Archivio per settembre, 2011

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30 settembre 2011


«Il nome può ricordare una maratona televisiva di beneficenza o un concerto di Bob Geldof però Friends of Libya risulta essere un una faccenda piuttosto differente e quantomai delicata. Nei fatti si tratta della unione dei rappresentanti di circa sessanta paesi (più una decina di organizzazioni internazionali) costituitosi in occasione della conferenza di Parigi il primo settembre scorso. Curarsi di Tripoli e zone limitrofe viene percepita come una priorità, e da qui l’iniziativa. Il diplomatico Frattini non tarda a far notare che fu lui il primo a spendersi per la causa sostenendo il Cnt (Consiglio nazionale transitorio libico) mentre adesso sono tutti padri della vittoria. Raccogliere simpatie con dichiarazioni accomodanti è caratteristica dell’esecutivo italiano e sarà per questo che Obama mai dimentica l’Italia quando sceglie di ringraziare i paesi che per l’area si sono spesi.*» [Continua su East Journal.]

Mi chiamaste? Che bramate?

29 settembre 2011


Ciò che rappresenta un gigantesco problema di questi tempi è filiazione direttissima dalla favolosa attitudine [sempre esistita ma solidamente strutturatasi nell'ultimo ventennio] di negare la realtà con qualsiasi mezzo. Di base una faccenda riconducibile alla grande predisposizione e senso di confort provato da tanti per chiunque inondi la vita pubblica di consolanti cazzate e pirotecnici attacchi verso qualsiasi entità capace di rappresentare un minimo la sfera del reale [questi rompicoglioni.] Consequenziale, quindi, l’assoluto straneamento riscontrabile a zonzo quando si fanno necessarie, pragmatiche e funzionali valutazioni, magari in tempi rapidi. Esempio: le recenti vicende interne, Berlino e Parigi che nei fatti bollono, e via di seguito. Se c’è una evidenza in questo risulta essere che non si tratta di schieramenti o ideologie quanto [più o meno] di  polso della situazione [bipartisan] e quel minimo di rigore che esula dai comportamenti vergognosi. C’è chi è adatto e chi non ha credibilità, anche esulando dai sussurri dei preti. C’è chi gestisce e chi è obbligato a farsi gestire. C’è chi prima c’era nelle tavolate circolari e adesso non più. C’è chi si sacrifica e chi, invece, inizia a indicare gli stronzi tutto attorno e dare un po’ di matto prima di scegliere la via della finestra. Poi, in volo, garantisce che lo hanno spinto.

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20 settembre 2011


«Domenica di pioggia, fredda e ventosa. Ad avere una vela in terrazza al posto del triste ombrellone Ikea certo schioccherebbe austera puntando i mari [la Sprea] in direzione sud-est. Ci sarebbe da restare chiusi in plancia e riscaldarsi al lume di candela tuttavia è giunto il tempo delle amministrative dunque abbassiamo i ponti e ruzzoliamo in terraferma. Ognuno ha il diritto di esercitare il proprio voto, così come ognuno ha il diritto a provviste fresche e una razione di liquore. Ognuno lavi la propria biancheria e scelga con coscienza. Chi diserta sarà punito con la morte in mare aperto.
Ringraziando il cielo, nessuno sulla carta stampata oggi ha proposto un incipit così idiota per commentare la tornata elettorale berlinese, quella dei Pirati che superano la soglia di sbarramento arrivando a quasi il nove percento dei consensi. Ma forse mi sono perso qualche scritto. Sia come sia, iniziamo dai dati generali: l’Spd del sindaco ri-eletto per la terza volta Klaus Wowereit perde terreno però si conferma primo partito cittadino con circa il ventotto percento delle preferenze. Sale la Cdu della cancelliera [di pochino ma sale] restando comunque all’opposizione. Continua la marcia abbastanza trionfale dei verdi che mettono il segnetto +4.5 alla voce crescita assesstandosi sul diciassette percento, mentre cala la sinistra-sinistra Die Linke. Coalizione dunque che passa, presumibilmente, dal colorito rosso-rosso [Spd+Linke] a rosso-verde [Spd+Grüne] sebbene esprimersi in questo modo sia da orticaria. Ultimo il dato dal quale abbiamo iniziato: i Pirati che crescono di quasi il nove percento per quindici seggi. Dimenticandosi -ma lo hanno fatto in tanti- dei liberali, i quali scivolano al due percento dal quasi-sei della volta scorsa. Tracce della debacle attestabili sui manifesti davanti a casa, nei quali ai candidati Fdp era stato disegnato un bel nasone rosso da clown, talvolta pure gradevole.» [Continua su East Journal.]

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18 settembre 2011


«Berlino. Per caso [immagino] chi sta scrivendo quasi mai è stato contemporaneamente nella stessa città con il papa, se escludiamo sporadiche giornate a Roma per turismo o lavoro. Non ero in Repubblica Domenicana con Wojtyła nel settantanove -in questo caso mi mette al riparo da accuse di relativismo il fatto che avessi sei mesi- e nemmeno a fine agosto in Spagna con Ratzinger. Ma [ancora: immagino] per caso sarò a Berlino il ventidue settembre quando Benedetto XVI sbarcherà in città dando inizio al proprio pellegrinaggio in Germania. Chi fosse interessato alle specifiche può fare un salto sul sito ufficiale [eccolo] e tenere d’occhio il countdown sulla destra. Ratzinger, si legge, volerà con un aereo Lufthansa battezzato Ratisbona. Al seguito: cento persone. In volo [un paio d’ore] verrà servito [a tutte e cento le persone?] un variegato menù incentrato su specialità italiane e tedesche. Prima della messa all’Olympiastadion capatina del Presidente della Repubblica Federale Christian Wulff e Angela Merkel. Incipit imprescindibile per sottolineare quanto la capitale tedesca stia vivendo un periodo di grande fermento. Infatti, a ridosso del papa -recitano i cartelli- anche il cancelliere si concederà una uscita pubblica in città: Die Kanzlerin kommt il diciassette settembre. Tuttavia in questo caso va specificato che la Merkel non arriverà alla piazza dello speach con un aereo battezzato Amburgo, essendo residente a dieci minuti di metro/cinque di delegazione con scorta.» [Continua su East Journal.]

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1 settembre 2011

Ampiamente previsto.*

«Berlino. Come facilmente intuibile, capita che chi si occupi di Germania ed ex Cecoslovacchia provi un fisiologico sospetto per chiunque riesca a pubblicare un libro a tema più o meno narrativo che abbia come nucleo centrale il rapporto tra Germania ed ex Cecoslovacchia. Invidia amplificata dal fatto che il testo in questione possa addirittura vantare un titolo oscuro, dunque in netta controtendenza con i più basilari dogmi editoriali. Successo doppio. Tuttavia stavolta risulta necessario fare uno strappo e ammettere quanto HHhH [Einaudi Frontiere, 2011] sia un riuscito romanzo storico -ma ogni definizione scivola da queste parti- e l’autore, Laurent Binet, tra quelli da tenere d’occhio per agilità e competenza. Il plot lo riassumo in poche righe, non essendo di fatto l’aspetto portante dell’opera: nascita, vita [breve] e morte [ben congegnata] di Reinhard Heydrich, papavero del Reich detto il Macellaio o il Boia di Praga per questa sua innegabile tendenza ad organizzare l’orrore standosene di stanza nella capitale boema, più o meno atteggiandosi a re. Incaricati di farlo secco un ceco e uno slovacco -Jozef Gabčík e Jan Kubiš- nel contesto di contingenze tra le meno agevoli della storia recente.» [Continua su East Journal.]

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