Qualche considerazione utile per la stesura del NIE definitivo sulla incombente fine del mondo: passa una settimana e -riguardo la tremenda crisi tra Israele e Palestina- tutti i media italiani riportano nell’ordine il parere del Papa, del Presidente Francese Sarkozy, del Papa e degli USA. La presidenza ceca arriva quasi alla fine della lista, più o meno in scia al silenzio di Berlusconi, di Frattini o le idee egiziane per una pace definitiva in zona. La cosa ovviamente non stupisce nessuno. Inoltre si consideri che forse meno sentiamo parlare di Praga in questo periodo e meglio è, visto chi ha l’onore di rappresentarla. Tuttavia a certe sparate di Mirek Topolanek si contrappongono analisi molto interessanti fatte da preparatissimi studiosi cechi. Per esempio Nouvelle Europe qualche giorno fa ha intervistato Petr Drulák, già direttore dell’istituto di relazioni internazionali di Praga. Riassuntino a grandi linee della faccenda: la politica estera ceca si fonda su quattro correnti [troppe: ecco il motivo degli schricchiolii] vale a dire l’atlantismo governativo tipico delle destre europee, l’internazionalismo di certi partiti di sinistra quasi perennemente all’opposizione, più europeisti ultraconvinti e autonomisti [questi ultimi nicchia nella nicchia, comunque sia assimilabile ai conservatori atlantisti. Esemplare nobile della razza, in piena forma e resistente agli urti, Klaus.]
Il resto dell’intervista sta sul sito.




