I pezzi su «Domani» in Arcoiris: 2010-2011.

4 gennaio 2012


8. «Il mercato va a gonfie vele e il patriottismo polacco…»

…«ripiega il lutto per gli affari.»
Ok. Anche stavolta il titolo non è mio.
22-04-2010. Berlino. Ultimo copia/incolla
domenicale. A fare i seriosi c’è da spisciarsi.

Il concetto di spazio in Germania è sempre stato maneggiato con serietà e per rendersi conto di ciò basterebbe ripassare le tante associazioni nelle quali è stato tirato in ballo durante il corso degli anni: lo «spazio vitale» oppure il «grande spazio economico» del nazionalsocialismo, lo «spazio orientale» della Guerra Fredda e via di seguito. E anche se da un ventennio il celebre «spazio del conflitto Est/Ovest» non esiste più, le sue tracce restano ancora leggibili in molti luoghi del territorio tedesco e in special modo nella Berlino dei brandelli di muro, delle torrette in disuso, delle statue e palazzi in stile moscovita con i vecchi tunnel. Da Berlino partiva «l’oriente del mondo», da qui è iniziata la «spinta verso Est» del Reich e da qui è stato amplificato il messaggio dell’ottantanove, ovverosia che il «blocco orientale» avrebbe lasciato definitivamente spazio sulle cartine all’Europa Centrale fresca di rinascita.
Lo spazio che divide Berlino dal confine polacco è breve, piatto, un filo monotono e facilmente percorribile con una vasta gamma di mezzi: treno e auto ma pure, per i più arditi, bicicletta. Questo ha comportato i numerosi contatti -molti senza dubbio sgradevoli- tra le due nazioni nel tempo. Uno spazio limitato carico tuttavia di enormi significati e vicende umane sulle quali si è discusso e scritto moltissimo.
In Polonia la vita politica è stata sconvolta nei giorni scorsi dal disastro aereo nel quale ha perso la vita il presidente Kaczyński assieme a gran parte del gotha amministrativo nazionale; servirà aspettare il risultato delle elezioni presidenziali per osservare in quale modo si muoverà il nuovo presidente [forse proprio Bronisław Komorowski, storico oppositore dei due Kaczyński] e le modalità attraverso le quali i vertici della società stroncati dall’incidente di Smoleńsk verranno ricostruiti. E certo prendere come paradigma dello stato delle cose in Polonia il Polnisches Institut di Berlino può sembrare una riduttiva esasperazione ma forse -proprio per quanto appena scritto, cioé il forte legame tra le due nazioni e i tanti polacchi che a Berlino vivono e lavorano- sia mai anche funzionale punto di partenza per uno spunto.
Il centro di cultura polacco a Berlino si trova in Burgstraße, lungo la riva del fiume Sprea e davanti l’imponente Pergamon in perenne ricostruzione. Posizione assai nobile, già dal pomeriggio del giorno dell’incidente fiori e candele sono apparsi lungo il marciapiede antistante per commemorare la morte di Kaczyński, della first lady e di tutti i passeggeri del Tupolev. Non solo polacchi ma anche molti tedeschi hanno manifestato il proprio cordoglio firmando il libro al centro della sala o accendendo una candela all’ingresso.
Nelle ore immediatamente successive la locandina della rassegna cinematografica Filmpolska ha lasciato spazio con ammirevole senso delle gerarchie a un ritratto in b/w della coppia presidenziale bordato in nero, nel quale Lech stiracchia un sorriso di difficile interpretazione mentre è la consorte a fissare la camera con uno sguardo che pare più sincero e benevolo. L’immancabile bandiera a lutto sta qualche centimetro alla destra dal cavalletto, ben visibile attraverso la vetrina, e chiunque passi da lì si ferma in silenzio. Polacchi, tedeschi e persino qualche italiano dal passo svelto.
Oggi è trascorsa poco più di una settimana dal giorno del disastro e già le candele sono sparite, assieme al ritratto dei Kaczyński, al cavalletto e al librone delle firme, che qualcuno ha diligentemente riposto sullo scaffale a futura memoria: in Burgstraße ogni cosa è tornata ad essere come il giorno precedente. Al netto di qualsiasi cattiveria o accusa il messaggio dietro a ciò è probabilmente molto definito: sia a Varsavia che nei satelliti fuori dai confini è necessario tornare alla normalità il prima possibile. Lo stato delle cose lo richiede. Impensabile infatti fermare proprio adesso una nazione -una delle poche nel blocco degli stati post-comunisti, ma non solo- che versa in buone condizioni di salute; una economia in crescita, un solido sistema bancario, una stabilità capace di attirare investitori stranieri e un governo con numeri tali da tenersi al riparo da crisi o scricchiolii vari. Macina il mercato interno e gira il turismo. Sarebbe una follia rallentare la Polonia proprio adesso e ciò deve essere assolutamente visibile. Da una vetrina berlinese alle stanze della politica di Varsavia, elaborato il lutto nel tempo strettamente fisiologico occorre andare avanti.
Come è ovvio che sia chi opera nella cultura, specie ad un livello istituzionale, se chiamato a rappresentare il proprio stato all’estero raramente si esprime sulla scena politica nazionale preferendo trincerarsi dietro una neutralità che possa garantire efficacia e trasparenza, qualsiasi sia il colore del governo. Tuttavia è cosa nota quanto Kaczyński fosse una figura fortemente discussa in patria e fuori dai confini; nella Berlino delle diversità accettate o accettabili il suo comportamento aveva generato accesi contrasti e dibattiti. Eppure il senso di lutto negli spazi polacchi della città -istituti e gallerie o semplici negozi di musica tradizionale- è parso sincero e condiviso.
Nube islandese o altro tipo di scelta, i funerali di Lech Kaczyński a Cracovia sono stati disertati da quasi tutti i grandi. Coincidenza o altro, a Cracovia davanti alla bara si sono esibiti nella sera i Berliner Philarmoniker. Lo spazio che divide la Germania dalla Polonia è da sempre molto breve. Piatto e vedi lontano e così via.

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