A room with an interview: Válečky.

11 febbraio 2014

Addie.
«Ci sono individui -e sono quelli che preferisco- nati con l’esigenza di scovare un collegamento tra la propria storia personale e quella del mondo. Mondo che è per definizione troppo vasto per non venire irrimediabilmente ricondotto entro i confini di uno spazio -o territorio- che poi è lo spazio del cuore. Poiché i muri sono franati dall’interno e coglione può sembrare chi si senta alieno in patria tanto quanto dentro un autobus notturno lanciato attraverso le arterie di un vuoto esistenziale. La verità è che siamo tutti figli di quei Demoni di Dostoevskij, che lo vogliamo o no. Anche quando convinti di avere un destino che ci leghi necessariamente gli uni agli altri per mezzo di un filo cristiano di salvezza nella disperazione, siamo isole disperse in una terra di nessuno. In grado di chiamare le cose con il proprio nome solo dopo che le abbiamo archiviate, per il senso che potevano avere.» Due chiacchiere con Sara Mazzini sul Válečky, Torino una Sega, lo stato dell’editoria e un orso. Qui.

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