Posts Tagged ‘Angela Merkel’

Su «East Journal.»

15 maggio 2012

«Che non godesse di simpatie radicatissime dalle parti del Nordreno-Westfalia era immaginabile, tuttavia succede alcune volte di pronosticare una sconfitta che nei fatti si rivela doppiamente pesante. Solita storia: i numeri. La Cdu di Merkel e soci scende dal trentaquattro percento a circa il ventisei mentre le previsioni la davano al trenta. A farne le spese il capolista Röttgen, ministro federale dell’ambiente e sodale da tempo del cancelliere. Per altro la zona è di quelle delicate quindi da tenere in grande considerazione. Land più popoloso della Repubblica Federale nonché motore industriale nazionale (altissimo il contributo che la Ruhr dà al paese in termini di prodotto interno lordo), mica puoi bypassare la voce di posti come Colonia, Dortmund e Düsseldorf e relative acciaierie. Un messaggio indiscutibilmente chiaro: esce vincitrice la Spd tramite la consacrazione della popolare governatrice Hannelore Kraft e si confermano i verdi. Bene i liberali -e questa è una notizia- mentre scende la Linke salutando il Landtag, che sarebbe il parlamento dello stato. Aula nella quale viceversa entrano i Piraten i quali continuano la loro marcia su buona parte della Germania. Procedendo a colpi di percentuali, i socialdemocratici guadagnano quattro punti -non una infinità- però dieci ne perde la principale controparte di centrodestra. A completare l’opera il suddetto calo della sinistra-sinistra che permette una maggioranza assoluta alla Spd e relativa libertà di azione.» [Continua qui.]

Scene di caccia in Nordrhein-Westfalen.

14 maggio 2012

«Sie ist die klare Gewinnerin: die Leute mögen sie eben,
diese Hannelore Kraft. Kann sie da nicht auch Kanzlerin?»

Curioso da esterno sedersi sopra un bus [un bus molto comodo: va ammesso] e iniziare a giudicare la Germania che placida [forzatura: indifferente] scorre sotto il tuo culo. Lasci per una ennesima volta Berlino [ogni volta il sapore è quello amarognolo dell'addio. Ogni volta scopri poi trattarsi solo di simulazione. Ad ogni modo inutile lambiccarsi su come stia la faccenda adesso perché non rimane che l'attesa] e parti in direzione di Monaco. Alla redazione dell’Economist pontifichi su euro e Monti con i soliti interlocutori agitati che chiedono come sia stato possibile dalle nostre parti sopportare il precedente premier per un ventennio senza dare fuoco a sedi di quotidiani o partiti e fortuna che le risposte standard con il tempo si sono confermate standard proprio perché funzionali e pratiche per calmare i soliti interlocutori agitati. Sul groppone numerose retrospettive dei direttori dei più importanti [venduti] quotidiani/settimanali/mensili europei circa crisi e integrazione e voto e ventilate uscite greche: me ne farò una idea più precisa rileggendole in viaggio. Compreso il Di Lorenzo che è più realista del re. A qualche fermata del bus la polizia tedesca sale a bordo e chiede i documenti a coloro che sempre se li sentono chiedere in Germania. Quelli dal look meno tedesco. Poi Monaco che non mi piace ma riserva spesso sorprese e ammetto sia stata il mio primo passo nell’area dunque un qualche affetto le è dovuto. Una giovane economista illustra a cena vicino l’Ostbahnhof i risultati di questa ricerca su euro e periferia della zona con ombre lunghe pressoché su tutto. I tedeschi macinano perché sanno vendere benino i lavori che producono anche quando non hanno un gran valore, mi è stato spiegato, e questa la metto sicuramente nel novero delle cose da verificare come i poliziotti bavaresi più cazzuti rispetto ai berlinesi. Tema intrigante da sviluppare sarebbe la perdita per la Germania di quell’aura cool che [nei limiti] aveva caratterizzato la fase Schröder e nemmeno la prima Merkel riuscì a estinguere. Eventuali paragoni con la cool Britannia di Tony Blair sarebbero prevedibili e forse anche giustificati ma evitiamo di entrare a gamba tesa nell’argomento. Ci torneremo. Sia sull’argomento che in Germania. Dove -mi pare di capire- giusto in queste ore viene nuovamente trombato il cancelliere a discapito della controparte Spd. Frizzante il clima in Nordrhein-Westfalen. Per adesso accontentiamoci della [ben più] lieve brezza toscana.

On «East Journal.»

20 marzo 2012

«A Berlino Joachim Gauck viene eletto il nuovo Bundespräsident e da Praga il premier Petr Nečas decide di prodigarsi in istantanee lodi rivolte alla persona e apprezzamenti alla scelta. Le motivazioni devono essere ricercate principalmente nel passato di Gauck, pastore protestante e fiero oppositore del regime comunista in Germania Orientale [ne abbiamo scritto qui e qui] nonché nella larga maggioranza che lo ha sostenuto, prova generale o meno per una futura Große Koalition [soltanto la sinistra propriamente detta del Die Linke si è fatta da parte non appoggiandone la candidatura, cui devono essere sommate un bel numero di astensioni tra i cristiano-conservatori e il liberali]. Il tutto nel contesto di un periodo piuttosto fitto di scambi sull’asse ceco-tedesco che culminerà con la visita in Boemia di Angela Merkel all’inizio di aprile. Buon risalto dell’avvento nei media locali, anche se rimane da definire nei dettagli il programma. Uniche certezze la durata della permanenza [solo un paio d’ore per l’agenzia stampa Česká tisková kancelář via České noviny] e il principale tema in agenda, cioè lo stato delle cose in economia filtrato attraverso la scelta ceca di non aderire al fiscal compact di recente introduzione. Il cancelliere da Berlino arriverà al Pražský hrad nel ventennale della stesura del trattato di cooperazione tra Germania e Repubblica Ceca ma anche in un periodo di evidente difficoltà per il capo del governo Nečas, la cui riconferma alle prossime elezioni pare quantomai problematica. E proprio a tal proposito si segnalano interessanti dibattiti sul futuro scenario politico ceco nell’ottica dei recenti risultati elettorali slovacchi, dove a imporsi è stato lo schieramente socialdemocratico.» [Continua su East Journal.]

On «East Journal.»

21 febbraio 2012


Un amico tedesco si prende la briga di sacrificare trenta secondi del proprio preziosissimo tempo [è designer d’interni: a Berlino significa tanto] per scrivermi una mail. Poche righe ma indicative. «Quel ******* di Wulff si è tolto dalle ********. Alla tv hanno persino fatto paragoni con l’Italia degli ultimi quindici anni. Ci pensi?» Ci penso. Ma credo sia doveroso svicolare da ogni parallelismo. Non porterebbe tanto lontano. D’altronde che l’ex Bundespräsident non fosse un monumento di rettitudine si poteva immaginare, così come molti annusarono un possibile passo falso di Angela Merkel al momento dell’insediamento. Sia come sia: acqua passata. Di Wullf già abbiamo scritto qui. Adesso è Gauck il futuro. Gauck è il futuro perché Gauck è il passato. In qualche modo. Doveroso occuparsene visto che tante testate nazionali ed estere definiscono Gauck eroe dell’Est o [più o meno correttamente] il piccolo Havel della DDR. Breve bio: pastore attivista per i diritti umani in Germania Orientale fu nel 1989 figura di spicco del movimento Neues Forum che divenne nel 1990 Bündnis 90 [Alleanza 90] assieme a Demokratie Jetzt [Democrazia Adesso] e l’Iniziativa per la pace ed i diritti civili [Initiative für Frieden und Menschenrechte]. Quindi -garanzia di rottura effettiva, sia mai ci fossero stati dubbi- a seguito della elezione a deputato divenne presidente della commissione speciale per il controllo dello scioglimento della Stasi, i servizi segreti della Germania comunista. [Continua su East Journal.]

Personal notes of an infantryman [cit.]

11 febbraio 2012


Così Karl Schlögel nel suo Im Raume lesen wir die Zeit: Über Zivilisationsgeschichte und Geopolitik: «da una parte c’erano annunci pubblicitari [...] dall’altra ci si imbatteva nel vuoto delle superfici bianche. Da una parte c’era la propaganda, dall’altra la pubblicità. Da una parte si facevano le code, dall’altra si esitava davanti l’esorbitante varietà della offerta. Da una parte c’era il fardello della giornata lavorativa, dall’altra l’insostenibile leggerezza dell’essere». Esercizio non tra i più complicati capire quali fossero le parti al centro dell’analisi. Tuttavia di questi tempi Est e Ovest non esistono più. O quantomeno nei termini di Schlögel. Senza contare quanto la faccenda sia radicalizzata al punto tale che l’Est odierno [contrapponibile al vaghissimo Ovest odierno] abbia scelto di inglobare non più Praga, Budapest o Varsavia ma tenda a localizzarsi in un territorio indefinito che va da Dubai e Shanghai passando per l’India. Ossia quei posti che sono anche il nuovo Ovest. Dovrò aggiornarmi.
Al vecchio Est parrebbe essersi sostituita stabilmente l’Europa centro-orientale tornata di fatto al proprio posto. Un luogo rispetto al quale i principali parametri di analisi politica sono quasi sempre gli stessi: corruzione e spinte nazionalistiche. Come se altre zone della terra ne fossero esenti o macchiate in maniera minore. Di rado filtrano news di altro stampo escludendo sporadiche esondazioni di fiumi, pandemie di oche, festival culturali e altre sciagure.
La televisione -che ronza in un angolo dell’appartamento di Prenzlauerberg- passa dettagliati aggiornamenti sulle discutibili attività del presidente bielorusso Aljaksandar Lukašenko il quale, comunque la si voglia vedere, vanta l’innegabile dote di riproporsi perennemente uguale a sé stesso e incurante di tutto al netto degli estemporanei tuoni che talvolta possono abbattersi nelle vicinanze del suo culo. Tipologia comportamentale non dissimile da quella dell’ex premier italiano che per lui sbrodolò parole di lode circa due anni fa tipo «il popolo ti ama e questo è dimostrato dai risultati delle elezioni che sono sotto gli occhi di tutti.»*
La televisione dice che Vladimir Neklyayev è un poeta ma anche un candidato d’opposizione di Minsk. Andrei Sannikov è un diplomatico ma anche un candidato d’opposizione di Minsk. Entrambi al momento risultano in cella assieme alla signora Khalip del quotidiano Novaya Gazeta, per altro moglie di Sannikov.
Cupe restrizioni bielorusse cui fa eco l’Ungheria con le svariate leggi restrittive approvate dal governo di quel fenomeno di Viktor Orbán: cosa succede alla graziosissima Europa centro-orientale? A Praga il presidente della repubblica Klaus e Václav Havel si sono a battibeccati per mesi su politica interna e l’intervento militare in Libia contro «l’insano criminale» [testuale: «šílený zločinec»] Mu’ammar Gheddafi ora dissoltosi nel niente. Mentre un medico gira film porno nell’ambasciata vaticana. In parallelo a Berlino la Merkel continua a prendere batoste come mette il naso fuori l’urna.
Slavoj Žižek tira in ballo Søren Aabye Kierkegaard per sostenere quanto un processo rivoluzionario non implichi un progresso graduale ma un movimento ripetitivo. Un movimento di ripetizione dall’inizio ancora e ancora. Il quadro generale deve essere perennemente superato e ogni cosa ripensata iniziando dal punto zero. Tutti i miei vestiti ed i pochi libri che ho comprato si trovano al momento dentro grosse scatole di cartone poiché sto lasciando la Germania senza tormenti al proprio verde e denuclearizzato destino. Ho deciso di tornarmene a casa per re-iniziare dal mio personalissimo punto zero poi, casomai si rivelasse una scelta sbagliata, amen.

…continua.
* Risposta dell’estremista Casini: «Sbigottimento nel leggere gli elogi del nostro premier a Lukašenko, del quale il presidente del Consiglio italiano ha magnificato la popolarità e il consenso tra i cittadini: venga ora in parlamento.» [Repubblica; 1-12-2009.] Come vederlo.

Mi chiamaste? Che bramate?

29 settembre 2011


Ciò che rappresenta un gigantesco problema di questi tempi è filiazione direttissima dalla favolosa attitudine [sempre esistita ma solidamente strutturatasi nell'ultimo ventennio] di negare la realtà con qualsiasi mezzo. Di base una faccenda riconducibile alla grande predisposizione e senso di confort provato da tanti per chiunque inondi la vita pubblica di consolanti cazzate e pirotecnici attacchi verso qualsiasi entità capace di rappresentare un minimo la sfera del reale [questi rompicoglioni.] Consequenziale, quindi, l’assoluto straneamento riscontrabile a zonzo quando si fanno necessarie, pragmatiche e funzionali valutazioni, magari in tempi rapidi. Esempio: le recenti vicende interne, Berlino e Parigi che nei fatti bollono, e via di seguito. Se c’è una evidenza in questo risulta essere che non si tratta di schieramenti o ideologie quanto [più o meno] di  polso della situazione [bipartisan] e quel minimo di rigore che esula dai comportamenti vergognosi. C’è chi è adatto e chi non ha credibilità, anche esulando dai sussurri dei preti. C’è chi gestisce e chi è obbligato a farsi gestire. C’è chi prima c’era nelle tavolate circolari e adesso non più. C’è chi si sacrifica e chi, invece, inizia a indicare gli stronzi tutto attorno e dare un po’ di matto prima di scegliere la via della finestra. Poi, in volo, garantisce che lo hanno spinto.

Pestare in senso inverso.

26 agosto 2011

«Per esempio Menasha, il nostro dozzinante, fisico dilettante [ma più che altro aspirante tenore drammatico] una volta mi spiegò come gli esseri umani potrebbero influire sulla rotazione terrestre. Come? Ecco, se tutti gli abitanti del pianeta si mettessero a un dato momento a strascicare i piedi, ciò farebbe rallentare il moto di rotazione. [...] Io però sono convinto che tanti, ci per stupidità chi per cattiveria, si sarebbero messi a pestare in senso inverso.»

Saul Bellow.
Il dono di Humboltd, 1973.

«Quanto alla Germania, i leader degli insorti [in Libia] non dimenticheranno facilmente l’astensione tedesca dalla missione Nato. Con una miserabile politica estera di tatticismi di cui Angela Merkel è responsabile e non solo Guido Westerwelle, la Germania si è giocata il ruolo di leadership morale che aveva con Helmut Kohl.»

Michael Stürmer.
Repubblica, 26-8-2011.

On «East Side Report.»

14 giugno 2011


«L’animo umano è fin troppo pronto a scusare le proprie colpe, scriveva Tito Livio di professione storico. Ma quando le colpe non vengono vissute come proprie? Riflessione non particolarmente elaborata ma quantomai attuale se correlata alla recente presa di posizione del capo di stato ceco Václav Klaus in visita a Berlino. I fatti: cade in questi giorni l’anniversario della strage di Lidice, piccolo paesino della Boemia nel quale persero la vita centonovantadue uomini, mentre le donne e i bambini furono deportati rispettivamente nei campi di concentramento di Ravensbrück in Germania e Chełmno presso Lodz. Era il dieci giugno del quarantadue e Lidice faceva parte del Reichsprotektorat Böhmen und Mähren, vale a direil protettorato tedesco istituito a metà del trentanove allorchéil Reich invase la parte occidentale della Cecoslovacchia ad eccezione dei Sudeti, già annessi. Lidice fu distrutta dagli occupanti tedeschi in seguito all’attentato delle forze partigiane ceche nel quale perse la vita Reynard Heydrich, Gruppenführer attivo in zona e detto der Henker -il Boia- per motivi facilmente immaginabili. L’ordine di radere al suolo Lidice poi ucciderne gli adulti arrivò da Hitler in persona.» [Continua su East Side Report.]

On «East Journal» e «Ecoinchiesta.»

10 giugno 2011

Post pubblicato anche su
Ecoinchiesta. Sta qui.

«Avendo avuto la fortuna sfacciata di poter girovagare un po’ in quella fetta di Europa che comprende i länder di Mecklenburg Vorpommern e Schleswig-Holstein [per i neofiti alla lettura: Germania nord-orientale e Germania nord-nord] mi è capitato di passare davanti la cittadina di Geesthacht, famosa in zona per una ridente campagna a circondarne l’abitato, la fascinosa avifauna che la popola e una centrale nucleare composta da un reattore Bwr per complessivi 1410 mw di potenza. Costruito tra il settantaquattro e l’ottantatré, l’impianto di Krümmel si è fatto un nome grazie al reattore tra i più grossi in commercio e il numero notevole di leucemie riscontrato lì attorno nel lontano ottantasei. Inattivo nel 2007 per un incendio, Krümmel è stato rimesso in moto nel 2009 ma dopo pochi giorni è stato nuovamente disattivato per un corto-circuito assai simile a quello del 2007 che causò l’incendio: i casi della vita. Sia come sia, al momento Krümmel è spento ma questo il viaggiatore di transito frequentemente lo ignora e capita che qualcuno venga sorpreso a incrociare le dita sul bus mentre ne scorge la silhouette all’orizzonte.» [Continua su East Journal.]

On «East Journal.»

7 marzo 2011

«Sulla carta e online sono rintracciabili dozzine di associazioni tedesco-ceche con lo scopo di promuovere scambi culturali tra le due nazioni; dai militari e diplomatici nei tempi passati alle gare ciclistiche attuali, lungo la rotta tra Berlino e Praga è transitato [e continua a transitare] più o meno di tutto. D’altronde la distanza è relativa e la morfologia del territorio -un’unica gigantesca pianura- agevola i contatti.» [On East Journal.]

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