Studi: reprise. Settembre 2012 – settembre 2013.

8 settembre 2014
Maria.
«Selbstbewusstsein o concezione
del sé in Maria Sharapova.»

Prova di parte prima.

Capita quotidianamente che incroci il suo sguardo felice. Una felicità fanciullesca ma consapevole. Detonante ma composta. Senza dubbio meriti del 2.0 e del social network. Tuttavia non bisogna sottovalutare la costanza che dimostro e una ferrea disciplina mentre Maria Sharapova sta lì. Tutti i giorni. In foto che ride. In foto che mostra oggetti. In foto che corre sopra una dona. Su Facebook inevitabilmente «mi piace» la pagina a lei dedicata così come quella dedicata a Mark Twain e Saul Bellow e J.D. Salinger. Gente con una tendenza al riso meno invasiva e soprattutto non intestatari di una marca di caramelle denominata utilizzando la storpiatura del proprio cognome [Sugarpova™]. Immagini di Maria in spiaggia, in aereo o sul campo di allenamento. In qualche boutique o al fianco di primi ministri del sud-est asiatico estremamente soddisfatti del rovescio. Sempre che ride e settantamila like a corollario. Ovvio non sia invidia quella che anima il semplice sistema di emozioni datomi in dotazione da una natura beffarda e ingenerosa: al contrario è pura ammirazione di bambino. Stupore. Maria a ridere e restituire la suggestione che non vi sia alcuna scollatura tra l’imposizione mediatica cui è sottoposta [«prendi in mano questo oggetto poi ridi in direzione della camera. Dopodiché quel sacco di denaro sarà tuo»] e la risata che esplode sul suo bellissimo volto siberiano. Un prodotto genuino. Una tela autentica. Uno specchio che migliora. Al netto delle malignità: una tizia non contraffatta. Poiché Maria ride convinta del fatto sia fonte di giustificabile gioia la caramella Sugarpova™, una racchetta da venticinquemila dollari, un modello di Porshe chiamato Maria o scarpe plasmate sulla forma perfetta del suo piede. E in qualche modo è consolatorio perché si ha sempre il sospetto ci siano forzature e recite nel 2.0 capaci di mascherare e celare il reale. Ingannare e storpiare. Viceversa Maria che ride fa capire quanto possa essere un piano unico l’indole più personale di un essere umano e la faccia pubblica della medaglia. Maria adora sul serio la Porsche di cui è testimonial e reputo sensato pronosticare che ci rimarrebbe male se un giorno a Stoccarda cambiassero strategia di marketing preferendole [esempio] la Venus Williams o Federer. Sebbene la lezione che arriva dalla pagina Facebook di Maria sia un’altra ovvero non c’è niente di osceno nell’essere come Maria e sbagliato sarebbe appiccicarle un giudizio di merito [altro esempio: una che ride di gioia al centro di un gazebo mostrando la caramella Sugarpova™ è forzatamente un individuo superficiale e piatto. Per dio: no. Errore.] Poiché è doveroso pensare a un mondo maturo abbastanza per identificare l’ottusa semplificazione e svicolarne. Dato che qualcosa in Maria indica capacità di analisi e introspezione. Serietà e senso del reale. Forse le unghie delle mani con segni evidenti di masticazione o forse il compulsivo giocare con i capelli durante talune occasioni pubbliche. Il tenero imbarazzo quando è costretta a stare al gioco delle imitazioni dell’istrionico collega Đoković, oppure è solo una mia idea dettata dalla ammirazione. La sensazione di un credente. Ma resta il dato ineluttabile: Maria che ride ha occhi luminosi e acuti. Entusiasti e al tempo stesso nervosi per la situazione delicata che l’intero sistema-pianeta sta vivendo, e da qui le fotografie di lei che ride mentre tiene in braccio un cucciolo di panda gigante [Ailuropoda melanoleuca. Animale non propenso alla riproduzione dunque in pericolo di estinzione] o un koala spelacchiato al limitare del deserto australiano.

Koala.

Maria che ride mentre strofina il naso di un delfino a bordo di una piscina di Miami o indica sulla mappa dell’Amazzonia le aree con maggiore rischio di disboscamento e consequenziale pericolo per le tribù indigene verso le quali nutre un profondo senso di simpatia. Sempre ridendo e stimolando. Alleggerendoci e spronandoci. Constatato quanto sia Maria una figura dicotomica. Ci può infatti apparire imbambolata vittima di commerci screditanti nell’atto di sgranare la caramella Sugarpova™ ma in realtà sta vivendo la faccenda cui è impelagata [il set alle Barbados o il bikini fluorescente che la fascia] come un profondo atto di fede cui sacrificarsi. C’è una causa superiore. Sembra dolce e premurosa Maria nei bianco-e-nero della pagina Facebook eppure traspare da minuscoli particolari il rigore di una sana educazione post-sovietica nella metà degli anni novanta, e poco importa se già stava negli USA. Gli anni delle privatizzazioni selvagge e del caos politico. Di Eltsin e dei nascenti oligarchi [vedi: La nuova Guerra Fredda di Lucas.] In Maria ciò che ha le vesti di una carezza può rivelarsi un ceffone sebbene sia un tramite per farti crescere. Maturare. Battere a rete. C’è qualcosa di profondamente cristiano in Maria che ride al volante della Porsche parcheggiata tra le dune dell’Arabia Saudita perché nel suo voltarsi verso il fotografo è evidente la volontà di condividere e fare comunione. Invitarti nell’abitacolo e sgommare assieme a lei verso un futuro di tolleranza. Maria che ride sulla Porsche in Arabia non ride di te che non stai sulla Porsche in Arabia ma ride con te che un giorno avrai la Porsche grazie a lei. Ride per svelarti la felicità e l’appagamento cui potresti giungere se -come Maria- metti impegno nelle tue passioni e spirito di sacrificio. L’ostia con il corpo di Maria è una caramella chiamata Sugarpova™ e la cattedrale in cui officiare la cerimonia un campo in terra rossa.

Porsche.

L’iconografia standard delle immagini nelle quali Maria viene ritratta che ride si basa principalmente su tre ambientazioni a presentarsi cicliche nelle riproduzioni.
a. Il momento defaticante a seguito dell’allenamento mattutino di Maria [spesso sul bagnasciuga. Lungo una stradina di montagna o dentro una palestra asettica simile al laboratorio di Balle Spaziali dove Mel Brooks è ricomposto con il culo davanti.]
b. Il momento della vittoria al termine di una stremante partita nella quale Maria non è riuscita a imporre alla avversaria il pronosticato sei-a-zero-sei-a-zero-sei-a-zero e alza le braccia al cielo prima di scolarsi una bibita della quale è testimonial.
c. Sopra o davanti qualcosa di cui Maria è testimonial. Stando ai dati recenti: una marca di orologi. Una marca di scarpe. Una marca di automobili. Una marca di braccialetti. Una marca di acqua minerale. Le caramelle Sugarpova™.

Continua.

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