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Arriva Writer Van: buon segno.

27 gennaio 2015

Riot Van.

Insieme a Riot Van, Vanni Santoni, eFFe e Federico Di Vita, un mese [marzo] di workshop e incontri su scrittura ed editoria.
La faccenda nei dettagli sta qui. Piccola anteprima:

Editoria Classica a cura di Federico DiVita:
I mestieri legati alla produzione libraria: Scrittore; Editore; Tipografo.
La filiera distributiva: Promozione; Distribuzione; Libreria.

Editoria Digitale a cura di eFFe:
Le premesse del digitale: come cambia la produzione e la distribuzione dei beni culturali.
L’editoria digitale italiana: cos’è, cosa potrebbe essere, come dovrebbe essere. Buone pratiche e casi studio.
Le possibilità del digitale: dal self-publishing alle book-app, esempi da un futuro non troppo lontano.

Laboratorio di scrittura a cura di Vanni Santoni e Gabriele Merlini:

Perché scrivere, come scrivere, come scrivere seriamente, come approcciarsi a un testo ottenendo risultati.
Cosa leggere e come leggere quando si scrive.
Come si imposta, sviluppa e porta a conclusione un romanzo, a partire dalla struttura.
Differenti modi di approccio per generi diversi di narrativa.
Cooperazione con i ragazzi nell’elaborazione di un racconto con rilettura e analisi delle bozze.

Ci torneremo.

Oldies but goodies: bibliotici reloaded.

1 luglio 2014
Zombies.
A distanza di quasi un anno, incipit del raccontino
«Tutela e valutazione delle biblioteche
universitarie: una storia di zombie» che sta qui.

1. Ouverture.

Di fatto suona prevedibile e per alcuni aspetti giustificabile: la totale, costante nonché [sembrerebbe] divertita trasfigurazione del reale in qualcosa di simile al circo operata dall’ateneo cittadino, che origina nei cervelli dei vertici giungendo diretta alle pance degli studenti. Lamentarsi ricorda la presa di posizione moralista di un padre ubriacone verso il figlio fanatico dell’aranciata. Ma è stato ugualmente gustoso esporre in rettorato, alla sede del dipartimento e dentro la facoltà, la nostra versione dell’accaduto. Sessantenni abituati a decadi di forzature affascinati da noi immobili davanti allo scranno. Al netto delle evidenze qualcuno ha pure azzardato approfondimenti di dettagli succosi, come potesse accettare la spallata definitiva quel sistema di pensiero che li ha resi benestanti e tronfi. Non siamo lontani dallo sfiorarsi dietro una porta socchiusa intravedendo la zia nuda, pensai. Però questo è senza dubbio un altro discorso.

2. Gli eventi.

Sul serio siamo una tribù composta da tizi con luminose educazioni alle spalle e, appuntate sui petti, medaglie di frequentazioni ricercate. Viaggi funzionali all’accrescimento delle turbolente sensibilità dateci in dotazione da una natura beffarda e generosa [«con la stasi non si è che pezzetti di verdura muffita»] uniti a pantaloni a sigaretta di svariate tonalità di grigio. Eppure pensare a noi come un gruppetto omogeneo e indistinguibile dall’interno sarebbe un errore e nessuno esiterebbe un istante a ribaltare il banco, sentendo queste parole. «Ciò che vi distruggerà sarà un’assemblea davanti alla stanza in comune con altri quindici ex studenti di lettere. Tutti fan dei Pixies.» Voi sprovveduti precari della cultura buoni soltanto a sparacchiare sentenze. Noi che ci conoscemmo, sostenemmo, consolammo, stimolammo, aiutammo, proteggemmo e [in alcuni casi] riproducemmo dentro la biblioteca del dipartimento di paletnologia dell’università di Firenze. Un luogo buio e minuscolo reso sontuoso dall’ardire negli anni in cui trovammo il cuore di sostituire la certezza di un futuro lavorativo barcollante con il sogno di scovare prima o poi il personale mammut ricoperto di paillettes in stile Lady Gaga. Prima della sera fatale in cui tutto prese fuoco con noi dentro. A seguire la cronaca di quelle ore unita all’inevitabile epilogo.

Bibliotici.