Nel cuore pulsante dell’Europa c’è un piccolo villaggio che fu famoso per l’amore. Sta vicino al confine tedesco ma ancora in territorio ceco. Poche vecchie case a ridosso dell’unica strada, sulla quale mi trovo oggi a causa della seguente dritta: «non fare l’autostrada per Dresda, illuso. C’è pieno di lavori. Inoltre i boschi sono stupendi. Vedrai.» Ed effettivamente è vero: alberi già secchi vicinissimi l’un l’altro che dominano piccole abitazioni di legno con vetrina vuota davanti. Tutto parrebbe veramente comodo per eventuali contrattazioni. Praga a circa un’ora alle mie spalle e già la radio parla in tedesco. Quella che fu la ex dogana con la Germania Orientale ancora si trova al proprio posto, naturalmente; un edificio mastodontico e disabitato a stagliarsi grigio appena il verde della natura decide di sputarti fuori con disprezzo. Dall’altra parte la vecchia Ddr. «Piccola ma mia», si diceva. Penso: qualche mese fa ho conosciuto un tizio appena quarantenne che da queste parti s’è beccato una bella pallottola nella gamba. Era una notte dell’87. Ieri, in soldoni. E alla cosa collego la domanda di Ash* su quale linea dovrebbero tenere quelle nazioni le quali hanno avuto un passato recente difficile. Non roba di cinquant’anni fa, ma ieri. In italiano e in inglese non esiste una parola per il fenomeno. Naturalmente in tedesco sì ed è lunghissima: Geschichtsaufarbeitung, o meglio ancora Vergangenheitsbewältingung. Qualcosa come affrontare e comprendere il passato. Oppure compiere e superare. Difficile da dirsi. Ci torneremo.




