Sendvič.

Novembre 5, 2009

«Mi resta la fierezza di avere servito in un esercito tedesco che non partecipò a missioni di guerra, e di avere difeso la linea di confine tra i blocchi dando un contributo alla pace, impedendo che la guerra fredda divenisse guerra atomica. E mi resta la soddisfazione di avere fatto la scelta giusta non soltanto quel giorno ma scegliendo quello stato. Oggi tutti criminalizzano la Ddr tuttavia una dittatura del proletariato non è fascismo: non avemmo né l’Olocausto, né genocidi né stermini, né camere a gas. Inoltre mi resta l’esperienza di una vita senza il dominio del capitale, assieme alla sensazione di una disfatta, almeno provvisoria, del tentativo di costruire un mondo nuovo.»

Joern Doehlert, maggiore delle Grenztruppen della Ddr.
Il 9 novembre 1989 era ufficiale in servizio attivo al confine.
Scelse di non sparare un colpo.
«La nostra [dei tedeschi] storia non è mai stata solo nostra e non lo sarà nemmeno in futuro. Il nostro è un popolo al centro dell’Europa ed è, tra tutti, quello che ha il maggior numero di vicini. Nel bene e nel male tutto ciò che accade in Germania si ripercuote sull’intero continente europeo. E dico questo senza presunzione, poiché  ciò comporta responsabilità maggiori.»
Hans Dietrich Genscher, ministro degli esteri
della Germania Ovest, quindi della Germania unificata.
«Da grandi poteri derivano grandi responsabilità.»
Spiderman.
«In altre parole, nonostante le difficoltà economiche del paese, il Cremlino poteva disporre di tutta la potenza militare che voleva, più di qualsiasi altro stato in qualunque altra epoca. E se ciò implicava sacrificare la produzione di beni di consumo, poco male: nessuno osava lamentarsi. Inoltre il potere del partito comunista era assolutamente incontrastato, pari alla autorità di Gorbaciov all’interno del partito stesso. In qualità di primo ministro del PCUS egli era l’individuo più potente della terra e avrebbe potuto conservare quel potere, con tutti i benefici che comportava, fino alla morte. Invece Gorbaciov se ne è di fatto spogliato. [Ma] non si può dire che negli ultimi vent’anni Mikhail Gorbaciov abbia dimostrato grande statura politica.»
Joshua Muravchik
in Dopo il crollo, Aspenia.
«Anni dopo Kissinger mi confidò in modo stupefatto che non riusciva a comprendere perché Gorbaciov, nella sua visita a Berlino il 6 ottobre ottantanove in occasione del quarantesimo anniversario della Ddr, non si fosse accorto che il Muro stesse cadendogli davanti agli occhi e come mai non avesse agito per impedirlo. [...] Gorbaciov, al contrario, si era accorto benissimo di quanto stava succedendo.»
Joaquín Navarro-Valls.
Wojtyla, Gorbaciov e la caduta del Muro.
Repubblica di oggi, 5-11-2009.
«Il primo ministro polacco Tadeusz Mazowiecki venne da me e mi disse: ”Mikhail Sergeevic, lei capisce il tedesco?” ”Forse con un trattato avrei qualche difficoltà, ma ciò che stanno gridando qui lo capisco” risposi. E lui di rimando: ” Allora avrà capito che questa è la fine.”»
Mikhail Gorbaciov, 30 settembre 2009.
«Ma del Muro cosa sapranno i teenager che seguono la musica di Mtv? Di sicuro a esaltare l’anniversario ci penseranno gli U2, mentre dall’altra parte Kate Perry, a quanto pare con un look ispirato alla Liza Minnelli di Cabaret, presenterà una girandola di ospiti: Jay-Z, Leona Lewis, Shakira, i Tokio Hotel, the Jonas Brothers e tanti altri, ai quali all’ultimo momento si è aggiunta Beyoncé. Pubblico stimato: due miliardi di spettatori.»
Gino Castaldo, Achtung baby.
Gli U2 alla Porta di Brandeburgo.
Repubblica di oggi, 5-11-2009.

Achtung, baby.

I dati indicano chiaramente come Angela Merkel sia il leader europeo con maggiore gradimento, inoltre gli occhi del mondo sono puntati su Berlino in questi giorni per gli ovvi motivi di cui sopra. Obama, incontrando Angela Merkel alcuni giorni fa, l’ha elogiata sottolineando quanto l’America stimi il suo operato. Dunque quale occasione migliore per Vaclav Klaus di criticare la Merkel, oltretutto proprio negli Usa? C’è però da dire che non pareva assai convinto il Presidente*, anzi rispetto al solito è passato più da pugile suonato che da abile incassatore capace di piazzare il gancio decisivo al momento giusto. Ma le abitudini di una vita non si perdono neanche con l’avanzare degli anni ed evidentemente gli resta quella lucidità tale per capire che trattasi degli ultimi botti che potrà sparare. Negarglieli oppure accusarlo per questo sarebbe una crudeltà insensata. Tuttavia ad incontrarlo mandiamoci ancora Biden, via.
* Agevolato da un paragone [cambiamento climatico/nuovo
Muro di Berlino] forse un filo astruso.

2 Risposte a “Sendvič.”


  1. gran bel post
    realista liquido, direi, piú che nie.

  2. Gabe. Dice:

    …hehe, per la parte su Spiderman, immagino, mutuata dal rapporto WM1-Ken Shiro.


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