Il tizio che arriva in zona, nel novero delle cose che vorrebbe dire ma non può, ci infila sempre questa: però è buffo un nero che parla ceco. Confermo: può esserlo. Allo stesso esatto modo un giapponese che parla slovacco. Però poi uno analizza la faccenda un filo più in profondità e scopre l’arcano: ovvero in Slovacchia oggi esistono 44 compagnie giapponesi che danno lavoro a più o meno quindicimila slovacchi, una cifra enorme se confrontata alla popolazione. Inizio a tradurre l’intervista per lo Spectator a Toyokazu Kubota, un giapponese dell’ambasciata dal cognome nipponico ma che suona curiosamente locale [tipo Neruda.] E insomma Kubota parla alla perfezione la lingua del posto, l’inglese, e naturalmente il giapponese. Tuttavia per una curiosa selettività inconscia anche dopo un secolo passato a Budapest in ungherese sa dire solo jó napot [ciao.]




