
«Ne riparleremo ma può darsi serva un breve riassunto a due settimane dall’evento. Ossia la tornata elettorale che si terrà in Slovacchia a metà marzo. Trattasi di elezione parlamentare anticipata poiché il governo presieduto dal primo ministro Iveta Radičová è stato sfiduciato sul voto per la ratifica dell’estensione del fondo europeo salva stati dunque è necessaria la chiamata alle urne. Il tutto nel contesto di un diffuso e tangibile distacco verso i partiti capace di generare l’apparente paradosso della moltiplicazione dei partiti stessi: in Slovacchia dal giugno del 2010 ad oggi è stato infatti calcolato quasi un raddoppiamento delle sigle, ricondotto da molti analisti alla necessità di proporre nuovi leader capaci di garantire un ricambio. Dunque oltre ai relativamente nuovi ANO [in slovacco come in ceco significa sì] e al Most-Híd della minoranza ungherese, emblematico in questo senso il caso di Igor Matovič, trentanovenne boss di Obyčajní Ľudia a nezávislé osobnosti [in breve: OL], movimento conservatore nato recentemente da una costola del SaS e ben quotato nei sondaggi. D’altronde nei momenti di scompiglio arriva spesso un tizio dall’aria giovanile a risolvere tutto» [continua su East Journal.]
Archivio per febbraio, 2012
On «East Journal.»
29 febbraio 2012Slavoj Žižek on toilets and ideology.
25 febbraio 2012«I had a look on some books on the topic
and came to the conclusion that every nations
believes their system makes more sense.
But clearly a complex is at work here.»
«Válečky»: brandelli.
24 febbraio 2012Partecipazioni azionarie.
22 febbraio 2012«Blessed are the penny rookers.
Cheap hookers. Groovy lookers.»
On «East Journal.»
21 febbraio 2012
Un amico tedesco si prende la briga di sacrificare trenta secondi del proprio preziosissimo tempo [è designer d’interni: a Berlino significa tanto] per scrivermi una mail. Poche righe ma indicative. «Quel ******* di Wulff si è tolto dalle ********. Alla tv hanno persino fatto paragoni con l’Italia degli ultimi quindici anni. Ci pensi?» Ci penso. Ma credo sia doveroso svicolare da ogni parallelismo. Non porterebbe tanto lontano. D’altronde che l’ex Bundespräsident non fosse un monumento di rettitudine si poteva immaginare, così come molti annusarono un possibile passo falso di Angela Merkel al momento dell’insediamento. Sia come sia: acqua passata. Di Wullf già abbiamo scritto qui. Adesso è Gauck il futuro. Gauck è il futuro perché Gauck è il passato. In qualche modo. Doveroso occuparsene visto che tante testate nazionali ed estere definiscono Gauck eroe dell’Est o [più o meno correttamente] il piccolo Havel della DDR. Breve bio: pastore attivista per i diritti umani in Germania Orientale fu nel 1989 figura di spicco del movimento Neues Forum che divenne nel 1990 Bündnis 90 [Alleanza 90] assieme a Demokratie Jetzt [Democrazia Adesso] e l’Iniziativa per la pace ed i diritti civili [Initiative für Frieden und Menschenrechte]. Quindi -garanzia di rottura effettiva, sia mai ci fossero stati dubbi- a seguito della elezione a deputato divenne presidente della commissione speciale per il controllo dello scioglimento della Stasi, i servizi segreti della Germania comunista. [Continua su East Journal.]
On «East Journal.»
18 febbraio 2012
«Casomai qualcuno non lo sapesse: il patrimonio UNESCO è composto anche dalla cultura immateriale di un luogo. Presso la sede dell’ambasciata italiana a Berlino il dato mi viene sottolineato da un pool di esperti nel corso di una conferenza a tema, aperta e chiusa da catering con eccellenti vini bianchi. Tuttavia l’iter per entrare nel club non è tra i più agili e richiede numerosi passi.
Jaroslav Kostečka è il segretario della Českomoravská myslivecká jednota [l’associazione ceca dei cacciatori, gruppo il cui simbolo è un cervo dall’aria comprensibilmente afflitta*] e spiega che la caccia è stata di recente inserita nella lista del patrimonio culturale immateriale ceco. Ciò risulterà ottimo viatico per raggiungere la quota UNESCO. Dovere di cronaca impone di ricordare altri elementi della cultura immateriale ceca presenti nel club: la danza del sud-est moravo chiamata verbunk [o verbounko o verbunko o verbunkas o werbunkos o werbunkosch o verbunkoche. In ogni caso derivazione dal tedesco werben], la falconeria, la cavalcata dei re di Vlčnov [o Jízda králů. Sfilata di costumi che si tiene in maggio nella quale un fiume di persone coloratissime invadono le strade di una città minuscola], le maschere carnevalesche e tradizioni della zona di Hlinsko in Boemia orientale.» [Continua su East Journal.]
Bye bye love. Bye bye sweet caress.
17 febbraio 2012«Germania: Wulff verso le dimissioni.
Imminente l’annuncio del presidente tedesco.»
[Fonte: ANSA.]
On «East Journal» reloaded.
15 febbraio 2012
In occasione della visita a Roma [di risalto zero sui media
sia italiani che tedeschi: amen] del presidente Wulff , ecco riproposto
l’articolino che uscì su East Journal circa un mesetto fa.
Berlino. Un silenzio opprimente accompagna gli spostamenti per la città dell’italiano di ritorno in Germania. Specie quando ti presenti nei bar capita di sentire d’un tratto la tremenda nostalgia per le domande sull’ex premier nostrano, qui al centro di interminabili dibattiti e imprescindibile nucleo in fiumi di constatazioni. Ai tempi infatti bastava un niente per erigerti a paladino delle libertà ferite. Di contro l’attuale primo ministro, il «genero perfetto» [cit. Süddeutsche Zeitung], offre minimi spunti dialettici e nessuna possibilità d’ironia dozzinale a chi non ne capisca il sofisticato linguaggio. Sia come sia è storia vecchia e ormai logora. Finisce quindi che parliamo di calcio con occhi bassi e imbarazzo. Ma la Schadenfreude [il piacere provocato dalle sfortune altrui] è stimolo non gestibile dunque, finita la seconda birra, succede che sia tu a chiedere al berlinese di turno qualche impressione sul recente scandalo che ha coinvolto il presidente federale tedesco Christian Wulff. Ovviamente nulla di paragonabile ai botti cui siamo stati abituati nel passato più recente. Solo la scoperta di un prestito a tassi agevolati che l’attuale Bundespräsident avrebbe richiesto ad un imprenditore e conseguente telefonata alla Bild per bloccare un articolo sulla vicenda.
Contestualizzando la storia del prestito risale al 2009, anno nel quale Wulff ancora ricopriva la carica di governatore della Bassa Sassonia. Il prestito fu di 500.000 euro -a tasso agevolato: ecco il punto dolente- e venne richiesto a un amico affarista chiamato Egon Geerkens. Wulff all’inizio nega che Geerkens gli abbia prestato direttamente il denaro, sostenendo di avere trattato con la moglie. Versione contraddetta dallo stesso Geerkens il quale già causò guai a Wulff pagandogli qualche anno prima le spese di un viaggio aereo. Trama da fiction tv in salsa Niedersachsen. Si va avanti.
La Bild, popolare giornale tedesco [popolare da intendersi nella accezione di tabloid generalista-populista puntualissimo su nudi femminili e scandali di vip semi-sconosciuti] si interessa della storia e scrive un editoriale critico. Wulff viene a sapere del pezzo e prova a bloccarne la pubblicazione telefonando al direttore responsabile Kai Diekmann, il quale tuttavia fa uscire ugualmente l’articolo. L’accusa è di avere mentito nel febbraio del 2010 davanti al parlamento della Bassa Sassonia negando i rapporti con Geerkens. Si trattava di una interrogazione parlamentare: roba grave.
Poi succede che Wulff va in tv* per difendersi ma non convince nessuno. Ammette la telefonata alla Bild e bolla il tutto come errore per il quale chiedere toccanti scuse. Tuttavia desidera specificare che non intendeva bloccare la pubblicazione del pezzo quanto esclusivamente rimandarla. Diekmann assiste allo spettacolino e chiede a Wulff il permesso di rendere pubblica la trascrizione del minaccioso messaggio che Wulff stesso avrebbe lasciato sulla sua segreteria telefonica. L’auto-incoronamento del Bundespräsident a «vittima dei media» è diretta conseguenza di questo stato di cose. Ad ogni modo nessuna intenzione di dimettersi da parte di Wulff nonostante i fiumi di critiche che stanno arrivando sia dalla stampa storicamente ostile che da quella amica [di centrodestra. Più o meno cattolica e conservatrice].
Al momento della stesura di questo post è un piovoso pomeriggio di domenica otto gennaio e qui attorno si sente un gran brusio. Infatti, nonostante i tentativi di gettare acqua sul fuoco, sia la Merkel che il vice Rösler starebbero cercando un sostituto di Wulff in caso di dimissioni. Qualcuno che verrebbe accettato anche dal principale partito del centrosinistra SPD, evitando così di impantanarsi in logoranti e [per la maggioranza] pericolosi scontri a nemmeno un anno dal voto.
Nella giornata di sabato davanti al palazzo-residenza di Wulff a Bellevue qualche centinaio di manifestanti hanno bandito scarpe al cielo: mutuiamo quello che possiamo dalle proteste nel mondo arabo sperando in un terreno non troppo umido [è periodo di pioggia in Germania]. Nessuna calzatura è stata scagliata contro le luccicanti vetrate dell’edificio ma resta evidente il disappunto. In zona il ruolo di presidente della repubblica è quasi esclusivamente rappresentativo e paiono mal digeriti individui ritenuti non impeccabili a ricoprirlo**. Consequenziale quanto, ad ogni latitudine [e ognuno con i rispettivi standard nazionali] il problema sia andare a scovare dove si nascondono quelli impeccabili. Sia mai esistano davvero.
* Per chi masticasse il tedesco, ecco il filmato integrale. In soli 21 minuti il wulff-pensiero sull’accaduto, correlato da sguardi liquidi e sorrisi magnetici.
** Wulff è anche sospettato da molti media di avere ricevuto dalla banca regionale del Baden-Württemberg un secondo prestito a condizioni vantaggiose grazie al ruolo che svolse alcuni anni fa durante il riassetto della casa automobilistica Porsche: un habitué per alcuni.
Ça va sans dire.
13 febbraio 2012
Banca di Grecia per i greci banca di Berlino. Banca di Berlino per i berlinesi banca di Grecia [o.s.t. De Cecco*.]
Personal notes of an infantryman [cit.]
11 febbraio 2012
Così Karl Schlögel nel suo Im Raume lesen wir die Zeit: Über Zivilisationsgeschichte und Geopolitik: «da una parte c’erano annunci pubblicitari [...] dall’altra ci si imbatteva nel vuoto delle superfici bianche. Da una parte c’era la propaganda, dall’altra la pubblicità. Da una parte si facevano le code, dall’altra si esitava davanti l’esorbitante varietà della offerta. Da una parte c’era il fardello della giornata lavorativa, dall’altra l’insostenibile leggerezza dell’essere». Esercizio non tra i più complicati capire quali fossero le parti al centro dell’analisi. Tuttavia di questi tempi Est e Ovest non esistono più. O quantomeno nei termini di Schlögel. Senza contare quanto la faccenda sia radicalizzata al punto tale che l’Est odierno [contrapponibile al vaghissimo Ovest odierno] abbia scelto di inglobare non più Praga, Budapest o Varsavia ma tenda a localizzarsi in un territorio indefinito che va da Dubai e Shanghai passando per l’India. Ossia quei posti che sono anche il nuovo Ovest. Dovrò aggiornarmi.
Al vecchio Est parrebbe essersi sostituita stabilmente l’Europa centro-orientale tornata di fatto al proprio posto. Un luogo rispetto al quale i principali parametri di analisi politica sono quasi sempre gli stessi: corruzione e spinte nazionalistiche. Come se altre zone della terra ne fossero esenti o macchiate in maniera minore. Di rado filtrano news di altro stampo escludendo sporadiche esondazioni di fiumi, pandemie di oche, festival culturali e altre sciagure.
La televisione -che ronza in un angolo dell’appartamento di Prenzlauerberg- passa dettagliati aggiornamenti sulle discutibili attività del presidente bielorusso Aljaksandar Lukašenko il quale, comunque la si voglia vedere, vanta l’innegabile dote di riproporsi perennemente uguale a sé stesso e incurante di tutto al netto degli estemporanei tuoni che talvolta possono abbattersi nelle vicinanze del suo culo. Tipologia comportamentale non dissimile da quella dell’ex premier italiano che per lui sbrodolò parole di lode circa due anni fa tipo «il popolo ti ama e questo è dimostrato dai risultati delle elezioni che sono sotto gli occhi di tutti.»*
La televisione dice che Vladimir Neklyayev è un poeta ma anche un candidato d’opposizione di Minsk. Andrei Sannikov è un diplomatico ma anche un candidato d’opposizione di Minsk. Entrambi al momento risultano in cella assieme alla signora Khalip del quotidiano Novaya Gazeta, per altro moglie di Sannikov.
Cupe restrizioni bielorusse cui fa eco l’Ungheria con le svariate leggi restrittive approvate dal governo di quel fenomeno di Viktor Orbán: cosa succede alla graziosissima Europa centro-orientale? A Praga il presidente della repubblica Klaus e Václav Havel si sono a battibeccati per mesi su politica interna e l’intervento militare in Libia contro «l’insano criminale» [testuale: «šílený zločinec»] Mu’ammar Gheddafi ora dissoltosi nel niente. Mentre un medico gira film porno nell’ambasciata vaticana. In parallelo a Berlino la Merkel continua a prendere batoste come mette il naso fuori l’urna.
Slavoj Žižek tira in ballo Søren Aabye Kierkegaard per sostenere quanto un processo rivoluzionario non implichi un progresso graduale ma un movimento ripetitivo. Un movimento di ripetizione dall’inizio ancora e ancora. Il quadro generale deve essere perennemente superato e ogni cosa ripensata iniziando dal punto zero. Tutti i miei vestiti ed i pochi libri che ho comprato si trovano al momento dentro grosse scatole di cartone poiché sto lasciando la Germania senza tormenti al proprio verde e denuclearizzato destino. Ho deciso di tornarmene a casa per re-iniziare dal mio personalissimo punto zero poi, casomai si rivelasse una scelta sbagliata, amen.
…continua.
* Risposta dell’estremista Casini: «Sbigottimento nel leggere gli elogi del nostro premier a Lukašenko, del quale il presidente del Consiglio italiano ha magnificato la popolarità e il consenso tra i cittadini: venga ora in parlamento.» [Repubblica; 1-12-2009.] Come vederlo.
Moenkhausia sanctaefilomenae a Berlino.
10 febbraio 2012-Hai saputo di Kaczyński?
-Mi fa male la testa.
-Dovrai fare una TAC. Andiamo.
-Che ridere.
-Ho qui un ciddì. Posso?
-Di che si tratta?
-Si tratta degli Wire.
-Ti concedo cinque minuti di radio e non uno di più.
-Come on Barbie let’s go party.
-Ti prego. Oppure possiamo parlare. Cosa ne pensi dell’idea?
-Rivoluzionaria.
-Allora parti tu.
-Lech Aleksander Kaczyński era un gigantesco figlio di puttana e la sua morte finirà per essere un bene.
-Sai che prima qui c’era un acquario?
-No.
-Ma il vecchio inquilino non poteva tenersi i pesci al momento del trasloco allora li ha messi in un sacco della Lidl e buttati nel fiume.
-Ah.
-Certo erano pesci tropicali. Delle Bahamas. Moenkhausia sanctaefilomenae o qualcosa del genere. Abituati ai ventisei gradi. Però sapranno cavarsela lo stesso. Giusto?
-Giusto.
Slipperypeople on «Slipperypond» [2006-2011.]
8 febbraio 2012On «Europa Futura.»
7 febbraio 2012
…also on East Journal: 10-01-2010.
Da qui la lieve polvere tematica.
«Relazionarsi alla zona orientale o centro-orientale d’Europa significa confrontarsi con l’intera Europa, essendo tornati numerosi e inestricabili i legami ad intercorrere tra quello che fu l’Est e l’ex Ovest del continente: comunità politica, unione monetaria e unico mercato, sebbene oramai orientato in prevalenza lungo vettori non interni o almeno per larga scala. L’Euro è stato adottato da una sola nazione tra quelle che furono del Patto di Varsavia [la Slovacchia dal primo gennaio duemilanove] e una di area balcanica, la Slovenia dal duemilasette. Gli altri stati mitteleuropei -definizione polverosa ma piuttosto pratica per indicare Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria- risultano destinati a confluire nell’area in date da stabilire e probabilmente differenti tra loro, così come la Romania, la Bulgaria, la Lituania e la Lettonia [in Estonia l’Euro arriverà invece questo gennaio, puntualissimo o quantomeno c’è ragione di crederlo]. Piccole variabili ma un destino [si direbbe] scritto. Allargamento che tuttavia in apparenza pare stridere con le voci che vorrebbero ilcollasso della moneta unica conseguente la crisi economica degli ultimi due anni e certe gestioni traballanti di politiche nazionali [Pigs o Club Med: le identità degli stati a rischio sono ogni giorno su tutte le prime pagine dei giornali]. Ciononostante si tende a sottovalutare un problemino di non poco conto vale a dire scappare dall’Euro non si può, o quantomeno non con le leggi attualmente in vigore. Manca infatti una procedura per sciacquarsi di dosso la valuta comunitaria in caso faccia allergia a certi tipi di pelle, per quanto siano circolate -e continuano a farlo- più voci al riguardo. Alcune anche curiose.»
Continua qui.
On «East Journal.»
3 febbraio 2012
«Il governo ceco dice no al fiscat compact -serie di norme di coordinamento tra i governi europei in materia di bilancio pubblico- sul quale è stato trovato un accordo alcuni giorni fa. Il primo ministro Petr Nečas [Občanská demokratická strana] tuttavia dichiara al quotidiano Lidové noviny che non esclude un cambio di rotta nel futuro per la presenza di una clausola che consentirà all’attuale o un prossimo governo, qualora sia ritenuto opportuno, di entrare nel gruppo. Fermi dunque a quota venticinque su ventisettele adesioni, bypassando la conta delle firme apposte da alcuni stati con sotteso malumore [tanto per restare in zona, la Polonia]. Decisione che sottolinea le congenite divisioni interne alla maggioranza ceca composta da Ods, Věci veřejné e Top09, scricchiolii emersi attraverso dichiarazioni quantomai esplicite dei rispettivi leader. Il ministro degli esteri Schwarzenberg [Top09] si dice infatti scettico nei confronti della decisione del premier Nečas [Ods] che però viene appoggiata dal capo di stato Klaus [padre nobile -se il termine conserva un senso- della stessa Ods il quale, già che c’è, attacca pure l’unione monetaria sulla Pravo]. Servirà inoltre ricordare quanto anche a ridosso del no ufficiale le parti avevano lungamente dibattuto sull’argomento proponendo varie teorie e correlandole con proposte sui diversi metodi per la scelta.» [Continua su East Journal.]







![Saul Bellow [1975.]](http://eastkoast.files.wordpress.com/2009/04/saul_bellow_1975.jpg?w=300&h=200)


