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18 gennaio 2011


Monitorare il declino di un leader politico è faccenda quantomeno spinosa poiché si tratta spesso di rapportarsi con qualcosa inerente la fede e il distacco del quale necessita una analisi oggettiva viene a crearsi rarissime volte [per altro frequentemente ciò accade quando il leader in questione è passato a miglior vita, o del potere che aveva gli sono rimaste soltanto le briciole.] Inoltre l’Italia è un punto di osservazione particolare dettato dal fatto che i leader in declino usano concedersi declini lunghi una ventina d’anni, senza contare come talvolta risorgano pure dopo essere stati spintonati nel loculo. Potrebbe quindi rappresentare una pratica scappatoia mettersi a studiare i declini esteri: sia mai che aumentando la distanza dal target diminuisca il coinvolgimento e cresca l’oggettività [pur scemando la conoscenza specifica di alcuni aspetti del fenomeno. Ma questo importa poco e va ammesso senza troppe remore.] Per esempio Jiří Paroubek e le proprie infinite peripezie nella Praga dell’ultimo decennio. Premier dal 2005 al 2006 nonché segretario del principale partito progressista dal 2006 al 2010 [preceduto da Bohuslav Sobotka e sostituito da Bohuslav Sobotka], in grado di vincere una elezione e stare alla testa del più votato movimento nella successiva ma dimettersi il giorno seguente poiché nessun alleato è stato trovato mentre a destra si fondono che è una meraviglia. Al momento, sfumata l’ipotesi di correre nel futuro a Presidente della Repubblica, Jiří Paroubek si direbbe intenderci provare come governatore della regione di Ústí nad Labem nella quale è stato eletto. Tuttavia anche qui la storia si è fatta complicata visti i rapporti sensibilmente peggiorati con il potente politico locale Petr Benda ed è proprio il crescente numero di nemici che Paroubek sarebbe riuscito a farsi, o quanto abbia maturato una sorprendente abilità nell’offendere o infastidire vecchi amici, il metro usato da molti per definire i contorni del declino. Quanto la faccenda sia connaturata al fastidio per l’insoddisfazione crescente verso lui tout court è dibattito apertissimo e risale alla fine della estate scorsa l’apparizione televisiva nella quale ebbe a sostenere «non mi candiderò a leader nel prossimo congresso ma in quello dopo ancora…chissà» [idioma locale: «v politice nic není definitivní», ossia in politica niente è definitivo] lasciando filtrare l’idea di un periodo di riflessione al quale avrebbe potuto seguire un secondo di rinata partecipazione attiva ai vertici. Anni luce dalle attuali posizioni dato che Jiří Paroubek probabilmente non tornerà alla testa dei socialdemocratici e sono tanti quelli che scommettono non tornerà nemmeno in altre posizioni di prim’ordine. Ciò che non ha mai giovato alla carriera dell’ex Primo Ministro alcune scelte non felicissime come quella di aprire fronti e alleanze tra i socialdemocratici e i comunisti, ancora percepiti da buona fetta dell’elettorato come prosecutori del detestabile passato dittatoriale cecoslovacco, nonché essere simpatico e accattivante come un calcio nei coglioni.

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