Su «East Journal.»

2 maggio 2012

«Pavoneggiarsi in giro può risultare utile e soddisfacente. Specie se usi trattare argomenti sui quali la quasi totalità degli interlocutori sorvola. Però talvolta è abitudine che espone a rischi: domande insidiose sono costantemente dietro l’angolo. Allora tocca essere abile nello svicolarsi. Visto che abbiamo spesso bicchieri in mano, funziona il trucco di doverlo riempire al bancone. Questo di Julius Fučík poi è stato un fulmine del tutto inaspettato. Lo conosci? chiede il tizio cui ho appena raccontato la storiella della praticità con la quale si mastica di letteratura boema. L’unica è azzardare, confidando in nessun approfondimento. Fortuna esiste l’omonimia. Non il musicista. Lo scrittore. Restringo il campo d’azione. Bene. Annuisco e sussurro: certamente lo conosco. Quindi: che brutta fine ha fatto. La conversazione viene liquidata con un poveraccio cui fa seguito l’inevitabile raccoglimento. Prevedibile come di sera mi scaraventi a controllare chi sia Julius Fučík. Pure da una indagine distratta si capisce in quale modo la sua esistenza sia una summa di buona fetta della esperienza centro-europea nella prima metà del XX secolo e qualche approfondimento appaia doveroso.» [Continua qui.]

About these ads

Una Risposta a “Su «East Journal.»”


  1. [...] c. «Pavoneggiarsi in giro può risultare utile e soddisfacente. Specie se usi trattare argomenti sui quali sorvola la quasi totalità degli interlocutori. Però talvolta è abitudine che espone a rischi: domande insidiose sono costantemente dietro l’angolo. Allora tocca essere abile nello svicolarsi. Visto che abbiamo spesso bicchieri in mano funziona il trucco di doverlo riempire al bancone. Questo di Julius Fučík poi è stato un fulmine del tutto inaspettato. Lo conosci? chiede il tizio cui ho appena raccontato la storiella della praticità con la quale si mastica di letteratura boema. L’unica è azzardare confidando in nessun approfondimento. Fortuna esiste l’omonimia. Non il musicista. Lo scrittore. Restringo il campo d’azione. Bene. Annuisco e sussurro: certo lo conosco. Quindi: che brutta fine ha fatto. La conversazione viene liquidata con un poveraccio cui fa seguito l’inevitabile raccoglimento. Prevedibile come di sera mi scaraventi a controllare chi sia Julius Fučík. Pure da una indagine distratta si capisce in quale modo la sua esistenza sia stata una summa di buona fetta della esperienza centro-europea nella prima metà del XX secolo e qualche approfondimento appare doveroso» [sul Válečky quindi East Journal qui.] [...]


Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

%d bloggers like this: