Stamani avrei voluto scrivere alcune righe su questo nuovo libro di foto 1989, limitandomi ad osservare che le immagini sono bruttine e spesso tagliate a metà dalla costola (la cicca di Vaclav Havel nasce da una parte, si incunea nella rilegatura e spunta dall’altra senza farci sapere cosa nasconda nel mezzo.) Però mi blocco quasi subito e riporto la notizia che leggo sulla Stampa nella sezioni Esteri: Berlino, la telefonata che fece cadere il muro. In poche parole il corrispondente italiano per ANSA Riccardo Ehrmann, chiedendo a Schabowski da quando le restrizioni nei vari passaggi tra Est e Ovest sarebbero state allentate, altro non avrebbe fatto che eseguire un accordo precedentemente preso con il direttore dell’Ufficio Stampa della Ddr Günther Pötschke, suo amico ben consapevole di essere arrivati ormai alla fine del percorso e desideroso di accelerare i tempi della caduta.

E va bene: la notizia starebbe nel fatto che fino ad oggi in letteratura si riportava invece la casualità della domanda di Ehrmann, arrivato in ritardo nello stanzone della conferenza e per questo fatto accomodare in prima fila, proprio davanti al balbettante portavoce di Krenz, Gunther Schabowski. Invece tutto sarebbe stato preparato. “Prima della conferenza Ehrmann aveva ricevuto la telefonata di Pötschke, morto tre anni fa. I due si conoscevano da tempo. E proprio via telefono Pötschke suggerisce a Ehrmann di chiedere maggiori informazioni sulle libertà di viaggio. Ehrmann naturalmente segue il consiglio.” Storia di telefonate, ordini velati e pilotamenti, dunque. In Germania Est? Sembrerebbe impossibile. Per questo il vero scoop della giornata è scoprire che Riccardo Ehrmann è ancora vivo, gode di buona salute e continua a lavorare al [relativo] sole della Spagna. Nient’altro.





