Culturismo.

Giugno 11, 2009

L’interrogativo fondamentale -scrive Nicola Verola su Europa Legittima*- di tutto il dibattito sulla democratizzazione della Unione Europea riguarda in definitiva la questione inerente la cittadinanza. È possibile infatti che una entità come l’Europa susciti sentimenti di appartenenza e lealtà civica? È concepibile che l’Unione Europea, sulla base di questi sentimenti, giunga a reclamare una adesione non solamente passiva ai propri valori fondanti e un’obbedienza non legalistica alle proprie decisioni? [...] Perché la democrazia possa funzionare è necessario che poggi su una identità collettiva -si scrive- e l’identità collettiva di un popolo trova espressione nello stato nazionale. Al di fuori di uno stato nazionale non è concepibile una identità collettiva ergo la democrazia all’interno di una entità sovranazionale non è possibile. Ok. Il ragionamento -dice Verola- ha una propria innegabile coerenza interiore. Tuttavia occorre discuterne le premesse. Innanzitutto guardare da vicino l’equazione demos uguale nazione. Cosa che dovrebbe essere sempre più legata al passato, anche se ogni volta difficilmente inquadrabile.

«…l’idea del Volk in base alla quale lo stato nazionale altro non è che una comunità di destino. Comunità che esiste prima ed a prescindere dalle strutture statali, in quanto prodotto di fattori oggettivi come lingua, razza, cultura e religione.»

Ma non solo. [Sempre Verola.] Poi oggi -dopo decenni di sforzi comunitari- ogni aspetto dell’integrazione dovrebbe venire più semplice a tutti. No? No. E infatti ritornano i nazionalismi -colpa della crisi, è l’analisi più diffusa- sebbene i movimenti più coloriti, quelli appena saliti all’onore delle cronache, siano poi quelli meno pesanti numericamente a Bruxelles e ci sarebbe da focalizzare l’attenzione su formazioni politiche ben più quotate e soltanto all’apparenza meno estreme e dannose. Aspirine contro i dolori da caduta di frontiere e mercati super-estesi ai quali nessuno era più abituato.
Di fatto dopo le elezioni europee molto si è parlato delle coalizioni a rischio centro-est europee e nord-europee: dal Jobbik ungherese ai nazionalismi olandesi: contro di loro l’unico rimedio sarebbe continuare a lavorare al fine di creare un demos europeo -scrive sempre Verola qualche pagina dopo le precedenti citazioni- comune, e questo lo si può fare soltanto attraverso la ricerca di ulteriori interessi condivisi europei e soprattutto attraverso un sempre maggiore interscambio culturale continentale: «[...] per rendere concepibile un demos europeo il ruolo fondamentale è giocato dal terzo fattore solidarizzante che abbiamo elencato, ossia la cultura. In effetti solo se esiste una comunanza culturale europea, o quanto-meno se l’intensificarsi degli scambi culturali avvicineranno le culture europee al punto tale da renderle reciprocamente familiari, l’ipotesi che possa emergere un demos europeo acquista verosimiglianza. [Poiché] è sempre esistito, almeno a livello di élite, il sentimento di appartenenza non soltanto alle realtà politiche locali e nazionali ma anche a un’entità culturale più ampia, continentale. Persino nei momenti di maggiore disgregazione l’Europa è sempre stata tenuta unita a livello ideale da una fitta rete di relazioni culturali.»

Ok. Però un numero mostruoso di ONG stanno chiudendo i battenti [la maggior parte di quelle ceche batte cassa e senza decorosi aiuti non ci sarà per loro nessuna speranza] e riuscire a entrare in simili strutture è sempre più complicato, astruso, macchinoso e stancante. Idem per gli Istituti di Cultura. Così finisce che il benintenzionato -colui il quale ci tenga davvero a creare un valido demos europeo e per questo gira tra nazioni come una trottola- al momento dello sdoganamento si ritrovi a comporre quartine nella solitudine di un appartamento preso in affitto nel pieno centro della Mitteleuropa. Bella vista e musica adeguata, ma tutto finisce lì. E come ogni volta non strutturato il nostro produrrà sì cultura continentale, però di una tristezza atroce. Lui, splendido collante culturale europeo, bloccato nel pieno centro del valico tra mille guai burocratici e le altissime onde della recessione. Che cosa mai ne sarà del giovanotto?

* Testo che, per grazie d’Iddio, ricevo gratis.

Lascia un commento