
«L’animo umano è fin troppo pronto a scusare le proprie colpe, scriveva Tito Livio di professione storico. Ma quando le colpe non vengono vissute come proprie? Riflessione non particolarmente elaborata ma quantomai attuale se correlata alla recente presa di posizione del capo di stato ceco Václav Klaus in visita a Berlino. I fatti: cade in questi giorni l’anniversario della strage di Lidice, piccolo paesino della Boemia nel quale persero la vita centonovantadue uomini, mentre le donne e i bambini furono deportati rispettivamente nei campi di concentramento di Ravensbrück in Germania e Chełmno presso Lodz. Era il dieci giugno del quarantadue e Lidice faceva parte del Reichsprotektorat Böhmen und Mähren, vale a direil protettorato tedesco istituito a metà del trentanove allorchéil Reich invase la parte occidentale della Cecoslovacchia ad eccezione dei Sudeti, già annessi. Lidice fu distrutta dagli occupanti tedeschi in seguito all’attentato delle forze partigiane ceche nel quale perse la vita Reynard Heydrich, Gruppenführer attivo in zona e detto der Henker -il Boia- per motivi facilmente immaginabili. L’ordine di radere al suolo Lidice poi ucciderne gli adulti arrivò da Hitler in persona.» [Continua su East Side Report.]
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14 giugno 2011Su «East Side Report.»
25 maggio 2011
«Esiste una intrigante teoria secondo la quale pulire i piatti e rileggere i bigliettini di auguri, finita la festa di compleanno, sia il momento più profondo della serata: si tratterebbe infatti di atto al tempo stesso intimo ma anche strettamente relazionabile con la nostra sfera sociale, ciò che abbiamo seminato e quanto stiamo raccogliendo. Senza contare come, casomai i bigliettini di auguri arrivino da tizi come Václav Havel, Hillary Clinton, i sindaci di Belgrado e Sarajevo, l’arcivescovo di Praga e Hamid Karzai, probabilmente qualche analisi sia sempre doverosa. Due righe di riassunto: Radio Free Europe ebbe come primo quartier generale Monaco di Baviera e trasmise il primo programma su onde corte il quattro luglio del cinquanta in direzione del vicino confine cecoslovacco. Destino già scritto perché proprio a Praga si sarebbe stabilita alcuni anni dopo, all’interno di un curioso palazzo dall’architettura avanguardistica su Vinohradská.» [Continua su East Side Report.]
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4 maggio 2011
«Capitasse di incappare nel leader di una rete terroristica internazionale piombandogli in salotto dopo una ricerca durata anni, scattategli qualche foto o portatelo a Praga prima di farlo secco e gettarlo a mare: altrimenti il direttore del servizio-stampa dell’ufficio presidenziale ceco non ci crede e grida all’imbroglio. Poiché Petr Hájek è tizio assai cauto su argomenti del genere e le proprie idee se le tiene strette. Non a caso le dichiarazioni di lunedì due maggio riportate dall’agenzia stampa České Noviny: Bin Laden non sarebbe che un personaggio da fiction mediatica, scomparso nell’esatto modo attraverso il quale emerse. Ovvero dal niente. In soldoni l’ennesima versione della contrapposizione bene-male o luce-ombra, non tanto distante da cliché biblici o la logica di Star Wars. Si chiama complottismo e ne è pieno il mondo.» [Oggi su East Side Report.]
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6 marzo 2011
«Questa volta [non l’unica per altro] gli slovacchi sono stati più rapidi dei cechi: il governo a Bratislava c’è già mentre a Praga toccherà aspettare ancora un po’. Inghippi di nomine e qualche meccanismo bloccato; faccende che possono succedere, chiaro. Tuttavia lodevole il pragmatismo dimostrato dal nuovo premier slovacco Signora Radičová, e assai importanti le parole di Karel Schwarzenberg, futuro [presente e passato] responsabile per gli esteri ceco in trasferta, primo ospite del neonato esecutivo di centrodestra formato dalla unione dei cristiano-democratici del SDKÚ con Sas, Kresťanskodemokratické hnutie ed il Most-Híd della minoranza ungherese.» [Continua su East Journal.]

