«Che cosa dunque tutto ciò ha a che spartire con l’apertura e poi l’abbattimento del Muro di Berlino, la notte del 9 novembre dell’ottantanove? Credo che, almeno all’ingrosso, si sia capito. Ma, riassumendo, possiamo dire che quella notte il mondo ha mutato il proprio volto e, sotto al volto, si sono radicalmente trasformati i rapporti tra le nazioni, il ruolo dei Grandi e quello dei Piccoli in una strana e difficile mescolanza di fattori che…»
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«Topinka.»
Novembre 9, 2009Sendvič.
Novembre 5, 2009любовь.
Ottobre 13, 2009«In coscienza…sei felice? No? In quel disastro senza dei come stai, amore? È dura, sì? Come per me con l’altro?»
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Müllerstrasse.
Settembre 1, 2009In Germania e in Giappone si afferma la sinistra, con la minima differenza che in Giappone i progressisti hanno vinto l’elezioni politiche e qui probabilmente non succederà. Ma la faccenda dovrà comunque essere presa in seria considerazione da Frau Merkel, perché qualcosa vorrà pur dire la vittoria della Linke in Sassonia, Turingia e Saarland, e non soltanto a livello simbolico con gli sdoganamenti dei post-comunisti anche all’Ovest. Nella Turingia…
Modello PerDuNefteGaz.
Luglio 9, 2009Uno dei pezzi più divertenti di Matt Taibbi e del suo Smells like dead elephants risulta essere il capitolo nel quale l’autore si finge un lobbista presentandosi ad una cena di gala per ricconi statunitensi: il ruolo che decide di cucirsi addosso è quello di un emissario nordamericano al servizio della compagnia russa «PerDuNefteGaz», che più o meno vorrebbe dire «Scoreggia petrolifera.» L’idea per la quale vorrebbe trovare sponsor sarebbe trivellare il Grand Canyon alla ricerca di greggio per conto della Dosko-Consult, società fittizia che rappresenta un bel numero di compagnie petrolifere [tra le quali ovviamente anche la «PerDuNefteGaz»] con sede a Mosca e dintorni. Come prevedibile stringendo la mano a decine di tizi con targhette della National Rifle Association o simili, è tutto un ripetersi di frasi tipo: «ah, ma certo. La PerDuNefteGaz. La conosco bene.» Ecco: forse una farsa del genere avrebbe potuto fregare Dimitri Medvedev, ma certo non Vladimir Putin, il quale avrebbe subito smascherato Taibbi e magari fatto avvelenare. Però Medvedev è giovane e si farà, dicono. Poiché, nonostante il passato ai vertici di Gazprom e tutto il resto, ancora ogni tanto mostra questa fastidiosa malleabilità. Al contrario di Putin, il quale con Obama è stato gelido inizialmente, salvo scaldarsi un filo alla fine. Com’è ovvio questa apparente diversità da alcuni è stata letta nel seguente modo: potrà Obama creare attriti tra i due uomini più potenti di Russia, rendendo così la superpotenza più gestibile [leggi: più debole]? Sarebbe un’idea. Sebbene analisti russi sostengono trattarsi di follia ipotizzare che un diverso feeling tra Putin e Medvedev con Obama possa allontanare tra loro i vertici del potere moscovita.
L’est in translation. Due.*
Maggio 1, 2009
L’assistente americano di Saakashvili si chiama Daniel Kunin e descrive così il presidente: really, he’s just a typical Wester politician. Un po’ di storia: nel 2000 il leader georgiano Shevardnadze, ex ministro degli esteri sotto Gorbaciov, all’inizio in grado di riportare qualche forma di stabilità in zona, si trova a dovere fronteggiare un periodo di grave stagnazione economica e alti livelli di corruzione. Nonostante il clima da ghiacciaia nell’inverno precedente Tbilisi aveva avuto non più di cinque ore di elettricità al giorno e lo stipendio medio si aggirava circa sui trentacinque dollari al mese.
L’est in translation. Uno.*
Aprile 29, 2009Nei giorni successivi alla breve guerra che vide opposta la Georgia alla Russia il presidente Mikheil Saakashvili usava organizzare il proprio tempo in questo modo: di giorno riceveva i leader occidentali, di sera portava a zonzo i giornalisti stranieri per fare loro vedere cosa avesse combinato davvero Mosca. Nel buio attorno a Tbilisi si narra di lunghe arrampicate presidenziali tra rovine di case, spaziosi campi puzzolenti di bruciato e boschi fruscianti di strani rumori. Mikheil Saakashvili -uomo alto, corpulento e difficilmente stancabile- quando poi rientrava nel suo ufficio all’alba subito chiedeva all’assistente Kunin cosa gli riservasse l’agenda, e casomai gli fossero stati concessi cinque minuti allora allungava i piedoni sopra il grosso tavolo con i documenti e il computer e socchiudeva gli occhi davanti alle icone ortodosse con le quali la sua stanza era stata riempita. Sugli scaffali biografie di Stalin e della famiglia Kennedy al gran completo, quelle con in copertina i più belli esemplari della specie sulla spiaggia, occhi socchiusi e sorriso da spot. Adesso Saakashvili ha quarant’anni ma al tempo della elezione ne aveva trentasei; un folto ciuffo nero sulla fronte e un trascorso da idolo giovanile con i fiori in mano ad opporsi alle ingiustizie del sistema sovietico. In città tutti lo chiamano Misha, soprannome diviso con almeno altri 300 georgiani. Però lui è il presidente e forse qualcosa cambia quando chiamano lui. Al contrario tutta personale è la caratteristica di non saper stare seduto più di quindici minuti senza alzarsi dalla sedia e cominciare a ronzare per la stanza. Autore di ottime battute (il basso Putin una volta disse di voler prendere Saakashvili per le palle e lui rispose: “guardiamo se ha abbastanza corda…”) beve spesso un vino georgiano chiamato Saperavi. La guerra di questa estate -sostiene Wendell Steavenson dal New Yorker- è stata sotto molti aspetti una guerra personale tra lui e Putin. L’ambasciatore a Tbilisi Richard Holbrooke una volta spiegò allo stesso Steavenson che è stata la guerra di un piccolo uomo rappresentante di una grande nazione, contro un grande uomo a capo di una piccola nazione. Una banalità, certo. Ma pericolosa, vista l’abitudine dei georgiani di chiamare il presidente russo Lilli-putin. Si tratta di un tizio dannatamente suscettibile e loro più di altri dovrebbero saperlo.
Si torna oggi.
Marzo 27, 2009
Il governo di Topolanek è saltato e Vaclav Klaus barcolla tra le eventualità, limitandosi ad affermare che serve una soluzione in tempi brevi sia per la crisi economica sia per quel fatto della Presidenza Europa che insomma che figura ci facciamo. I due sembrano comunque d’accordo sul fatto che il periodo in primis rappresenti lo scoglio maggiore, di fatto obbligando tutti alla prudenza nelle azioni politiche. In questi tempi sarebbe infatti un suicidio affidarsi a un governo provvisorio, anche se molti iniziano a pensare che sarebbe meglio un esecutivo a tempo che uno guidato da un idiota tipo Topolanek. Tuttavia non si escludono elezioni anticipate (una nota: Topolanek tra le righe da giorni borbotta che dietro a questo scricchiolio ci sia lo zampino del sindaco di Praga Bem, suo contestatore durante lo scorso congresso di partito, nonché figura onnipresente sui cartelloni lungo le trafficate arterie cittadine. Alle accuse per il momento Bem non risponde, mentre Mirek Topolanek evita di rincarare la dose e Klaus continua col suo stranissimo silenzio da comatoso.)
Naturalmente -a Praga come ovunque- in situazioni di questo tipo il Presidente della Repubblica usa ricevere i leader della opposizione per verificare lo stato delle cose e sincerarsi che nessun tipo di golpe sia all’orizzonte: Jiří Paroubek e Jiří Cunek saranno chiamati al Castello oggi stesso per essere decapitati, poiché Klaus resta ancora dell’idea che la Presidenza EU debba finire con Topolanek al timone e non con possibili sostituti in gamba. Eventuali cambi potranno verificarsi in ottobre.
(Seconda e ultima nota del breve post: per me l’aspetto più carino della vicenda resta comunque l’eco delle voci che arrivano da fuori e nello specifico da Mosca, luogo dal quale il ministro Nesterenko si affretta a dichiarare che il principale motivo della caduta di Topolanek siano i passi falsi sulla sicurezza nazionale ceca, e in particolare -come poteva essere altrimenti?- l’idea di consentire la base-radar americana a Brdy. La cosa è poi confermata pure da Dmitri Rogosin, ambasciatore russo presso la NATO: lo stallo del Primo Ministro, sommata all’elezione e l’arrivo a Praga di Obama, faranno certo rivedere i piani del governo ceco sulla base USA.) Intanto sabato si continua a manifestare contro la base e al corteo praghese prenderà parte un tizio davvero curioso. Chi? Sul tema tornerò a brevissimo.
Continua…
Le celebri varie.
Marzo 7, 2009
In effetti volevo aprire una sezione varie che facesse da contenitore per quei post poco attinenti agli argomenti che di solito tratto, ma visto che tutto ciò che scrivo o dico può essere collegato alle faccende centro-esteuropee in qualche modo, tutta l’operazione avrebbe ben poco senso. Ecco perché le relative fughe che mi concederò le infilerò qui di seguito tutte assieme, nel breve spazio di un post. Poi basta. Primo esempio.
L’oblast’ di Kaliningrad.
Gennaio 27, 2009L’oblast’ di Kaliningrad del quale tanto si è parlato nei mesi scorsi scopro oggi essere una regione ben più corpulenta di quanto potessi immaginare: sostanzialmente in scala con la madrepatria dove ogni cosa è enorme, questo avamposto russo in territorio europeo, trattato da tutti come un fazzoletto di terra buono solo per essere riempito con missili, è grosso quanto metà Slovacchia. Ma procediamo con ordine.
Good ol’ Україна.
Gennaio 18, 2009Qui in collina c’è un’università internazionale nella quale compie egregiamente il proprio dovere di economista un ragazzo ucraino di neanche 30 anni. L’Ucraina è al centro di moltissime discussioni in questi giorni per il noto fatto del gas e perché possederebbe una informazione più libera della Russia con la quale tutti la accostano. Ma -dice Roman- a far da contrappeso a una stampa autonoma e decorosa tv di stato restano gravi limitazioni in tema di libertà individuali e circolazione di uomini; roba che non di rado potrebbe sfociare nel sopruso. A lui per esempio è stato chiesto il test dell’HIV per espatriare e così completare il post-doc in Italia, nonché il dettagliato resoconto del patrimonio familiare da consegnare alle autorità di dogana. Camminando e incensando i ristoranti praghesi per i loro prezzi contenuti e la gentilezza dei camerieri (?) l’ucraino spiega che il principale parametro di scrematura di richieste per viaggi in Europa -se inoltrate da giovani signorine ucraine- sia l’effettiva bruttezza di queste (ça va sans dire, più sono carine più hanno ottime possibilità di restarsene a casa.) Punti di contatto: come molti italiani, Roman progetta un futuro lavorativo in Spagna.
Correnti české e volumi russi.
Gennaio 6, 2009Qualche considerazione utile per la stesura del NIE definitivo sulla incombente fine del mondo: passa una settimana e -riguardo la tremenda crisi tra Israele e Palestina- tutti i media italiani riportano nell’ordine il parere del Papa, del Presidente Francese Sarkozy, del Papa e degli USA. La presidenza ceca arriva quasi alla fine della lista, più o meno in scia al silenzio di Berlusconi, di Frattini o le idee egiziane per una pace definitiva in zona. La cosa ovviamente non stupisce nessuno. Inoltre si consideri che forse meno sentiamo parlare di Praga in questo periodo e meglio è, visto chi ha l’onore di rappresentarla. Tuttavia a certe sparate di Mirek Topolanek si contrappongono analisi molto interessanti fatte da preparatissimi studiosi cechi. Per esempio Nouvelle Europe qualche giorno fa ha intervistato Petr Drulák, già direttore dell’istituto di relazioni internazionali di Praga. Riassuntino a grandi linee della faccenda: la politica estera ceca si fonda su quattro correnti [troppe: ecco il motivo degli schricchiolii] vale a dire l’atlantismo governativo tipico delle destre europee, l’internazionalismo di certi partiti di sinistra quasi perennemente all’opposizione, più europeisti ultraconvinti e autonomisti [questi ultimi nicchia nella nicchia, comunque sia assimilabile ai conservatori atlantisti. Esemplare nobile della razza, in piena forma e resistente agli urti, Klaus.]
Il resto dell’intervista sta sul sito.
Gazprobl.
Gennaio 3, 2009I tempi sono molto italiani: passano solo due giorni dall’avvio della Presidenza e già qualcuno nottetempo strappa un pezzo -non tutta, ma un pezzo- di quel bandierone europeo che penzola dal Letná Park di Praga, area verde in discesa che guarda il fiume e i tetti appuntiti nella zona Malá Strana. In zona qualche anno fa qui c’era una corpulenta statua di Stalin; la più grande di tutto il blocco, si dice. Strappare un pezzo di quella sarebbe stato più lungo e rischioso, non ultimo per quel fatto delle fucilate, però i tempi cambiano e con loro le varie forme di vandalismo. L’indiziato numero uno del gesto sembra essere…
Varie domenicali a tema.
Novembre 9, 2008Il Vano Tecnico di Slipperypond -versione 2.0 della Sibilla Cumana- mi bacchetta da qualche giorno perché non avrei concesso dignità di post al mio breve commento sulla faccenda dello scudo missilistico USA in Repubblica Ceca, e gli enormi radar polacchi vicini: provo a rimediare cavalcando l’onda della parole di Gorbačëv ieri su Obama, riportate velocemente dai quotidiani italiani ma molto dibattute sulla stampa estera.
Non per Natale, Dmitrij.
Novembre 6, 2008Nel suo intervento di ieri al Parlamento Federale anche Dmitrij Anatol’evič Medvedev ha contribuito al nuovo corso mondiale inaugurato con l’elezione di Obama, dichiarando che verranno al più presto installati nell’enclave russa di Kaliningrad un po’ di missili Iskander in risposta al presupposto dispiegamento dello scudo antimissile statunitense in Polonia e Repubblica Ceca. Questo è ciò che in zona chiamiamo tendere la mano. Ma non solo: verrà pure effettuata una ‘operazione di disturbo radio degli impianti del sistema americano’ e saranno mantenuti in ‘stato di massima operatività’ i tre reggimenti missilistici nella città di Koselsk, Russia centrale: sia mai.




