Nöstalgia [due] reloaded.

11 maggio 2011

 

Originale [con titolo «una serata con Don Backy:
Slipperypond indaga sul Clan Celentano

a distanza di quarant’anni.»] su Slipperypond.
Era giugno duemilasette.

1. Com’è davvero Don Backy.
Minima idea. Raramente stasera sono arrivato a meno di un metro da lui. Tuttavia credo sia piuttosto giovanile per l’età che ha [classe 1939] e molti elementi inducono a ritenere come in passato sia stato un gran bel ragazzo. Quando mi siedo per assistere alla conferenza-stampa dedicata all’uscita del libro scritto da D.B. e recentemente pubblicato provo a misurarmi in scala-Don-Backy: siamo uno a uno anche se lui è un filo più curvo nelle spalle e questo gli regala potenzialmente due-tre centimetri sulla punta dei miei capelli [sebbene io porti bassissime All Starr ai piedi e lui gli stivali che Celentano sfoggiava nel 1957, quindi forse pari alla fine dei giochi ma riconosco trattarsi di aspetto non fondamentale per la trattazione dunque andiamo avanti.]

2. Cosa ha fatto nella vita Don Backy.
Moltissime cose. Innanzitutto ha cantato con Celentano, Ricky Gianco e i tizi del Clan, dai quali si è separato bruscamente nel 1971. Un sodalizio iniziato dopo essere stato la voce dei Kiss [quelli di Torino] con il nome di Agaton. In breve arriva a comporre per Milva, Ornella Vanoni e Marisa Sannia. Inoltre Don Backy è stato anche attore in pellicole come Il monaco di Monza con Totò, Super-rapina a Milano [sceneggiatura scritta assieme a Celentano] nonché fumettista essendo suo il Clanyricon del 1984, vale a dire la storia del Clan disegnata sotto forma di ossessione.
Don Backy ha partecipato nel 2004 al reality La Talpa anche se per poco, in quanto eliminato alla prima puntata da tale Karim Capuano. Don Backy compare in una scena del film di Silvio Soldini Pane e tulipani nel ruolo di sé stesso.

3. Come si chiama davvero Don Backy.
Aldo Caponi.

4. Don Backy e il mondo.
Il libro di Don Backy intitolato Questa è la storia viene pubblicato da Coniglio Editore. Il signor Coniglio è venuto con alcuni alcuni giornalisti musicali e organizzatori a prendere una birra dopo la conferenza ed è stato torturato per tutta la durata della bevuta da un giornalista musicale disposto a giocarsi ogni carta per fargli capire quanto sarebbe «seriamente vincente» [testuale] l’idea di pubblicare una retrospettiva sul progressive svedese degli anni settanta in Italia.
Don Backy -durante la presentazione del testo- ha mostrato la voglia di parlare/comunicare tipica di colui che è stato estratto da un pozzo dopo quindici anni.
Don Backy riesce benissimo a nascondere la propria cadenza tosco-pisana [è di Santa Croce sull’Arno] e volentieri racconta del destino al quale sarebbe andato incontro se non avesse fatto l’artista, ossia un lavoro in conceria.

5. Parole che Don Backy mi ha rivolto direttamente.
«Tenga» [rendendomi la Bic con la quale autografa il suo libro a coetanei e non.]
«Grazie» [transitando davanti la mia sedia dopo che io ho spostato il tavolino con il microfono per farlo passare agevolmente.]
«Ciao Ivo» [senza dare minima importanza al fatto che io non mi chiami Ivo.]

6. A quale categoria di persone appartiene Don Backy.
Temo a quella degli eterni secondi, pur parlando di un tizio che ha venduto moltissimo e ha fatto ottime figure in migliaia di San Remo. Però confrontarsi con Celentano una vita intera sfinirebbe chiunque, dunque la successiva domanda si fa fisiologica: la patologia di Don Backy è tipica di quelli che rosicano? Non saprei, anche se il fatto di avere chiamato la sua casa di produzione Amico -con palese riferimento al Molleggiato- è un pessimo segno.
Ad ogni modo le persone gli vogliono un sincero bene e l’Immensità la sanno a memoria un gran numero di individui presenti alla presentazione.
Concludo supponendo quanto forse Don Backy appartenga anche alla categoria delle persone gentili e pacate, sebbene non capisca il motivo per il quale sia arrivato alla conferenza-stampa attorno alle nove con gli occhiali da sole calati sul naso.

7. Qual’è la canzone più famosa di Don Backy.
Sollecitazione che ha in effetti acceso numerosi dibattiti all’interno della crew. Molti tra i presenti sostenevano che la palma dovesse andare all’Immensità [peraltro bruttarella forte] o Cara o Serenata o Ho Rimasto. Io che conosco bene solo una canzone di D.B.  –La Storia di Frankie Ballan– naturalmente ho votato per La Storia di Frankie Ballan, la cui musica ricorda vagamente The Boy With The Arab Strap degli scozzesi Belle and Sebastian e il testo racconta di una delusione amorosa nella quale ognuno dei presenti si è riconosciuto con cristallina onestà, non essendo tipico dei fans di D.B. un certo snobismo.

8. Quando rivedrò Don Backy.
Minima idea ma l’ipotesi più probabile è mai, sebbene a tenere vive le speranze ci sia il saluto che Don ha rivolto a tutti i presenti [«a presto, ragazzi»] prima di schizzare via con la sua macchinona parcheggiata sotto la stazione.

P.s. Torno a casa fischiettando il Ragazzo della Via Gluck però questo a D.B. non lo confesserei mai.

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