
«I principali parametri di analisi politica applicati alla ex Europa dell’Est [adesso Europa centrale, Europa centro-orientale o Mitteleuropa 2.0] sono la corruzione e le spinte nazionalistiche. Pratico elemento dal quale partire e sul quale formulare un numero apparentemente infinito di teorie, salvo poi constatare come corruzione e spinte nazionalistiche esistano in misura del tutto paritaria anche nei principali paesi della Europa occidentale, nelle Americhe e in Oceania, e tutto il castello tenda a sgretolarsi.*» [On «East Journal» qui.]
Archivio per aprile, 2011
Su «East Journal.»
29 aprile 2011«любовь»: memorabilia.
24 aprile 2011«In coscienza…sei felice? No? In quel disastro senza dei come stai, amore? È dura, sì? Come per me con l’altro?»
Marina Tsvétaïéva.
In Dopo la Russia.
«Ci fu un tempo in cui, per uno sguardo soave,
fascinoso e ipocrita,
sarei stato felice di pagare con la vita.»
Aleksandr Poležaev,
In Piccolo quaderno dei poeti russi.
«Noi vagheggiamo tutti un grande amore
perché ogni attimo insieme sia prezioso,
ed ad un tratto ecco una donna con la quale
in un anno o due l’anima invecchia.
Fortunato se incontri una creatura
con la quale, imbiancato ormai dalla canizie,
potrai vivere fino alla vecchiaia
come un giovane sempre innamorato.»
Stepan Ščipačëv,
In Nuovi poeti sovietici.

Sergej Viktorovič Lavrov – Hillary Rodham Clinton.
Mosca, 12 ottobre 2009.
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Su «East Journal.»
22 aprile 2011
«Qualsiasi individuo partorito prima del 1993 nella fetta di terra comprendente l’attuale Boemia, la Moravia, più le regioni di Trnava, Trenčín, Nitra, Žilina, Banská Bystrica, Prešov e Košice, tendenzialmente può affermare di essere nato in Cecoslovacchia dunque di essere cecoslovacco. Tuttavia, al netto della non particolare brillantezza della constatazione, per Martin Šimečka [venuto al mondo nel 1957 a Bratislava, quindi cecoslovacco fatto e rifinito] risulta migliore la definizione di ceco-slovacco. Potere del trattino e spiegazione quantomai semplice: buona parte dei propri scritti e studi Šimečka li ha dedicati alle nature nazionali e le dinamiche che hanno accompagnato, nel ventennio appena trascorso, la genesi, la crescita e lo sviluppo di Repubblica Ceca e Slovacchia come stati autonomi e indipendenti, nonché i rispettivi ruoli all’interno della appartenenza continentale riconquistata [il fatto che Šimečka sia di padre ceco e madre slovacca mette tutti al riparo da eventuali accuse di eccessivo trasporto per l’argomento o scarsa conoscenza dei fatti.]» [Continua su East Journal.]
Su «East Journal.»
20 aprile 2011
«[...] East Journal numerozero, ottanta pagine scaricabili in un normale pdf o in versione e-book. Reportage, approfondimenti e dossier, contributi nuovi e di ampio respiro che difficilmente avremmo potuto proporvi sul web. Contestualmente riproponiamo alcuni articoli pubblicati nel corso dell’anno, e che risultano sempre attuali. Una vera e propria rivista, scaricabile gratuitamente come sempre. A questo link invece la potrete vedere come e-book.» [On East Journal.]
«Europa Orientale» in Domani Arcoiris.
19 aprile 2011
«Da una parte c’erano annunci pubblicitari [...], dall’altra ci si imbatteva nel vuoto delle superfici bianche. Da una parte c’era la propaganda, dall’altra la pubblicità. Da una parte si facevano le code, dall’altra si esitava davanti l’esorbitante varietà della offerta. Da una parte c’era il fardello della giornata lavorativa, dall’altra l’insostenibile leggerezza dell’essere.» Così Schlögel nel «Im Raume lesen wir die Zeit: Über Zivilisationsgeschichte und Geopolitik.» Esercizio non tra i più complicati capire quali fossero le parti al centro dell’analisi. Tuttavia oggi Est e Ovest non ci sono più, o quantomeno la faccenda sembrerebbe radicalizzata al punto tale che l’Est odierno, contrapponibile al vaghissimo Occidente odierno, abbia scelto di non inglobare più Praga, Budapest e Varsavia, ma tenda a srotolarsi dagli Urali fino a Shanghai. [Continua su Domani Arcoiris.]
Su «East Journal.»
18 aprile 2011«Un leak meno intrigante rispetto a quello che descriverebbe il premier italiano soddisfatto per la decisione statunitense di stoppare lo scudo difensivo in Repubblica Ceca e Polonia [una serie di missili con il sedere in Europa centrale ma il naso puntato dritto contro l’amico Putin] lo si deve al server Natoaktual.cz: da Praga partiranno infatti più di mezzo miliardo di corone destinate alla NATO, e nello specifico al sistema satellitare che l’organizzazione sta progettando con lo scopo di garantire maggiore protezione ai propri soldati in missioni all’estero. Oltretutto in un momento di drastici tagli di bilancio dalle parti del Pražský hrad.» [Continua su East Journal.]
Su «East Journal.»
17 aprile 2011
«Relazionarsi alla zona orientale o centro-orientale d’Europa significa confrontarsi con l’intera Europa, essendo tornati numerosi e inestricabili i legami ad intercorrere tra quello che fu l’Est e l’ex Ovest del continente: comunità politica, unione monetaria e unico mercato, sebbene oramai orientato in prevalenza lungo vettori non interni, o almeno per larga scala. L’Euro è stato adottato da una sola nazione tra quelle che furono del Patto di Varsavia [la Slovacchia dal primo gennaio 2009] e una di area balcanica, la Slovenia dal 2007. Altri stati mitteleuropei -definizione polverosa però piuttosto pratica per indicare Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria- sono destinati a confluire nell’area in date da stabilire e probabilmente differenti tra loro, così come la Romania, la Bulgaria, la Lituania e la Lettonia [in Estonia l’Euro arriverà invece questo gennaio, puntualissimo, o quantomeno c’è ragione di crederlo.] Piccole variabili ma un destino, si direbbe, scritto.» [Continua su East Journal.]
Su «East Journal.»
16 aprile 2011«Trattasi forse di licantropia politica tuttavia riconosciamo nella faccenda una dose apprezzabile di pragmatismo: a Praga l’accordo per la composizione del futuro consiglio comunale tra l’Ods [Občanská demokratická strana, il principale partito di centrodestra] e i socialdemocratici del ČSSD è stato raggiunto in piena notte, trasformando così una curiosa ammucchiata di individui scalpitanti in una ordinata Große Koalition che -se anche durerà un mese- quantomeno all’alba può presentare il tratto distintivo dell’equilibrio. I fatti: le elezioni locali di metà ottobre [ne abbiamo trattato qui], tornata nella quale è stato un terzo partito a risultare vincitore in città [il Top09 del ministro degli esteri Karel Schwarzenberg, centrodestra dunque alleato con l'Ods e Věci veřejné nel governo Nečas] hanno decretato un sostanziale equilibrio nei voti capace di generare alcune turbolenze e le fisiologiche battaglie per la prevaricazione. Tuttavia dopo i sempre presenti tempi tecnici per scannarsi e accorparsi, alle prime luci di martedì la creatura è stata mostrata alla cittadinanza: cinque seggi andranno all’Ods, cinque al ČSSD. L’Ods gestirà le politiche di sviluppo urbanistico, il ČSSD i trasporti. Il nuovo sindaco di Praga sarà probabilmente Bohuslav Svoboda dell’Ods, ginecologo dunque con una certa familiarità nei travagli [quello della notte scorsa non è stato un parto facilissimo, battono le agenzie-stampa], destinato a sostituire Pavel Bém, primo cittadino in carica dal 2002 [rieletto nel 2006] e celebre per i ripetuti screzi con l’ex premier Topolánek con il quale condivide il partito ma ben pochi punti di vista; resterà invece fuori dal consiglio cittadino il vertice del ČSSD praghese Petr Hulinský» [continua su East Journal.]
Su «East Journal.»
15 aprile 2011«The cold autumnal front -recycling an adequate expression of Jonathan Franzen- starts biting hard. But it is not easy to find a free seat in the bar on the street, and the waitresses seem very focused not to disappoint any of the clients [I discovered that, even if someone can be irritating and boring, it’s never nice to make him wait longer than necessary.] Putting myself in the shoes and in the language of a tourist guide, I must say that in Obchodná there are a lot of «different attractions™»: pubs and shops, some of them pretty big, as well as take away and restaurants, generating all together the typical heterogeneity of the most visited places of any urban center on Earth [local dishes like bryndzové halušky mixed easily with pizza quatro stagionni and kebabs, toast or sandwiches.] Hostels competing for the best prize are separated by doors with neon signs, more or less buzzing and ambiguous, and supermarkets. Hodzovo námestie and the Presidential Palace are just a few meters from here, as the fountain of Hlavni námestie loved by the tourists, especially the Germans. Cinemas and theaters and an unspecified number of trams rattling in the middle of the road [the fearful and pessimistic stranger will always see as a miracle the fact that none of those who are trudging on the edge of the street with heavy shopping bags will be killed by the silent local public service.] Translating all of this: I am in the heart of a city, one of the most populated streets of Bratislava, Slovakia.» [Continua su East Journal.]
Hoplà.
12 aprile 2011
Il problema non è che ruba le penne. Il problema è che le usa.
Su «East Journal.»
8 aprile 2011[Su East Journal Magazine n.2]
«Il 15 febbraio 2011 è stato festeggiato [esagerazione: nessuno, nei fatti, si è troppo interessato alla cosa] il ventennale dalla fondazione del Gruppo di Visegrád. Poiché era il lontano 1991 l’anno nel quale la vecchia Cecoslovacchia, Polonia e Ungheria decisero di unirsi in questa misconosciuta alleanza centro-europea al fine di aumentare e implementare la cooperazione, lo sviluppo, gli scambi culturali e magari, facendo blocco, velocizzare il processo di integrazione continentale [il Muro era venuto giù da poco dunque niente pareva troppo scontato.] E certo nel ventennio intercorso sono stati compiuti numerosi passi avanti dai paesi aderenti al club, che nel frattempo sono divenuti quattro per il doppio fiocco rosa di Repubblica Ceca e Slovacchia; eppure del Gruppo di Visegrád ancora se ne parla raramente. Niente di grave, potrebbero ribattere i fanatici del settore: risultano essere così tante le faccende centro-europee ignorate dai media che l’attitudine si è fatta quantomeno prevedibile [di solito i recettori esteri si attivano solo quando qui esonda un fiume, gruppi nazionalisti esagerano nell’alzare la voce, o qualche attaccante sbatte fuori l’Italia dai mondiali.] Inoltre l’aspetto fondamentale è che la democrazia funzioni davvero, la crisi faccia meno danni possibili e nessun capo di governo la spari troppo grossa a Bruxelles o Strasburgo: escluso piccoli scivoloni, possiamo dirci mediamente soddisfatti.» [Continua on East Journal.]




