L’oblast’ di Kaliningrad del quale tanto si è parlato nei mesi scorsi scopro oggi essere una regione ben più corpulenta di quanto potessi immaginare: sostanzialmente in scala con la madrepatria dove ogni cosa è enorme, questo avamposto russo in territorio europeo, trattato da tutti come un fazzoletto di terra buono solo per essere riempito con missili, è grosso quanto metà Slovacchia. Ma procediamo con ordine.
Archivio per Gennaio, 2009
L’oblast’ di Kaliningrad.
Gennaio 27, 2009Good old fashioned lover boy.
Gennaio 25, 2009Il tribunale di Budapest ha condannato oggi a venti mesi con la condizionale l’uomo che il ventitré ottobre duemilasei, durante i disordini antigovernativi nella capitale, si impossesso’ di un carro armato T-34 sovietico esposto come documento storico per il 50/mo anniversario della rivolta del cinquantasei. L’uomo si era messo alla guida del tank con l’ intento di attaccare la polizia impegnata a sedare i disordini. L’imputato -ex carrista di sessantasette anni- si e’ presentato in tribunale nell’uniforme della Guardia Ungherese, banda paramilitare di destra, ed ha negato di avere commesso un reato. Era accusato di avere arrecato pericolo pubblico con veicolo su strada e danneggiato un documento storico esposto. Caduta l’accusa di resistenza armata a pubblico ufficiale. Sia la procura che il condannato hanno presentato ricorso contro la sentenza di primo grado.
[fonte: ANSA.]
Good ol’ Україна.
Gennaio 18, 2009Qui in collina c’è un’università internazionale nella quale compie egregiamente il proprio dovere di economista un ragazzo ucraino di neanche 30 anni. L’Ucraina è al centro di moltissime discussioni in questi giorni per il noto fatto del gas e perché possederebbe una informazione più libera della Russia con la quale tutti la accostano. Ma -dice Roman- a far da contrappeso a una stampa autonoma e decorosa tv di stato restano gravi limitazioni in tema di libertà individuali e circolazione di uomini; roba che non di rado potrebbe sfociare nel sopruso. A lui per esempio è stato chiesto il test dell’HIV per espatriare e così completare il post-doc in Italia, nonché il dettagliato resoconto del patrimonio familiare da consegnare alle autorità di dogana. Camminando e incensando i ristoranti praghesi per i loro prezzi contenuti e la gentilezza dei camerieri (?) l’ucraino spiega che il principale parametro di scrematura di richieste per viaggi in Europa -se inoltrate da giovani signorine ucraine- sia l’effettiva bruttezza di queste (ça va sans dire, più sono carine più hanno ottime possibilità di restarsene a casa.) Punti di contatto: come molti italiani, Roman progetta un futuro lavorativo in Spagna.
Prepararsi ad un fiume di parole.
Gennaio 13, 2009Traduco in più parti -con qualche minima libertà dovuta alla poca attitudine all’esercizio- stralci del lungo intervento di Karl Schlögel riportato da Eurozine riguardo il trentennale dall’89. «Lipsia è davvero un ottimo posto per mettersi ad osservare quella che fu l’Europa Orientale. Certo le linee ferroviarie che conducono alla città non sono buone come si poteva sperare ai tempi della caduta, però la città rimane saldamente ancorata all’Europa da fili indissolubili e basti pensare alla sua università oppure le mille rotte commerciali che dalla zona sono transitate negli anni e continuano a transitare al momento. Per esempio si dice che qui sia nato il concetto di commercio equo durante la Guerra Fredda e tutti riconoscono da anni l’importanza della locale Fiera del Libro. Parlare di luoghi della memoria significa collegare la memoria a quei posti nei quali la storia ha avuto luogo con forza maggiore. È infatti attraverso simili analisi che risulta possibile riconoscere la complessità del mondo attuale.
Goldies oldies.
Gennaio 10, 2009«Capanna -ex leader del Movimento Studentesco milanese- organizza un viaggio a Praga per omaggiare Jan Palach. Allora fummo molto disattenti sul suo sacrificio -dichiara.- Un errore da non rifare.» Prevedibilmente la carta stampata propone oggi una bella retrospettiva a riguardo. Solita storia: quaranta anni fa non ce ne occupammo, adesso vogliamo rimediare. La truppa in partenza è composta dai seguenti individui: Mario Martucci detto Manina, Capanna, quel Nando dalla Chiesa che scompare e riappare nella scena politica con mirabile maestria, qualche musicista di poco conto e un dirigente Rai chiamato Renzo Cianciani che nessuno conosce. Il pezzo scorre senza particolari sussulti tra ricordi sessantottini (“quando scrivevamo viva il socialismo dal volto umano di Dubček sopra i muri della Statale“) e divieti di transito alle frontiere. Unico punto degno di nota -ma forse solo per chi sta scrivendo- la dichiarazione di Sergio Vicario in tema di eredità e ideologia: [in Italia] c’era un movimento antisovietico che guardava con favore la Primavera di Praga, ma non capimmo subito il gesto di Jan Palach. La sua figura fu infatti subito usata dai fascisti e questa disattenzione ce la portammo dietro per lungo tempo. La stessa faccenda viene ribadita anche da altri partecipanti al dibattito: in quegli anni lasciammo la destra a gestire il sacrificio di Palach. In quegli anni? Rapido giro on-line ed eccoti ancora un fiume di manifesti recentissimi di forzanuovini e simili con il faccione di Jan Palach stampato sopra tra fiamme ben attizzate. Non parrebbe che le cose siano cambiate un granché, ad ogni livello.
Correnti české e volumi russi.
Gennaio 6, 2009Qualche considerazione utile per la stesura del NIE definitivo sulla incombente fine del mondo: passa una settimana e -riguardo la tremenda crisi tra Israele e Palestina- tutti i media italiani riportano nell’ordine il parere del Papa, del Presidente Francese Sarkozy, del Papa e degli USA. La presidenza ceca arriva quasi alla fine della lista, più o meno in scia al silenzio di Berlusconi, di Frattini o le idee egiziane per una pace definitiva in zona. La cosa ovviamente non stupisce nessuno. Inoltre si consideri che forse meno sentiamo parlare di Praga in questo periodo e meglio è, visto chi ha l’onore di rappresentarla. Tuttavia a certe sparate di Mirek Topolanek si contrappongono analisi molto interessanti fatte da preparatissimi studiosi cechi. Per esempio Nouvelle Europe qualche giorno fa ha intervistato Petr Drulák, già direttore dell’istituto di relazioni internazionali di Praga. Riassuntino a grandi linee della faccenda: la politica estera ceca si fonda su quattro correnti [troppe: ecco il motivo degli schricchiolii] vale a dire l’atlantismo governativo tipico delle destre europee, l’internazionalismo di certi partiti di sinistra quasi perennemente all’opposizione, più europeisti ultraconvinti e autonomisti [questi ultimi nicchia nella nicchia, comunque sia assimilabile ai conservatori atlantisti. Esemplare nobile della razza, in piena forma e resistente agli urti, Klaus.]
Il resto dell’intervista sta sul sito.
Sul cessate il fuoco.
Gennaio 4, 2009L’articolo di Andrea Bonanni nel numero odierno di Repubblica comincia così: «sono bastate al governo ceco settantadue ore di presidenza Ue per mandare a catafascio l’unità dell’Europa faticosamente e pazientemente costruita durante i mesi di presidenza francese» [in riferimento alla sparata di Topolanek sulla legittima difesa di Israele nell’attacco a Gaza.] La chiusura invece è: «sono bastate poche ore di presidenza affidate per la prima volta ad una nazione dell’ex Patto di Varsavia, e le differenze tra Vecchia e Nuova Europa tornano a farsi sentire.» Tra le mille incertezze del periodo, dunque, l’unica cosa sicura è che di simili generalizzazioni ne sentiremo tante. Difatti non è difficile a. capire che una voce unica per gli ex paesi del Patto sia da marziani [gli slovacchi avrebbero detto le stesse cose dei cechi su Israele? E gli Ungheresi? Chi lo sa...] nonché b. probabilmente il governo italiano in carica -fosse stata italiana la presidenza EU- si sarebbe lasciato andare a considerazioni non tanto diverse riguardo gli argomenti toccati da Topolanek, pur non essendo mai stato zona di influenza sovietica. In soldoni, fermo restando che tutto tocca fare fuorché difendere Klaus e Topolanek e le loro posizioni discutibili, per i prossimi mesi il rischio di vedere interpretate le incertezze di un piccolo gotha di politici conservatori ed euroscettici come la voce unica di una intera nazione -e la loro inadeguatezza al ruolo come il frutto dell’ancora enorme fosso che dividerebbe occidente da oriente- resta altissimo e la più pericolosa banalizzazione nella quale possiamo inciampare con simili orribili venti.
Ps. Già le parole di Topolanek sono state però ritrattate e non si parla più di ‘legittimità di Israele’ ma ‘necessità di fermare subito il fuoco.’ Che anche rimangiarsi le puttanate sia faccenda esclusiva della Nuova Europa? E gli amabili statisti della Vecchia non lo fanno mai?
Gazprobl.
Gennaio 3, 2009I tempi sono molto italiani: passano solo due giorni dall’avvio della Presidenza e già qualcuno nottetempo strappa un pezzo -non tutta, ma un pezzo- di quel bandierone europeo che penzola dal Letná Park di Praga, area verde in discesa che guarda il fiume e i tetti appuntiti nella zona Malá Strana. In zona qualche anno fa qui c’era una corpulenta statua di Stalin; la più grande di tutto il blocco, si dice. Strappare un pezzo di quella sarebbe stato più lungo e rischioso, non ultimo per quel fatto delle fucilate, però i tempi cambiano e con loro le varie forme di vandalismo. L’indiziato numero uno del gesto sembra essere…




