In periodi di crisi -anche per quelle che vengono chiamate con un termine piuttosto orrendo, però che aiuta [magari] a capirci meglio, «le nuove democrazie»- è riscontrabile la tendenza a screditare i politici più solidi al potere per favorire presupposti outsider, spesso tecnici o più raramente stravaganti tizi con un papillon e baffi ottocenteschi.*
Archivio per il 'Česká Republika'Categoria
Odpovědnost.
Novembre 19, 2009«Carissima…»
Novembre 17, 2009…incredibile ma ho appena finito di decifrare una lunga serie di articoli che parlano di te e del tuo compleanno. E certo tocca fare due conti poiché sì, a vent’anni iniziamo ad avere sul serio l’età giusta per fare due conti e [almeno provare a] capire cosa siamo e dove vogliamo andare. E so che hai la consapevolezza di essere adulta ma ancora il corpo è quello di una ragazzina, l’espressione e le forme che vanno plasmandosi e definendosi e qualcuno ti prende in giro per questo. Ma nessun problema: tutti invidiano la bellezza e lo sai [...inoltre ci sarà tempo per imbruttire, fidati di me.] Il bolso trentunenne che…
«Topinka.»
Novembre 9, 2009
«Che cosa dunque tutto ciò ha a che spartire con l’apertura e poi l’abbattimento del Muro di Berlino, la notte del 9 novembre dell’ottantanove? Credo che, almeno all’ingrosso, si sia capito. Ma, riassumendo, possiamo dire che quella notte il mondo ha mutato il proprio volto e, sotto al volto, si sono radicalmente trasformati i rapporti tra le nazioni, il ruolo dei Grandi e quello dei Piccoli in una strana e difficile mescolanza di fattori che…»
Sendvič.
Novembre 5, 2009«Jsem rád že je ratifikováno.»
Novembre 4, 2009«Jsem rád že je ratifikováno, je to dobre.
Ale už jsme zbrzdili celou Evrópu.»
Cyril Svoboda, předseda KDU-ČSL.
«La firma di Vaclav Klaus giunge dopo la sentenza della Corte Costituzionale ceca che ha stabilito che il Trattato di Lisbona è conforme alla Costituzione della Repubblica, rimuovendo così l’ostacolo finale alla ratifica del testo che riforma le istituzioni europee. Il presidente euroscettico Vaclav Klaus aveva detto di volere attendere il pronunciamento della Corte di Brno per firmare il trattato europeo di riforma, dopo avere ottenuto una deroga alla Carta dei diritti fondamentali che consente a Praga di evitare nuovi ricorsi per l’indennizzo di tre milioni di tedeschi espulsi dai Sudeti dopo la Seconda Guerra Mondiale.» L’avesse fatto con convinzione e sincera adesione alla causa sarebbe stato meglio, ma da un tizio del genere pigliamo quel che viene e portiamo a casa, considerandolo di fondo un mezzo miracolo.
Hall of mirrors.*
Ottobre 23, 2009Jiří Paroubek e Mirek Topolánek, incontrando oggi Joe Biden, sono riusciti nella strabiliante impresa di dire esattamente le stesse cose, nello stesso ordine, in un eguale lasso di tempo.* Ennesimo miracolo di Obama: azzerare le divergenze in politica estera anche tra Cssd e Ods, o almeno finché in città gironzola il suo vice. Tanto domani se ne va, se non c’è nebbia.
Správném místě.
Ottobre 20, 2009«Praha. Před Pražským hradem demonstrovalo asi 150 odpůrců prezidenta Klause, kteří hlavu státu kritizují kvůli oddalování podpisu lisabonské smlouvy reformující EU. [...] Zároveň se na druhém konci Hradčanského náměstí sešlo asi třicet zástupců Strany svobodných občanů, kteří smlouvu nesouhlasí a Klausův postoj podporují.» (Fonte: České Noviny.)
Národní třída.
Ottobre 18, 2009Finalmente escono le quote. La firma di Klaus al Trattato entro la fine dell’anno viene data a uno e nove, mentre uno e sette l’alternativa che non firmi. Tutto questo nel giorno in cui David Cerny, padre di Entropa, dichiara di volere mettere trenta peni ciondolanti nel mezzo della nuova stazione del Copa Centrum di Praga. Assieme alla neve sulla città pure un apprezzabile vento di sobrietà e compostezza, che certamente farà cambiare idea a quegli incomprensibili ceco-scettici di Bruxelles.
Rzeczpospolita.
Ottobre 9, 2009Il giornale conservatore polacco Rzeczpospolita ieri parlava del seguente giochetto: un posto influente per la Repubblica Ceca nella nascitura Commissione Europea in cambio della firma di Klaus al Trattato di Lisbona. Tutto questo nel giorno successivo alla ennesima sparata contro la ratifica di diciassette senatori Ods, per altro molto vicini al presidente. Piotr Maciej Kaczyński, analista politico del think-thank CEPS, interpellato al riguardo ipotizza che grossi ostacoli da parte ceca non ce ne sarebbero dato che, per un ruolo decisivo ad esempio nella energia o nei trasporti a Bruxelles, tutti i cechi capirebbero. Compresi pure gli inguaribili rompicoglioni. Opzione invece irrealistica per…
Talkin’ ’bout my generation.
Ottobre 7, 2009I 20 let od konce totality Česku hrozí návrat komunismu. Kromě toho se zpochybňuje euroatlantická vazba země a projevují se sympatie k autoritativním režimům Ruska a Číny. V projevu na úvod mezinárodní konference 20 let poté to dnes řekl předseda ODS Mirek Topolánek. [Fonte: České Noviny.]
Hospodarske Noviny a Mlada.
Ottobre 2, 2009Il concetto espresso da Martin Ehl sul Hospodarske Noviny più o meno è questo: gli Stati Uniti hanno tutto il diritto di decidere sui propri progetti -leggi scudo e radar- proprio come i cechi e i polacchi possono sentirsi liberi di non fidarsi più di loro. Le voci di dissenso alla decisione di stoppare l’installazione delle basi USA in Europa centrale continuano dunque a tenere banco a Praga e dintorni, rinforzando l’idea di una visibile spaccatura tra politica, stampa interna e estera e parte considerevole della popolazione: possiamo benissimo permetterci di dubitare della partnership con qualcuno finché non arrivano prove reali di interesse e collaborazione. Inoltre ancora non si esprime al riguardo l’ambasciatore americano e questo non è mai un buon segno. Sul fronte Mlada fronta Dnes rincara la dose Martin Komarek ricordando che la Repubblica Ceca nello scorso secolo sarebbe stata invasa ben due volte, con tutto quello che ne consegue. Un polverone prevedibile favorito oltretutto dalle dichiarazioni del presidente dei democratici Jiri Paroubek, che avrebbe accusato l’ex presidente Havel di volere costruire una [nuova] cortina di ferro con le sue idee sullo scudo e la [nuova] Russia.
Kamýcká.
Ottobre 1, 2009L’iconografia standard dell’argomento «Europa centro-orientale a ridosso della caduta» è la seguente: una folla -festante o seccata, dipende dal momento dello scatto- lungo una strada o in una stazione di transito chissà dove. E d’altronde servono anche a questo le ricorrenze: non si festeggia mai l’evento in sé quanto la percezione di esso più diffusa, dunque tendiamo ad aumentare la vendibilità dei testi «a tema» con immagini di copertina [si pensa, si spera...] drammatiche al punto giusto e capaci di smuovere a dovere i sensibilissimi animi dei possibili acquirenti, o stabilizzarne l’idea già radicata; ché nessuno ama troppo gli sconvolgimenti.
Nedůvěra.
Settembre 30, 2009In Europa la reputazione degli italiani è notoriamente orrenda e starebbe drasticamente calando pure quella ceca. Dunque un italiano che si occupi di faccende ceche si trova così obbligato a iniziare ogni discussione con una convincente presentazione per dimostrare di non essere un brutto mostro anti-europeista e puttaniere. Per quanto riguarda me, posso garantire di avere maturato una discreta abilità nel settore. E comunque sia, se piuttosto chiari risultano essere i motivi per i quali a Bruxelles la barchetta italiana è stata oramai definitivamente respinta, magari un filo più oscure sono le ragioni ceche, anche se qui…
P[r]agare. Due.
Settembre 29, 2009This was Benedict’s second visit to the dominions of the former Austro-Hungarian empire. His first was to Austria 2 years ago, where he found a strongly critical and somewhat apathetic Catholic flock. In order not to antagonise his Czech hosts the Pope deliberately chose not to mention… [Willey da Bbc News.]
P[r]agare. Uno.
Settembre 27, 2009Il Vaticano chiede la restituzione dei beni nazionalizzati dai comunisti. Una commissione parlamentare ceca aveva calcolato in 83 miliardi di corone [circa venti miliardi di euro] la somma da restituire in sessant’anni. I deputati si sono rifiutati di ratificare il progetto. Dichiara il primo ministro Jan Fischer uscendo dal colloquio con il cardinale Tarcisio Bertone al Castello: «in tempi di crisi economica mondiale, la questione non è una priorità.»
Papež.
Settembre 26, 2009Repubblica: «Benedetto XVI tre giorni nella “rossa” Repubblica Ceca.» Se c’è un luogo sulla Terra non rosso, per altro, è la Repubblica Ceca. Ai tempi nei quali il rosso veniva imposto da fuori, fu infatti un paese assai problematico nell’accettarlo, così come rossa non lo è ora -se per rosso si intende comunista, o nella versione sciacquata, progressista- coi vari Vaclav Klaus e Topolanek [Fisher è un tecnico preparato e progressista, e per questo tra un mese lascerà la poltrona di primo ministro senza troppi rimpianti da parte di tutti.] Se invece rosso lo intendiamo come opposizione al bianco vaticano, allora va bene: trattasi di stato seriamente laico e per questo nella piazza della Chiesa di Santa Maria della Vittoria ad attenderlo c’era una «piccola folla di fedeli» e non l’oceano al quale Joseph Ratzinger è abituato giocando in casa. Arrivando al Castello ha citato il motto Pravda Vitezi, che vuol dire la verità vince: spero non la sua.
Jindřichův Hradec, forse.
Settembre 18, 2009Cerco un treno per Dačice, cittadina ceca situata nel distretto di Jindřichův Hradec, Boemia Meridionale. E già la cosa di per sé sarebbe una notizia. Ma dalla Berlin Hauptbahnhof necessiterei di troppi cambi e quindici ore di pazienza, dunque amen. Però trattasi di posto assai grazioso che addirittura può vantare nel proprio palmarès i natali della prima zolletta di zucchero della storia, inventata dall’eroe locale Jakub Krištof Rad. Vediamo.
Isolette.
Settembre 18, 2009Le ultime vie dell’arte contemporanea a Berlino puntano tutto sull’essenzialità cosicché le maggiori gallerie cittadine risultano panorami desertici, escluso in un angolo una seggiola e un tizio davanti che annuisce. Circa due settimane fa…
Hřebeny.
Agosto 30, 2009La faccenda dello scudo missilistico statunitense in Polonia e Repubblica Ceca appare e scompare dalle cronache più come un soldato infilato nella macchia di un territorio ostile che come un grosso impianto (o meglio, due grossi impianti) statici ed a pochi km. da popolosi centri urbani, dei quali tutti conoscono l’esistenza e l’esatta ubicazione. C’è infatti molto di militaresco nelle dichiarazioni spesso contraddittorie al riguardo, così come nei rapidissimi cambi di programma talvolta ventilati da questo o quel giornale. Ieri -ma dobbiamo riconoscere il fatto che da molto tempo tutto taceva- è stato il turno del New York Times, che dedica alla vicenda un pezzo bello lungo per spiegare…
Siate buffi.
Agosto 16, 2009«Scrivo dalla città che adori per comunicarti che Praga, in questo sediziosissimo tempo, pullula di gójlemess. Non c’è più un castagno, un cortile né un tetto né un ponte che non portino l’impronta di minacce argillose. Malá Strana, Loreta, il tuo angolo a Kampa, Petřín, il Belvedere e il cimitero di Olšany. Masnade di grumi informi si ammucchiano in questa barca di pazzi che ha la prua ad Hradčany e la poppa sul Letná. La città tutta giace in tenebre e orrori. Dappertutto c’è puzzo di golem, terriccio muffito, servitù e sudore caprino. Ed è oramai troppo tardi per rinforzare le deboli mura, incastellare porte, steccare i fossi a difesa. Questa salsa del diavolo è penetrata nelle case: in qualsiasi casa si incontrano manichini di creta intenti a grattarsi la rogna, a ridere in modo sganasciato, a crapulare, a pulirsi la sconquassata dentiera. [...] L’unica consolazione è vedere al mattino dentro nei bidoni della spazzatura i resti di gójlemess, che durante la notte si sono disgregati in marciume d’argilla. Ma è un magro conforto: per un golem che si dissolve, cento altri ne spuntano, mentre purtroppo si vanno spegnendo di crepacuore i migliori di noi. Però deve esserci redenzione. Nulla si tiene quaggiù che non sdruccioli o cada. Ma quando?»
da una lettera di Zora Jiráková.
Fil rouge. Praha.
Agosto 9, 2009Io e Topolanek siamo legati da un duplice fil rouge. Chiarisco la cosa in due brevi punti. Primo: una enorme fetta di sciagurati che finisce in zona Válečky usa proprio Mirek Topolanek come parola-chiave, cosicché i picchi di fama dell’ex Pr. Min. finiscono per corrispondere ai miei. Secondo: ogni volta che quel salame arriva in Italia fa una puttanata, esattamente come io ne faccio una ogni volta che arrivo in Repubblica Ceca. Un interessante interscambio. Spero possa occuparsi anche di ciò il Mladá Fronta DNES in questo afoso agosto centroeuropeo.
Nota. L’ultima di Topolanek è quella inerente alla villa in Toscana. Ne potete leggere qualcosa qui e qui. Da České Noviny.
Dikobraz. Praga.
Agosto 2, 2009«Trovo Dikobraz, numero 51 del diciassette dicembre sessantotto. Nonostante fossero passati quattro mesi dall’inizio dell’occupazione sovietica, il paese non era ancora completamente paralizzato dalla paura. Sul settimanale satirico era infatti apparsa un’audace vignetta natalizia che raffigurava, a pochi giorni dal Natale ‘68, due signori che si auguravano “un sereno e felice Natale 1989.” Come aveva fatto l’autore a indovinare il futuro con tale precisione?»
Mariusz Szczygieł. Gottland. Cronache nottetempo.
Di culi e violoncelli.
Luglio 28, 2009L’idea alla base delle strategie di Topolánek* -ossia provare a smuovere l’elettorato ceco vacanziero con cartelloni della sua Ods in Croazia- è prevedibile: cavalcare l’onda dello scandalo conseguente l’apparizione a sedere nudo in Sardegna da Silvio Berlusconi con poster che lo ritraggono pettoruto e palle [per fortuna] fuoricampo risulta infatti essere roba nata già vecchia e banalotta, riflettendo così alla perfezione vecchio e banalotto personaggio, che tuttavia nelle foto ride soddisfatto come colui che abbia ponzato e prodotto l’idea del secolo. Dio lo benedica. Comunque…
Frammenti di mazowsze.
Luglio 24, 2009C’era quella frase dello slavista che diceva: colui che vuole un sole senza nuvole è pregato di levarsi dalle palle, grazie. Già ne abbiamo parlato in passato. Quindi, per quanto ci riguarda, nuove polizie segrete costringono all’esilio di questi tempi; ci sono foto scomode che ritrarrebbero personaggi scomodi in città e gironzolare in strada potrebbe creare qualche problema, sì. Ma dicevamo. A Praga.
Da Ústí fino a boh.
Luglio 22, 2009Ogni tanto torna ad oscillare davanti ai miei occhi la lancetta che indica la percezione dell’Europa centrale da parte degli italiani e, vibrando impazzita, è impossibile non notare quanto spesso finisca per puntare verso il basso, un basso nebuloso e piuttosto confusionario che nobilita assai poco. Certo non è un dramma, ma quantomeno risulta curioso riportarlo di questi tempi, non fosse altro perché si festeggerebbe il ventennale della caduta e la fine dei blocchi con articoli vomitati al riguardo pressoché su tutti i media. Foto con didascalie e retrospettive: quelle di più facile fruizione, sia chiaro. Che nessuno pretende la luna.
Scény z prezidenteské kuchyne. Due.
Luglio 11, 2009«In the spring and summer of 1973, the U.S. House of Representatives and the U.S. Senate heard months of testimony on Richard Nixon’s Reorganization Plan Number 2, which proposed the creation of a single federal agency to consolidate and coordinate the government’s drug control activities. Drug use had not reached its all-time peak, but the problem was serious enough to warrant a serious response…»
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La parte del merlo.
Luglio 7, 2009Nel corso degli ultimi 200 anni il merlo ha lasciato le foreste per diventare un uccello di città. Dapprima in Gran Bretagna, già alla fine del diciottesimo secolo, e qualche decina di anni più tardi a Parigi e nella Ruhr. Durante il diciannovesimo secolo ha conquistato una dopo l’altra tutte le città d’Europa. Intorno al novecento si è installato a Vienna e Praga, avanzando quindi verso Est e raggiungendo Budapest, Belgrado, Istanbul.
Der Aggressionsstau.
Luglio 3, 2009David Byrne ha inserito A long time ago [3:27] nell’album David Byrne del 1994, a detta di numerosi esperti non il suo miglior lavoro da solista, che invece dovrebbe essere Rei Momo dell’89, se non consideriamo -com’è ovvio che facciano tutte le persone ragionevoli- «lavori da solista» quelli firmati in coppia con Brian Eno tipo My life in the bush of ghost e l’altro pubblicato poco fa che non ricordo come si chiama ma appena lo scopro aggiungo il dato in nota.*
Vergangenheitsbewältingung.
Luglio 2, 2009Dunque almeno su una cosa concordano Topolanek, Klaus e Fischer, vale a dire i tre avvenimenti che di fatto decreterebbero il successo del semestre ceco alla guida dell’EU. Uno, l’approccio [risolutivo] alla crisi israelo-palestinese di gennaio. Due, il problema [risolto anche questo] delle forniture di gas con relativa rottura tra Mosca e Kiev. E tre, la battaglia contro i protezionismi, male assoluto di questi tempi: vinta. Che poi al coro [e questa è la notizia] si uniscono anche due personaggi esterni, ovvero Madeleine Albright, ex segretario di stato americano di natali cechi, e il presidente slovacco Gasparovic in visita a Praga. Occasione [la visita a Praga di Ivan Gasparovic] nella quale il presidente Klaus ha ribadito quanto i rapporti tra cechi e slovacchi continuino ad essere ottimi e ciò dovrebbe essere un esempio per tutti i popoli: lui che dell’integrazione tra popoli ne ha fatto una bandierina [non esposta al Pražský Hrad, ma questa è storia vecchia]
Nie: the macho man.
Giugno 27, 2009
Nella marea di sparate in circolo sull’argomento, l’analista ceca Jana Reschova dice una cosa sensata durante l’intervista alla CTK: Praga ha sicuramente fallito l’occasione d’oro che le era stata concessa con la presidenza europea [gli scivoloni locali sono stati riportati su questo spazio più volte nel corso dei sei mesi, dunque non ritorneremo oggi sugli argomenti se non di sfuggita] lasciando così filtrare all’estero un’immagine pessima del paese attraverso comportamenti che -se in patria magari non risultano apprezzati da una buona fetta della popolazione- almeno da tutti vengono compresi, foss’altro per assuefazione. Al contrario da fuori sarebbero visti proprio come assurdi, controversi e pericolosi. E tra questi il peggiore sarebbe stato senza dubbio il machismo di Klaus, capace di…
Scény z prezidenteské kuchyne. Uno.
Giugno 23, 2009«Alcuni problemi rilevati dalla commissione europea incaricata di valutare l’idoneità della Rep. Ceca ai parametri dell’EU nel 1997 riguardavano il funzionamento del potere giudiziario e lentezza dei processi. Oltre alcuni p. nell’ambito della libertà di stampa e discriminazione della popolazione Rom.»*
* Comparativismo: turbolenze su tutta la penisola.
Chi più. Chi meno.
Giugno 17, 2009Il Financial Times riporta che -al contrario di tante presidenze europee passeggere nella memoria degli analisti- quella ceca resterà per un bel pezzo ben presente, anche dopo la propria naturale conclusione il trenta giugno prossimo. In post passati abbiamo avuto la premura di riportare alcuni avvenimenti tra i più significativi del semestre: l’euroscetticismo di Klaus, il tira e molla con il Trattato di Lisbona già approvato dal governo, le bandierine europee non esposte al Pražský hrad all’arrivo dei delegati, le dichiarazioni di Topolanek su Israele e USA nonché la crisi a Praga con l’esecutivo che crolla. L’elezione del tecnico Fischer e le manifestazioni per lo scudo. L’installazione Entropa di David Cerny a Bruxelles e le polemiche suscitate da quelle stilizzazioni tanto ricercate, così come diverse altre minori cazzatine.
Culturismo.
Giugno 11, 2009L’interrogativo fondamentale -scrive Nicola Verola su Europa Legittima*- di tutto il dibattito sulla democratizzazione della Unione Europea riguarda in definitiva la questione inerente la cittadinanza. È possibile infatti che una entità come l’Europa susciti sentimenti di appartenenza e lealtà civica? È concepibile che l’Unione Europea, sulla base di questi sentimenti, giunga a reclamare una adesione non solamente passiva ai propri valori fondanti e un’obbedienza non legalistica alle proprie decisioni? [...] Perché la democrazia possa funzionare è necessario che poggi su una identità collettiva -si scrive- e l’identità collettiva di un popolo trova espressione nello stato nazionale. Al di fuori di uno stato nazionale non è concepibile una identità collettiva ergo la democrazia all’interno di una entità sovranazionale non è possibile. Ok. Il ragionamento -dice Verola- ha una propria innegabile coerenza interiore. Tuttavia occorre discuterne le premesse. Innanzitutto guardare da vicino l’equazione demos uguale nazione. Cosa che dovrebbe essere sempre più legata al passato, anche se ogni volta difficilmente inquadrabile.
Lui è sicuramente maggiorenne.
Giugno 1, 2009«Almeno una foto ritrae l’ex primo ministro ceco Mirek Topolanek nudo in giardino durante la vacanza trascorsa in Sardegna a casa del presidente nel maggio duemilaotto. Certo c’erano anche i suoi bambini …ma non si può mai sapere che cosa esce sui giornali.»
Niccolo Ghedini.

Curiosi parallelismi tra Italia e Repubblica Ceca, al di là delle puttanate su Villa Certosa, le strane creature che ne popolano il parco o i servi milanesi. Difatti solo adesso, a due mesi circa di distanza, i mezzi d’informazione cechi starebbero iniziando a riportare alcune verità troppo a lungo osteggiate sulla caduta del governo Topolanek. E una -forse la principale- è la teoria secondo la quale l’ex Primo Ministro non sarebbe stato vittima dell’irresponsabilità dell’opposizione socialdemocratica ma anzi abbia pagato il naturale pegno per la situazione di totale stallo che si era venuta a creare nella vita politica ceca, soprattutto grazie al suo operato.*
Jiří Paroubek con uova.
Maggio 25, 2009«Il trauma del mutamento è stato rapidamente assorbito dalla società anche grazie ad una opera di purificazione (o lustrace) che rispetto ad altre realtà dell’ex mondo socialista è risultata alquanto incisiva, consentendo la chiara riappropriazione delle proprie tradizioni democratiche, ancora vivide nella memoria di un popolo che si è sempre sentito orgogliosamente parte della Europa. Tale sentimento nazionale non è però sfociato in un pesante rigurgito di nazionalismo, come nella vicina Slovacchia, grazie all’elevato livello culturale e il solido senso civico ceco.»
Angela di Gregorio, La Repubblica Ceca.
Di lustracija e Starbucks.
Maggio 23, 2009“Nel 1981 da un giorno all’altro furono chiuse scuole e università, sciolte le organizzazioni politiche e sindacali, diecimila persone tra le quali il leader di Solidarność Lech Waléşa finirono in carcere o internate. Nel tentativo di fare chiarezza in questi ultimi anni il paese [la Polonia] ha scavato a fondo nel passato con la Lustracija, la ricerca ossessiva di indizi di collusione con il regime. Fortunatamente l’era dei gemelli Kaczyński, rispettivamente capo di stato e primo ministro, si è conclusa nell’autunno del duemilasette con l’elezione di Donald Tusk. [...] Oggi qui [a Varsavia] accanto al megastore Empik si susseguono grandi profumerie e negozi di arredamento. In estate, con le belle giornate, la strada diventa un salotto all’aperto: file di tavolini fuori dai bar e dai caffè, gente che passeggia e si incontra. Sono queste le immagini che rendono omogenee e senza identità le capitali di tutto l’Occidente e che fanno inorridire Stasiuk [Andrezej Stasiuk, scrittore polacco.] Questo è ciò che lo ha spinto ad isolarsi in un paesino sui Carpazi.”
Capitani – Coen. A Est, il volto della nuova Europa. Einaudi 2008.
Casi ciclici.
Maggio 21, 2009
«Verso la fine degli anni settanta i tassi di crescita di tutti i paesi della Europa Orientale rallentarono in modo significativo e, all’inizio degli anni ottanta, ci fu un drastico calo della produzione. Era chiaro che l’Europa orientale era entrata in un periodo economico nuovo: non si trattava più di temporanei problemi ciclici ma toccavano nel profondo l’essenza stessa dell’intero sistema. Sin dalla fine degli anni settanta le nazioni dell’Est europeo avevano ridotto drasticamente il livello assoluto degli investimenti e, in molti casi, ciò si era accompagnato ad un progressivo taglio dei consumi reali (anche gli standard di vita ne risentirono duramente.) Il deterioramento della situazione economica fu determinato sostanzialmente dai sempre più bassi tassi di crescita, dal calo della produttività, da ulteriori aumenti del costo della energia, da una agricoltura fiacca, dalla diminuzione sul mercato mondiale del prezzo delle materie prime e soprattutto l’indebitamento estero di tutti i paesi del blocco orientale (per le élite comuniste il capitale occidentale era l’unico modo con il quale tacitare la pubblica opinione e ritardare il duro impatto del cambiamento strutturale.) I mercati finanziari transnazionali emersi negli anni settanta, inondati di petrodollari, dal canto loro consideravano l’Europa orientale un’area trascurata dagli investimenti sebbene tutto sommato affidabile proprio perché l’Unione Sovietica costituiva una sorta di garanzia per i paesi indebitati: il celebre ombrello sovietico. Durante quel periodo l’URSS permise ai suoi alleati forti deficit commerciali ma, quando questi ultimi ebbero serie difficoltà di rimborso, si guardò bene dall’intervenire direttamente.
L’ombrello sovietico tradiva così tutte le aspettative.»
Bülent Gökay. L’Europa orientale dal 1970 ad oggi. Il Mulino 2005.
Fieri costruttori boemi che nell’ottantanove avevano vent’anni adesso smettono di pagare architetti e ingegneri. Chiudono società e scappano investitori. L’ombrello occidentale tradisce così tutte le aspettative e molti giovani professionisti vanno a spasso sotto il meraviglioso cielo di Praga. Per fortuna oggi c’è il sole.
Cento giorni. Punto. A capo.
Maggio 13, 2009
Il portavoce di colui che fu Primo Ministro si chiama Jiří František Potuznik e certamente è tizio che scrive assai veloce, dato che già ha consegnato alle stampe un libro su un avvenimento concluso nemmeno un mese fa. Il miracolo editoriale è stato chiamato Mirek Topolanek: cento giorni a capo dell’Europa. Al di là di tutto, una preziosa lezione di metodo per coloro che perdono anni e anni a limare testi e adeguare lo stile agli eventi. Ma anche svicolando da possibili osservazioni generali [Topolanek non è mai stato a capo di nulla] gira voce che il succo del testo sia nello specifico il burrascoso rapporto tra il protagonista, un patito del fitness e della bici, e questo francese egocentrico e incazzino che prova sempre a rubare la scena [oltre all'amore con Angela -bionda tedesca dell’Est- e José, portoghese che di Mirek si rivelerà coscienza critica e confessore.] “Quasi come gemelli” dirà una delle pagine più intense della retrospettiva.
Postfazione. L’idea di scrivere un testo e chiamarlo Topolanek – 100 giorni a capo dell’Europa mi ricorda la scelta di far stampare a Firenze le magliette celebrative della vittoria viola sulla Roma. Come a dire: bello, ma quando mai ricapiterà? Vai a finire che, celebrandoti, ti sminuisci.
Lunario di metà settimana.
Maggio 13, 2009«Non so più nulla di questa città, io che vi affondavo come un albero le mie radici. Talvolta un amico mi manda di soppiatto un saluto. Nessuna donna mi scrive. Aspetto lettere invano. Del resto, come afferma Holan, un terzo della mia vita l’ho passata aspettando il postino. Ma cosa importa? Mi consolerò sfogliando l’elenco telefonico di Vienna, zeppo di cognomi cechi: Vávra, Zajíc, Petříček. [...] Da qualche anno si è appresa alla mia fantasia la nezvaliana metafora che rassomiglia Praga ad una cupa nave attaccata da legni corsari, che cannoneggiano le torri di Hradčany da tutte le parti d’Europa. Da qualche anno nella lontananza mi sembra che le architetture della città vacillino pronte a crollare.
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Grève.
Maggio 12, 2009Trovo che Entropa di Cerny sia una brutta opera d’arte, e ciò indipendentemente dal fatto che per molti risulti essere solo una accozzaglia malriuscita di stereotipi obsoleti e grossi tubi innocenti; a parere mio sarebbe brutta anche se una struttura di quel tipo avesse sorretto l’insieme delle più belle immagini della storia della fotografia, penzolanti con fogliettini riportanti i più sofisticati concetti che mente umana possa concepire, e musica celeste di sottofondo: non enormi cessi bulgari e italiani pallonari. Non tedeschi beoni e francesi grèvi. Poiché Entropa per me è brutta a priori, messa su com’è con quello scheletro bluastro e le silhouette delle nazioni ficcate nel mezzo in colori cozzanti tra loro. Ma la faccenda sconsolante…
Musette.
Maggio 7, 2009Sarebbe stata una buona occasione per rimediare all’orrido semestre di presidenza, tuttavia l’eventuale approvazione del Trattato di Lisbona da parte del parlamento ceco risulterebbe bloccata dalle prevedibili dichiarazioni del presidente Klaus: per me è lettera morta, dice. E certo, di per sé non sarà una carta frizzante come magari vorrebbe lui, però comunque la si voglia vedere il Trattato resta una faccenda basilare per le nazioni dell’area, specie per quelle come la Repubblica Ceca che -stando a sentire lo stesso PM uscente Topolanek- senza una totale adesione all’Europa rischiano di finire ancora sotto altre influenze. Klaus continua a vederci un eccessivo trasferimento della sovranità nazionale alle istituzioni di Bruxelles nel Trattato già respinto in Irlanda lo scorso giugno, più un alto numero di altri difetti minori. E proprio alle vicende irlandesi fa riferimento quando afferma di volere aspettare l’esito del ritorno di Dublino alle urne in autunno, prima di decidere. Sulla stessa linea del polacco Kaczynski, che pure lui ha scelto di rinviare la firma. Dunque Repubblica Ceca e Polonia dietro Irlanda e Germania nella lenta ratifica [...e d'altronde lo dice il trattato stesso: ogni nazione può prendersi tutto il tempo che vuole per firmare.] Al presidente tedesco Horst Köhler ad esempio tocca attendere una verifica costituzionale del testo prima di dare il via libera. Ma in questo caso non ci saranno problemi.
Peaches en Boemia.
Maggio 6, 2009
«Poi inaspettatamente successe uno dei fatti più sorprendenti della sua vita. Frank Zappa venne coinvolto nella Rivoluzione di Velluto. Di ritorno da Mosca voleva fermarsi a Praga, dove il tastierista Michael Kocáb era riuscito ad organizzare un incontro con il presidente Havel. Kocáb aveva conosciuto Zappa qualche tempo prima. [...] Zappa racconta dell’episodio: “mi è venuto a trovare un uomo che all’epoca era un famoso musicista rock cecoslovacco. Si chiamava Michael Kocáb e mi aveva invitato a Praga per eseguire alcune mie composizioni orchestrali. Poi un paio di mesi dopo ci fu una rivoluzione e lui diventò membro del parlamento.”»
Su David Duke e Filip Vavra. Due.
Aprile 25, 2009Praga. The Czech police arrested David Duke, former leader of the Ku Klux Klan racist movement, in Prague today on suspicion of promotion of movements seeking suppression of human rights. Arriving in the Czech Rep. at the invitation of local neo-Nazis, Duke was to give lectures in Prague and Brno. David Duke is suspected of denying or approving of the Nazi genocide and other Nazi crimes. Czech lawyer Klara Kalibova said some passages of Duke’s book can be interpreted as an effort at justifying or challenging the Holocaust. This crime is punishable by up to three years in prison in the Czech Republic. (Da ČeskéNoviny.cz.) Stamani è stato rilasciato. Ma deve abbandonare il paese entro mezzanotte.
Su David Duke e Filip Vavra. Uno.
Aprile 22, 2009
Breve riflessione successiva alla telefonata serale nella quale mi riferiscono dell’arrivo a Praga di David Duke, ex capo del Ku Klux Klan. Il Ministro degli Interni ceco Langer dichiara trattarsi di una visita allarmante e l’Univerzita Karlova v Prahe si allinea. Filip Vavra -neonazi locale- prende atto di questo però dice che le conferenze con l’amico americano si faranno ugualmente ma in luoghi segreti.
Per dire.
Aprile 21, 2009
E così anche la Repubblica Ceca ha abbandonato Ahmadinejad ai suoi sproloqui, levando le tende da Ginevra. Il salone della conferenza adesso ricorda certe grosse aule universitarie durante le occupazioni. Ai banchi solo i crumiri. A Ginevra per lo più preti, qualche inglese, e un francese identico a Dustin Hoffmann. Resta da capire se affidare l’apertura di un convegno internazionale contro il razzismo al leader iraniano -che dei sette minuti di intervento previsti ne ha presi trenta- sia da leggere come una inaspettata apertura dell’Onu all’humor nero o altro.
…oltretutto il caso di Praga è indicativo perché, a differenza di altre nazioni contrarie sin dall’inizio, la Repubblica Ceca aveva un po’ nicchiato al nastro di partenza (per ammissione della stessa portavoce del Ministero degli Esteri Zuzana Opletalova.) C’è invece -e a quanto mi risulta continua a esserci- l’Ungheria, mentre la Polonia neanche è mai arrivata, allineandosi da subito al fronte del no. Rientrando in patria il leader iraniano viene accolto con fiori, riportano le ultime news. «Parteciperà sempre alle conferenze internazionali» è stata la dichiarazione dei membri dello staff di Ahmadinejad scendendo dall’aereo a Tehran. Stesse parole pronunciate dai rappresentanti vaticani a Ginevra, a sottolineare l’ennesima convergenza di vedute tra i rispettivi vertici, sia mai ci fosse stato bisogno.
Infilati due dita in bocca.*
Aprile 19, 2009
Prague. Some 200 people expressed disagreement with racism, antisemitism and neonazism in the Goodwill March that passed through the former Jewish Town and continued with a meeting in a Prague garden at which a report on antisemitism in the country last year was read. (Da České noviny.) Budapest. Far-right demonstrators marched to the German embassy in Budapest on Saturday, a day ahead of the March of the Living, denying the Holocaust and to raise their voice against the Zionist world rule. The around 200 skinheads, their sympathizers and uniformed members of the paramilitary Hungarian Guard held posters reading Down with the Holocaust doctrine, The third empire strikes back, some were wearing T-shirts, saying Dare to be white. (Fonte Visegradgroup News.)
*In ceco: Strc prst shrz krk.
C’è questo tipo strano.
Aprile 15, 2009
Smantellando il loculo di un vecchio fotografo vicino di stanza a lavoro* trovo un numero di questa rivista che parla di Europa. Gennaio ‘96. Retrospettiva sulle Azzorre della quale ci importa poco, e Praga con le solite storie riguardanti la magia e l’oro. Unico elemento degno di nota la seguente scoperta: tempo fa per qualche notte…
* Si accavallano voci sul suo conto. Le ultime lo danno vivo
ma in stato vegetativo su qualche letto d’ospedale cittadino.
Foglie verdi di una triste sera di aprile.
Aprile 12, 2009
Tra le circostanze che portarono al crollo dei regimi socialisti dell’Europa Orientale i problemi economici rappresentarono il primo elemento da prendere in considerazione. I segnali d’allarme in questo ambito non erano mancati. Il periodo iniziato a metà anni settanta -il periodo della stagnazione del blocco sovietico- segnò lo scoppio e l’accelerazione della crisi economica oltre al deterioramento assoluto degli standard di vita in buona parte dell’Europa Orientale, e in questo lasso di tempo ci fu pure un progressivo peggioramento di competitività nei confronti dell’Europa occidentale: il divario con l’occidente, annullato con la fine della guerra, si ampliò di nuovo e soltanto per quanto riguarda il consumo di alcool l’Est mantenne il suo triste primato.
da Bülent Gökay, “L’Europa orientale dal 1970 ad oggi.”
Il consumo di alcool: ma sarà vero? Mi riservo di indagare. Per intanto.
Foglie verdi di una triste sera di aprile.
Cosa resta ormai della cultura ceca -si domandava nel settantatré il Repellino- e del fermento intellettuale cittadino? “Foglie verdi di una triste serata di giugno. Banditi dai giornali, dalle case editrici, dal cinema e dai teatri, gli scrittori vivacchiano di piccoli espedienti. Da qualche tempo i loro luoghi d’incontro non sono più i circoli o le redazioni, ma i cimiteri. E’ già trascorso un anno da quando gli accigliati guardiani, che tengono le chiavi ma non il cuore di Praga, hanno chiuso il celebre teatro Za branou, perla della moderna civiltà europea. Malinconiche foglie cullate da un filo di vento. Il teatro Za Branou dice addio recitando il Gabbiano nella messinscena di Krejča.”
Invece adesso sono passati trent’anni e la cultura è riesplosa nella regione, nonostante qualche veto un po’ sciocchino e certe lungaggini burocratiche forse evitabili. Ma ciò che spicca in questi tempi è la rudezza e la diffusa pochezza della classe politica ceca, o almeno così sostiene il giornalista Jiri Hanak sottolineando in un editoriale sulla Pravo come il presidente Klaus, al momento dell’incarico al nuovo primo ministro Fischer, non abbia ringraziato quello uscente Topolanek.
Ringraziamenti di rito e ipocriti, molto spesso. E chi lo nega. Però così si fa e non misurarsi nel balletto sarebbe un chiaro indice del drammatico stato delle cose. Continua Hanak: Klaus avrebbe anche detto che non lascerà l’incombenza di governo tutta sulle spalle del nuovo PM Fischer, di fatto sminuendone il ruolo e (agli occhi dei possibili denigratori) facendolo passare come semplicemente un mero esecutore dei suoi diktat, messo lì in attesa di vere elezioni. Di un vero premier. E anche questo non si fa, perché è maleducazione. Al limite pensalo ma evita di dirlo. Tuttavia nell’ondata di critiche che non pochi osservatori locali stanno rivolgendo al popolo ceco in toto figura anche la terribile abitudine di sprecarsi in giri di shopping mostruosi sotto le feste e non far come i saggi e rispettosi vicini tedeschi che -scrive la Zerina, giornalista pure lei- in questi giorni di Pasqua riempiono le chiese e sbarrano i negozi per non cadere in tentazione. Maleducati e spendaccioni, dicono. A me i cechi paiono molto migliori di come tra loro si dipingono.
Fischer’s prize.
Aprile 9, 2009Oggi Klaus ha dato a Fischer l’incarico di formare un governo tecnico che sostituirà quello di Topolanek, caduto a fine marzo. Sulla figura del nuovo PM tutti si sono trovati d’accordo in tempi rapidi, da quelli dell’ODS ai verdi del SZ ai cattolici del KDU-CSL (ovverosia la maggioranza di Topolanek) nonché l’opposizione CSSD, i socialdemocratici .
Identità e biciclette.
Aprile 7, 2009
Ho riletto il pubblico speech di Obama nella Hradcanske namesti e in tutta sincerità non c’ho trovato niente di particolarmente ceco o più specificamente praghese, come invece sostiene Klaus in una intervista trasmessa oggi sulla Český Rozhlas (ma d’altronde una mia comprensione immediata dell’eventuale elemento praghese nelle parole di Obama sottintenderebbe il fatto che io abbia imparato davvero a comprendere lo spirito della città, cosa che invece ancora purtroppo mi sfugge vista la complessità della faccenda, e la palla la lascio assai volentieri al Presidente.)





