Archive for the '…in Válečky' Category

Memories can’t wait.

8 febbraio 2017

Masolino.Cantavano i Talking Heads. A domanda rispondo e ho scritto questo pezzettino su questo paesino, dopo che mi hanno intimato di farlo. Segue incipit. Il resto sta qui. «Qualche dato: siamo cinque sulla carrozza del regionale veloce in partenza alle 09.04 e ognuno dei miei compagni di viaggio sembrerebbe desideroso solo di iniziare una lunghissima conversazione inerente il tempo o la pulizia del convoglio. Alzo al naso il corposo saggio che sto sfogliando dall’alba e fingo sospetta indifferenza. Da San Giovanni Valdarno provengono parecchi artisti tra i quali Giovanni di Ser Giovanni [detto lo Scheggia], Giovanni da San Giovanni ma soprattutto Masolino da Panicale e Masaccio. Moltitudine di edifici rilevanti e itinerari naturistici tra pievi e boschetti degni di un classico dell’animazione. Però, come sempre accade con i luoghi familiari, le vicende storiche si miscelano alle personali e sbarcando senza salutare i pendolari riesco con difficoltà a scindere gli ingredienti. Sulla testa un sole caraibico e vorrei analizzare con qualcuno la faccenda.»

More is yet to come: books.

28 dicembre 2016

Incipit.
«Appare ed è immensa, o meglio sensibilmente più grande di quanto sarebbe lecito aspettarsi casomai vi siano condizioni atmosferiche differenti. Il bordo del bicchiere parallelo al piano di calpestio ma s’inclina il liquido all’interno. Gemono le sicure degli sportelli sommersi da adesivi inquietanti con soggetti stilizzati e soffiano le bocche per il ricambio d’aria: siamo tutti avvisati, scattanti e disillusi.
– Chiedo scusa.
– Globuli rossi e lecitine reagiscono per l’Nᵥ, mi segui?»

Prosegue.

Alla Cité questo venerdì.

19 ottobre 2016

Venticello.
Brevi aggiornamenti. Con Valerio Aiolli -grande sodale di tifo- questo venerdì 21 ottobre c/o Cité in Firenze parliamo del suo ultimo libro Lo Stesso Vento, Voland Edizioni. Verso le sei e mezzo. Esserci.

Torna Firenze Rivista e assaggio preventivo.

8 settembre 2016

Firenze Rivista.

Dopo la pausa estiva succede che dal ventitré al venticinque settembre torna FirenzeRivista, seconda edizione. A breve i dettagli. Con assaggio preventivo il quattordici, presso il Forte Belvedere, quando sarà presentata l’intera collana di narrativa Dodicidiciannove di Effequ, quella del Válečky: immagine in basso. Alle diciotto.

 

Dodicidiciannove.

 

Torna «Torino Una Sega»: il trionfo.

23 maggio 2016

TUS.

Più, precedentemente, ne avevo parlato a Novaradio: qui.

Torna «Torino Una Sega»: la rassegna stampa.

19 maggio 2016

TusX.

Per adesso, Repubblica sta qui.
Per adesso, 404: File Not Found sta qui.
Per adesso, Riot Van sta qui.
Si parte domani.

Torna «Torino Una Sega»: e quattro.

6 maggio 2016

TUS.

«Torna a più di due anni di distanza dall’ultimo appuntamento Torino Una Sega, vero e proprio rave letterario che ha portato a Firenze, nei tre precedenti appuntamenti, alcuni dei più importanti autori della scena letteratura nazionale.» Ne scrive su Intoscana il buon Di Vita. Ovviamente ci torneremo.

Off topic: gli Angeli del Bellow mancanti stanno qui, nella paginetta apposita, sempre su Riot Van.

«Gli Angeli del Bellow»: quattro.

15 marzo 2016

Rohmer.
«La mia informatrice, L.C., ha settantanove anni e si presenta al luogo dell’appuntamento con un largo vestito floreale che la rende simile al divano d’una qualsiasi sala d’attesa odontoiatrica; calza scarpe in feltro capaci d’ispirare un avvolgente senso di comodità e sui capelli tiene legata una pezzuola umidiccia per la pioggia. Devo a lei l’onore di essere qui stasera per assistere alla speciale assemblea di quartiere nella quale saranno discussi i principali temi inerenti il degrado, la movida e la costante operazione di affondamento che le istituzioni esercitano sulla popolazione terrorizzata così, consapevole dello status di novizio che grava sulla mia zucca, entro da secondo nell’imponente palazzo che ospita il concistoro.» Continua su Riot Van.

«Gli Angeli del Bellow»: tre.

26 febbraio 2016

Sipress.
«La mia informatrice, L.C., ha settantanove anni e cammina aggrappata al carrellino per la spesa. Ci diamo appuntamento davanti un bar poco conosciuto del centro storico cittadino. Sarebbe carino se avessimo stabilito reciprocamente una parola d’ordine prima di iniziare la chiacchierata, qualcosa tipo schiamazzo o cori da stadio. Però niente da fare e L.C. scalda all’istante i motori.» Continua su Riot Van.

«Gli Angeli del Bellow»: due.

19 febbraio 2016

Movida.
«Nel giro di chi presta servizio presso qualsiasi pronto soccorso circolano migliaia di aneddoti riguardo casi più o meno singolari avvenuti nottetempo; l’autore di queste righe una volta, presentatosi alle tre del mattino all’urgenza di un grande policlinico locale (l’idiota si era affettato il pollice sostituendo la ruota posteriore destra dell’automobile sulla quale viaggiava) ebbe a vedere con i propri occhi una graziosa studentessa statunitense intenta a sfogliare una rivista di moda nell’attesa d’essere visitata dal medico di turno: aveva la schiena puntellata da schegge di vetro grandi come fette di torta e nell’insieme ricordava uno stegosauro miscelato all’ultimo superstite d’un episodio di Non aprite quella porta. Ci sorridemmo lungamente.» Continua su Riot Van.

«Gli Angeli del Bellow»: uno.

12 febbraio 2016

Movida molesta.
Inizia oggi, con cadenza fissa, Gli Angeli del Bellow: rubrica su Riot Van riguardo fenomeni quali malamovida, movida selvaggia, degrado selvaggio, foto choc selvagge. Prima puntata, qui.

Sogni, Válečky e Selezione Naturale.

9 dicembre 2015

Todo Modo.Domani, giovedì 10 dicembre, alla libreria Todo Modo di Firenze parlo di sogni nei libri e -en passant- pure del Válečky e Selezione Naturale. Dalle 18.30 in via dei Fossi 15r.

Per intervista: «Muro Una Sega.»

3 novembre 2015

Muro di Casse.
«L’incontro di mercoledì riprende sia nel titolo che nella struttura lo spirito di TUS, sebbene le faccende siano separate e non parliamo d’un TUS4, al momento non in programma. Certamente ci sembra un modo per continuare il dialogo con chi in città ama la letteratura, e sono parecchi visto anche il successo del recente festival delle riviste fiorentine.»
Il buon Di Vita mi intervista per Intoscana sul reading di domani.

Per dire: «Muro Una Sega.»

29 ottobre 2015

Citè.
Il comunicato.

MURO UNA SEGA. READING A MICROFONO APERTO.
Presso La Cité in Firenze, Borgo San Frediano 20.
Quattro novembre duemilaquindici. Dalle 21.30 circa.

Letture a piacere su temi affini: viaggio, ballo, tecnologia, baccanali, controculture e subculture, musica elettronica e non, psichedelia, sincretismo, neo spiritualismo, post punk, degrado e decoro, confine e frontiera, società postindustriale, loisir, crisi, postmodernismo, scarpe a panettone, risemantizzazione e tutto quel che vi va.

CON: la cosiddetta scena letteraria fiorentina. Ma: chiunque può partecipare – letture di testi propri e/o altrui – dieci minuti a testa.
Al solito si raccomanda: testi che facciano accapponare la pelle.

Firenze RiVista: nostra storia patria.

11 settembre 2015

Firenze RiVista.

«[La rivista] Mostro poi seguita da un’altra importante esperienza nata nei sottosuoli accademici, Collettivomensa. Due pubblicazioni che hanno fatto da incubatrici a tutta la covata dei nuovi scrittori fiorentini, quelli che s’incontravano al Caffè Notte, quelli del festival superindipenente Torino una sega: da Vanni Santoni a Gabriele Merlini a Gregorio Magini.» Su Repubblica. Qui. Sito del festival. Qui.

Firenze RiVista su Repubblica.

9 settembre 2015

FirenzeRiVista.

«Undici magazine indipendenti si coordinano per una serie di incontri e conferenze da venerdì 11 settembre in avanti.» Ok. Su Repubblica Firenze di oggi. Sito e programma qui.

C’è Firenze RiVista. A Firenze.

2 settembre 2015

Logo Firenze Rivista.Ok. Tra poco inizierà Firenze Rivista e sarà una faccenda molto bella per vari motivi. Uno: trattasi di festival sulle riviste cittadine* e viviamo un momento assai dinamico, qui. Due: viene sfatato il mito che assieme niente viene organizzato a modino. Tre: oltre ai dibattiti si berrà parecchio. C’è pure il sito con le info. Per il momento grandissime lodi ai giuovani che hanno tirato su la baracca, hanno avuto il buoncuore di coinvolgere i rincoglioniti vecchietti locali -uno sta scrivendo queste righe adesso, copiando il post Facebook- e hanno dimostrato uno slancio benaugurante. Ci torneremo.

*Tra le tante Riot Van, 404, Lungarno, The Florentine, Contempo…

What’s the story.

29 maggio 2015

Strade.Brevi aggiornamenti su prossimi movimenti. Tipo domani su 404: File Not Found mio articolino sul Muro di Casse di santoniana memoria per Laterza Solaris [ci torneremo con link] cui segue il quattro giugno alla Citè la presentazione del volume Riot Van sui corsi Writers Van [questi] tenuti in marzo agli studenti UniFi su editoria e scrittura, quindi c/o IBS di Firenze l’undici giugno presentazione dei Giorni della Nepente, ultima uscita Effequ di Matteo Pascoletti nella collana dodicidiciannove, quella di Válečky e Selezione Naturale. Ottime compagnie.

«Gorgoglio e precipizio» e Writer Van.

11 marzo 2015

Riot Van.

Uscito dunque il nuovo Riot Van, «Gorgoglio e precipizio» a tema psicosi, grullaia e simili. All’interno il mio «Genesi del disturbo psicotico e Lucrezia. Introduzione.» Con Lattanzi, Magini, Santoni, Lisi, Zarzi, Chierici e altri. In vista presentazione: ci torneremo.

P.s. In pieno svoglimento Writer Van, grazie sempre a Riot Van e DSU. Per il sottoscritto esperienza ottima, tantissime parole, schemi, azzardi e due birre.

Raccontare la città alle Oblate.

10 febbraio 2015

Boboli.

Giovedì diciannove febbraio alle Oblate in Firenze [ore 17.30] c’è Raccontare la città.
Le specifiche.
«Dal romanzo Laterza Se fossi fuoco arderei Firenze alla rubrica Sulla strada del Corriere Fiorentino. Piccolo seminario sulla narrazione applicata ai luoghi e agli spazi urbani. Di Vanni Santoni.
Ospite: Gabriele Merlini, autore di Válečky o guida sentimentale alla Mitteleuropa
Accorrere.

Writer Van su Intoscana.

29 gennaio 2015

Berlino.

«Per tutti gli studenti aspiranti scrittori o editori, iscritti all’Università di Firenze, arrivano nuovi corsi gratuiti, organizzati dall’associazione Riot Van e Firenze delle Letterature in collaborazione con il Diritto allo Studio Universitario della Toscana.» L’articolo intero sta qui.

Arriva Writer Van: buon segno.

27 gennaio 2015

Riot Van.

Insieme a Riot Van, Vanni Santoni, eFFe e Federico Di Vita, un mese [marzo] di workshop e incontri su scrittura ed editoria.
La faccenda nei dettagli sta qui. Piccola anteprima:

Editoria Classica a cura di Federico DiVita:
I mestieri legati alla produzione libraria: Scrittore; Editore; Tipografo.
La filiera distributiva: Promozione; Distribuzione; Libreria.

Editoria Digitale a cura di eFFe:
Le premesse del digitale: come cambia la produzione e la distribuzione dei beni culturali.
L’editoria digitale italiana: cos’è, cosa potrebbe essere, come dovrebbe essere. Buone pratiche e casi studio.
Le possibilità del digitale: dal self-publishing alle book-app, esempi da un futuro non troppo lontano.

Laboratorio di scrittura a cura di Vanni Santoni e Gabriele Merlini:

Perché scrivere, come scrivere, come scrivere seriamente, come approcciarsi a un testo ottenendo risultati.
Cosa leggere e come leggere quando si scrive.
Come si imposta, sviluppa e porta a conclusione un romanzo, a partire dalla struttura.
Differenti modi di approccio per generi diversi di narrativa.
Cooperazione con i ragazzi nell’elaborazione di un racconto con rilettura e analisi delle bozze.

Ci torneremo.

Seguire spostamenti.

20 dicembre 2014

Corriere.

E’ bellissimo finire sul giornale con l’espressione dell’alcolista.

Spifferi dalla lavorazione.

26 settembre 2014
Twins.
Nomi omessi per indecisioni che si protrarranno
fino all’ultimo. 
D’altronde, come sostiene Binet,
dare nomi veri a gente finta 
è un’idiozia. 

1.1. «Ora stammi bene a sentire, genio della lampada» disse il ragazzo dogmatico. «Se accompagni qualcuno sulle colline per comprare due bottiglie di olio e l’acquirente si infila in macchina convinto di avere acquisito l’intero terreno – casolare del trecento e frantoio annesso – per un ottimo prezzo, sei obbligato a riflettere sul concetto di capolinea. O sbaglio?»
N. D’A. aveva sedici anni e stava facendo alcuni passi indietro nella navata centrale della basilica della S. A. in Firenze, posizionandosi sotto un raggio solare giallastro. Avesse iniziato a fluttuare attorno al crocifisso, nessuno se ne sarebbe accorto.
«A chi ti riferisci?»
Sua sorella L. teneva gli occhi socchiusi per nascondere l’arrossamento da fumo e vento. Le iridi erano d’un blu accesso e sapevano sposarsi in modo splendido con gli anfibi cobalto acquistati per l’occasione nel negozio preferito in San Lorenzo [lunga fila di t-shirt degli Slayer e toppe Iron Maiden dalle quali si intuiva una certa predilezione dell’espositore per l’album Seventh Son of a Seventh Son].
«Quello – sibilò N. indicando un tizio basculante nei pressi dell’acquasantiera – è Mario. Biscugino del nonno o qualcosa di simile. L’ultimo in ordine cronologico ad avere intrapreso la gloriosa strada del rincoglionimento. Beato lui.»
Il lontano parente Mario D’A. aveva una faccia rugosa, capelli pesantemente ingellati e stava facendosi sempre più vicino alla bara di nonno. Procedeva sulle punte dei piedi come certi uccelli acquatici ed era ovvio quanto avrebbe urtato il catafalco nel giro di un secondo, abbandonandosi al livello di stupore di colui che intraveda l’auto in garage schiacciata sotto il peso d’un pianoforte a coda.
«Nonna ha detto che è stato insolito scoprirlo la scorsa settimana a cacare nel bidet.»
«Ah.»
«Ha detto proprio: insolito. Ce lo vedo appollaiato che spinge sui bordi della tazza.»
«Beh. Lo fanno in tanti» notò L., togliendo qualche grammo di valore all’azione di Mario. Stroncare costrutti altrui era d’altronde uno sport capace di concedere decise impennate di umore alla ragazza, e se poteva lo praticava con slancio. «Confondersi è un attimo» terminò l’analisi osservandosi le unghie.

Studi: reprise. Settembre 2012 – settembre 2013.

8 settembre 2014
Maria.
«Selbstbewusstsein o concezione
del sé in Maria Sharapova.»

Prova di parte prima.

Capita quotidianamente che incroci il suo sguardo felice. Una felicità fanciullesca ma consapevole. Detonante ma composta. Senza dubbio meriti del 2.0 e del social network. Tuttavia non bisogna sottovalutare la costanza che dimostro e una ferrea disciplina mentre Maria Sharapova sta lì. Tutti i giorni. In foto che ride. In foto che mostra oggetti. In foto che corre sopra una dona. Su Facebook inevitabilmente «mi piace» la pagina a lei dedicata così come quella dedicata a Mark Twain e Saul Bellow e J.D. Salinger. Gente con una tendenza al riso meno invasiva e soprattutto non intestatari di una marca di caramelle denominata utilizzando la storpiatura del proprio cognome [Sugarpova™]. Immagini di Maria in spiaggia, in aereo o sul campo di allenamento. In qualche boutique o al fianco di primi ministri del sud-est asiatico estremamente soddisfatti del rovescio. Sempre che ride e settantamila like a corollario. Ovvio non sia invidia quella che anima il semplice sistema di emozioni datomi in dotazione da una natura beffarda e ingenerosa: al contrario è pura ammirazione di bambino. Stupore. Maria a ridere e restituire la suggestione che non vi sia alcuna scollatura tra l’imposizione mediatica cui è sottoposta [«prendi in mano questo oggetto poi ridi in direzione della camera. Dopodiché quel sacco di denaro sarà tuo»] e la risata che esplode sul suo bellissimo volto siberiano. Un prodotto genuino. Una tela autentica. Uno specchio che migliora. Al netto delle malignità: una tizia non contraffatta. Poiché Maria ride convinta del fatto sia fonte di giustificabile gioia la caramella Sugarpova™, una racchetta da venticinquemila dollari, un modello di Porshe chiamato Maria o scarpe plasmate sulla forma perfetta del suo piede. E in qualche modo è consolatorio perché si ha sempre il sospetto ci siano forzature e recite nel 2.0 capaci di mascherare e celare il reale. Ingannare e storpiare. Viceversa Maria che ride fa capire quanto possa essere un piano unico l’indole più personale di un essere umano e la faccia pubblica della medaglia. Maria adora sul serio la Porsche di cui è testimonial e reputo sensato pronosticare che ci rimarrebbe male se un giorno a Stoccarda cambiassero strategia di marketing preferendole [esempio] la Venus Williams o Federer. Sebbene la lezione che arriva dalla pagina Facebook di Maria sia un’altra ovvero non c’è niente di osceno nell’essere come Maria e sbagliato sarebbe appiccicarle un giudizio di merito [altro esempio: una che ride di gioia al centro di un gazebo mostrando la caramella Sugarpova™ è forzatamente un individuo superficiale e piatto. Per dio: no. Errore.] Poiché è doveroso pensare a un mondo maturo abbastanza per identificare l’ottusa semplificazione e svicolarne. Dato che qualcosa in Maria indica capacità di analisi e introspezione. Serietà e senso del reale. Forse le unghie delle mani con segni evidenti di masticazione o forse il compulsivo giocare con i capelli durante talune occasioni pubbliche. Il tenero imbarazzo quando è costretta a stare al gioco delle imitazioni dell’istrionico collega Đoković, oppure è solo una mia idea dettata dalla ammirazione. La sensazione di un credente. Ma resta il dato ineluttabile: Maria che ride ha occhi luminosi e acuti. Entusiasti e al tempo stesso nervosi per la situazione delicata che l’intero sistema-pianeta sta vivendo, e da qui le fotografie di lei che ride mentre tiene in braccio un cucciolo di panda gigante [Ailuropoda melanoleuca. Animale non propenso alla riproduzione dunque in pericolo di estinzione] o un koala spelacchiato al limitare del deserto australiano.

Koala.

Maria che ride mentre strofina il naso di un delfino a bordo di una piscina di Miami o indica sulla mappa dell’Amazzonia le aree con maggiore rischio di disboscamento e consequenziale pericolo per le tribù indigene verso le quali nutre un profondo senso di simpatia. Sempre ridendo e stimolando. Alleggerendoci e spronandoci. Constatato quanto sia Maria una figura dicotomica. Ci può infatti apparire imbambolata vittima di commerci screditanti nell’atto di sgranare la caramella Sugarpova™ ma in realtà sta vivendo la faccenda cui è impelagata [il set alle Barbados o il bikini fluorescente che la fascia] come un profondo atto di fede cui sacrificarsi. C’è una causa superiore. Sembra dolce e premurosa Maria nei bianco-e-nero della pagina Facebook eppure traspare da minuscoli particolari il rigore di una sana educazione post-sovietica nella metà degli anni novanta, e poco importa se già stava negli USA. Gli anni delle privatizzazioni selvagge e del caos politico. Di Eltsin e dei nascenti oligarchi [vedi: La nuova Guerra Fredda di Lucas.] In Maria ciò che ha le vesti di una carezza può rivelarsi un ceffone sebbene sia un tramite per farti crescere. Maturare. Battere a rete. C’è qualcosa di profondamente cristiano in Maria che ride al volante della Porsche parcheggiata tra le dune dell’Arabia Saudita perché nel suo voltarsi verso il fotografo è evidente la volontà di condividere e fare comunione. Invitarti nell’abitacolo e sgommare assieme a lei verso un futuro di tolleranza. Maria che ride sulla Porsche in Arabia non ride di te che non stai sulla Porsche in Arabia ma ride con te che un giorno avrai la Porsche grazie a lei. Ride per svelarti la felicità e l’appagamento cui potresti giungere se -come Maria- metti impegno nelle tue passioni e spirito di sacrificio. L’ostia con il corpo di Maria è una caramella chiamata Sugarpova™ e la cattedrale in cui officiare la cerimonia un campo in terra rossa.

Porsche.

L’iconografia standard delle immagini nelle quali Maria viene ritratta che ride si basa principalmente su tre ambientazioni a presentarsi cicliche nelle riproduzioni.
a. Il momento defaticante a seguito dell’allenamento mattutino di Maria [spesso sul bagnasciuga. Lungo una stradina di montagna o dentro una palestra asettica simile al laboratorio di Balle Spaziali dove Mel Brooks è ricomposto con il culo davanti.]
b. Il momento della vittoria al termine di una stremante partita nella quale Maria non è riuscita a imporre alla avversaria il pronosticato sei-a-zero-sei-a-zero-sei-a-zero e alza le braccia al cielo prima di scolarsi una bibita della quale è testimonial.
c. Sopra o davanti qualcosa di cui Maria è testimonial. Stando ai dati recenti: una marca di orologi. Una marca di scarpe. Una marca di automobili. Una marca di braccialetti. Una marca di acqua minerale. Le caramelle Sugarpova™.

Continua.

Copertine: riassunto estivo a beneficio di.

20 agosto 2014

re

Re: viste sulla letteratura e le arti [Editrice Zona 2007]. Oceanchild and Morning Moon. Pagina 93.

riot-van

Riot Van, speciale Torino una Sega Tre [Riot Van 2013]. Il blasone immacolato del perpetuo arrossamento. Pagina 18.

Bibliotici.

Bibliotici. Storie di libri e deviazioni [ebook a cura di eFFe 2013]. Tutela e valutazione delle biblioteche universitarie. Una storia di zombie. Pagina 31.

Sul Corriere.

3 agosto 2014

Maiali.

Oggi sul Corriere Fiorentino un mio raccontino. «Favorire una maggiore conoscenza dell’argomento tra coloro che giungono in città cercando altro è priorità per l’amministrazione, così mi ritrovo a girovagare in mezzo a turisti e specialisti del settore munito di badge identificativo penzolante dal collo.» Cuore della faccenda il rosa ovvero: dettagliato reportage sulla prima Esposizione Nazionale Suini ENS14 nel piazzale degli Uffizi. Un brano analizzato con amorevole dedizione dal mio dietologo V.S. ed elegantemente illustrato.

Molto bene.

Breaking news e video caruccio.

15 luglio 2014

Caffè Notte.

«La voce di una chiusura del noto locale di Santo Spirito girava ormai da qualche tempo e lo stesso titolare Danilo Venturi non ne fa mistero.» Che poi è stata la location dei TUS. Articolo e filmato qui.

«Di tutti i pessimi esempi.»

4 luglio 2014

Divanato.

Fortunatamente non leggibile schema con genealogia: 1878-2014. Ci torneremo.

Oldies but goodies: bibliotici reloaded.

1 luglio 2014
Zombies.
A distanza di quasi un anno, incipit del raccontino
«Tutela e valutazione delle biblioteche
universitarie: una storia di zombie» che sta qui.

1. Ouverture.

Di fatto suona prevedibile e per alcuni aspetti giustificabile: la totale, costante nonché [sembrerebbe] divertita trasfigurazione del reale in qualcosa di simile al circo operata dall’ateneo cittadino, che origina nei cervelli dei vertici giungendo diretta alle pance degli studenti. Lamentarsi ricorda la presa di posizione moralista di un padre ubriacone verso il figlio fanatico dell’aranciata. Ma è stato ugualmente gustoso esporre in rettorato, alla sede del dipartimento e dentro la facoltà, la nostra versione dell’accaduto. Sessantenni abituati a decadi di forzature affascinati da noi immobili davanti allo scranno. Al netto delle evidenze qualcuno ha pure azzardato approfondimenti di dettagli succosi, come potesse accettare la spallata definitiva quel sistema di pensiero che li ha resi benestanti e tronfi. Non siamo lontani dallo sfiorarsi dietro una porta socchiusa intravedendo la zia nuda, pensai. Però questo è senza dubbio un altro discorso.

2. Gli eventi.

Sul serio siamo una tribù composta da tizi con luminose educazioni alle spalle e, appuntate sui petti, medaglie di frequentazioni ricercate. Viaggi funzionali all’accrescimento delle turbolente sensibilità dateci in dotazione da una natura beffarda e generosa [«con la stasi non si è che pezzetti di verdura muffita»] uniti a pantaloni a sigaretta di svariate tonalità di grigio. Eppure pensare a noi come un gruppetto omogeneo e indistinguibile dall’interno sarebbe un errore e nessuno esiterebbe un istante a ribaltare il banco, sentendo queste parole. «Ciò che vi distruggerà sarà un’assemblea davanti alla stanza in comune con altri quindici ex studenti di lettere. Tutti fan dei Pixies.» Voi sprovveduti precari della cultura buoni soltanto a sparacchiare sentenze. Noi che ci conoscemmo, sostenemmo, consolammo, stimolammo, aiutammo, proteggemmo e [in alcuni casi] riproducemmo dentro la biblioteca del dipartimento di paletnologia dell’università di Firenze. Un luogo buio e minuscolo reso sontuoso dall’ardire negli anni in cui trovammo il cuore di sostituire la certezza di un futuro lavorativo barcollante con il sogno di scovare prima o poi il personale mammut ricoperto di paillettes in stile Lady Gaga. Prima della sera fatale in cui tutto prese fuoco con noi dentro. A seguire la cronaca di quelle ore unita all’inevitabile epilogo.

Bibliotici.

Oggi…

26 giugno 2014

Cover.

…la nuova collana di narrativa Tunuè diretta da Vanni Santoni: reading a porte aperte con gli autori Tunuè e Fi-Let. Letture di Iacopo Barison, Sergio Peter, Vanni Santoni, me, Gregorio Magini, Francesco D’ Isa, Riot Van, Collettivomensa e altri. Alla Ibs alle 18.00 poi dalle 22.00 alla Citè.

Premio Vallombrosa: due.

16 giugno 2014
Vallombrosa.

Via «Válečky o educazione sentimentale alla Mitteleuropa» becco la menzione Scrittore Fiorentino Emergente al Premio Vallombrosa. Targhetta e pergamena dimostrano quanto il titolo con «guida sentimentale» fosse un fake. Flaubert e spumantini per tutti.

La stagione degli scrittori alla NYU: tre.

6 giugno 2014

NYU.
Ieri la prima giornata. Oggi la seconda. Dalle 17.00 con Christian Raimo e Heidi Julavits parliamo di riviste letterarie tra Italia e USA. Qui una mia breve intervista per la biblioteca delle Oblate.

Lunedì nove giugno…

4 giugno 2014

Salinger.

…sarà complessa la faccenda. Ovvero dovrò ciabanare tipo dieci minuti su Salinger al cinema Odeon di Firenze h. 21.00 prima del documentario biografico a lui dedicato. Il che è curioso perché spesso parlo di libri che non ho letto oppure sì ma distrattamente. In questo caso invece c’è del trasporto. Comunque: se venite siate carichi di insegnamenti vēdantiani e ricordate che il tizio dei popcorn è Cristo in persona. Assieme al sottoscritto Gregorio Magini, Ilaria Giannini, Federico di Vita, Alessandro Raveggi e Diego Bertelli. Su Facebook l’evento sta qui.

La stagione degli scrittori alla NYU: due.

30 maggio 2014

NYUEcco qui. Un pochino pendente ma rende l’idea.

La stagione degli scrittori alla NYU: uno.

26 maggio 2014

NYU.
Cito: «[nei giorni cinque e sei giugno] dalle ore 17.00 alle 23.00 in programma dialoghi e letture dal vivo con scrittori italiani e americani. The Writers Season vedrà la partecipazione per quest’anno di Gian Maria Annovi, Diego Bertelli, Elisa Biagini, Raoul Bruni, Francesco D’Isa, Riccardo Donati, Thom Donovan, Heidi Julavits, Chris Kraus, Dorothea Lasky, Vincenzo Latronico, Jonathan Lethem, Eileen Myles, Gabriele Merlini, Valerio Nardoni, Christian Raimo, Vanni Santoni, Giorgio Vasta.» Più Bettibarsantini e Rapsodi.

Su «Riot Van.»

21 maggio 2014
«Una industria per la produzione di racconti
autobiografici:
breve retrospettiva in vista
del 99esimo compleanno di Saul Bellow
Bellow.
1. Per quanto possibile: contestualizza.

«Mica facile. Direi fosse l’ottantanove o qualcosa del genere poiché avrò avuto dieci-undici anni e consequenzialmente l’attenzione virava su argomenti che esulavano dalla produzione letteraria di quell’anziano signore spaparanzato davanti a me. Non sono riuscito a trattenere una singola immagine caratterizzante, così fondo nel cervello l’insieme di foto o filmati analizzati negli scorsi lustri alla ricerca di qualche scintilla. In numerosi scatti ridacchia, restituendo fiero una dentatura precaria incapace tuttavia di nuocere al sorriso. Anzi, quei punticini giallastri sotto le labbra tese sapevano donare al complesso un’innata grazia e ne potevi ricavare la certezza di quanto, casomai qualcuno avesse aggiunto nottetempo a Saul Bellow elementi standard di bellezza [naso puntuto, chioma fluente], l’insieme ci avrebbe perso di brutto. Ovvio io non stessi messo meglio: nei fatti il nostro meeting ebbe luogo durante rispettivi periodi critici.» Continua su Riot Van.


Via Fanpage al SalTo14…

19 maggio 2014

Slovensko.
…un video pieno di concetti e primi piani: qui.

Stasera.

8 maggio 2014

Repubblica Firenze.
Su Repubblica Firenze. Palazzo Strozzi dalle 19.30 alle 22.00 e qualcosa. Tipo.

Torino una Sega: l’ebook di Riot Van.

2 maggio 2014

Inglesi.
Pezzettino sul Quotidiano Nazionale: qui.

Le biblioteche adottano uno scrittore…

27 aprile 2014

Biblioteche.
…e le Oblate di Firenze hanno preso me [più altri.] A breve il programma. Questo il sito delle biblioteche comunali fiorentine.

Stampa che ricorda: è avvenuto davvero.

14 aprile 2014

Schermata
Perché poi capita che dimentichi. A Perugia si beve il giusto. Qui.

Il Válečky a Perugia.

27 marzo 2014

Finestrella.
Sarà c/o libreria Trottamundo in via della Stella tre. Preciso sabato undici aprile. Ci torneremo. Con Francesco D’Isa.

Il Válečky in ebook.

17 marzo 2014

Anobii.Da oggi il Válečky in ebook. Nel futuro versione 3D con autore a domicilio che canta il celebre brano ceco Pojď sem s tím sudem o Vieni qui con quel barile.

FiLet [e altro] su «Il primo amore.»

5 marzo 2014

Joe.
Sergio Nelli e Vanni Santoni sulla scena fiorentina. Su Firenze delle Letterature, le antologie, Torino una sega, Mostro, Slipperypond, Riot Van, il Collettivomensa, Scrittura Industriale Collettiva e altro. Il primo amore: qui.

Estratto.

«Quando cominciai a scrivere, nel 2004, mi unii alla rivista Mostro, che era nata intorno a esperienze di occupazione e autogestione come il Bandone e l’Elettropiù, e della quale facevano parte lo stesso Gregorio Magini e altri due membri di FiLett, Francesco D’Isa e Matteo Salimbeni; nel 2005 cominciai a scrivere anche sul Slipperypond, che era diretta da Gabriele Merlini e aveva fra i suoi membri gente che oggi, pure, figura in FiLett come Ammannati e Raveggi; successivamente, potremmo dire da una costola concettuale di Mostro, nacque, per opera di un trio di ragazzi lucani, un’altra rivista, Collettivomensa, sulle cui pagine hanno poi pubblicato anche gli stessi veterani; allo stesso modo eravamo in contatto tramite Marco Simonelli e Francesca Matteoni con il giro dei poeti toscani, tramite il progetto Scrittura Industriale Collettiva avevamo lavorato con intellettuali che già operavano in zona come eFFe o Dimitri Chimenti, grazie ai nostri libri avevamo conosciuto critici come Raoul Bruni e Diego Bertelli, le battaglie etiche nell’editoria ci avevano messo in contatto con Carolina Cutolo, Federico Di Vita, Christian Raimo […]»

Brum brummi. Pam pammi.

4 marzo 2014

Brum brum.
Sedersi sul lato sbagliato.

Il Válečky quinto a «Pordenonelegge 2013.»

18 febbraio 2014

Le parole e le cose.
Il Válečky si piazza quinto nella sezione narrativa tra le classifiche 2013 di Pordenonelegge. Risultati completi sulla rivista Le parole e le cose, dalla quale è stata tratta l’immagine con silhouette del buon soldato Švejk. Presenti pure le graduatorie di poesia, saggi e altre scritture.

Il Válečky su «Il primo amore.»

16 febbraio 2014

Il primo amore.
«Merlini allestisce una scrittura piena di sovrapposizioni, di citazioni, di straniamenti, capace di sprigionare una verve umoristica insolita nelle nostre lettere. E lo fa gestendo al meglio una torsione parodistica che non sopraffà l’elemento lirico e toccante.» Sergio Nelli qui.

A room with an interview: Válečky.

11 febbraio 2014

Addie.
«Ci sono individui -e sono quelli che preferisco- nati con l’esigenza di scovare un collegamento tra la propria storia personale e quella del mondo. Mondo che è per definizione troppo vasto per non venire irrimediabilmente ricondotto entro i confini di uno spazio -o territorio- che poi è lo spazio del cuore. Poiché i muri sono franati dall’interno e coglione può sembrare chi si senta alieno in patria tanto quanto dentro un autobus notturno lanciato attraverso le arterie di un vuoto esistenziale. La verità è che siamo tutti figli di quei Demoni di Dostoevskij, che lo vogliamo o no. Anche quando convinti di avere un destino che ci leghi necessariamente gli uni agli altri per mezzo di un filo cristiano di salvezza nella disperazione, siamo isole disperse in una terra di nessuno. In grado di chiamare le cose con il proprio nome solo dopo che le abbiamo archiviate, per il senso che potevano avere.» Due chiacchiere con Sara Mazzini sul Válečky, Torino una Sega, lo stato dell’editoria e un orso. Qui.

Pillole contro l’istinto omicida: 2007.

4 febbraio 2014
Welcome.
Štefánikova, Staré Mesto.

Bratislava, Slovacchia.
27.09.2007  h. 13.17.

«Caro Autore Mascherato. Qui è la tua amica Fraňa Anuprabha Occhi di Luccio che scrive. Allora: cosa diavolo succede a Firenze? Dio se sento la mancanza tua e di I.
Sono rientrata oggi a Bratislava da Monaco. Rimanendo ai fatti ho soggiornato un po’ da Mummy. Per niente abbronzata ma in compenso totalmente esaurita, l’autostrada tedesca si è premurata di accogliermi con una pioggerella cominciata tipo dieci km. prima del casello perciò indissolubilmente collegata con questa ridente città ai piedi delle Alpi che ha deciso di ospitarmi ancora tra birrerie e sciarpe di calciatori ricchissimi [a proposito: ricordi il fenomeno del vento fön, o come diavolo si scrive? Te l’ho spiegato un giorno al mare da tua sorella. Aria fredda e calda si incontrano sempre dove sono io. Effetto concomitante: mal di testa da gente sensibile.]
Comunque rispetto al passato adesso mi abituo con maggiore velocità alla Germania e il suo clima ridicolo. Anche se quando torno a casa la sera sono sempre stressata ma questo accade per i miei genitori e non per il vento fön. Cioè loro mi vogliono bene e non li cambierei con niente al mondo. Eppure si tratta senza dubbio di due casi difficili. A-conformisti radicali. No? Gente tipo Jerry Garcia e Carolyn Mountain Girl Adams. Di quelli che vanno pazzi per la pioggia nei giorni di parata e mangiano leggero a causa dei gas-serra [sai. Forse questo capita a tutti coloro che scelgono di invecchiare in Baviera e non alle Seychelles. Non saprei.]
Per dire. Se confrontiamo tua madre con la mia, la tua arriva al quaranta percento di mädness mentre la mia senza dubbio supera il settanta, aiutata o no dall’aria fresca delle valli che qui si dice Tallen [ad esempio secondo Mummy bisogna sfogarsi subito di ogni energia negativa per non creare Aggressionsstau in potenza letali. Sfortunatamente questo esercizio lo puoi fare soltanto urlando di notte, cantando dentro una grotta o sbattendo il piede forte al suolo in certe bettole scelte con cura dal medico curante.]
Di recente l’hobby preferito di Mummy è analizzarmi per darmi pillole omeopatiche -le mie pillole contro l’istinto omicida™- e la cosa non risulta essere troppo piacevole anche se devo ammettere come abbiamo persino trascorso bei momenti assieme, tipo quando nel bosco passeggiavamo con il rischio di essere sbranate oppure le serate in cucina a studiare lettere vecchie di sessant’anni lasciate a muffire in un cassetto: roba scritta da zio Karl alla tenera età di nove anni, prima che una bomba piovesse sopra la sua cameretta rendendola polvere.

1. Ah. Comincerò nel breve una tesina di specializzazione su Schiller e il celebre libro [attenzione: nuove parole in tedesco per te] Zur ästhetischen Erziehung des Menschen. Insopportabile volume nel quale l’autore propone di migliorare la morale umana educando il senso estetico della popolazione. C’entrano gli chic radicali come noi in questo discorso? Puoi lavorarci sopra qualche anno. Se vuoi.

2. Post scriptum. Per quanto mi riguarda tornerò a Firenze tra un mese circa. Adesso -se vuoi- bacia per me I. e mit vielen lieben Grüßen. Deine Fraňa und [da qualche parte in giardino] Pepícek che è venuto a trovarmi per schiaffarmi nel cuoricino un minimo di quella sana atmosfera da cimitero tipica di casa nostra. Un’aria che tu adori e vuoi mettere con il vento fön. Besos. Fraňa.»

Carnasciali.
Pepícek.

«Vorrei con questa mia opera [ma forse è già ovvio data la cover nero-pece] distruggere Fraňa nell’intimo o quantomeno sputtanare tutte le sue scelte affettive successive a me. Dite ciò che volete eppure continuo a pensare quanto rinunciare al sottoscritto sia sempre un azzardo, comunque la si voglia vedere. Sebbene il motivo che mi spingerà al ricovero in una di queste costosissime cliniche private con vista sul Baltico è che io non potrò mai nuocerle sul serio, poiché mi sono accorto di potere disporre unicamente di un veleno [la scrittura] dal quale la strega è del tutto immune [in effetti Fraňa potrebbe tranquillamente passare tutta la vita a sfogliare Vogue piuttosto che leggere qualcosa di mio: è un po’ come quando percepivo l’inutilità di spiegarle cosa tra noi non andava -ad esempio la mancanza di ascolto reciproco- e non giungevamo mai a niente perché lei non stava mai a sentirmi al tavolino di quel bar, preferendo perdersi dietro le giacche degli altri clienti o qualche cagnolino particolarmente grazioso.]
Però il passato è passato e non pensiamoci più stasera, concentrandoci viceversa su cosa ho ricevuto stamani da lei dopo una settimana interminabile ripiena di scontri telefonici o gin-tonic troppo caldi. Si tratta di una non tanto breve lettera con sparsi nel testo alcuni spunti poetici tipici della produzione fraňiana. Parole libere ma assieme confuse che alternano sentimenti pacificatori a scatti d’ira nobilissimi, creando nel complesso una zuppa inconcludente che ho reputato sposarsi alla perfezione con ciò che ho scritto riguardo la sua carcassa fino a questo punto. Al centro del plot la cronistoria di un inaspettato ritorno e mi sia permessa un minimo di franchezza ora, giunti come siamo al termine del valzer.»