Pillole contro l’istinto omicida: 2007.

4 febbraio 2014
Welcome.
Štefánikova, Staré Mesto.

Bratislava, Slovacchia.
27.09.2007  h. 13.17.

«Caro Autore Mascherato. Qui è la tua amica Fraňa Anuprabha Occhi di Luccio che scrive. Allora: cosa diavolo succede a Firenze? Dio se sento la mancanza tua e di I.
Sono rientrata oggi a Bratislava da Monaco. Rimanendo ai fatti ho soggiornato un po’ da Mummy. Per niente abbronzata ma in compenso totalmente esaurita, l’autostrada tedesca si è premurata di accogliermi con una pioggerella cominciata tipo dieci km. prima del casello perciò indissolubilmente collegata con questa ridente città ai piedi delle Alpi che ha deciso di ospitarmi ancora tra birrerie e sciarpe di calciatori ricchissimi [a proposito: ricordi il fenomeno del vento fön, o come diavolo si scrive? Te l’ho spiegato un giorno al mare da tua sorella. Aria fredda e calda si incontrano sempre dove sono io. Effetto concomitante: mal di testa da gente sensibile.]
Comunque rispetto al passato adesso mi abituo con maggiore velocità alla Germania e il suo clima ridicolo. Anche se quando torno a casa la sera sono sempre stressata ma questo accade per i miei genitori e non per il vento fön. Cioè loro mi vogliono bene e non li cambierei con niente al mondo. Eppure si tratta senza dubbio di due casi difficili. A-conformisti radicali. No? Gente tipo Jerry Garcia e Carolyn Mountain Girl Adams. Di quelli che vanno pazzi per la pioggia nei giorni di parata e mangiano leggero a causa dei gas-serra [sai. Forse questo capita a tutti coloro che scelgono di invecchiare in Baviera e non alle Seychelles. Non saprei.]
Per dire. Se confrontiamo tua madre con la mia, la tua arriva al quaranta percento di mädness mentre la mia senza dubbio supera il settanta, aiutata o no dall’aria fresca delle valli che qui si dice Tallen [ad esempio secondo Mummy bisogna sfogarsi subito di ogni energia negativa per non creare Aggressionsstau in potenza letali. Sfortunatamente questo esercizio lo puoi fare soltanto urlando di notte, cantando dentro una grotta o sbattendo il piede forte al suolo in certe bettole scelte con cura dal medico curante.]
Di recente l’hobby preferito di Mummy è analizzarmi per darmi pillole omeopatiche -le mie pillole contro l’istinto omicida™- e la cosa non risulta essere troppo piacevole anche se devo ammettere come abbiamo persino trascorso bei momenti assieme, tipo quando nel bosco passeggiavamo con il rischio di essere sbranate oppure le serate in cucina a studiare lettere vecchie di sessant’anni lasciate a muffire in un cassetto: roba scritta da zio Karl alla tenera età di nove anni, prima che una bomba piovesse sopra la sua cameretta rendendola polvere.

1. Ah. Comincerò nel breve una tesina di specializzazione su Schiller e il celebre libro [attenzione: nuove parole in tedesco per te] Zur ästhetischen Erziehung des Menschen. Insopportabile volume nel quale l’autore propone di migliorare la morale umana educando il senso estetico della popolazione. C’entrano gli chic radicali come noi in questo discorso? Puoi lavorarci sopra qualche anno. Se vuoi.

2. Post scriptum. Per quanto mi riguarda tornerò a Firenze tra un mese circa. Adesso -se vuoi- bacia per me I. e mit vielen lieben Grüßen. Deine Fraňa und [da qualche parte in giardino] Pepícek che è venuto a trovarmi per schiaffarmi nel cuoricino un minimo di quella sana atmosfera da cimitero tipica di casa nostra. Un’aria che tu adori e vuoi mettere con il vento fön. Besos. Fraňa.»

Carnasciali.
Pepícek.

«Vorrei con questa mia opera [ma forse è già ovvio data la cover nero-pece] distruggere Fraňa nell’intimo o quantomeno sputtanare tutte le sue scelte affettive successive a me. Dite ciò che volete eppure continuo a pensare quanto rinunciare al sottoscritto sia sempre un azzardo, comunque la si voglia vedere. Sebbene il motivo che mi spingerà al ricovero in una di queste costosissime cliniche private con vista sul Baltico è che io non potrò mai nuocerle sul serio, poiché mi sono accorto di potere disporre unicamente di un veleno [la scrittura] dal quale la strega è del tutto immune [in effetti Fraňa potrebbe tranquillamente passare tutta la vita a sfogliare Vogue piuttosto che leggere qualcosa di mio: è un po’ come quando percepivo l’inutilità di spiegarle cosa tra noi non andava -ad esempio la mancanza di ascolto reciproco- e non giungevamo mai a niente perché lei non stava mai a sentirmi al tavolino di quel bar, preferendo perdersi dietro le giacche degli altri clienti o qualche cagnolino particolarmente grazioso.]
Però il passato è passato e non pensiamoci più stasera, concentrandoci viceversa su cosa ho ricevuto stamani da lei dopo una settimana interminabile ripiena di scontri telefonici o gin-tonic troppo caldi. Si tratta di una non tanto breve lettera con sparsi nel testo alcuni spunti poetici tipici della produzione fraňiana. Parole libere ma assieme confuse che alternano sentimenti pacificatori a scatti d’ira nobilissimi, creando nel complesso una zuppa inconcludente che ho reputato sposarsi alla perfezione con ciò che ho scritto riguardo la sua carcassa fino a questo punto. Al centro del plot la cronistoria di un inaspettato ritorno e mi sia permessa un minimo di franchezza ora, giunti come siamo al termine del valzer.»

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