Archivio per il 'Wessis'Categoria

«Schillerstraße.»

Novembre 12, 2009
a. «Trattandosi di un vertice formale ognuno si esprimerà nel proprio idioma e di conseguenza Tadic parlerà in serbo, una lingua che io non considero bellissima. La nostra è molto più musicale: aspetto ancora un’opera lirica in serbo.»
b.
«Ora passo la parola al presidente Clooney.»
Ha solo il culo di avere fatto il galletto con il serbo sbagliato.

A breve.

Luglio 18, 2009

Per coloro che fossero misteriosamente interessati alla cosa, si sappia che l’assenza della zona è stata causata da due [leggi: due] giorni di mare, poi confluiti in altrettanti di para-trasloco. A breve riprendiamo il discorso da dove l’avevamo lasciato.

Scény z prezidenteské kuchyne. Due.

Luglio 11, 2009
«In the spring and summer of 1973, the U.S. House of Representatives and the U.S. Senate heard months of testimony on Richard Nixon’s Reorganization Plan Number 2, which proposed the creation of a single federal agency to consolidate and coordinate the government’s drug control activities. Drug use had not reached its all-time peak, but the problem was serious enough to warrant a serious response…»
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Wessis: resilience.

Giugno 24, 2009

Su internet ancora si racconta di questo tizio, Ihab Al-Sherif, un diplomatico egiziano rapito pochi giorni fa da alcuni terroristi mentre andava a comprare i giornali. Un altro sito parla invece dell’Islanda. Natura e cultura. Nella mainpage c’è scritto che lassù sarebbe «vietato dare ai figli nomi diversi da quelli della tradizione vichinga» e magari la famosa Thule di Pitea era non lontano, in qualche fiordo norvegese gelido e blu.

Londra, luglio duemilacinque.

Excursus wessis.

L’unica cosa sicura è che oggi dobbiamo stare davvero attenti. Anzi probabilmente sarebbe costruttivo fare addirittura qualche ricerca: casualità, fatalità, combinazione. Incastro di situazioni. Need Google. Oggi mi sento fortunato. Certo avremo modo di sentire numerosissime interpretazioni al riguardo nei prossimi mesi e anni.
Da poco è giorno e lo confermano pure quei geni di Scotland Yard ed i Servizi Segreti: a colpire la città sarebbero state sette esplosioni coordinate tra loro. Incerto ma sicuramente grave il bilancio di questo attentato. Settanta vittime, per quanto il governo ne conti venti. Gli scoppi sono avvenuti nelle stazioni di Aldgate e Liverpool Street. Edgware Road e King’s Cross. Old Street e il distretto finanziario. Nei pressi del museo -a Russel Square- ancora due treni si trovano bloccati sottoterra. La radio dice che i superstiti sono stati evacuati ma ancora numerosi vagoni restano fermi lì sotto. Il primo bang è stato udito a Liverpool Street, il secondo bang a Edgware Road. Un giornalista si esprime con tatto sui riflessi delle bombe per i mercati finanziari. Non sono neppure le undici e già la sterlina è ai minimi degli ultimi mesi. Io mangio i miei Kellog’s davanti alla tivvù.

Billy Bragg.

Canale 2 mostra i militari schierati in parata a Covent Garden. Clarke dice che tutto è sotto controllo:  uno d’istinto si fida di Clarke. D’altronde tre bus sono appena saltati in aria. Il primo a Russel Square, poi Woburn Place e Tavistock. Tutto è sotto controllo. Ancora la maggior parte dei cittadini faceva colazione quando si pensava che la colpa potesse essere di un blackout. Un guasto a qualche centralina circondata da reti da polli nella prima campagna verso Brighton and Hove. Quindi uno scontro tra treni o l’esplosione di uno scambiatore. Già i feriti superano le trecento unità. Per il momento nessuna traccia di rivendi-cazioni o simili. T. Blair deve decidere a breve se rientrare da Gleneagles dove si trova per discutere coi colleghi su cose già decise da anni. «Condanniamo del tutto questi atti barbarici» viene sottolineato dal G8 scozzese. Blair, Bush, Berlusconi e gli altri porgono sentite condoglianze alle famiglie delle vittime.

Per esempio si vocifera che gli investigatori abbiano identificato quattro uomini, tre dei quali giunti dal West Yorkshire: il West Yorkshire che è un posto adorabile. Un altro sarebbe stato arrestato a Leeds in quanto avrebbe avuto la premura di tenere i contatti con almeno uno di quei signori saltati in aria con gli zaini esplosivi arrivati dal West Yorkshire. Gli attentati sarebbero stati pianificati da cellule islamiche con base sul mio pianerottolo di Inverness Terrace angolo Porchester Gardens. Probabile che siano individui affiliati ad Al Qaeida. Probabile.
Circa venti sacche da tennis, cento valigie e una carrozzina sono state fatte brillare dagli artificieri nelle varie stazioni della metropolitana: non si trattava naturalmente di bombe. Sono le undici di un assolato giovedì mattina -è il sette luglio- e la BBC riferisce che un sito web conosciuto per essere stato utilizzato da quelli di Al Qaida rivendicherebbe la strage. Questa sarebbe la risposta al coinvolgimento nazionale alla guerra imperialista USA in Iraq e Afghanistan. Incredibile: la lettera minaccerebbe anche Danimarca e Italia. Italia?
Passano quattro anni.

Tony Judt vs. John Lewis Gaddis.

Giugno 6, 2009

Tony Judt.Il capitolo ventunesimo del libro dello storico Tony Judt L’età dell’oblio. Sulle rimozioni del novecento è una lunga recensione decisamente sfavorevole* alla storia della Guerra Fredda scritta da John L. Gaddis. Cito dalla note di apertura: questa recensione è stata pubblicata nel marzo 2006 sulla New York Review of Books. John L. Gaddis si è comprensibilmente offeso per la mia mancanza d’entusiasmo verso la sua versione più recente e più commercialmente redditizia dei decenni della Guerra Fredda, ma ciò non cambia il fatto che il suo libro contribuisca in maniera significativa a diffondere negli Stati Uniti malintesi e ignoranza sulla vera natura della Guerra Fredda, sul suo esito problematico e perdurante nel nostro paese e all’estero.

* Testuale.

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