And here’s to you, Mrs. Radičová.

2 agosto 2013

Iveta.
«
La mia facoltà universitaria [e il solo parlarne continua a mettermi nella commovente condizione dell’ex detenuto al quale scendono lacrime amare ripensando ai vecchi compagni del Braccio D] era una grande costruzione in centro a Firenze. Magari qualcuno di voi l’avrà vista. C’è, o almeno c’era, una lunga aiuola a demarcare il vialetto in terra battuta dalle finestre ad ogiva dei laboratori, più lugubre fila di alberi rinsecchiti a coprire i tetti della sezione adibita a dormitorio. Particolare senza dubbio gradevole è che [vuole la leggenda] il nome dell’edificio derivasse dalla spensierata vita di Santa Caterina di T. la quale proprio in quella zona ebbe il buongusto di farsi decapitare durante non so più quale guerra di religione. […] Salendo in metropolitana rifletto su casualità e stragi e provo a telefonare a mia sorella, che però ancora non risponde. Così tra ritmici bip bip faccio rientro nel salotto di P. e torno a lavorare con una ritrovata forma di costanza sugli articoli riguardanti l’Europa Orientale e le politiche che stanno animandola: ha occhi liquidi e tristi la signora Radičová cui dedico queste note.»

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