«Topinka.»

Novembre 9, 2009

Mauerfall.«Che cosa dunque tutto ciò ha a che spartire con l’apertura e poi l’abbattimento del Muro di Berlino, la notte del 9 novembre dell’ottantanove? Credo che, almeno all’ingrosso, si sia capito. Ma, riassumendo, possiamo dire che quella notte il mondo ha mutato il proprio volto e, sotto al volto, si sono radicalmente trasformati i rapporti tra le nazioni, il ruolo dei Grandi e quello dei Piccoli in una strana e difficile mescolanza di fattori che…»

«…sono in apparente contraddizione tra loro. Il mondo bipolare diventa unipolare [...] ma mentre nuovi soggetti affilano le armi come possibili nuovi competitors con gli USA, potenza solitaria (Cina, India, Brasile), due tendenze comparivano mescolandosi e contrastandosi: il globalismo nato dalla indipendenza e dalla facilità di comunicazione tra emisferi, culture, nazioni; e d’altro canto il frazionismo, la tendenza alla divisione, localizzazione, ai particolarismi etnici, linguistici e religiosi, spesso utilizzati per creare nuove nazioni, piccole patrie che avrebbero accresciuto le difficoltà economiche delle loro popolazioni, e avrebbero reso soprattutto il panorama del mondo più rissoso e più pronto alla violenza. La guerra, generale e locale, territoriale e spirituale, etnica e religiosa, per il petrolio e per la fede, immediatamente diventò la nuova realtà internazionale. Come conciliare questa realtà, tuttora sotto i nostri occhi, con le immagini festose della lunga notte berlinese dell’ottantanove?»*

Destino vuole che tra il nove e il dieci novembre duemilanove mi troverò in Baviera, ovvero in quella parte di Germania che almeno alla apparenza meno ha risentito degli sconvolgimenti della caduta, senza contare come quei pochi siano stati tutti piuttosto positivi o quantomeno indolori.**
Comunque l’eco delle feste berlinesi arriva pure a Monaco nella forma più gradita immaginabile: sconti della Deutsche Bahn per i treni diretti alla capitale in partenza all’ora esatta del discorso di Schabowski. Erano circa le sette di sera di venti anni fa.
Auguri.

* Angelo d’Orsi. 1989. Del come la storia è cambiata, ma in peggio.
2009, edizioni Ponte alle Grazie.
** Per esempio la scomparsa delle frontiere ha reso facili ai bavaresi vent’anni di pieni di benzina nella vicina Cecoslovacchia, poi Repubblica Ceca, facendo così risparmiare ai cittadini della parte est del Land alcuni centesimi di marco prima, in seguito divenuti centesimi di euro. Ciò spiegherebbe il motivo per il quale parecchi in giro sanno dire dobrý den e contare fino a dieci nella splendida lingua di Hrabal e Hašek.
Post scriptum uno.

Il pezzo di Dragosei oggi sul Corriere [cliccabile per molti motivi, tra i quali la fotografia di un giovane Putin] tratta un periodo di tempo illustrato perfettamente nel testo di Dragosei stesso, le Stelle del Cremlino. In effetti di d’Orsi e Dragosei le cose migliori uscite a ridosso di questi festeggiamenti.

Post scriptum due.

Naturalmente ho pensato parecchio a cosa scrivere su questa ricorrenza, arrivando a buttare giù la cifra simbolica di 1989 bozze a tema. Però poi ho deciso di lasciare perdere. Alcune idee -roba molto personale, lo capirete- comunque continuerò a covarle e limarne lo stile. Per il trentennale sono sicuro che avrò trovato le parole giuste per dire quell’unica, semplice cosa che alla fine mi sta a cuore.

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