Posts Tagged ‘Petr Nečas’

On «East Journal.»

13 aprile 2012

«L’austerità in salsa ceca è qualcosa che mette d’accordo tutti [o almeno quelli che dal duemiladieci sono finiti assieme in coalizione] e si approva rapida. Confezionato il pacchetto basta poi indire una fulminea conferenza stampa nella quale ammettere come i guai e gli screzi tra i partiti di governo siano finalmente archiviati e nessuno scricchiolio sarà più udito dalle parti del Castello. Perché nonostante i dissapori congeniti il premier Petr Nečas presiede ancora l’esecutivo di centrodestra formato da Ods, Věci Veřejné e Top09 e la faccenda potrebbe rimanere invariata fino alle prossime elezioni. L’austerità in salsa ceca dimostra la possibilità di proseguire un menage a trois al netto di ogni rancore [ve ne sono di radicatissimi] e se in città ci credono pochi è riflessione rimandabile. Deficit sotto la soglia del tre percento nel 2013 e 2014 tramite aumento delle imposte sul reddito, aliquote IVA che salgono al 15 e 21 percento e sospensione per tre anni di detrazioni fiscali per fasce più deboli [esempio: via alcuni sgravi per i pensionati.] Sale la tassazione del tabacco, imposte sul passaggio di proprietà, carbon tax e retta universitaria dalle 3000 alle 3500 corone per semestre. Manovra che in caso di mancata approvazione avrebbe creato dissapori probabilmente fatali al punto che proprio Nečas si è trovato a dichiarare qualche tempo fa come senza accordo sarebbe stato meglio votare subito.» [Continua qui.]

On «East Journal.»

20 marzo 2012

«A Berlino Joachim Gauck viene eletto il nuovo Bundespräsident e da Praga il premier Petr Nečas decide di prodigarsi in istantanee lodi rivolte alla persona e apprezzamenti alla scelta. Le motivazioni devono essere ricercate principalmente nel passato di Gauck, pastore protestante e fiero oppositore del regime comunista in Germania Orientale [ne abbiamo scritto qui e qui] nonché nella larga maggioranza che lo ha sostenuto, prova generale o meno per una futura Große Koalition [soltanto la sinistra propriamente detta del Die Linke si è fatta da parte non appoggiandone la candidatura, cui devono essere sommate un bel numero di astensioni tra i cristiano-conservatori e il liberali]. Il tutto nel contesto di un periodo piuttosto fitto di scambi sull’asse ceco-tedesco che culminerà con la visita in Boemia di Angela Merkel all’inizio di aprile. Buon risalto dell’avvento nei media locali, anche se rimane da definire nei dettagli il programma. Uniche certezze la durata della permanenza [solo un paio d’ore per l’agenzia stampa Česká tisková kancelář via České noviny] e il principale tema in agenda, cioè lo stato delle cose in economia filtrato attraverso la scelta ceca di non aderire al fiscal compact di recente introduzione. Il cancelliere da Berlino arriverà al Pražský hrad nel ventennale della stesura del trattato di cooperazione tra Germania e Repubblica Ceca ma anche in un periodo di evidente difficoltà per il capo del governo Nečas, la cui riconferma alle prossime elezioni pare quantomai problematica. E proprio a tal proposito si segnalano interessanti dibattiti sul futuro scenario politico ceco nell’ottica dei recenti risultati elettorali slovacchi, dove a imporsi è stato lo schieramente socialdemocratico.» [Continua su East Journal.]

Ribollita e/o škubánky.

28 gennaio 2012

[Tentativo di articolo serioso per la celebre rivista
XXXXX poi finito da nessuna parte. Era luglio 2011.]

Le ultime elezioni politiche in Repubblica Ceca risalgono a poco più di un anno fa: fu infatti alla fine del maggio duemiladieci che Petr Nečas, leader del principale movimento conservatore Občanská demokratická strana, venne incaricato dal capo di stato Václav Klaus di formare il governo [Václav Klaus è quel tale che l'Europa nemmeno può vederla in cartolina]. Nomina alla quale seguì l’insediamento a Praga di un esecutivo di centrodestra, avendo l’Ods ottenuto il maggior numero di seggi in coalizione con i neonati movimenti Top 09 e Věci veřejné. Soltanto opposizione invece per il partito con più voti ossia i socialdemocratici del ČSSD guidati in quel periodo da Jiří Paroubek. Un governo politico forte di numeri rassicuranti dopo la parentesi tecnica di Jan Fisher, primo ministro «a tempo» con il compito di sostituire Mirek Topolánek, franato a metà del semestre ceco di presidenza europea [nessun accenno in questa sede al tema della nodità: come indicato dall'esecutivo, la sobrietà è di rigore]. Tuttavia, nonostante i pochi mesi di effettiva operatività, già parrebbe terminata la luna di miele tra la coalizione al potere e la popolazione, o almeno così riportano le recenti rilevazioni dell’istituto locale di analisi sociopolitica SANEP. Dati capaci di dipingere un quadro piuttosto critico della scena: buona parte degli intervistati si dice infatti non soddisfatta dell’operato dell’attuale esecutivo valutandolo insufficiente [59.2] mentre, da un punto di vista comparativo, Nečas e i suoi ricoprirebbero una posizione collocabile a metà tra il «peggiore governo di sempre» [26.6] e «uno tra i peggiori governi di sempre» [37.6]. Numeri ben lontani dall’essere incoraggianti che non vengono confortati neppure dall’ultima rilevazione, quella con la domanda più diretta: il governo Nečas è un beneficio per la Repubblica Ceca? «No» per il 57.6 degli interpellati mentre «tendenzialmente no» per il 20.1. [Viceversa, sommando «sì» e «tendenzialmente sì» la cifra va a stabilizzarsi attorno al 16 percento]. Ovvia la riflessione conseguente vale a dire quanto, a Praga come ovunque, non ci sia l’abitudine di considerare verità assolute i quadri che talvolta possono scaturire da indagini di questo tipo; ciononostante restano innegabili i problemi, i passi falsi e le polemiche che hanno intralciato e coinvolto nel profondo il lavoro della crew di Nečas. Alcuni guai esogeni come la crisi economica globale in grado di generare ripercussioni nella quasi totalità delle politiche nazionali, altri endogeni dunque vissuti dal corpo elettorale come maggiormente accusatori [tema sovranazionale del complotto]. Polemiche e sospetti che hanno avuto per nucleo principale il partito del dimissionario Ministro degli Interni Radek John, il Věci veřejné che tradotto potrebbe suonare come la cosa pubblica o l’amministrazione pubblica e che proprio nelle vesti di movimento della trasparenza scelse di vendersi in campagna elettorale. Accuse sulle modalità di finanziamento, corruzione per un ministro interno al partito [Vít Bárta al dicastero dei trasporti, poi dimessosi anche lui] e un evidentissimo frazionamento interno. Posizioni divergenti se non contrastanti con il maggior partito della coalizione Ods, condite da ripetute minacce di lasciare la maggioranza se non saranno esaudite alcune richieste in tempi brevi, tra le quali riforme sul sistema sanitario e previdenza sociale. Com’è scontato in un contesto simile, dall’altra parte dell’emiciclo muove le proprie carte l’opposizione avanzando l’ipotesi di elezioni anticipate per voce dell’attuale leader socialdemocratico Bohuslav Sobotka [preso -qualche tempo fa- a cazzotti da un ubriacone. Ma questo è un altro tema]. L’accusa rivolta a Nečas ed i suoi ministri è di non saper fronteggiare la delicata situazione sociale creatasi in Repubblica Ceca e all’estero. Sobotka e il ČSSD aggiungono anche la richiesta di dimissioni immediate per il Ministro della Difesa Alexandr Vondra [Ods], accusato di cattiva gestione economica del semestre di presidenza europeo nel duemilanove, e per il Ministro delle Finanze Miroslav Kalousek [Top09] a seguito di recenti prese di posizione eccessivamente rigide nei confronti dei lavoratori del settore dei trasporti, sul piede di battaglia per un pacchetto di riforme che danneggerebbe la maggior parte dei dipendenti. Un tema quantomai attuale sul quale è intervenuto persino il capo di stato Klaus, dandone tuttavia una lettura agli occhi di molti filo-governativa e distante dalle posizioni super partes che il ruolo richiederebbe: i sindacati farebbero il gioco delle opposizioni covando intenti politici e non solo proponendo rivendicazioni sociali. Serve tuttavia ricordare che Klaus è stato fondatore dell’Ods nel 1991, primo ministro come leader dell’Ods dal 1992 al 1997, e capo di stato dal 2003 grazie alla carriera ai vertici dell’Ods. Poiché anche a Praga il Presidente della Repubblica non viene eletto direttamente dal popolo; il popolo vota il governo, poi resta all’ascolto. Ma talvolta, anche dopo soli dodici mesi, capita possa dare l’impressione di volere rivedere le scelte. Squillino le trombe, fanfare e così sia.

On «East Side Report.»

14 giugno 2011


«L’animo umano è fin troppo pronto a scusare le proprie colpe, scriveva Tito Livio di professione storico. Ma quando le colpe non vengono vissute come proprie? Riflessione non particolarmente elaborata ma quantomai attuale se correlata alla recente presa di posizione del capo di stato ceco Václav Klaus in visita a Berlino. I fatti: cade in questi giorni l’anniversario della strage di Lidice, piccolo paesino della Boemia nel quale persero la vita centonovantadue uomini, mentre le donne e i bambini furono deportati rispettivamente nei campi di concentramento di Ravensbrück in Germania e Chełmno presso Lodz. Era il dieci giugno del quarantadue e Lidice faceva parte del Reichsprotektorat Böhmen und Mähren, vale a direil protettorato tedesco istituito a metà del trentanove allorchéil Reich invase la parte occidentale della Cecoslovacchia ad eccezione dei Sudeti, già annessi. Lidice fu distrutta dagli occupanti tedeschi in seguito all’attentato delle forze partigiane ceche nel quale perse la vita Reynard Heydrich, Gruppenführer attivo in zona e detto der Henker -il Boia- per motivi facilmente immaginabili. L’ordine di radere al suolo Lidice poi ucciderne gli adulti arrivò da Hitler in persona.» [Continua su East Side Report.]

On «East Journal.»

5 giugno 2011


«Alcuni recenti siparietti in contesti piuttosto prestigiosi [cit. il G8 a Deauville ma la lista serebbe lunga] inducono alla riflessione su quanto possa essere utile una decorosa rappresentanza estera, vale a dire tizi in grado di non farti scomparire quanto li spedisci in giro a fare le tue veci. La nobile tradizione diplomatica centro-europea pone le proprie radici nel contesto storico dell’area, per millenni punto di contatto tra diversissime suggestioni: popoli, culture, interessi, ricchezze, odi e velleità di conquista più o meno spietate. Un nome su tutti, sia mai possa interessare, l’esportabilissimo Tomáš Masaryk. Elementi imprescindibili per apparire degni di fiducia o interlocutori potenzialmente validi con controparti redditizie o basilari sul piano strategico: Stati Uniti, ovvio. Ma non solo. Ecco come mai, al netto dei risultati che otterrà -conseguenti elementi per certa misura non rapportabili al suo operato- il principe Karl Johannes Nepomuk Josef Norbert Friedrich Antonius Wratislaw Mena Fürst zu Schwarzenberg si rivela ogni volta una buona carta da giocare per la Repubblica Ceca. Non a caso inamovibile Ministro degli Esteri nei governi Topolánek e Nečas. Da qui il motivo per cui gli è stato organizzato un bel weekend negli USA con al seguito nutrito gruppetto di affaristi cechi in rappresentanza di faccende tra loro diversissime: industria cinematografica, industria del nucleare, finanza e altro. Principali tappe del tour San Francisco, Los Angeles, Washington, New York ma soprattutto il Texas, stato cardine per l’economia statunitense e assieme l’ultimo posto sulla faccia della terra nel quale sogneresti di trovare uno come Schwarzenberg.» [Continua su East Journal.]

On «East Journal.»

7 marzo 2011

«Sulla carta e online sono rintracciabili dozzine di associazioni tedesco-ceche con lo scopo di promuovere scambi culturali tra le due nazioni; dai militari e diplomatici nei tempi passati alle gare ciclistiche attuali, lungo la rotta tra Berlino e Praga è transitato [e continua a transitare] più o meno di tutto. D’altronde la distanza è relativa e la morfologia del territorio -un’unica gigantesca pianura- agevola i contatti.» [On East Journal.]

On «East Journal.»

4 marzo 2011


«Petr Nečas guiderà il governo formato dalla coalizione dei tre partiti di centrodestra ODS, TOP 09 e Věci Veřejné, sostituendo l’esecutivo del tecnico Jan Fischer, chiamato a sua volta a rimpiazzare quel Mirek Topolánek franato un anno fa [era, con apprezzabile tempismo, il maggio del duemilanove: pieno svolgimento della presidenza ceca dell’Unione Europea.] La cerimonia è avvenuta come da tradizione nello sfarzo barocco del Pražský Hrad previa giuramento davanti al Presidente della Repubblica Václav Klaus il quale -in un breve discorsino- ha ricordato ai presenti di essere a quota sei Primi Ministri nominati dal duemilatré; tra le parole di Klaus un certo orgoglio per l’esperienza maturata nel settore ma anche qualche dubbio inerente la stabilità di un posto che cambia sei Primi Ministri in sette anni; Nečas da parte sua si è limitato a rispondere specificando quanto sia un onore poter collaborare con il Presidente e non prestando troppa attenzione alla inquietante galleria di teste che lo ha preceduto.» [Continua su East Journal.]

On «East Journal.»

3 marzo 2011

«La monogamia è pratica lodevole nella vita tuttavia può crear notevoli problemi se applicata alla sfera pubblica: ecco l’amara conclusione cui giunge stamani l’analista politico Lukáš Jelínek sul quotidiano Právo. Il riferimento è a quanto accaduto dopo le scorse elezioni nazionali in Repubblica Ceca, ossia la nascita di un nuovo esecutivo di centrodestra a seguito della poligamia del principale movimento conservatore Ods, ed il conseguente ruzzolone dei monogami socialdemocratici intransigenti e demoralizzati.» [Continua su East Journal.]

On «East Journal.»

1 marzo 2011


«Il Čssd rispetta le previsioni della vigilia e si conferma primo partito nazionale con un decoroso ventidue percento; seguono i conservatori della Ods fermi sulla ventina. Entrambi i movimenti sono riusciti nella mirabolante impresa di perdere una valanga di voti tra scandali economici e gaffe di ogni sorta nel brevissimo volgere di un annetto, e assistere più o meno inermi a rapidissimi cali di credibilità. Che il prossimo esecutivo a Praga sia di centrodestra risulta essere conseguenza della natura ben definita dei nuovi astri TOP 09 e Věci veřejné, contenitori plasmati apposta per ricevere le preferenze dei delusi [definizione quanto mai generalista], conservatori al punto giusto e per questo contrari a qualsiasi sorta di imparentamento con la sinistra.» [Continua su East Journal.]

On «East Journal.»

14 febbraio 2011

«Risale a giovedì scorso la firma di un articolato piano per la cooperazione tra Repubblica Ceca e Francia; a stipularlo i primi ministri Petr Nečas e François Fillon. Molti punti toccati e inclusi nel progetto di crescita: educazione, scienza, ingegneria civile. Ma sopratutto energia, o meglioenergia nucleare, essendo francese il colosso Areva che intende occuparsi dell’impianto ceco di Temelín (ne abbiamo parlato qui la settimana scorsa) in procinto di espandersi con due nuovi reattori. Quindi l’argomento Euro a procedere di pari passo obbligatoriamente, in questi tempi, con i temi della stabilità e del rilancio: l’asse franco-tedesco per tenere in piedi l’economia continentale è ben visto da Praga, mentre Parigi ha accolto favorevolmente sia la riforma delle pensioni ceca che le misure anti-debito, essenziali per ogni paese dell’Unione compresi quelli che ancora non abbiano adottato la moneta unica, ma in quella direzione intendano muoversi. È il caso ceco?» [Continua su East Journal.]

On «East Journal.»

6 gennaio 2011


Qui
l’articolo che potrete trovare anche qui. Il 2011 è decisamente multitasking.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.