Archivio per maggio, 2011

Denis.

31 maggio 2011

Per parlare di «sostanziale pareggio» servirebbe che la Moratti vincesse a P’yŏngyang.

On «East Side Report.»

25 maggio 2011


«Esiste una intrigante teoria secondo la quale pulire i piatti e rileggere i bigliettini di auguri, finita la festa di compleanno, sia il momento più profondo della serata: si tratterebbe infatti di atto al tempo stesso intimo ma anche strettamente relazionabile con la nostra sfera sociale, ciò che abbiamo seminato e quanto stiamo raccogliendo. Senza contare come, casomai i bigliettini di auguri arrivino da tizi come Václav Havel, Hillary Clinton, i sindaci di Belgrado e Sarajevo, l’arcivescovo di Praga e Hamid Karzai, probabilmente qualche analisi sia sempre doverosa. Due righe di riassunto: Radio Free Europe ebbe come primo quartier generale Monaco di Baviera e trasmise il primo programma su onde corte il quattro luglio del cinquanta in direzione del vicino confine cecoslovacco. Destino già scritto perché proprio a Praga si sarebbe stabilita alcuni anni dopo, all’interno di un curioso palazzo dall’architettura avanguardistica su Vinohradská.» [Continua su East Side Report.]

Nöstalgia [tre.]

24 maggio 2011

Originale [con titolo «Earth, wings
and fire
»] su Slipperypond.
Era marzo duemiladieci.

Fortuna che il sentimento di sospetto nei confronti della politica e società italiana è qui* così radicato che si spende poco ad informarsi seriamente su quello che avviene sotto le Alpi**: sarebbe infatti una fatica enorme con l’unico risultato [quasi sempre] di confermare ciò che tutti immaginano, ossia rapportarsi con un para-troiaio solo parzialmente scosso da impeti di normalità. Per intendersi su gran parte dei media in Germania filtrano principalmente le gesta del premier -che bastano e avanzano, tra l’altro- mentre il resto del meritevolissimo circo viene fermato a Como-Chiasso da solerti agenti orwelliani. Tuttavia c’è da fare un atto di comprensione e perdono verso i media che solo alcune cose fanno filtrare, e spesso in modo sommario: lavorare provando a riportare ciò che sul serio accade in un altro paese è impresa difficilissima per l’infinita complessità del reale che qualsiasi nazione compone, specie se sei cresciuto e ti sei formato altrove, e limitarsi al livello più visibile -tralasciando il colorito sottobosco- può essere scivolone del tutto giustificabile. Questa la causa per la quale spesso anche i resoconti dei giornali serissimi paiono Bignamini se confrontati con la stampa locale, di parte o meno, prodotta o meno da gente assurda. Fatto sta che in Germania non ho trovato traccia di un evento che davvero avrebbe fatto sbrodolare i lettori tedeschi, vale a dire il rogo di Calderoli di circa trentamila leggi inutili [ma sui numeri potrei sbagliare] con tanto di risata davanti la pira. Dannunziano wannabe o più semplicemente -come si è scritto- un Nerone dalla faccia rubizza, il nostro avrebbe molto affascinato il pubblico qui sia per un po’ di sano comparativismo con i tempi nei quali erano loro a bruciare i libri, sia perché cosa c’è di più colorato, folkloristico e fascinoso di un bel fuoco che arde in Italia, e pace se dentro una caserma di pompieri allibiti e non lungo una spiaggia nella notte mediterranea.
Oppure il ministro Carfagna che canta in napoletano per regalare qualche voto al candidato Pdl in campania: nada. Nessuno ne parla sui giornali qui ed è un peccato perché lei è donna del Süd come piacciono da matti, di quelle che mordono i polpi e sanno consolare alla bisogna, capace di cinguettare melodie intriganti e stimolare come da migliore tradizione iconografica [per la cronaca è stata intonata «Comm' è bella la città 'e Pulcinella» nella taverna Anema e core a sostegno della candidatura di Stefano Caldoro. Un successo stellare sarebbe stato in Germania, altro che cazzi.] Però zero. Solo Berlusconi a rubare le scene o il Papa, il quale italiano non è di nascita ma  -cattolico furbo, disprezzatore delle donne e che non paga le tasse- italiano parrebbe de facto.

* Germania nord-orientale.
** Italia nella propria, desolante interezza.

On «East Journal.»

18 maggio 2011

«Berlino. Piacevoli variazioni sul tema ossia, contrariamente a quanto spesso accade, stavolta è dall’estero che tocca seguire un voto italiano: la prassi risulta infatti essere monitorare dall’Italia tornate elettorali estere. E va bene che si trattava di voto locale ma la stretta connessione con la politica nazionale e l’andamento del governo hanno certo contribuito a rendere la faccenda più appetitosa nonché meritevole di qualche sforzo. Impressioni al riguardo. Durante la mattinata menefreghismo pressoché totale dei principali canali televisivi tedeschi nei confronti della chiamata alle urne in Italia, ed è strano visto quanto fosse evidente il nesso con l’operato del primo ministro italiano, ossia un tizio del quale di solito si parla con eroica abnegazione. Evidentemente però, se spogliato del colore generato dalle migliaia di uscite cui ha abituato le diplomazie e i media di mezzo mondo, il Cavaliere risulta capace di destare meno interesse e -al netto di lanci striminziti- viene nominato solo in parallelo a Strauss Kahn e il vecchio Bill Clinton.» [Continua su East Journal.]

Piero Fassini.

17 maggio 2011


«In Turin, wo der populäre PD-Bürgermeister Sergio Chiamparino nicht mehr kandidieren durfte, hat offenbar im ersten Durchgang der prominente PD-Mann Piero Fassini mit vorläufig 56 Prozent bequem die absolute Mehrheit erreicht.»*

No. Via. Dall’estero non c’è gusto a seguire una trombata elettorale. Troppe imperfezioni.

Nöstalgia [due.]

11 maggio 2011

 

Originale [con titolo «una serata con Don Backy:
Slipperypond indaga sul Clan Celentano

a distanza di quarant’anni.»] su Slipperypond.
Era giugno duemilasette.

1. Com’è davvero Don Backy.
Minima idea. Raramente sono arrivato a meno di un metro da lui. Tuttavia credo sia piuttosto giovanile per l’età che ha [classe 1939] e molti elementi spingono a ritenere come in passato sia stato un gran bel ragazzo. Quando mi siedo per assistere alla conferenza-stampa dedicata all’uscita del libro scritto da D.B. e recentemente pubblicato provo a misurarmi in scala-Don-Backy: siamo uno a uno anche se lui è un filo più curvo nelle spalle e questo gli regala potenzialmente due-tre centimetri [sebbene io porti bassissime All Starr ai piedi e lui gli stivali che Celentano sfoggiava nel 1957, quindi forse pari alla fine dei giochi ma riconosco trattarsi di aspetto non fondamentale per la trattazione dunque andiamo avanti.]

Leggi il seguito di questo post »

On «East Journal.»

11 maggio 2011


«Berlino. Sebbene la nostra [dei tedeschi] storia non sia mai stata solo nostra e non lo sarà nemmeno in futuro, ebbe a sostenere Hans-Dietrich Genscher, ministro degli esteri della Germania Ovest quindi della Germania unificata, il nostro è un popolo al centro dell’Europa ed è, tra tutti, quello che ha il maggior numero di vicini: nel bene e nel male tutto ciò che accade in Germania si ripercuote sull’intero continente e dico questo senza presunzione poiché ciò comporta responsabilità maggiori. Il centro dell’Europa, dunque. Nonché il rapporto aumento-di-potere/aumento-di-responsabilità come già in Spiderman. Senza contare il numero dei vicini. Inoltre c’è vicino e vicino e se la Svizzera evoca fantasmi meno inquietanti, il confine tedesco-polacco finisce sempre per essere area particolare in qualsiasi modo venga messa: sarà destino. Infatti, per quanto nessun paragone possa essere proposto con il passato, qualche scricchiolio in zona viene percepito anche di questi tempi e principalmente riguarda il mercato del lavoro e il flusso reale o potenziale di individui a svallare sulla direttiva Est-Ovest dell’Oder [Odra in ceco e polacco, Wódra nelle lingue lusiziane, sia mai possa servire da gancio.] D’altronde le cose stanno così da un ventennio e parrebbero i cambiamenti sociali e/o politici di Germania e Polonia avere scalfito ben poco la percezione -specialmente tedesca- del viavai di lungo corso. Alcune contestualizzazioni.» [Continua su East Journal.]

Nöstalgia [uno.]

10 maggio 2011

Originale [con titolo «preghiera a San Lorenzo
di un inquilino affezionato che forse cambia
quartiere»] su Slipperypond.
Era novembre duemilasei.

«Ci si sente come il topo che scappa mentre la nave affonda, anche se la nave non sta propriamente affondando: questo lo dicono i giornali. Loro sono i veri colpevoli, gira voce. Persino Cucuzza in quel programma pomeridiano ha parlato del quartiere nel quale vivo. Per i non fiorentini all’ascolto, una bomba pronta per esplodere. Figurarsi. Immigrazione. Delinquenza. Code di mostro che spuntano dai tombini e zone in ombra. I vicoli si fanno fiumi di roba gialla pronti a sommergere gli onesti lavoratori che rincasano verso le sette. I kebab. I felafel di distruzione di massa. I tombini che ributtano hascisc. Coltellate e lampeggianti della polizia. Il Poeta ebbe a scrivere che la notte si tinge di blu e nero [blu-e-nero?] e in una rosticceria spiegano che gli affari vanno male non perché il pollo ricorda polistirolo scottato ma perché la gente ha paura: di solito, quando questo succede, arriva sempre un dittatore a risolvere le cose.» [Continua qui.]

On «Numero Zero» di East Journal.

6 maggio 2011


«Il 2010 sarà ricordato come un anno movimentato all’interno della breve storia ceca e, consequenzialmente, nell’intimo di coloro i quali abitano la zona; al contrario, da fuori si continuerà ad avere l’impressione di un luogo piuttosto statico e poco utile da mettere sotto il vetrino poiché incapace di fornire ai golosi media esteri il cibo che più preferiscono, la news con il botto, l’esagerato che si fa funzionale e vendibile, il colpo di scena ad effetto. La Repubblica Ceca non è la Madre Russia dei ripetuti omicidi, dei liberticidi e del gas per ricattare, ma neanche l’Europa propriamente detta, la Germania e la Francia del mercato unico o l’Inghilterra dei veti, dei tagli e delle banche azzoppate [l'Italia -grazie al duro lavoro di equipe governative determinate- è riuscita a mantenere il comodo status di provincia dell'impero e nulla parrebbe indicare un qualsiasi tipo di upgrade nei mesi a venire.] Eppure nel 2010 in Repubblica Ceca si sono accavallati un bel numero di eventi degni di nota e forse alcuni con una rilevanza maggiore rispetto a quanto riportato ultimamente da certi articoli a tema [tracce boemo/morave nella stampa del Belpaese: in Repubblica Ceca manichini di poliziotte con minigonna per far rallentare il traffico sul Corriere della Sera, per altro proprio durante i giorni nei quali a Praga il traffico si rallentava davvero per una grande manifestazione contro il decurtamento del dieci percento nei salari dei dipendenti pubblici.] [Continua.]

Il «Numero Zero» di East Journal, magazine scaricabile in .pdf e per e-book, sta qui.

Papà e mamma del Partito dell’Amore.

5 maggio 2011

«Questo partito [il Partito della Birra] non ha nulla a che vedere con la birra. E’ apparso sulla scena politica per scherzo e i suoi ideatori sono stati i primi a stupirsi del successo. Però l’aspetto pericoloso del fenomeno è che così si ridicolizza la politica e il suo campo d’azione. Il Partito della Birra è un partito-antipartito tipico di questa tendenza. Per altro c’erano anche un Partito del Whisky in Cecoslovacchia, ed un Partito della Iniziativa Erotica in Ungheria.»

Bronisław Geremek, La democrazia in Europa.
Pag. 29-9. Nero su bianco Laterza. 1992.

On «East Side Report.»

4 maggio 2011


 «Capitasse di incappare nel leader di una rete terroristica internazionale piombandogli in salotto dopo una ricerca durata anni, scattategli qualche foto o portatelo a Praga prima di farlo secco e gettarlo a mare: altrimenti il direttore del servizio-stampa dell’ufficio presidenziale ceco non ci crede e grida all’imbroglio. Poiché Petr Hájek è tizio assai cauto su argomenti del genere e le proprie idee se le tiene strette. Non a caso le dichiarazioni di lunedì due maggio riportate dall’agenzia stampa České Noviny: Bin Laden non sarebbe che un personaggio da fiction mediatica, scomparso nell’esatto modo attraverso il quale emerse. Ovvero dal niente. In soldoni l’ennesima versione della contrapposizione bene-male o luce-ombra, non tanto distante da cliché biblici o la logica di Star Wars. Si chiama complottismo e ne è pieno il mondo.» [Oggi su East Side Report.]

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