Varie domenicali a tema.

Novembre 9, 2008

Il Vano Tecnico di Slipperypond -versione 2.0 della Sibilla Cumana- mi bacchetta da qualche giorno perché non avrei concesso dignità di post al mio breve commento sulla faccenda dello scudo missilistico USA in Repubblica Ceca, e gli enormi radar polacchi vicini: provo a rimediare cavalcando l’onda della parole di Gorbačëv ieri su Obama, riportate velocemente dai quotidiani italiani ma molto dibattute sulla stampa estera.

Per chi avesse avuto di meglio da fare nella serata del venerdì, il concetto espresso da Gorbačëv potrebbe essere  riassunto in due righe: Obama per prima cosa dovrà ricucire il rapporto con la Russia, deteriorato da Bush e compagnia dopo anni e anni di meticoloso lavoro diplomatico sopra e sottobanco, e ciò dovrà essere fatto attraverso la realizzazione delle tante promesse statunitensi non mantenute, lasciando stare una volta per tutte l’allargamento costante della NATO [idea che ai russi non è mai piaciuta granché] quindi continuare sulla strada della democrazia esercitata realmente e non solo ficcata nei discorsi in maniera astratta, cosicché il popolo sia sempre al centro del lavoro di Obama e massimo referente del suo operato; perché è il popolo che comanda punto e basta. E proprio qui Gorby cita la faccenda dello scudo missilistico USA in Repubblica Ceca, ribadendo che parrebbe doveroso per gli USA tenere conto di quel settanta percento della popolazione locale che non vuole un impianto missilistico in un boschetto a sessanta chilometri dalla capitale [il boschetto di Brdy, per la precisione.]

Razzo.

E insomma parole piacevoli quelle di Gorby per due motivi, dicono gli analisti: primo perché ricordare ai politici di tenere sempre un orecchio puntato sull’elettorato è cosa buona e giusta, secondo perché a ricordarlo è un tale che negli ultimi tempi pareva oggettivamente avere intrapreso a grandissime falcate la strada del rincoglionimento più esplicito. Tuttavia nei fatti quanto Obama potrà fare di ciò che il buon Mikhail si auspica? Ché ascoltare il pubblico è un discorso, e promettere va benissimo, ma interrompere i lavori di un nuovo scudo spaziale è altro ben più complicato [sebbene  siano in molti -pure tra i repubblicani autori del capolavoro- a sostenere che si tratti di una faccenda del tutto inutile e che mai verrà utilizzata.]
Che poi Paolo Garimberti sul Venerdì riprende l’argomento ribadendo che, anche se ormai il dado parrebbe tratto e lo scudo missilistico sarà ultimato, la faccenda non darà problemi alla comunità internazionale dato che pure i russi sono consapevoli di quanto nessun missile partirà mai dalla Boemia per abbatterne uno di Mosca e/o viceversa. In sostanza, scrive Garimberti, altro non è che un giochetto delle parti e occuparsi di questo [anche se a farlo è Gorbačëv] rimarrà comunque tempo perso; gridare alla possibilità di una nuova Guerra Fredda è da sciocchi in questo periodo e ciò per il contesto in cui ci troviamo, unito alla scarsa volontà dei contendenti. E la cosa certo potrebbe anche essere vera, sebbene andrebbero capiti anche i tizi di Brdy e la loro volontà di opporsi ad eventuali stuzzicate al cane che dorme: il popolo di cui sopra, che al 70 percento non vuole lo scudo. Poiché qui ricordano ancora bene quanto sia sempre meglio prendere con le molle Mosca; i motivi di tali agitazioni alla fine risultano comprensibili. Ad esempio due settimane fa ai confini russi s’è svolta Stabilità 2008, la più grande simulazione militare dalla fine della Unione Sovietica. I giornali ne hanno parlato pochissimo e tutti hanno più o meno fatto finta di nulla, nonostante il rumore di cingoli. [Anche questa è comunque una forma di stabilità, no?]

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