«Europa Orientale» in Domani Arcoiris.*

26 dicembre 2011

Machiavelli.
7. Caccia ai rom. Massacri in Slovacchia dove girano troppe armi [più o meno] da caccia.

*Reprise. Tre anni: 16-09-2010. Bratislava.
Questo era rimasto fuori dai post precedenti.
Il titolo [escluso le quadre] non è mio.

Il «fronte freddo autunnale», per riciclare l’incipit di Franzen, inizia a farsi vivo con folate pungenti. Eppure è complicato trovare una sedia libera nei bar lungo la strada e le cameriere hanno un bel daffare per non scontentare nessuno tra i clienti [scopro infatti che, per quanto uno possa essere riservato, non è mai carino farlo aspettare più del dovuto]. Calandosi nei panni e nel linguaggio della guida turistica tocca specificare come in Obchodná -pieno centro di Bratislava- si trovino svariate attrazioni™: birrerie e negozi, alcuni anche grossotti, nonché tavole calde e ristoranti a sfornare la tipica eterogenia dei luoghi più bolliti di un qualsiasi centro urbano [piatti locali del genere bryndzové halušky si mischiano con scioltezza alla pizza quatro stagionni e al kebap, piadina o panino]. Ostelli in perenne lotta l’uno con l’altro nei prezzi e sale giochi dalle insegne al neon più o meno ronzanti e ambigue. Hodžovo námestie e il Palazzo Presidenziale stanno a pochi metri da vetrine scintillanti, idem Hlavné námestie con la fontanella tonda che piace da matti alle comitive principalmente di tedeschi. Cinema e teatri e un numero imprecisato di pesanti tram a sferragliare nel centro della carreggiata [il forestiero pessimista e timoroso vedrà sempre come un mezzo miracolo il fatto che nessuno tra coloro che arrancano sui bordi con pesanti buste da shopping ci finisca sotto].
Traducendo: siamo nel cuore pulsante di una città, una tra le arterie più bazzicate di Bratislava, Slovacchia. Tuttavia stupisce il senso di calma facilmente avvertibile nell’aria, sensazione che -agevolata forse dal tramonto rossastro e la bella luce dietro il Castello- conferisce alla scena un’idea piacevole di sospensione e fissità. Un sentore difficile da spiegare [specie se chiamato a scriverne: meglio mimarlo] ciò nonostante ripreso e gentilmente avallato da due bratislavesi fatti e rifiniti che siedono al mio tavolo. Nonostante tutto, spiegano -ovvero nonostante la crescita della città e il proprio dinamismo- Bratislava era e rimane un luogo calmo. Composto. Misurato. Sostanzialmente pacifico. Dimensioni ridotte o sortilegi di vario tipo, non è dato saperlo. Resta il fatto che la trascurata magnificenza di alcuni palazzi e le esplosioni di modernità di altri si fanno fondali ideali per questo deciso e mai entrante viavai di anime. Non è tanto la modernità quanto la graziosa riproduzione teatrale della modernità.
Qualcuno ha parlato di perdita dell’innocenza. Nei fatti un bagno di sangue può causarla. Difficile, se non impossibile, tirarci fuori altro. Ognuno ne tragga le proprie conclusioni e metabolizzi la faccenda come meglio crede. Però resta il dato: ciò che è avvenuto a fine agosto è stata la prima strage omicida nella storia della Slovacchia. La prima ad opera di uno psicopatico prodotto dall’interno. Sui giornali si è anche azzardato: la prima volta che una mattanza di questo tipo ce la ritroviamo in salotto e non nella televisione a metà circa di un film americano [qui cito la Pravda]. Ora, in qualche doloroso modo, siamo una nazione adulta.
Devínska Nová Ves -luogo nel quale tutto è accaduto- è un quartiere periferico piuttosto verde e ben tenuto. Sulle dinamiche della strage si è scritto parecchio e trattasi di numeri oramai cupamente noti: otto morti e diversi feriti, alcuni messi malissimo. Servirà però forse spendere qualche parolina anche sulle modalità attraverso le quali la società ha risposto alla follia e le mosse che il governo preparerebbe per scongiurare altre azioni del genere. Come spesso accade infatti le telecamere dei media sono state rapide a spegnersi una volta inquadrato l’asfalto e le macchioline di sangue. Partiamo dall’esecutivo e nello specifico dal Ministro dell’Interno, nelle cui mani è finito l’incarto. Proposta di revisione di una legge [la 190/2003] riguardante il possesso di armi, con conseguenti restrizioni. Riduzione di validità del permesso da dieci a cinque anni e severi [nonché ravvicinati] esami psicologici, da qualche tempo rimossi [dicono] a causa della potente lobby dei cacciatori. Tutto entro breve. Magari entro la fine di settembre.
Secondo le informazioni fornite al quotidiano Slovak Spectator da Viktor Plézel, un portavoce del Corpo di Polizia, in Slovacchia ci sarebbero attualmente circa 157.500 titolari di licenze per armi da fuoco; cifra che rappresenta più o meno il tre per cento della popolazione [ma, ribatte Ľudovít Miklánek il presidente di una associazione di settore, il suddetto numero non tiene conto dei possessori di pistole ad aria compressa, armi sportive o simili amenità: i primi che finiranno schedati al prossimo giro di boa e che dunque stanno ergendosi polemici contro il Ministro e le sue sciabolate.] Rimanendo ai parametri esposti -qualcuno fa notare più o meno provocatoriamente- finirebbero illegali anche i cannoni in vendita da certi antiquari del centro storico.
Non trascurabili inoltre i controlli sulle vendite di armi giocattolo, spesso modificabili con relativa facilità in aggeggi capaci di pescare con precisione un potenziale bersaglio e omaggiarlo di servizietti sgradevoli.
Poi viene la popolazione, viene la società civile. Il contenitore delicatissimo di vittime e carnefici. Nota essenziale: sempre, dopo una mattanza come quella di Devínska Nová Ves, leggiamo che spunterebbero tra le persone versioni più o meno oneste di esami di coscienza collettivi con domande tipo: «…ma questo bagno di sangue dice qualcosa anche di me? Del sistema nel quale vivo?». Naturalmente è complicatissimo stabilire gli esiti di introspezioni simili, specie nel breve. Alcuni analisti nel mese appena trascorso hanno scritto che volontà di questo tenore non siano state così evidenti all’interno della cittadinanza; tuttavia -nonostante l’etnia delle vittime, quei rom che tante discussioni e polemiche hanno generato qui- è stato registrabile un profondo e [parrebbe] reale turbamento accompagnato da pochi scivoloni ambigui [le reazioni più temute, tipo «le vittime sicuramente spacciavano droga oppure erano troppo rumorosi», cavalcando così i più triti stereotipi sulla minoranza rom in Slovacchia]. Né bene né male. Cioè anche la reazione al massacro è stata composta, silente. Contenuta. Forse troppo? Certo in questa sottile ambiguità magari c’entra qualcosa la compostezza di cui sopra. Chiadere altro sarebbe fuorviante. In molti se lo domandano. Al nuovo esecutivo guidato dalla signora Radičová il compito di monitorare la situazione. Di perdite della innocenza, di ingressi nel mondo adulto è bene che ce ne sia solo uno, dicono gli amanti del parallelismo. Numeri maggiori forse l’organismo non potrebbe reggerli. Tutti concordi nell’affermare che quando capita poi sono sempre guai seri.

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