Archivio per il 'Deutschland'Categoria

«Topinka.»

Novembre 9, 2009

Mauerfall.«Che cosa dunque tutto ciò ha a che spartire con l’apertura e poi l’abbattimento del Muro di Berlino, la notte del 9 novembre dell’ottantanove? Credo che, almeno all’ingrosso, si sia capito. Ma, riassumendo, possiamo dire che quella notte il mondo ha mutato il proprio volto e, sotto al volto, si sono radicalmente trasformati i rapporti tra le nazioni, il ruolo dei Grandi e quello dei Piccoli in una strana e difficile mescolanza di fattori che…»

Leggi il seguito di questo post »

Sendvič.

Novembre 5, 2009

«Mi resta la fierezza di avere servito in un esercito tedesco che non partecipò a missioni di guerra, e di avere difeso la linea di confine tra i blocchi dando un contributo alla pace, impedendo che la guerra fredda divenisse guerra atomica. E mi resta la soddisfazione di avere fatto la scelta giusta non soltanto quel giorno ma scegliendo quello stato. Oggi tutti criminalizzano la Ddr tuttavia una dittatura del proletariato non è fascismo: non avemmo né l’Olocausto, né genocidi né stermini, né camere a gas. Inoltre mi resta l’esperienza di una vita senza il dominio del capitale, assieme alla sensazione di una disfatta, almeno provvisoria, del tentativo di costruire un mondo nuovo.»

Kamýcká.

Ottobre 1, 2009

L’iconografia standard dell’argomento «Europa centro-orientale a ridosso della caduta» è la seguente: una folla -festante o seccata, dipende dal momento dello scatto- lungo una strada o in una stazione di transito chissà dove. E d’altronde servono anche a questo le ricorrenze: non si festeggia mai l’evento in sé quanto la percezione di esso più diffusa, dunque tendiamo ad aumentare la vendibilità dei testi  «a tema» con immagini di copertina [si pensa, si spera...] drammatiche al punto giusto e capaci di smuovere a dovere i sensibilissimi animi dei possibili acquirenti, o stabilizzarne l’idea già radicata; ché nessuno ama troppo gli sconvolgimenti.

Leggi il seguito di questo post »

Leaving Triftstraße.

Settembre 14, 2009
“È buffo. Non raccontate mai niente a nessuno.
Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti.”

(Su Slipperypond la fine dello scudo spaziale.)

Müllerstrasse.

Settembre 1, 2009

In Germania e in Giappone si afferma la sinistra, con la minima differenza che in Giappone i progressisti hanno vinto l’elezioni politiche e qui probabilmente non succederà. Ma la faccenda dovrà comunque essere presa in seria considerazione da Frau Merkel, perché qualcosa vorrà pur dire la vittoria della Linke in Sassonia, Turingia e Saarland, e non soltanto a livello simbolico con gli sdoganamenti dei post-comunisti anche all’Ovest. Nella Turingia…

Leggi il seguito di questo post »

Il maueratoneta. Oranienburger Tor.

Agosto 23, 2009

I tizi facilmente distraibili come il sottoscritto devono per forza scrivere in luoghi a loro ben noti, altrimenti la frittata è fatta. Un giorno lessi che Chatwin compose le migliori pagine della propria carriera nella penombra di una tenda piantata in chissà quale buco del culo del mondo. Ecco, con me una simile storia non funzionerebbe e basti contare che aiuta poco -o almeno così è per la scrittura- anche questo soggiorno fuorisede cui mi sono sottoposto, in un luogo tra l’altro distante anni luce dal concetto di deserto assolato o ghiacciaio. Il problema è che…

Leggi il seguito di questo post »

Páneurópai. Wedding.

Agosto 20, 2009

L’unione delle due cose, l’essere in pieno agosto e il fatto che qui Germania i quotidiani italiani arrivino nelle edicole della U-Bahn circa alle una del pomeriggio, conferisce alle monotone giornate dell’immigrato un ritmo lento e piacevole: è possibile svegliarsi alle undici, fare colazione a mezzogiorno e comprare il Corriere o Repubblica un secondo dopo che sono stati esposti negli scaffali di Friedrichstraße con i quotidiani turchi o russi.

Leggi il seguito di questo post »

A venire da Est. Triftstraße.

Agosto 11, 2009

«I polacchi, pigiati sempre in cinque sopra una Fiat Polski, si riconoscevano dai marsupi fatti in casa, con i loghi taroccati dell’Adidas, le toppe di Sandra o le rose dei Depeche Mode. Le ragazze russe portavano certi grandi fiocchi rosa tra i capelli, indossavano uniformi scolastiche marroni ed erano spesso accompagnate da ragazzi dai visi spigolosi e tratti slavi, con il naso schiacciato. I cechi amavano le scarpe da ginnastica di stoffa a strisce rosse e blu, mangiavano sempre le loro tipiche cialde e giravano soltanto in Skoda. L’ungherese era elegante di aspetto e non manifestava alcun interesse per il blocco orientale. Bulgari e rumeni fuori dai propri confini non se ne incontravano, e se eravamo nel loro paese non c’era bisogno di riconoscerli. Che albanesi e jugoslavi esistessero realmente, una cosa che a scuola non smettevano di assicurarci, noi non potevamo darlo per certo. Non averli mai visti di persona -in fin dei conti erano nostri fratelli- sembrava sempre un po’ strano.»

Jana Hensel. Zonenkinder.

Vezzi. Wedding.

Agosto 7, 2009

Ebbi modo di leggere una volta -ero non so a quale stupido punto della mia infinita carriera liceale- un brano di questo pensatore greco del quale non ricordo più il nome, nel quale si riportava un pensiero che ai tempi mi colpì abbastanza, proprio come adesso risulta capace di annientarmi. Com’è ovvio non ricordo l’autore o il testo di provenienza, però forse i più zelanti tra coloro che sul Válečky capitano cercando birra o cestino troveranno da qualche parte la voglia matta scoprire tutto, poi facendomelo sapere via mail. Ché insomma il succo del discorso era il seguente: mica importa sotto quale terra sei sepolto. Quando muori sono cazzi amari e basta. Oggi come ieri trovo la cosa assai ragionevole. Ma certo tocca contestualizzare un filo per capirci; nessuno infatti qui presuppone di essere ucciso con una lancia o bruciato in una pira. Piuttosto direi che non importa molto in quale città tu stia trovandoti, visto che tanto uno alla fine ha sempre i coglioni girati se possiede validi motivi per farseli girare (se così non fosse, lo sciagurato in questione sarebbe solamente un pazzo) quindi non stare a farti eccessivi problemi di viaggi e spostamenti, casomai tu avessi cazzi storti. È un dato di fatto che per quelli del tuo stampo cambierà poco comunque. Ché svagarsi con colpi di scena estemporanei e cambi di programma è lusso permesso soltanto a coloro i quali sono mediamente in forma, così come mai fidarsi delle canzoni che dicono di farsi un giro per riequilibrare.* Piuttosto resta fermo dove sei e cimentati in esercizi senza dubbio utili come gli eccessi di alcool o le freccette (la pensava in questo modo anche il Calvino del post precedente? Chissà.) Detto questo, torniamo a noi.

* Esistono canzoni di questo tipo? Analizzerò la cosa, prima o poi.

Dikobraz. Berlino.

Agosto 5, 2009
La torre. «Non che ti aspetti qualcosa di particolare [...]. Tu sei uno che per principio non si aspetta niente da niente. Ci sono tanti, più giovani di te o meno giovani, che vivono in attesa di esperienze straordinarie. Dai libri, dalle persone, dai viaggi. Da quello che il domani tiene in serbo. Tu no. Tu sai che il meglio che ci si può aspettare è evitare il peggio.»

Di culi e violoncelli.

Luglio 28, 2009

L’idea alla base delle strategie di Topolánek* -ossia provare a smuovere l’elettorato ceco vacanziero con cartelloni della sua Ods in Croazia- è prevedibile: cavalcare l’onda dello scandalo conseguente l’apparizione a sedere nudo in Sardegna da Silvio Berlusconi con poster che lo ritraggono pettoruto e palle [per fortuna] fuoricampo risulta infatti essere roba nata già vecchia e banalotta, riflettendo così alla perfezione vecchio e banalotto personaggio, che tuttavia nelle foto ride soddisfatto come colui che abbia ponzato e prodotto l’idea del secolo. Dio lo benedica. Comunque…

Leggi il seguito di questo post »

Da Ústí fino a boh.

Luglio 22, 2009

Ogni tanto torna ad oscillare davanti ai miei occhi la lancetta che indica la percezione dell’Europa centrale da parte degli italiani e, vibrando impazzita, è impossibile non notare quanto spesso finisca per puntare verso il basso, un basso nebuloso e piuttosto confusionario che nobilita assai poco. Certo non è un dramma, ma quantomeno risulta curioso riportarlo di questi tempi, non fosse altro perché si festeggerebbe il ventennale della caduta e la fine dei blocchi con articoli vomitati al riguardo pressoché su tutti i media. Foto con didascalie e retrospettive: quelle di più facile fruizione, sia chiaro. Che nessuno pretende la luna.

Leggi il seguito di questo post »

La parte del merlo.

Luglio 7, 2009

Nel corso degli ultimi 200 anni il merlo ha lasciato le foreste per diventare un uccello di città. Dapprima in Gran Bretagna, già alla fine del diciottesimo secolo, e qualche decina di anni più tardi a Parigi e nella Ruhr. Durante il diciannovesimo secolo ha conquistato una dopo l’altra tutte le città d’Europa. Intorno al novecento si è installato a Vienna e Praga, avanzando quindi verso Est e raggiungendo Budapest, Belgrado, Istanbul.

Leggi il seguito di questo post »

Wir fanden uns ganz schön bedeutend.

Giugno 21, 2009
Lentamente inizia ad arrivare una specifica saggistica sulle ultime generazioni di tedeschi orientali -alcuni dei quali mi hanno testato come cuoco, subito scartandomi- attraverso titoli come le Mappe della Memoria ma non solo. Di narrativa invece ce n’è sempre stata un po’. Ho provato con Schulze ma stentavamo. Al contrario con Zonenkinder di Jana Hensel va, anche questo (come le Mappe della Memoria) edito da Mimesis per la collana Quadrifoglio Tedesco.

Angeli e topoi.

Maggio 20, 2009

Angela beve una birra mentre fuori casca il mondo. Beve una birra in casa di sconosciuti (ardita signorina. Oppure realmente in Ddr non esistevano i malfattori?) Ad ogni modo poco lontano già “…le case degli occidentali si stavano aprendo ai connazionali ritrovati dell’Est.” E lei a bere. Mica ostriche all’Hotel Kempinski, «come si era più volte ripromessa in una gag frequente con sua madre», ma birra con sconosciuti dopo una sauna con una amica. Angela parla in tele alla rete Ard. La gioventù nella Freie Deutsche Jugend: Angela faceva propaganda ma senza essere una comunista.

Angie.

Poi l’aneddoto: spesso quando si sedeva al ristorante toccava la lampada e diceva di accendere il microfono. Una proposta della Stasi la rifiutò con la scusa di essere troppo chiacchierona e avrebbe deluso le aspettative della Ditta. Tutti contenti che Angela la chiacchierona abbia raccontato se stessa alla tv ieri sera, anche se di fatto senza dire niente, escluso qualche nota di colore di quelle che i wessis* adorano. Per me sarebbe stata un ottimo agente, Angela.

*«Fu tentata di lasciare la Ddr durante un viaggio ad Amburgo
nel quale non capiva, avendo visto molti telefilm occidentali,
se una ragazza che dormiva sola in un albergo corresse qualche rischio.»

Vieni. Ti porto a ballare ad Ovest. Due.

Maggio 19, 2009
Il pezzo postato su Slipperypond.

La libertà è una cosa da concedere con cautela. Nel mio cortile, per esempio, di domenica succedono sempre cose spiacevoli: genitori liberati da obblighi lavorativi piazzano bambini in lacrime sui terrazzi, mentre giovani studenti liberi da lezioni declamano lo loro teorie al telefono. I vecchi -gente libera per definizione- fanno cadere pentole a terra mentre i cani filtrano il latente nervosismo degli umani liberi ululando di angoscia dai terrazzi. Di fatto dovrebbe esserci qualcosa o qualcuno che limiti le azioni di tutti: troppa libertà distrugge. Un ente capace di consigliare a tutti maggiore accortezza. La possibilità di finire malissimo dovrebbe sempre essere dietro l’angolo. Ma il mondo è cambiato e prova ne sia questa copia ingiallita di giornale che mi arriva in mano. E’ il Corriere della Sera di sabato 11 novembre 1989.

Leggi il seguito di questo post »

Vieni. Ti porto a ballare ad Ovest.* Uno.

Maggio 18, 2009

Elemento del Muro. La prima cosa che salta agli occhi è quanto sia mutata in questi  anni la struttura stessa dei giornali: casca il Muro e il Corriere della Sera concede all’evento quattro pagine. Da pagina due a pagina cinque. Leggo: se cadono i muri in terra, figuriamoci in cielo. Le compagnie di bandiera dei due stati tedeschi, la Lufthansa e l’Interflug, hanno chiesto ieri la normalizzazione dei collegamenti aerei intertedeschi regolati dalla fine della guerra da statuti eccezionali. I collegamenti regolari erano assicurati dalle compagnie aeree alleate: una breccia a questo monopolio si aprì solo l’agosto precedente al novembre agli articoli (era l’88) con l’autorizzazione dei voli Francoforte-Lipsia e Lipsia-Dusseldorf. Se in banca servivano 10 ostmark per acquistare un marco tedesco, sul Kurfuerstendamm di B. Ovest un bar (il «Joe on the Ku’Damm») appende un cartello che dice: scambio 1 a 1 fino alle 15.00. Nei successivi anni si dibatterà a lungo se lo sviluppo più lento dei lander orientali tedeschi sarebbe stato evento da relazionarsi proprio a questo cambio e alla leggerezza del povero Joe. Un momento toccante relegato a fondo pagina: porto la bambina a dare il bacio della buonanotte alla sua madrina, come succede nelle città normali, dice Frau Schmidt mentre attraversa Bornholmerstrasse con in braccio la figlia di diciotto mesi. La madrina in questione abita a un isolato di distanza: fino al giorno prima un altro continente.

*L’intero articolo domani su Slipperypond.

Deaglio a tema Válečky.*

Maggio 14, 2009

«Roma. 9-11-1989. Sera tardi. Botteghe Oscure. Direzione nazionale PCI. La segreteria del partito ha compiuto il ricambio generazionale. L’ultimo rappresentante della generazione della guerra, Natta, ha avuto il posto onorifico di presidente; Giancarlo Pajetta, il veemente protagonista di tante battaglie parlamentari, non ha avuto niente. Insieme ad Achille Occhetto segretario ci sono Massimo D’Alema, Livia Turco, Piero Fassino, Gianni Pellicani e Claudio Petruccioli. Il centralino è tempestato di telefonate che chiedono la linea, un comunicato, qualcosa. Ma il palazzo non sa cosa rispondere. Il segretario Occhetto è irraggiungibile a Bruxelles, poiché sta avendo un incontro con il segretario laburista inglese Neil Kinnock. Si sa soltanto che ha rilasciato una strana dichiarazione: [oggi] crolla il simbolo della divisione e della Guerra Fredda. [...] Sia Kinnock che io abbiamo visto un fatto positivo in questo avvenimento clamoroso. Da tempo noi non facciamo più parte del movimento comunista internazionale.

Leggi il seguito di questo post »

Musette.

Maggio 7, 2009

Sarebbe stata una buona occasione per rimediare all’orrido semestre di presidenza, tuttavia l’eventuale approvazione del Trattato di Lisbona da parte del parlamento ceco risulterebbe bloccata dalle prevedibili dichiarazioni del presidente Klaus: per me è lettera morta, dice. E certo, di per sé non sarà una carta frizzante come magari vorrebbe lui, però comunque la si voglia vedere il Trattato resta una faccenda basilare per le nazioni dell’area, specie per quelle come la Repubblica Ceca che -stando a sentire lo stesso PM uscente Topolanek- senza una totale adesione all’Europa rischiano di finire ancora sotto altre influenze. Klaus continua a vederci un eccessivo trasferimento della sovranità nazionale alle istituzioni di Bruxelles nel Trattato già respinto in Irlanda lo scorso giugno, più un alto numero di altri difetti minori. E proprio alle vicende irlandesi fa riferimento quando afferma di volere aspettare l’esito del ritorno di Dublino alle urne in autunno, prima di decidere. Sulla stessa linea del polacco Kaczynski, che pure lui ha scelto di rinviare la firma. Dunque Repubblica Ceca e Polonia dietro Irlanda e Germania nella lenta ratifica [...e d'altronde lo dice il trattato stesso: ogni nazione può prendersi tutto il tempo che vuole per firmare.] Al presidente tedesco Horst Köhler ad esempio tocca attendere una verifica costituzionale del testo prima di dare il via libera. Ma in questo caso non ci saranno problemi.

Leggi il seguito di questo post »

Blue monday.

Aprile 27, 2009

In Faust. «I fatti miei, anche se esposti in bella forma, da sempre mi hanno creato problemi. Per dirne una in ambito lavorativo, poiché in effetti posso seriamente vantare l’orrida tendenza ad essere prolisso, verboso, autoreferenziale sulla carta e bugiardo a parole, io quando parlo o scrivo dei fatti miei. Ed ecco perché riferisco sempre meno di loro ultimamente. Consapevole di dovermi riguadagnare una credibilità ogni volta taccio e al massimo sparo in giro battute sceme. E persino il presente blog è un modo come un altro per svicolare dai personalismi, sebbene poi uno riesca fino ad un certo punto a nascondere  i propri difetti e ogni tanto qualche sparata autobiografica inevitabilmente faccia capolino pure qui [roba che -ne sono certo- corrisponde alle parti meno gradite dai lettori che arrivano in zona.] Tuttavia, anche essendo ben conscio di questo mio limite, stavolta vorrei scrivere un attimo dei fatti miei, un breve paragrafo che in qualche modo risulterà persino inerente a uno degli argomento principe del blog e per questo svicoleremo sì, ma non di molto. Però facciamolo con ordine. Almeno questo, in questo brutto blue monday.»

Leggi il seguito di questo post »

Per dire.

Aprile 21, 2009

Dal Washington Post. E così anche la Repubblica Ceca ha abbandonato Ahmadinejad ai suoi sproloqui, levando le tende da Ginevra. Il salone della conferenza adesso ricorda certe grosse aule universitarie durante le occupazioni. Ai banchi solo i crumiri. A Ginevra per lo più preti, qualche inglese, e un francese identico a Dustin Hoffmann. Resta da capire se affidare l’apertura di un convegno internazionale contro il razzismo al leader iraniano -che dei sette minuti di intervento previsti ne ha presi trenta- sia da leggere come una inaspettata apertura dell’Onu all’humor nero o altro.

Dal Washington Post.…oltretutto il caso di Praga è indicativo perché, a differenza di altre nazioni contrarie sin dall’inizio, la Repubblica Ceca aveva un po’ nicchiato al nastro di partenza (per ammissione della stessa portavoce del Ministero degli Esteri Zuzana Opletalova.) C’è invece -e a quanto mi risulta continua a esserci- l’Ungheria, mentre la Polonia neanche è mai arrivata, allineandosi da subito al fronte del no. Rientrando in patria il leader iraniano viene accolto con fiori, riportano le ultime news. «Parteciperà sempre alle conferenze internazionali» è stata la dichiarazione dei membri dello staff di Ahmadinejad scendendo dall’aereo a Tehran. Stesse parole pronunciate dai rappresentanti vaticani a Ginevra, a sottolineare l’ennesima convergenza di vedute tra i rispettivi vertici, sia mai ci fosse stato bisogno.

Pronto.

Aprile 18, 2009

Stamani avrei voluto scrivere alcune righe su questo nuovo libro di foto 1989, limitandomi ad osservare che le immagini sono bruttine e spesso tagliate a metà dalla costola (la cicca di Vaclav Havel nasce da una parte, si incunea nella rilegatura e spunta dall’altra senza farci sapere cosa nasconda nel mezzo.) Però mi blocco quasi subito e riporto la notizia che leggo sulla Stampa nella sezioni Esteri: Berlino, la telefonata che fece cadere il muro. In poche parole il corrispondente italiano per ANSA Riccardo Ehrmann, chiedendo a Schabowski da quando le restrizioni nei vari passaggi tra Est e Ovest sarebbero state allentate, altro non avrebbe fatto che eseguire un accordo precedentemente preso con il direttore dell’Ufficio Stampa della Ddr Günther Pötschke, suo amico ben consapevole di essere arrivati ormai alla fine del percorso e desideroso di accelerare i tempi della caduta.

Leggi il seguito di questo post »

Foglie verdi di una triste sera di aprile.

Aprile 12, 2009

Fiori. Tra le circostanze che portarono al crollo dei regimi socialisti dell’Europa Orientale i problemi economici rappresentarono il primo elemento da prendere in considerazione. I segnali d’allarme in questo ambito non erano mancati. Il periodo iniziato a metà anni settanta -il periodo della stagnazione del blocco sovietico- segnò lo scoppio e l’accelerazione della crisi economica oltre al deterioramento assoluto degli standard di vita in buona parte dell’Europa Orientale, e in questo lasso di tempo ci fu pure un progressivo peggioramento di competitività nei confronti dell’Europa occidentale: il divario con l’occidente, annullato con la fine della guerra, si ampliò di nuovo e soltanto per quanto riguarda il consumo di alcool l’Est mantenne il suo triste primato.

da Bülent Gökay, “L’Europa orientale dal 1970 ad oggi.”

Il consumo di alcool: ma sarà vero? Mi riservo di indagare. Per intanto.

Foglie verdi di una triste sera di aprile.

Branou.Cosa resta ormai della cultura ceca -si domandava nel settantatré il Repellino- e del fermento intellettuale cittadino? “Foglie verdi di una triste serata di giugno. Banditi dai giornali, dalle case editrici, dal cinema e dai teatri, gli scrittori vivacchiano di piccoli espedienti. Da qualche tempo i loro luoghi d’incontro non sono più i circoli o le redazioni, ma i cimiteri. E’ già trascorso un anno da quando gli accigliati guardiani, che tengono le chiavi ma non il cuore di Praga, hanno chiuso il celebre teatro Za branou, perla della moderna civiltà europea. Malinconiche foglie cullate da un filo di vento. Il teatro Za Branou dice addio recitando il Gabbiano nella messinscena di Krejča.”

Invece adesso sono passati trent’anni e la cultura è riesplosa nella regione, nonostante qualche veto un po’ sciocchino e certe lungaggini burocratiche forse evitabili. Ma ciò che spicca in questi tempi è la rudezza e la diffusa pochezza della classe politica ceca, o almeno così sostiene il giornalista Jiri Hanak sottolineando in un editoriale sulla Pravo come il presidente Klaus, al momento dell’incarico al nuovo primo ministro Fischer, non abbia ringraziato quello uscente Topolanek.
Ringraziamenti di rito e ipocriti, molto spesso. E chi lo nega. Però così si fa e non misurarsi nel balletto sarebbe un chiaro indice del drammatico stato delle cose. Continua Hanak: Klaus avrebbe anche detto che non lascerà l’incombenza di governo tutta sulle spalle del nuovo PM Fischer, di fatto sminuendone il ruolo e (agli occhi dei possibili denigratori) facendolo passare come semplicemente un mero esecutore dei suoi diktat, messo lì in attesa di vere elezioni. Di un vero premier. E anche questo non si fa, perché è maleducazione. Al limite pensalo ma evita di dirlo. Tuttavia nell’ondata di critiche che non pochi osservatori locali stanno rivolgendo al popolo ceco in toto figura anche la terribile abitudine di sprecarsi in giri di shopping mostruosi sotto le feste e non far come i saggi e rispettosi vicini tedeschi che -scrive la Zerina, giornalista pure lei- in questi giorni di Pasqua riempiono le chiese e sbarrano i negozi per non cadere in tentazione. Maleducati e spendaccioni, dicono. A me i cechi paiono molto migliori di come tra loro si dipingono.

Prepararsi ad un fiume di parole.

Gennaio 13, 2009

Traduco in più parti -con qualche minima libertà dovuta alla poca attitudine all’esercizio- stralci del lungo intervento di Karl Schlögel riportato da Eurozine riguardo il trentennale dall’89. «Lipsia è davvero un ottimo posto per mettersi ad osservare quella che fu l’Europa Orientale. Certo le linee ferroviarie che conducono alla città non sono buone come si poteva sperare ai tempi della caduta, però la città rimane saldamente ancorata all’Europa da fili indissolubili e basti pensare alla sua università oppure le mille rotte commerciali che dalla zona sono transitate negli anni e continuano a transitare al momento. Per esempio si dice che qui sia nato il concetto di commercio equo durante la Guerra Fredda e tutti riconoscono da anni l’importanza della locale Fiera del Libro. Parlare di luoghi della memoria significa collegare la memoria a quei posti nei quali la storia ha avuto luogo con forza maggiore. È infatti attraverso simili analisi che risulta possibile riconoscere la complessità del mondo attuale.

Leggi il seguito di questo post »

Correnti české e volumi russi.

Gennaio 6, 2009

Qualche considerazione utile per la stesura del NIE definitivo sulla incombente fine del mondo: passa una settimana e -riguardo la tremenda crisi tra Israele e Palestina- tutti i media italiani riportano nell’ordine il parere del Papa, del Presidente Francese Sarkozy, del Papa e degli USA. La presidenza ceca arriva quasi alla fine della lista, più o meno in scia al silenzio di Berlusconi, di Frattini o le idee egiziane per una pace definitiva in zona. La cosa ovviamente non stupisce nessuno. Inoltre si consideri che forse meno sentiamo parlare di Praga in questo periodo e meglio è, visto chi ha l’onore di rappresentarla. Tuttavia a certe sparate di Mirek Topolanek si contrappongono analisi molto interessanti fatte da preparatissimi studiosi cechi. Per esempio Nouvelle Europe qualche giorno fa ha intervistato Petr Drulák, già direttore dell’istituto di relazioni internazionali di Praga. Riassuntino a grandi linee della faccenda: la politica estera ceca si fonda su quattro correnti [troppe: ecco il motivo degli schricchiolii] vale a dire l’atlantismo governativo tipico delle destre europee, l’internazionalismo di certi partiti di sinistra quasi perennemente all’opposizione, più europeisti ultraconvinti e autonomisti [questi ultimi nicchia nella nicchia, comunque sia assimilabile ai conservatori atlantisti. Esemplare nobile della razza, in piena forma e resistente agli urti, Klaus.]
Il resto dell’intervista sta sul sito.

Leggi il seguito di questo post »

Majonäse pt. two.

Dicembre 24, 2008

Fitzroy Maclean, capo della missione militare alleata presso i partigiani comunisti jugoslavi durante la seconda guerra mondiale, riporta la seguente conversazione avuta con Winston Churchill: «Misi in evidenza che Tito e gli altri leader di movimento partigiano erano apertamente e dichiaratamente comunisti e che il sistema da loro istituito avrebbe seguito inevitabilmente linee sovietiche. La risposta del Primo Ministro risolse tutti i miei dubbi. “Lei ha intenzione di venire a vivere qui stabilmente dopo la guerra?” “Io no signore” risposi. “Io neanche” riprese Churchill. “Dunque, stando così le cose, meno ci preoccupiamo della forma di governo che stabiliranno, meglio faremo.”»

Leggi il seguito di questo post »

Majonäse pt. one.

Dicembre 23, 2008

Nel cuore pulsante dell’Europa c’è un piccolo villaggio che fu famoso per l’amore. Sta vicino al confine tedesco ma ancora in territorio ceco. Poche vecchie case a ridosso dell’unica strada, sulla quale mi trovo oggi a causa della seguente dritta: «non fare l’autostrada per Dresda, illuso. C’è pieno di lavori. Inoltre i boschi sono stupendi. Vedrai.» Ed effettivamente è vero: alberi già secchi vicinissimi l’un l’altro che dominano piccole abitazioni di legno con vetrina vuota davanti. Tutto parrebbe veramente comodo per eventuali contrattazioni. Praga a circa un’ora alle mie spalle e già la radio parla in tedesco. Quella che fu la ex dogana con la Germania Orientale ancora si trova al proprio posto, naturalmente; un edificio mastodontico e disabitato a stagliarsi grigio appena il verde della natura decide di sputarti fuori con disprezzo. Dall’altra parte la vecchia Ddr. «Piccola ma mia», si diceva. Penso: qualche mese fa ho conosciuto un tizio appena quarantenne che da queste parti s’è beccato una bella pallottola nella gamba. Era una notte dell’87. Ieri, in soldoni. E alla cosa collego la domanda di Ash* su quale linea dovrebbero tenere quelle nazioni le quali hanno avuto un passato recente difficile. Non roba di cinquant’anni fa, ma ieri. In italiano e in inglese non esiste una parola per il fenomeno. Naturalmente in tedesco sì ed è lunghissima: Geschichtsaufarbeitung, o meglio ancora Vergangenheitsbewältingung. Qualcosa come affrontare e comprendere il passato. Oppure compiere e superare. Difficile da dirsi. Ci torneremo.

Leggi il seguito di questo post »