
Nella marea di sparate in circolo sull’argomento, l’analista ceca Jana Reschova dice una cosa sensata durante l’intervista alla CTK: Praga ha sicuramente fallito l’occasione d’oro che le era stata concessa con la presidenza europea [gli scivoloni locali sono stati riportati su questo spazio più volte nel corso dei sei mesi, dunque non ritorneremo oggi sugli argomenti se non di sfuggita] lasciando così filtrare all’estero un’immagine pessima del paese attraverso comportamenti che -se in patria magari non risultano apprezzati da una buona fetta della popolazione- almeno da tutti vengono compresi, foss’altro per assuefazione. Al contrario da fuori sarebbero visti proprio come assurdi, controversi e pericolosi. E tra questi il peggiore sarebbe stato senza dubbio il machismo di Klaus, capace di…
…contagiare anche il fu Primo Ministro Topolanek e la corte di eterogenei personaggi al seguito. Che poi la Reschova esprime una opinione diffusa tra i cechi ragionevoli e cioè che questo stile aggressivo -scelto probabilmente per mascherare carenze di vario tipo- verrà ricordato a lungo in Europa con effetti assai gravi. Il decisionismo di Vaclav Klaus unito alla mica poi tanto sottesa aggressività dietro molti comportamenti [ecco l'unica citazione su cose già scritte in Válečky passati: il rifiuto di esporre le bandierine europee al Castello durante l'arrivo di delegazioni estere, ma non solo] che starebbe lì ad indicare una scarsa aderenza a regole e prassi comunitarie oramai ben digerite quasi ovunque: ergo occhio ai nuovi membri, verrebbe da dire, che vai a sapere cosa combinano. Possibile benzina gettata sul fuoco della supposta diffidenza dei vecchi stati nei confronti dei nuovi, pericolo contro il quale Praga avrebbe dovuto lottare con tutte le forze dimostrandosi se non proprio affidabile e pronta, almeno bendisposta. Invece nisba. Ci sono cascati come polli, si scrive: un governo crollato malamente, più nelle dichiarazioni un irritante menefreghismo. D’altronde l’idea di prendere con le molle i politici cechi da parte della stampa estera [specie la francese] è stata modalità comportamentale chiarissima fino dall’inizio del semestre e una simile diffidenza veniva mostrata anche dai politici di oltreconfine: tutti lì ad attendere eventuali passi falsi di Praga per scrivere o parlare dell’enorme solco che ancora dividerebbe il continente in due. La scarsa armonia dimostrata dai cechi sarà un bel problema per l’immagine della Repubblica ceca e non sarà facile rimediare specie in un periodo controverso come quello attuale. Ma l’errore dovremo cercarlo alla base -conclude Petr Kaniok sempre intervistato da CTK- ovverosia nella scelta di accettare la presidenza EU successiva alla francese nel primo semestre del 2009, con tutti i casini pronosticati e che puntualmente si sono verificati. La palla in settimana verrà passata alla Svezia attraverso non sappiamo quali oscure cerimonie fluviali e pirotecniche. Ulteriori segnali sullo stato delle cose saranno dati dalla lunga campagna elettorale che parte da ora e si trascinerà fino ad ottobre, con la fortuna però di avere meno telecamere lungo i marciapiedi della città vltavina: il sipario cala sul castello e -con la netta sensazione di avere sprecato una occasione d’oro- la zona tornerà ad essere una provincia dell’Impero. Di quale, resta da stabilire.





