
Succede che il duemiladodici sarà per Václav Klaus l’ultimo anno da capo di stato in Repubblica Ceca. Lascito dell’individuo un impegno politico di durata trentennale all’interno del quale è possibile scovare centinaia di spunti per una riflessione [beninteso: sia mai che qualcuno intenda riflettere su Klaus al di fuori dei confini nazionali].
La recente scomparsa di Václav Havel può senza dubbio fornire un funzionale punto di partenza. Profondissime infatti le differenze tra i due presidenti della repubblica -gli unici nella storia del paese- ma senza dubbio entrambe figure imprescindibili per capirne le dinamiche.
Emersi dal periodo che precedette la caduta del regime, e di esso artefici indiscutibili, Havel e Klaus scelsero di aderire a parrocchie differenti una volta ristabilita la democrazia nell’area, e per le rispettive si spesero molto. Se arcinote risultano essere le battaglie di Havel, forse più oscure sono quelle di Klaus. Il costante invito a tenere le antenne ben drizzate contro una Europa della quale fidarsi ma fino un certo punto e cui aderire ma fino un certo punto, l’estenuante battaglia con il Trattato di Lisbona più l’impegno nella divulgazione a tema ambientale/ecologico con costante negazione dell’esistenza del surriscaldamento globale o qualsiasi relazione tra l’aumento della temperatura e le emissioni di CO2 [cito un brano al riguardo ma sarebbe possibile copia-incollarne altre migliaia dai suoi libretti: «il clima del pianeta rimane sostanzialmente immutato ma gli allarmisti sono riusciti a convincere i politici e molte persone comuni che il giorno del Giudizio si sta approssimando e, sulla base di questo falso assunto, hanno cercato di porre un freno alla nostra libertà e di limitare la nostra prosperità». Proverbiale l’ossessione del nostro per gli ecologisti, concepiti alla stregua di demoni persecutori o snervanti piazzisti.] Il tutto in contesti dei più vari: fasi d’ombra come anche momenti nei quali sulla Repubblica Ceca vennero a puntarsi i fari dell’intero continente per il semestre di presidenza*. [Continua su East Journal.]
Posts Tagged ‘Vaclav Havel’
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31 dicembre 2011* Inciso: il 2009. Periodo nel quale l’allora premier Mirek Topolánek vide bene di
Václav vs. Václav.
20 dicembre 2011Tanto di coccodrilli è pieno il web.
18 dicembre 2011Su «East Journal.»
13 ottobre 2011
«Capita con curiosa frequenza di incappare in qualcuno etichettato come trasversale. Ci troviamo nello smisurato campo delle accettazioni vaghissime tuttavia utilizzate come fossero infallibili, imprescindibili e ultra-qualificanti. Václav Havel è stato traversale per moltissimi individui: analisti politici, sociologi, critici teatrali, letterati e qualche dittatore. D’altronde la sua biografia parla chiaro. Parimenti, parla chiaro la lista dei tizi che hanno inviato i propri messaggi di auguri all’ex presidente ceco [nato a Praga il cinque ottobre del trentasei]. Bill Clinton e signora Hillary, di professione segretario di stato, Lou Reed e Angela Merkel [due che menzionati assieme nella stessa frase generano un inaspettato effetto art-rock] più l’imperatore giapponese Akihito e potenti di ogni sorta. Gruppetto al quale dobbiamo aggiungere persino l’attuale presidente della Repubblica Ceca Václav Klaus, ovvero uno che di Havel è stato cordialissimo antagonista per circa trent’anni. In questi giorni un giornalista ceco ha scritto che pure una scimmietta potrebbe svolgere in modo decoroso la professione di ministro da queste parti. Il riferimento va alla recente nomina di Petr Bendl al dicastero della agricoltura. Il governo di centrodestra guidato da Petr Nečas che l’ha proposto e fatto accomodare in poltrona risulta infatti essere piuttosto screditato tra popolazione e media, e simili constatazioni sono conseguenze di un diffuso malessere.» [Continua su East Journal.]
La scena del sassofono.
22 giugno 2011
«Czech President Václav Klaus is celebrating his 70th birthday with a jazz concert at Prague Castle tonight with hundreds of guests attending. Klaus who regularly starts the jazz cycle at Prague Castle is a devotee of the genre*.»
Ok. Devoto del genere. E proprio per questo tornano a mente le umiliazioni che il predecessore Václav Havel gli riservava nei ruggenti anni novanta non invitandolo ai concerti più cool della città, anche con Bill Clinton e signora a giro.
Per chi avesse modo la scena del sassofono [eccola] sta nel bellissimo documentario Občan Havel - Scény z prezidentské kuchyně.** Più o meno a metà. Loro a ridere e Klaus a casa: ecco spiegato come mai gli girano le palle da circa quindici anni e se la prende con gli ecologisti.
* Fonte: České Noviny.
** Di Pavel Koutecký e Míra Janek. 2007.
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11 marzo 2011
«È evidente come la situazione in Libia potrebbe divenire un serio problema per moltissime nazioni o organismi sovranazionali, e non solo per i principali stati [o potenze] mediterranei come Francia, Spagna e Italia. Dunque sulle faccende riguardanti Gheddafi più o meno tutti mettono bocca in queste settimane, da coloro i quali avrebbero modo di intervenire militarmente [gli Stati Uniti] a chi riuscirebbe a influire davvero sulla economia di guerra [la Russia bloccando non solo parzialmente il commercio di armi] fino a tizi che meno peso hanno nelle dinamiche nordafricane ma per i quali la radicata tendenza all’analisi dimostrata nell’ultimo ventennio -nonché i ruoli, effettivi e formali, ricoperti- comporta l’obbligo di dire qualcosa [Havel e Klaus per la Repubblica Ceca, vale a dire i capi di stato a Praga nel post-89.]» [Continua su East Journal.]



