Archive for the '…in Indiscreto' Category

Su l’Indiscreto.

10 maggio 2020

«Nel 1975 un tizio misteriosamente interessato alla stesura di un articolo dai forti connotati sociologici ebbe la strepitosa idea di bussare alla porta di Lester Bangs, già rinomato critico musicale. In che direzione sta andando il rock, fu la domanda presumibilmente accomodandosi tra poster di Lou Reed e un cimitero di lattine di birra. Se ne sono impadroniti i tedeschi e le macchine il tentativo di risposta. Inutile sottolineare come fosse realistico ai tempi e, almeno in parte, sottoscrivibile anche adesso. Risale al novembre del 1974 Autobahn, il quarto album in studio dei Kraftwerk; notevole successo commerciale e di critica capace di espandere ulteriormente la platea di adepti di questo indefinibile quartetto tedesco.» Il resto, qui.

Su l’Indiscreto.

6 aprile 2020

«Terzo girone del settimo cerchio, luogo di eterno riposo – ad esclusione del fuoco che sfregia i corpi degli ospiti – per coloro che in vita si siano macchiati di violenza; nello specifico, sodomia. Trovarsi sotto la pioggia de l’aspro martiro è situazione che non spinge uno scrittore all’iperrealismo, tuttavia ciò che Dante riporta nel canto ha tali e tante attinenze con il contemporaneo da scioccare il lettore. In modo particolare colui che provenga dal capoluogo toscano e abbia all’incirca una quarantina d’anni.» Il resto del commento al canto XVI dell’Inferno dantesco, qui.

Rap sull’Indiscreto.

2 settembre 2019

«Può certamente essere dibattuta l’idea che un genere musicale sappia cogliere e descrivere specifici momenti storici in maniera più dettagliata rispetto ad altri; come per qualsiasi faccenda di questo tenore, sicuro avremo discussioni infinite, fronti contrapposti e qualche rissa. Un dato tuttavia sembra innegabile: il rap è stato [e resta] un eccellente veicolo per leggere la società statunitense degli ultimi quarant’anni.» Sta qui.

Narrativa sull’Indiscreto.

28 agosto 2019

«Per descriversi, Emma Macmillian cita qualcuno di decisamente conosciuto: una ragazza sui trentacinque anni minuta, con i fianchi stretti e i capelli disordinati, incolore e fragili. Questa cosa l’ha fatta sempre impazzire, se ci pensa. Stando agli atti conservati in quello che ha ribattezzato come il luogo più ventilato dell’intera abitazione, spegne lo stereo, estrae dalla tasca il cellulare e lascia scivolare i gomiti sulla ringhiera sollevando dalla fronte arrossata un ciuffo scomposto per il vento; la pelle delicata è un problema che si porta dietro dai tempi della culla, è arrivata ad ammettere con selezionate conoscenze, poco da farci.» Il resto qui.

Consigli sull’Indiscreto.

30 luglio 2019

Heinrich.«Per motivi personalissimi il concetto di lettura estiva trovo si sposi splendidamente con il primo piano di Martin Amis – la fronte alta, il ciuffo sottile pettinato all’indietro, l’aria disgustata – che troneggia nella copertina di L’attrito del tempo, raccolta di reportage e riflessioni partorite dallo scrittore britannico tra l’ottantasei e il duemilasedici. Il sottotitolo dice parecchio sull’omogeneità dell’opera [Bellow, Nabokov, Hitchens, Travolta, Trump] nonché sulle ragioni per le quali stia trovandolo eccellente: quattro dei cinque tizi sopracitati li adoro, uno mi crea fastidiosi problemini. La scrittura è come potrebbe immaginarsela chiunque sia inciampato in Amis nel corso delle ultime decadi – flussi continui di intuizioni, appunti e divagazioni labirintiche che sottendono una cultura piuttosto spaventosa – e quantomai azzeccati i rimandi al presente: se esiste un metro da utilizzare al fine di misurare con la maggiore precisione possibile il pianeta che abitiamo, sembrerebbe suggerirci il buon Martin, quello è il ridicolo e dovere di ogni buon autore resta sputtanarlo nel modo più acuto che ci salta in testa. Lui ci riesce decisamente bene.» Il resto, qui.

Consigli sull’Indiscreto.

21 dicembre 2018

«Dopo una vita trascorsa a mentire riguardo conoscenze radicate e dettagliatissime del Philip Roth delle origini leggo per la prima volta, quarantenne, il suo primo romanzo lungo, Lasciar andare Letting Go, edito come l’intero catalogo da Einaudi – che risale al 1962 ed è di poco successivo a Goodbye Columbus, raccolta di racconti del 1959.» Il resto qui.

Sull’Indiscreto.

20 agosto 2018

«Appare ed è immensa, o meglio sensibilmente più grande di quanto sarebbe lecito aspettarsi casomai vi siano condizioni atmosferiche differenti. Il bordo del bicchiere parallelo al piano di calpestio ma si inclina il liquido all’interno. Gemono le sicure degli sportelli sommersi da adesivi inquietanti con soggetti stilizzati – safety instructions – e soffiano le bocche per il ricambio d’aria: siamo tutti avvisati, scattanti e disillusi.» Sull’Indiscreto oggi il brano che già fu tra le pagine del Corriere Fiorentino. Sta qui.

Brautigan e altri sull’Indiscreto.

30 luglio 2018

«Già guardare le foto di Richard Brautigan è un’operazione culturale meritevole: l’espressione alla Bill Kreutzmann dei Grateful Dead – ma solo per il cappello a tesa larga, senza potrebbe essere chiunque dei Grateful Dead – e gli occhi cortesi del professore di liceo che non ti rimanda a settembre per farti godere il mare. L’abbigliamento di chi sia stato inzuppato fino al collo nella San Francisco della Summer Of Love, e l’ironia di fondo che ogni posa restituisce. Figurarsi leggerne le opere.» Il resto qui.

Punk e post-punk sull’Indiscreto.

30 aprile 2018

«Non saprei cosa abbia in comune, per attitudini e vedute, Karl Schlögel con Nick Crossley. A naso poco [stando alle fotografie uno è un professore dall’aria anzianotta mentre l’altro sembra avere dodici anni.] Però il libro di questo eclettico sociologo inglese – Networks of sound, style and subversion: the punk and post-punk worlds of Manchester, London, Liverpool and Sheffield, 1975-80 edito dalla Manchester University Press – si muove in un modo abbastanza simile agli scritti dello studioso tedesco: attraversare un periodo di crisi [stavolta non la Mitteleuropa del dopoguerra ma l’Inghilterra del thatcherismo] sfruttando un importante fenomeno popolare che la intacca dall’interno [il punk prima, il post-punk poi] e farlo riconoscendo allo spazio un ruolo centrale: mappe, cartine, seminterrati e tetti. Spostamenti. Camminate fondamentali se vogliamo approfondire ciò che per molti è stata l’ultima vera rivoluzione culturale cui abbiamo assistito.» Il resto sta qui.