
Un amico tedesco si prende la briga di sacrificare trenta secondi del proprio preziosissimo tempo [è designer d’interni: a Berlino significa tanto] per scrivermi una mail. Poche righe ma indicative. «Quel ******* di Wulff si è tolto dalle ********. Alla tv hanno persino fatto paragoni con l’Italia degli ultimi quindici anni. Ci pensi?» Ci penso. Ma credo sia doveroso svicolare da ogni parallelismo. Non porterebbe tanto lontano. D’altronde che l’ex Bundespräsident non fosse un monumento di rettitudine si poteva immaginare, così come molti annusarono un possibile passo falso di Angela Merkel al momento dell’insediamento. Sia come sia: acqua passata. Di Wullf già abbiamo scritto qui. Adesso è Gauck il futuro. Gauck è il futuro perché Gauck è il passato. In qualche modo. Doveroso occuparsene visto che tante testate nazionali ed estere definiscono Gauck eroe dell’Est o [più o meno correttamente] il piccolo Havel della DDR. Breve bio: pastore attivista per i diritti umani in Germania Orientale fu nel 1989 figura di spicco del movimento Neues Forum che divenne nel 1990 Bündnis 90 [Alleanza 90] assieme a Demokratie Jetzt [Democrazia Adesso] e l’Iniziativa per la pace ed i diritti civili [Initiative für Frieden und Menschenrechte]. Quindi -garanzia di rottura effettiva, sia mai ci fossero stati dubbi- a seguito della elezione a deputato divenne presidente della commissione speciale per il controllo dello scioglimento della Stasi, i servizi segreti della Germania comunista. [Continua su East Journal.]
Posts Tagged ‘Christian Wulff’
On «East Journal.»
21 febbraio 2012Bye bye love. Bye bye sweet caress.
17 febbraio 2012«Germania: Wulff verso le dimissioni.
Imminente l’annuncio del presidente tedesco.»
[Fonte: ANSA.]
On «East Journal» reloaded.
15 febbraio 2012
In occasione della visita a Roma [di risalto zero sui media
sia italiani che tedeschi: amen] del presidente Wulff , ecco riproposto
l’articolino che uscì su East Journal circa un mesetto fa.
Berlino. Un silenzio opprimente accompagna gli spostamenti per la città dell’italiano di ritorno in Germania. Specie quando ti presenti nei bar capita di sentire d’un tratto la tremenda nostalgia per le domande sull’ex premier nostrano, qui al centro di interminabili dibattiti e imprescindibile nucleo in fiumi di constatazioni. Ai tempi infatti bastava un niente per erigerti a paladino delle libertà ferite. Di contro l’attuale primo ministro, il «genero perfetto» [cit. Süddeutsche Zeitung], offre minimi spunti dialettici e nessuna possibilità d’ironia dozzinale a chi non ne capisca il sofisticato linguaggio. Sia come sia è storia vecchia e ormai logora. Finisce quindi che parliamo di calcio con occhi bassi e imbarazzo. Ma la Schadenfreude [il piacere provocato dalle sfortune altrui] è stimolo non gestibile dunque, finita la seconda birra, succede che sia tu a chiedere al berlinese di turno qualche impressione sul recente scandalo che ha coinvolto il presidente federale tedesco Christian Wulff. Ovviamente nulla di paragonabile ai botti cui siamo stati abituati nel passato più recente. Solo la scoperta di un prestito a tassi agevolati che l’attuale Bundespräsident avrebbe richiesto ad un imprenditore e conseguente telefonata alla Bild per bloccare un articolo sulla vicenda.
Contestualizzando la storia del prestito risale al 2009, anno nel quale Wulff ancora ricopriva la carica di governatore della Bassa Sassonia. Il prestito fu di 500.000 euro -a tasso agevolato: ecco il punto dolente- e venne richiesto a un amico affarista chiamato Egon Geerkens. Wulff all’inizio nega che Geerkens gli abbia prestato direttamente il denaro, sostenendo di avere trattato con la moglie. Versione contraddetta dallo stesso Geerkens il quale già causò guai a Wulff pagandogli qualche anno prima le spese di un viaggio aereo. Trama da fiction tv in salsa Niedersachsen. Si va avanti.
La Bild, popolare giornale tedesco [popolare da intendersi nella accezione di tabloid generalista-populista puntualissimo su nudi femminili e scandali di vip semi-sconosciuti] si interessa della storia e scrive un editoriale critico. Wulff viene a sapere del pezzo e prova a bloccarne la pubblicazione telefonando al direttore responsabile Kai Diekmann, il quale tuttavia fa uscire ugualmente l’articolo. L’accusa è di avere mentito nel febbraio del 2010 davanti al parlamento della Bassa Sassonia negando i rapporti con Geerkens. Si trattava di una interrogazione parlamentare: roba grave.
Poi succede che Wulff va in tv* per difendersi ma non convince nessuno. Ammette la telefonata alla Bild e bolla il tutto come errore per il quale chiedere toccanti scuse. Tuttavia desidera specificare che non intendeva bloccare la pubblicazione del pezzo quanto esclusivamente rimandarla. Diekmann assiste allo spettacolino e chiede a Wulff il permesso di rendere pubblica la trascrizione del minaccioso messaggio che Wulff stesso avrebbe lasciato sulla sua segreteria telefonica. L’auto-incoronamento del Bundespräsident a «vittima dei media» è diretta conseguenza di questo stato di cose. Ad ogni modo nessuna intenzione di dimettersi da parte di Wulff nonostante i fiumi di critiche che stanno arrivando sia dalla stampa storicamente ostile che da quella amica [di centrodestra. Più o meno cattolica e conservatrice].
Al momento della stesura di questo post è un piovoso pomeriggio di domenica otto gennaio e qui attorno si sente un gran brusio. Infatti, nonostante i tentativi di gettare acqua sul fuoco, sia la Merkel che il vice Rösler starebbero cercando un sostituto di Wulff in caso di dimissioni. Qualcuno che verrebbe accettato anche dal principale partito del centrosinistra SPD, evitando così di impantanarsi in logoranti e [per la maggioranza] pericolosi scontri a nemmeno un anno dal voto.
Nella giornata di sabato davanti al palazzo-residenza di Wulff a Bellevue qualche centinaio di manifestanti hanno bandito scarpe al cielo: mutuiamo quello che possiamo dalle proteste nel mondo arabo sperando in un terreno non troppo umido [è periodo di pioggia in Germania]. Nessuna calzatura è stata scagliata contro le luccicanti vetrate dell’edificio ma resta evidente il disappunto. In zona il ruolo di presidente della repubblica è quasi esclusivamente rappresentativo e paiono mal digeriti individui ritenuti non impeccabili a ricoprirlo**. Consequenziale quanto, ad ogni latitudine [e ognuno con i rispettivi standard nazionali] il problema sia andare a scovare dove si nascondono quelli impeccabili. Sia mai esistano davvero.
* Per chi masticasse il tedesco, ecco il filmato integrale. In soli 21 minuti il wulff-pensiero sull’accaduto, correlato da sguardi liquidi e sorrisi magnetici.
** Wulff è anche sospettato da molti media di avere ricevuto dalla banca regionale del Baden-Württemberg un secondo prestito a condizioni vantaggiose grazie al ruolo che svolse alcuni anni fa durante il riassetto della casa automobilistica Porsche: un habitué per alcuni.

