando un importante fenomeno popolare che la intacca dall’interno [il punk prima, il post-punk poi] e farlo riconoscendo allo spazio un ruolo centrale: mappe, cartine, seminterrati e tetti. Spostamenti. Camminate fondamentali se vogliamo approfondire ciò che per molti è stata l’ultima vera rivoluzione culturale cui abbiamo assistito.» Il resto sta qui.


Gli Odî a Bookpride.

20 marzo 2018

«Quanti modi ci sono di odiare? Con quanti nomi si chiama l’odio, quanto ci serve, quanto se ne vede e quanto se ne subisce? Questo sentimento sembra rappresentare, ora, tutti i viventi e occorre raccontarlo. Ecco dunque quindici giovani autori chiamati a narrare contrapposizioni, crisi e rancori, con le voci e gli stili più diversi, dal serioso al dissacratorio, dall’aulico alla farsa, dal reportage alla distopia.»

Con Francesca Corpaci, Gabriele Merlini, Simone Lisi e Sergio Oricci. Modera Alessandro Beretta, qui.


Bocciofila: prove di onestà cinematografica.

13 febbraio 2018


«Posto che il cinema sia finzione e la finzione il bello del cinema, fingere di amare il cinema dovrebbe essere la sublimazione di tutto. No?»
Il resto sta sulla Bocciofila.