«Passano i governi [Topolánek e Nečas, saltando la parentesi tecnica di Paroubek] ma la faccia esportata ed esportabile della politica ceca resta la solita cioè quella sorniona, pacata, composta e antica di Karel Schwarzenberg. Già Karl Johannes Nepomuk Josef Norbert Friedrich Antonius Wratislaw Mena Prinz zu Schwarzenberg nonché ministro degli esteri di lungo corso e buon conoscitore delle dinamiche diplomatiche più adeguate per un piccolo ma talvolta inafferrabile paese come la Repubblica Ceca. Poiché, se l’idea di rappresentare una zona di confine -con gli equilibrismi che ciò comporta- è andata in gran parte perduta nel corso degli anni, non è certo stata una passeggiata rapportarsi con una tra le classi politiche più instabili e litigiose del continente, una transizione e un capo di stato quantomeno vulcanico. Fondatore di un partito chiamato Tradice Odpovědnost Prosperita 09, già membro della resistenza al tempo del potere comunista, placido fumatore di pipa dal passaporto svizzero e consigliere di Václav Havel: una dettagliata intervista al magazine statunitense The Cable – Reporting inside the foreign policiy machine si è fatta nei giorni scorsi occasione per riprendere alcuni spunti interessanti del pensiero del politico e la visione di Schwarzenberg riguardo situazioni complesse in pieno corso di svolgimento. Principalmente geopolitica e Russia. Rischi minori nell’esporsi da Praga adesso rispetto a fine anni sessanta, quindi siano sparate tutte le cartucce senza eccessive griglie di protezione» [continua qui.]
Posts Tagged ‘karel schwarzenberg’
Su «East Journal.»
5 ottobre 2012Su «East Journal.»
4 novembre 2011
«Periodo di congressi in Repubblica Ceca. Riunite le bande Top 09 e Ods, ovvero due dei tre movimenti di centrodestra attualmente al governo [il terzo è il Věci veřejné di Radek John, tizi che nel fine settimana preferiscono fare altro]. E tra attacchi al multiculturalismo -niente di eccessivo: non sarebbe in linea con lo stile locale, da sempre improntato ad un presupposto bon ton- o conseguenti dibattiti sull’Euro [«non possiamo curare mali altrui» etc.], ipotesi di coalizioni große o meno große per fare fronte alla crisi internazionale miscelata alla connaturata instabilità partitica ceca, ecco spuntare la dichiarazione che molti attendevano con ansia e nell’aria fluttuava da anni. Karel Schwarzenberg, ministro degli esteri e chairman di Top 09, si candiderà a Presidente della Repubblica nelle elezioni [indirette] che si terranno nel duemilatredici. Lo schematismo richiesto al buon articolo sullo stato delle cose impone la divisione in tre punti-chiave. Primo: chi è Karel Schwarzenberg? Secondo: chi è l’attuale Presidente della Repubblica rintanato nel Pražský hrad? Terzo: come si elegge un Presidente della Repubblica in Repubblica Ceca e di che professione stiamo parlando? Partiamo dalla fine.» [Continua su East Journal.]
Su «East Journal.»
30 settembre 2011
«Il nome può ricordare una maratona televisiva di beneficenza o un concerto di Bob Geldof però Friends of Libya risulta essere un una faccenda piuttosto differente e quantomai delicata. Nei fatti si tratta della unione dei rappresentanti di circa sessanta paesi (più una decina di organizzazioni internazionali) costituitosi in occasione della conferenza di Parigi il primo settembre scorso. Curarsi di Tripoli e zone limitrofe viene percepita come una priorità, e da qui l’iniziativa. Il diplomatico Frattini non tarda a far notare che fu lui il primo a spendersi per la causa sostenendo il Cnt (Consiglio nazionale transitorio libico) mentre adesso sono tutti padri della vittoria. Raccogliere simpatie con dichiarazioni accomodanti è caratteristica dell’esecutivo italiano e sarà per questo che Obama mai dimentica l’Italia quando sceglie di ringraziare i paesi che per l’area si sono spesi.*» [Continua su East Journal.]
Su «East Journal.»
5 giugno 2011
«Alcuni recenti siparietti in contesti piuttosto prestigiosi [cit. il G8 a Deauville ma la lista serebbe lunga] inducono alla riflessione su quanto possa essere utile una decorosa rappresentanza estera, vale a dire tizi in grado di non farti scomparire quanto li spedisci in giro a fare le tue veci. La nobile tradizione diplomatica centro-europea pone le proprie radici nel contesto storico dell’area, per millenni punto di contatto tra diversissime suggestioni: popoli, culture, interessi, ricchezze, odi e velleità di conquista più o meno spietate. Un nome su tutti, sia mai possa interessare, l’esportabilissimo Tomáš Masaryk. Elementi imprescindibili per apparire degni di fiducia o interlocutori potenzialmente validi con controparti redditizie o basilari sul piano strategico: Stati Uniti, ovvio. Ma non solo. Ecco come mai, al netto dei risultati che otterrà -conseguenti elementi per certa misura non rapportabili al suo operato- il principe Karl Johannes Nepomuk Josef Norbert Friedrich Antonius Wratislaw Mena Fürst zu Schwarzenberg si rivela ogni volta una buona carta da giocare per la Repubblica Ceca. Non a caso inamovibile Ministro degli Esteri nei governi Topolánek e Nečas. Da qui il motivo per cui gli è stato organizzato un bel weekend negli USA con al seguito nutrito gruppetto di affaristi cechi in rappresentanza di faccende tra loro diversissime: industria cinematografica, industria del nucleare, finanza e altro. Principali tappe del tour San Francisco, Los Angeles, Washington, New York ma soprattutto il Texas, stato cardine per l’economia statunitense e assieme l’ultimo posto sulla faccia della terra nel quale sogneresti di trovare uno come Schwarzenberg.» [Continua su East Journal.]
Su «East Journal.»
21 gennaio 2011
«L’abituale e pratica coltre di nebbia che parrebbe avvolgere tutto è di nuovo scesa su Minsk, a seguito del picco mediatico risalente a qualche settimana fa [East Journal ha trattato l’argomento qui e qui.] D’altronde si tratta di prassi radicata e c’era da aspettarsi la fuga di cameraman terminati gli scontri post-elettorali. Questo il motivo per il quale riportare notizie inerenti le vicende bielorusse è sia il classico dovere di cronaca quanto un modo per provare a tenere vivo l’interesse -e alto il livello di guardia- nei confronti di realtà così stridenti all’interno del panorama europeo. L’occasione per tornare a puntare lo sguardo in zona viene fornita stavolta dal ministro degli esteri ceco Schwarzenberg, invitato ad esprimersi al riguardo nel corso di una conferenza sulle priorità delle politiche estere praghesi all’interno della scena comunitaria: posizioni contrarie a un taglio dei rapporti con la Bielorussia ma sanzioni che siano reali contro i politici bielorussi, per esempio limitando loro le opportunità di viaggiare all’estero.» [On East Journal.]


