Posts Tagged ‘Slipperypond’

Hollstein. Holland. Land Schleswig Holstein.

7 maggio 2012
Grafico da: Süddeutsche Zeitung. Pezzo originale [con titolo
«Utilizzo strumentale di letture assurde»] su Slipperypond.
Era il 2010 e pure lì scrivevamo di Francia e Maggio Francese.

Dunque c’è questo articolo* che riporta le somiglianze e le differenze tra il Maggio Francese del sessantotto e la Primavera cecoslovacca dello stesso anno. Per quanto riguarda me: ne scrivo poiché ho avuto modo di dibattere sull’argomento con una parigina di stanza a Berlino arrivata in Germania nelle [succinte] vesti di provocatrice. Proverò a riportare quanto è emerso dalla lettura del pezzo e la successiva chiacchierata che io e la signorina abbiamo avuto io al chiuso di un salotto di Kreuzberg, facendo filtrare solo in minima parte l’innata fascinazione che provo per gli eventi della Pražké jaro e la connaturata antipatia verso il Maggio Francese incrementata da film orrendi come «The Dreamers». Allora tra le somiglianze si menziona la natura e struttura delle maggiori città che fecero da palcoscenico agli eventi: Parigi e Praga come luoghi «magici, ricchi di significati, rappresentativi ognuno nel proprio modo della cultura europea, delle proprie radici e traumi» [benché, ulteriore dato ad accumunare le suggestioni, in Francia non si ribellarono solo i parigini così come l'impulso decisivo del riformismo cecoslovacco partì da Bratislava e non dalla capitale]. Parimenti l’impatto che entrambi gli eventi ebbero sui media. Per la mia adorabile dirimpettaia una storia semplicissima: l’eco dei moti francesi arrivò fino in Cecoslovacchia secondo vettori oscuri ma innegabili convincendo i locali alla rivolta [al solito: tutto si direbbe emanazione francese] e ne consegue quanto, senza i tizi della Sorbona, nessuno avrebbe mosso un dito in nessuna parte del globo. Figuriamoci in Cecoslovacchia. [Continua qui dal secondo paragrafo.]

* Praga, Parigi, Primavera: le sfide del 1968 e il comunismo occidentale, di Trinidad Noguera Gracia, in «Era sbocciata la libertà? A quarant´anni dalla Primavera di Praga» curato da Francesco Guida ed edito da Carocci.

1989.

3 aprile 2012

Firenze 1989: i cambiamenti che stavano sconvolgendo l’Europa visti da un undicenne e tratteggiati sul diario di Garfield.*

Slipperypeople on «Slipperypond» [2006-2011.]

8 febbraio 2012

[Angelina Giolitti by Puntiglioso Redattore, Firenze 2010*.]

Adesso basta con questo «Lusi in the sky with diamonds.» E torniamo a concentrarci sui professionisti [qui.]

Nöstalgia [otto.] L’amour fou.

17 luglio 2011

Originale [con titolo
«L'amour fou»]  su Slipperypond.
Era marzo duemiladieci.
Tendenzialmente, l’ultimo
appuntamento della rubrica Nöstalgia.

Non posso considerarmi un grande esperto di Facebook né di ex fidanzati/e: su Facebook ho circa duecentotrenta amici* [pochi rispetto agli standard dei miei colleghi] e posso vantare un numero assai inferiore di ex fidanzate. Tuttavia oggi la mia attenzione è caduta su un articolo di Repubblica -quotidiano che leggo con estrema attenzione visto che in Germania costa due Euro e non viviamo in un clima di scialacquo- riguardante proprio i social network e gli amori passati. Nodo centrale il fatto che gli ex [in questi ultimi anni 2.0] tornerebbero alla carica spessissimo trovandoti in rete, a dispetto di mitologici tempi che furono nei quali le decisioni «erano irrevocabili e i ritorni si contavano sulla punta dlle dita» [cit.] stimati su fonti che tuttavia sfuggono. «Con un colpo di clic i fantasmi riprendono corpo -si scrive. -Mai perdere contatti con il proprio ex. Mai dire addio alla fidanzata di un tempo. È una abitudine sempre più diffusa restare in contatto, anzi rimettersi in contatto con gli amori passati.» Sempre più diffusa? Boh. E se nel ventennio 1950-1970 fu registrato un commovente picco su scala mondiale di riavvicinamenti sentimentali? Come lo si stabilisce? Dannata nascita tardiva del web. Ma non solo. «Quella curiosità un po’ sadica di sapere che fine ha fatto un vecchio amore» sarebbe aumentata per via di Facebook. E penso: ma davvero? O forse è solo più visibile? «Oggi si ricicla tutto, non si butta via niente. Neanche un ex.» Oggi? E prima? Ah, ecco. «Prima si rimaneva insieme tutta la vita e se ci si separava era per sempre.» Tutta la vita e separazioni senza spiragli? Boh, giura? Pare strano ma mi sa che sottovaluto un sacco di cose a livello di Facebook e relazionale.**

* Nell’anno in corso numero sensibilmente cresciuto, ma non è questo il punto.
** L’articolo citato nel testo tuttavia è stato scritto basandosi sul campione francese, i quali sappiamo -oltre ad essere inguaribili socialisti- sono pure tizi  sensibili e capaci di strabilianti rentrée.

Nöstalgia [sette.] Il Renzi.

10 luglio 2011

Originale [con titolo
«Ultimissime»]  su Slipperypond.
Era aprile duemiladieci.
Tante cose da allora sono cambiate.

La prolungata assenza dal nido può causare singolari e inaspettate mancanze. Io ad esempio -dopo alcuni mesi fuori sede*- scopro di provare una fortissima nostalgia per Matteo Renzi, il quale nel frattempo parrebbe essere stato eletto sindaco di Chicago.** Che poi in Slipperypond coviamo laceranti divisioni politiche interne le quali vanno [senza fare nomi tranne uno] dal vendolismo totale alla sintonia più intima con Papandreou [questo sono io: entrambi infatti chiediamo soldi alla Germania che li nega] passando per l’evomoralesismo e la social-lisergia. Finora potevamo vantare un solo renziano convinto tuttavia l’intervista di oggi al primo cittadino dell’Illinois farà certo saltare questo delicato equilibrio. Le parole: «no all’inciucio, sì alle emozioni. No a Mario Draghi o Montezemolo, sì a Nichi Vendola. [...] Fini doveva fare la rivoluzione e dice che fa un seminario. Doveva fare una corrente e farà uno spiffero. Doveva portare Berlusconi alla realtà e per adesso Berlusconi ha riportato Fini alla lealtà. Per diciassette anni ha fatto Cip e Ciop con il Cavaliere votando tutte le sue leggi senza un sussulto e siccome si parla tanto di memoria storica ricordo bene le sue gitarelle in Europa con Le Pen.»
Questo per quanto riguarda il Pdl. Sul Pd: «basta con il tristismo della sinistra. Quando andiamo in televisione sembra che ce l’ha ordinato il dottore di fare politica.» Così pensierino di fine giornata dettato dalla imminente tornata elettorale inglese: avesse un proprio terzo e piccolo partito da fare crescere, ci troveremo in casa un para-Nick Clegg pronto da servire a tavola. Ma è giovane e ha tutto il tempo di fondarne uno, il Renzi.

* Mi trovo a Berlino.
** Ho lasciato l’Italia a inizio febbraio e lui era lì. Oggi torno ad avere sue notizie e ancora sta lì.

Nöstalgia [sei.] Esempi di critica letteraria âgée.

25 giugno 2011
Originale [con titolo
«Allemanda»]  su Slipperypond.
Era febbraio duemilaotto.

Finito di leggere «le Benevole*» si è nettamente più stronzi di quando si è cominciato.

Nöstalgia [tre.]

1 giugno 2011

Originale [con titolo «Utilizzo strumentale
di letture assurde
»] su Slipperypond.
Era marzo duemiladieci.

Dunque c’è questo articolo* che riporta le somiglianze e le differenze tra il Maggio Francese del sessantotto e la Primavera cecoslovacca dello stesso anno. Per quanto riguarda me, ne scrivo poiché ho avuto modo di dibattere sull’argomento con una parigina di stanza a Berlino arrivata in veste di provocatrice. Proverò a riportare quanto è emerso dalla lettura del pezzo e la successiva chiacchierata che abbiamo avuto io e la signorina al chiuso di un piccolo salotto di Kreuzberg, facendo filtrare solo in minima parte la innata fascinazione che provo per gli eventi della Pražké jaro e la connaturata antipatia verso il Maggio Francese, incrementata da film orrendi come «The Dreamers.» Allora tra le somiglianze viene infilata nel testo la natura e struttura delle maggiori città che fecero da palcoscenico agli eventi: Parigi e Praga, città «magiche, ricche di significati, rappresentative ognuna nel proprio modo della cultura europea, delle proprie radici e traumi» [benché, ulteriore dato ad accumunare le suggestioni, in Francia non si ribellarono solo i parigini così come l'impulso decisivo del riformismo cecoslovacco partì da Bratislava e non dalla capitale]. Parimenti al grande impatto che entrambi gli eventi ebbero sui media. Per la mia adorabile dirimpettaia una storia assai semplice: l’eco dei moti francesi arrivò fino in Cecoslovacchia secondo vettori oscuri, convincendo i locali alla rivolta [al solito, tutto è una emanazione francese] e ne consegue quanto, senza i tizi della Sorbona, nessuno avrebbe mosso un dito in nessuna parte del globo, figuriamoci in Cecoslovacchia.

***

Dunque i brontolii parigini si fanno emblema delle storture che tormentano da tempo i borghesi di una società «apparentemente felice, ordinata e di successo». Idem i progetti di Dubček contro il potere totalizzante di Mosca e la ricerca di una terza via tra socialismo e capitalismo. Tutto in Cecoslovacchia per provare a risollevare una società apparentemente infelice, sicuramente ordinata e -chissà- potenzialmente di successo.** Quindi la mia provocante interlocutrice prosegue spiegando che senza il Maggio Francese la nostra conversazione non sarebbe potuta avvenire perché le rispettive madri sarebbero state costrette ad abortire da terribili agenti segreti nel buio di una cella oppure invece che studiare in una Europa unita staremo a marcire dentro segrete di castelli guardando compagni deceduti appesi alle pareti.
-Può essere- sibilo prima di unirmi al coro dichiarando che per fortuna sono stati inventati i parigini [sottolinea per altro l’autrice del testo quanto in entrambi i casi si trattò di movimenti nei quali i giovani svolsero un ruolo fondamentale e in special modo gli studenti. Cerco di capire se M.me davanti a me sia stupita o meno del fatto che le università fossero state realizzate anche altrove, dopodiché mi gratto la testa].
Condivisibile poi -sebbene un po’ fine a se stesso- il parallelismo secondo cui «tutti e due i movimenti appaiono come ribellione al potere costituito» poiché a ben guardare ciò capita quasi sempre nelle rivolte. Uguale il fatto che siano entrambe onde «caratterizzate da marcato anticonformismo».
La signorina -con occhi illuminati parlando di ciò che a Parigi ebbe luogo e che sceglie di onorare tracannando birra- mi domanda se ho visto la foto di quella bella ragazza che protesta portata in braccio da altri sexy contestatori***. Le rispondo che l’ho vista ma la ritengo un falso [e la tizia in definitiva un cesso] ossia niente di diverso dagli scatti di Loch Ness e la provetta di Colin Powel all’ONU. Ciò la offende moltissimo.
Capitolo differenze. Per finire. E qui ci mettiamo i diversi tipi di potere o la direzione presa dai due movimenti. Linea ascendente, di crescita per il Maggio. Discendente per l’avanzata del riformismo cecoslovacco. A Praga esisteva infatti un piano definito come alternativa al potere «quali fossero le sue reali possibilità di riuscita» [l'alternativa allo stalinismo si trovava nel Programma di Azione e nei piani di riforma economica di Ota Šik] mentre a Parigi non esisteva un piano B da contrapporre alla società di consumo capitalistica [idem per le divergenze tra le figure dei leader. Fumose in Francia con Cohn-Bendit e Sauvageot. Chiarissima a Praga con Dubček].
Scopro -e non poteva essere diversamente- di avere davanti con una amante di Danny il Rosso, divenuto Danny il Verde e adesso non Danny di quale colore, la quale tuttavia tentenna su Dubček e la capacità del leader slovacco di tuffarsi da trampolini altissimi come dimostrano invece alcune foto in un libro edito da Le Lettere****. E forse proprio da questo aspetto della leadership l’ultima divergenza tra i movimenti citata nel testo e che io ancora ribadisco, vale a dire gli ingredienti-base dei rispettivi minestroni. Collage da piazzare entrambi «nella parte più a sinistra del tradizionale asse destra-sinistra» ma se a Praga si amalgamano «l’autogestione di stampo jugoslavo, l’umanismo di tradizione ceca e il socialismo più classico», nel Maggio Francese si mischiano «marxismo, situazionismo, Marcuse, Adorno, Horkheimer, Freud, Mao, Trockij» più qualche tizio di Hollywood.
Però adesso si è fatto tardi e l’abbozziamo salutandoci. Sorriso di circostanza e quando esco [avendole lasciato il numero di cellulare nella vana speranza di qualche squillo] la mente torna a The Dreamers, pellicola cui salvo unicamente [in parte] Eva Green. Come preventivato la serata finisce con una insostenibile freddezza nel cœur che neppure l’ennesimo Jägermeisterriesce a scalfire.

* Praga, Parigi, Primavera: le sfide del 1968 e il comunismo occidentale, di Trinidad Noguera Gracia, in «Era sbocciata la libertà? A quarant´anni dalla Primavera di Praga» curato da Francesco Guida ed edito da Carocci.
** Dice poi una nota del testo [e anche qui riporto con fedeltà] che, se è vero come entrambi gli eventi furono all’istante innalzati a livello di narrazione mitologica e ci fu una forte identificazione collettiva consequenziale, fu senz’altro più semplice per gli europei occidentali immedesimarsi nei francesi rispetto che nei cecoslovacchi, ai quali certo andava l’appoggio di molte parti della società ma verso cui rimaneva uno strisciante distacco figlio del fatto che, gira e rigira, chissà cosa caspita stava succedendo laggiù.
*** Parallelismo per Hollande: qui.
**** L’ora di Praga. Scritti sul dissenso e sulla repressione nell’Europa dell’Est [1963-1973.] A cura e con un saggio di Antonio Pane. Note di Alessandro Catalano e Alessandro Fo.

Nöstalgia [due.]

11 maggio 2011

 

Originale [con titolo «una serata con Don Backy:
Slipperypond indaga sul Clan Celentano

a distanza di quarant’anni.»] su Slipperypond.
Era giugno duemilasette.

1. Com’è davvero Don Backy.
Minima idea. Raramente sono arrivato a meno di un metro da lui. Tuttavia credo sia piuttosto giovanile per l’età che ha [classe 1939] e molti elementi spingono a ritenere come in passato sia stato un gran bel ragazzo. Quando mi siedo per assistere alla conferenza-stampa dedicata all’uscita del libro scritto da D.B. e recentemente pubblicato provo a misurarmi in scala-Don-Backy: siamo uno a uno anche se lui è un filo più curvo nelle spalle e questo gli regala potenzialmente due-tre centimetri [sebbene io porti bassissime All Starr ai piedi e lui gli stivali che Celentano sfoggiava nel 1957, quindi forse pari alla fine dei giochi ma riconosco trattarsi di aspetto non fondamentale per la trattazione dunque andiamo avanti.]

Leggi il seguito di questo post »

Nöstalgia [uno.]

10 maggio 2011

Originale [con titolo «preghiera a San Lorenzo
di un inquilino affezionato che forse cambia
quartiere»] su Slipperypond.
Era novembre duemilasei.

«Ci si sente come il topo che scappa mentre la nave affonda, anche se la nave non sta propriamente affondando: questo lo dicono i giornali. Loro sono i veri colpevoli, gira voce. Persino Cucuzza in quel programma pomeridiano ha parlato del quartiere nel quale vivo. Per i non fiorentini all’ascolto, una bomba pronta per esplodere. Figurarsi. Immigrazione. Delinquenza. Code di mostro che spuntano dai tombini e zone in ombra. I vicoli si fanno fiumi di roba gialla pronti a sommergere gli onesti lavoratori che rincasano verso le sette. I kebab. I felafel di distruzione di massa. I tombini che ributtano hascisc. Coltellate e lampeggianti della polizia. Il Poeta ebbe a scrivere che la notte si tinge di blu e nero [blu-e-nero?] e in una rosticceria spiegano che gli affari vanno male non perché il pollo ricorda polistirolo scottato ma perché la gente ha paura: di solito, quando questo succede, arriva sempre un dittatore a risolvere le cose.» [Continua qui.]

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