«Soffia sull’intera Europa un piacevole vento di conta e statistiche. Proiezioni nate con il fine esplicito di essere smentite o generare qualche speranza nei cuori dei sognatori più intransigenti. Operazioni con le quali la connaturata instabilità politica ceca va a nozze. Cioè: quando hai la quasi certezza che un esecutivo o coalizione al massimo dura un paio di anni, almeno divertiti con i numeri del successivo. Da un punto di vista meramente cronologico gli ultimi dati forniti dalla agenzia STEM* sono i seguenti: l’attuale e principale partito di opposizione ČSSD [i socialdemocratici] assieme al KSČM [i comunisti] raggiungerebbero agili quota 138 seggi alla Camera dei Deputati ossia la maggioranza nel contesto di ipotetiche elezioni politiche [ipotetiche fino un certo punto poiché in Repubblica Ceca si voterà sul serio tra non molto tempo.] Altri che finirebbero in parlamento sarebbero l’ODS -corrispettivo di centrodestra del ČSSD- e il Top09 di Karel Schwarzenberg appartenente allo stesso schieramento. Scarseggerebbero viceversa le possibilità di rentrée per i cristiano-democratici del KDU-ČSL, il cui bacino elettorale non parrebbe garantire un superamento della fatidica soglia del cinque percento. Idem il movimento di Radek John Věci Veřejné che -progettato con intenti di rottura e portavoce di istanze di trasparenza- ha impiegato pochi mesi ad impelagarsi in scandali e scivoloni che affosserebbero carrozzoni ben più rodati» [continua qui.]
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11 maggio 2012On «East Journal.»
23 novembre 2011
«Gridare al pericolo comunista e farne una ossessione è pratica capace di garantire un ventennio di ottimi risultati elettorali in Italia. Viceversa in Repubblica Ceca ci sta di passare per anacronistico imbonitore e la cosa porta minori benefici. Sarà che in zona il regime c’è stato davvero e il ricordo è ancora fresco al punto tale che contestualizzi e fai due paragoni, oppure semplicemente salta agli occhi [persino degli osservatori più distratti] l’evidenza che siano altri i problemi da fronteggiare con i tempi che corrono. Fatto sta che la proposta di richiedere la sospensione delle attività del Partito Comunista di Boemia e Moravia [Komunistická strana Čech a Moravy – KSČM] presa dal ministro della difesa Alexandr Vondra ha raccolto scarsi consensi sia tra la cittadinanza sia nella opinione pubblica, generando tuttavia un interessante dibattito sul ricordo e l’identificazione di un eventuale momento nel quale forse simile lustracja avrebbe potuto avere senso. C’è da dire che si tratta di una pensata alla quale viene ciclicamente tolta un po’ di polvere e che non è stata partorita ex novo da Vondra: è infatti da un pezzo che simile suggestione rimbalza negli ambienti politici cechi sia sotto forma di richiesta di valutazione sulla costituzionalità del movimento sia tirando in ballo il BIS [Bezpečnostní informační služba] ossia il locale servizio di sicurezza con sede in un edificio che, lui sì, andrebbe seriamente analizzato per l’eccessiva aderenza al quarantennio di dominazione sovietica [cit.]» [Continua su East Journal.]
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18 gennaio 2011
Monitorare il declino di un leader politico è faccenda quantomeno spinosa poiché si tratta spesso di rapportarsi con qualcosa inerente la fede e il distacco del quale necessita una analisi oggettiva viene a crearsi rarissime volte [per altro frequentemente ciò accade quando il leader in questione è passato a miglior vita, o del potere che aveva gli sono rimaste soltanto le briciole.] Inoltre l’Italia è un punto di osservazione particolare dettato dal fatto che i leader in declino usano concedersi declini lunghi una ventina d’anni, senza contare come talvolta risorgano pure dopo essere stati spintonati nel loculo da colleghi, stampa ed elettorato.
Potrebbe rappresentare una pratica scappatoia mettersi dunque a studiare i declini esteri: sia mai che aumentando la distanza dal target diminuisca il coinvolgimento e cresca l’oggettività [pur scemando la conoscenza specifica di alcuni aspetti del fenomeno, ma questo importa poco e va ammesso senza troppe remore.] Per esempio Jiří Paroubek e le proprie infinite peripezie nella Praga dell’ultimo decennio. Premier dal 2005 al 2006 nonché segretario del principale partito progressista dal 2006 al 2010 [preceduto da Bohuslav Sobotka e sostituito da Bohuslav Sobotka]; in grado di vincere una elezione e stare alla testa del più votato movimento nella successiva, ma dimettersi il giorno seguente poiché nessun alleato è stato trovato mentre a destra si fondono che è una meraviglia. Al momento, sfumata l’ipotesi di correre nel futuro a Presidente della Repubblica, Jiří Paroubek si direbbe provarci come governatore della regione di Ústí nad Labem nella quale è stato eletto, all’estremo nord-ovest della nazione non lontano dal confine tedesco. Tuttavia anche qui la storia si è fatta complicata visti i rapporti sensibilmente peggiorati con il potente politico locale Petr Benda. Ed è proprio il crescente numero di nemici che Paroubek sarebbe riuscito a farsi, o quanto abbia maturato una sorprendente abilità nell’offendere o infastidire vecchi amici, il metro usato da molti per definire i contorni del declino; quanto la faccenda sia connaturata al fastidio per l’insoddisfazione crescente tout court è dibattito apertissimo. Risale alla fine della estate scorsa l’apparizione televisiva nella quale ebbe a sostenere «non mi candiderò a leader nel prossimo congresso ma in quello dopo ancora…chissà» [idioma locale: «v politice nic není definitivní», ossia in politica niente è definitivo] lasciando filtrare l’idea di un periodo di riflessione al quale avrebbe potuto seguire un secondo di rinata partecipazione attiva ai vertici. Anni luce dalle attuali posizioni dato che Jiří Paroubek probabilmente non tornerà alla testa dei socialdemocratici e sono tanti quelli che scommettono non tornerà neanche in altre posizioni di prim’ordine. Ciò che non ha mai giovato alla carriera dell’ex Primo Ministro alcune scelte non felicissime come quella di aprire fronti e alleanze tra i socialdemocratici e i comunisti, ancora percepiti da buona fetta dell’elettorato come prosecutori del detestabile passato dittatoriale cecoslovacco, nonché essere simpatico e accattivante come un calcio nei coglioni.


