Posts Tagged ‘Russia’

On «East Journal.»

4 aprile 2012

«Una volta [e non era tanto, tanto tempo fa] Eric Hobsbawm si espresse più o meno in questo modo sull’argomento: assieme alla fine del comunismo è scomparsa una mole enorme di valori, abitudini e pratiche sociali che avevano segnato la vita di intere generazioni nella ex URSS e paesi da essa controllati. Dobbiamo così riconoscere quanto profondi e gravi siano risultati gli shock e le disgrazie in termini umani verificatesi in conseguenza di questo brusco e inaspettato terremoto sociale. Non è questa la sede più adatta -o forse lo sarebbe tuttavia è sempre complicato e rischioso misurarsi nell’esercizio in poche battute- per valutare la correttezza degli aggettivi brusco o inaspettato. Dunque limitiamoci a sottolineare come senza dubbio di shock si trattò, e pure vi seguirono una discreta sequenza di disgrazie.» [Continua qui.]

On «East Journal.»

9 dicembre 2011


«Tornare a leggere [e tendenzialmente ad apprezzare] Šklovskij è intento quantomai costruttivo per molti motivi: tra i tanti spicca il dare una bella sportellata ad alcune delle tendenze radicate più in profondità nella editoria contemporanea, che possono essere riassunte brevemente come segue: predilezione per i malloppi [il suo Zoo o lettere non d’amore è libretto agile e snello]. Strapotere del plot, trama intesa come elemento imprescindibile per la valutazione di una opera [Zoo o lettere non d’amore ha un plot quantomai labile, traendo la propria forza da tutt’altro]. Facile collocazione di un testo in una predefinita nicchia di mercato [Zoo o lettere non d’amore può finire senza problemi negli scaffali delle guide turistiche, di saggistica, narrativa, libri di cucina oppure libri da colorare. Cosicché l’acquirente si confonda e scelga la via della fuga tutto spaesato]. Però esistono anche ragioni meno distruttive per amare Šklovskij. Particolare non trascurabile il dato che ogni frase di Zoo o lettere non d’amore sappia suonare come una sentenza di notevole spessore poetico -per quello che significa- nonché un funzionale tramite per provare a contestualizzare al meglio i tempi e lo spazio della narrazione, periodo essenziale del novecento.» [Continua su East Journal.]

«любовь»: memorabilia.

24 aprile 2011

«In coscienza…sei felice? No? In quel disastro senza dei come stai, amore? È dura, sì? Come per me con l’altro?»

Marina  Tsvétaïéva.
In Dopo la Russia.

«Ci fu un tempo in cui, per uno sguardo soave,
fascinoso e ipocrita,
sarei stato felice di pagare con la vita.»

Aleksandr Poležaev,
In Piccolo quaderno dei poeti russi.

«Noi vagheggiamo tutti un grande amore
perché ogni attimo insieme sia prezioso,
ed ad un tratto ecco una donna con la quale
in un anno o due l’anima invecchia.

Fortunato se incontri una creatura
con la quale, imbiancato ormai dalla canizie,
potrai vivere fino alla vecchiaia
come un giovane sempre innamorato.»

Stepan Ščipačëv,
In Nuovi poeti sovietici.

Sergej Viktorovič Lavrov – Hillary Rodham Clinton.
Mosca, 12 ottobre 2009.

On «East Journal.»

18 aprile 2011

«Un leak meno intrigante rispetto a quello che descriverebbe il premier italiano soddisfatto per la decisione statunitense di stoppare lo scudo difensivo in Repubblica Ceca e Polonia [una serie di missili con il sedere in Europa centrale ma il naso puntato dritto contro l’amico Putin] lo si deve al server Natoaktual.cz: da Praga partiranno infatti più di mezzo miliardo di corone destinate alla NATO, e nello specifico al sistema satellitare che l’organizzazione sta progettando con lo scopo di garantire maggiore protezione ai propri soldati in missioni all’estero. Oltretutto in un momento di drastici tagli di bilancio dalle parti del Pražský hrad.» [Continua su East Journal.]

On «East Journal.»

7 febbraio 2011


«Mi consolo pensando che, se non domeranno il tuo ardire con striduli giri di vite, tornerai a reggere insieme come uno spillone da balia i lembi stracciati di Occidente e di Oriente: altri tempi e altro mondo, ovviamente. Tuttavia alcuni parallelismi possono essere fatti anche con la più stretta attualità. Compito «sovrumano e insidioso» quello che lo slavista pronosticava per la capitale cecoslovacca a fine anni sessanta, ma pure «il più lusinghiero che possa essere offerto» a un popolo. E sebbene l’ardire praghese fu domato in breve -o quantomeno assai ridimensionato- da carri armati e un bel po’ di giri di vite (e nonché tocchi ammettere quanto poco la Repubblica Ceca sia stata in questi ultimi vent’anni «spillone da balia per i lembi stracciati dell’Occidente e dell’Oriente», visto che nel frattempo i lembi tra Occidente e Oriente si sono stracciati da altre parti) resta innegabile come nell’ultimo anno la città vltavina sia tornata alla ribalta in ruoli che certo le sarebbero spettati per prestigio e spessore culturale, però forse capitati in tempi un filo complicati e con protagonisti non tra i più adatti. Il discorso a Hradčany di Obama nell’aprile del duemilanove, il mese scorso la firma a Praga dello Start Due -nuovo trattato di disarmo nucleare tra Mosca e Washington- uniti alle picconate del presidente Klaus su clima, energia e Europa; ma soprattutto il semestre di Presidenza EU che la Repubblica Ceca ha affrontato da gennaio a giugno. In attesa delle elezioni la prossima settimana proviamo a farne un rapidissimo riassuntino. Sia mai che possa servire.» [Continua su East Journal.]

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