An extremely loud lehkost bytí.

21 giugno 2011

Saul Bellow con la Russia ce l’ha fatta. E forse anche Philip Roth con la Cecoslovacchia ai tempi di Zuckerman. Di certo ce l’ha fatta Banville con i ritratti di Praga. Safran Foer tendenzialmente no però va detto che si tratta di un brano estratto da qualcosa di più lungo [dice il testo che leggerà a Capri in occasione di una roba tra scrittori a confronto] dunque valga un po’, per me in primis, l’attenuante dell’estrapolato da. Magari l’elemento più bruttino è il titolo ma anche qui non capisco quanto sia riconducibile a Repubblica* o alla penna di Foer: «ogni cosa leggera è pesante» miscelando Kundera con l’«ogni cosa è illuminata» dell’autore del brano. Suonava meglio «molto forte incredibilmente lento» o «ogni cosa è riso e oblio»? Sono pareri. Sia come sia eccoci a Praga con la storia di un tizio truffato da un tassista che chiede quattrocento euro per scarrozzarlo in albergo, in potenza costretto a cacare senza carta igienica, compatito dall’ambasciata e ignorato dalla polizia nonché umiliato da un cameriere che gli mette in conto anche la maionese [Foer è un vegetariano convinto** dunque, temo, un grande rompicoglioni. Tuttavia avendo il racconto come protagonista un «uomo senza qualità», cioè non il Foer che di qualità ne avrà pure tante, si tratta di particolare secondario.] Ma, come dicono gli editori quando fanno le pulci a un testo, perché proprio Praga se ciò che accade può accadere a un americano in trasferta più o meno ovunque nel mondo, al netto di qualche cliché squisitamente locale? Spesso questo basta per infilare un manoscritto ai vertici della pila degli irricevibili o innescare qualche pallosissima discussione di merito. Traducendo: una città, specie così particolare e profonda, se trattata da semplice fondale di cartapesta tanto vale [forse] lasciarla stare. No? L’uso strumentale di un posto non è un reato ma, se il posto non è il posto ma una riproduzione bidimensionale del posto, può bastare per restituire il sentore di qualcosa che manca. E se qualcuno non è Foer arriva anche quello d’occasione persa?

* Il pezzo sta a pag. 34 del numero di domenica 19 giugno 2011.
** Il suo «Se niente importa»[Eating Animals] è del 2010.
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