
Giusto per dire che venerdì trentuno maggio c’è Selezione Naturale alla Cité di Firenze. Ore diciannove.
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«Selezione naturale» alla Cité.
15 maggio 2013Domani.
13 febbraio 2013Bozza di sermone. Seconda parte.
22 novembre 2012Bozza di sermone. Parte prima*.
1 giugno 2012* La seconda in settimana. Pensarlo
prego recitato in stile old school rap**.
«Ok. Uno dice: cosa intendiamo per Mitteleuropa? Poiché il concetto è quantomai sfuggente. E non da oggi. Ne sparo una. La Mitteleuropa possiamo farla coincidere con l’area di Europa che al momento viene chiamata Europa centrale. L’Europa centrale a sua volta possiamo farla coincidere con l’attuale Germania, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Ungheria. Ma l’argomento [sicuramente ideale per un giovedì sera] è complesso e dibattuto. Ora non volevo presentarmi con una cartina geografica come a scuola. Però qualche beninformato potrebbe farmi notare: ma Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Ungheria sono Europa dell’Est. Giusto? Beh. Giusto o meno abbiamo centrato il punto. O comunque identificato il problema. Europa centrale [quale che sia], Europa dell’Est e Mitteleuropa sono infatti soltanto definizioni. E le definizioni devono essere collegate a specifici periodo storici o contesti. La zona invece è sempre stata lì e mai si è mossa sulla mappa, pur avendo avuto una vita abbastanza travagliata. Stando ai dati in letteratura troviamo a definire Mitteleuropa:
a. Stati generalmente considerati centro-europei.
b. Stati occasionalmente considerati centro-europei.
c. Stati occasionalmente considerati centro-europei ma solo in caso di definizione ampia.
Senza contare come alcuni studiosi sostengano che la definizione di Europa centrale o Mitteleuropa dipenda dalla nazionalità e dalla prospettiva dell’autore considerato. Spero che fino ad ora sia tutto chiaro. Perché non è finita. Infatti ci sono altri due termini per definire l’area o parte di essa e sono:
d. Europa Danubiana e il peggiore…
f. Nuova Europa.
Visto come la Mitteleuropa che viene inglobata nella Nuova Europa casomai sia Vecchissima Europa. Il cuore pulsante del continente sotto una infinità di aspetti.
Restando ai tempi più o meno recenti scriveva Timothy Garton Ash in un saggio del 1986 chiamato [tu guarda] L’Europa centrale esiste? che nel proprio senso di fondo il termine Europa centrale dovrebbe avere una propria evidente utilità se serve a ricordare ai lettori dei giornali che Berlino Est, Praga e Budapest non sono nella stessa regione di Vladivostok e la Siberia non inizia al Check Point Charlie.
Dal pasticcio usciamone così: Mitteleuropa è concetto più culturale che geografico. E vediamo in che termini.
Dobbiamo a Milan Kundera la felice definizione che segue: la Mitteleuropa non è uno stato. La Mitteleuropa è una cultura o un destino. I suoi confini sono immaginari e devono essere ridisegnati al formarsi di ogni nuova situazione storica.
Cultura, destino e storia: numerosi sono stati i tentativi di unificare la Mitteleuropa, o almeno nel novecento di cui tratteremo stasera consumando birra e Jägermeister. Se ne potrebbero nominare molti e tutti importanti. Ma anche abbastanza vaghi. Perché nel secolo scorso chi riuscì forse a dare maggiore unità alla zona fu principalmente Mosca a seguito della seconda guerra mondiale quando ebbe il buongusto di ficcarne grossa fetta sotto il proprio ombrello [termine non casuale]. Ma fu proprio da questo periodo di isolamento e repressione che emersero per la Europa centrale o Mitteleuropa o Europa dell’Est o Europa Danubiana figure di importanza basilare nella cultura del novecento e sensibili eredi di coloro che la arricchirono nel passato. Per quanto l’idea di Mitteleuropa che emerse negli anni della divisione dal pensiero di intellettuali dell’area come Havel, Konrád e Michnik non fu una affermazione di quanto fu ma una lucidissima analisi del presente che stavano vivendo e che contribuirono a cambiare con la loro arte e la loro cultura e la loro musica e la loro visione politica. Ossia [e qui torno un istante al saggio di Ash] nonostante le innegabili differenze nazionali [Havel era ceco e Konrád ungherese e Michnik polacco] la loro è stata una storia specificamente centro-europea. L’esperienza di piccole nazioni assoggettate a grandi imperi. La comune tradizione di impegno civile della intellighenzia equella consuetudine all’ironia che deriva dalla sconfitta ma che soprattutto va relazionata con la loro diretta, comune e unica esperienza di vita sotto i regimi di stampo sovietico.
C’è una cosa chiamata Fogli di Diario Praghese e l’ha scritta il Ripellino. Lì si legge: non da ieri, non da oggi io amo questa terra […] e cammino su questa zattera dentro una rete di manifesti, affissi, visi e luci. Mi addentro nei labirinti, in androni, passaggi, gallerie, scorciatoie che la contornano. E dappertutto un inconfondibile aroma di cultura centro-europea. Io conosco le angustie economiche, conosco gli scompensi di chi risale a stento dalla palude dello stalinismo. Ma mi consolo pensando che -se non domeranno questo ardire con striduli giri di vite- esso tornerà a reggere insieme, come uno spillone da balia, i lembi stracciati dell’Oriente e dell’Occidente. È un compito sovrumano e insidioso, ma forse il più lusinghiero che possa oggi offrirsi ad un popolo.
Il Ripellino amava da matti il mondo mitteleuropeo fantastico. La strabiliante letteratura e teatro e musica che dopo i fasti d’inizio secolo erano divenuti prigionieri di una ideologia che derideva o stroncava il talento culturale. I modi attraverso i quali il potere si faceva vanto di ostacolare ogni estro creativo, l’arroganza di grigi ministri e censori che disprezzavano l’arte centro-europea dei primi del secolo e degli anni venti e che invece ancora oggi sanno recitare un ruolo basilare nella cultura dell’intero continente e del mondo. Per la letteratura nel mazzo ci sono Kafka, Brod, Šklovskij, Anna Achmatova, Majakovskij più Hrabal e Havel e Gombrowicz in tempi recenti. Ma tanti altri nomi si potrebbero fare per la musica e le arti visive. La Mitteleuropa -per come adesso è tornata sulle scene- credo sia principalmente opera loro. Assieme ad altri tizi con baffi dei quali a breve tratteremo.»
Continua.
Ai ai smai sesler eni els so co uil piso ai [due.]
27 maggio 2012
Giovedì 31 maggio.
Ore 21.30 alla Citè.
Allora un sostanziale cinquanta percento del tema della edizione duemiladodici del Maggio Musicale Fiorentino è la Mitteleuropa* e io devo fare un brevissimo punto della situazione e capire cos’è Mitteleuropa e cosa intendiamo per Mitteleuropa perché il concetto è quantomai sfuggente così dico che la Mitteleuropa possiamo farla coincidere con l’area di Europa che al momento viene chiamata Europa centrale** e l’Europa centrale a sua volta possiamo farla coincidere con l’attuale Germania e l’Austria e la Repubblica Ceca e la Slovacchia e la Polonia e l’Ungheria ma l’argomento -forse non adattissimo per un giovedì alle ventidue- è complesso e mica voglio presentarmi alla Cité con una cartina geografica tuttavia qualche beninformato mi farà notare «ma Repubblica Ceca e Slovacchia e Polonia e Ungheria non sono Europa dell’Est?» quindi abbiamo identificato il nocciolo o quantomeno il problema e mi pare un ottimo punto di partenza per analizzare l’Europa Danubiana.***
* L’altro è il Sud America.
** «Nel proprio senso di fondo il termine Europa centrale dovrebbe avere una propria evidente utilità se serve a ricordare ai lettori dei giornali che Berlino Est, Praga e Budapest non sono nella stessa regione di Vladivostok e la Siberia non inizia al Check Point Charlie.» [ Timothy G. Ash.]
*** L’assenza di questi giorni deriva dalla fisiologica necessità di ripresa a seguito del major-day. Ci torneremo.
«Cafè Mitteleuropa.»
22 aprile 2012…il mese prossimo alla Cité [via Maggio Musicale.] Ci torneremo. Per il momento qui.





