«Questo partito [il Partito della Birra] non ha nulla a che vedere con la birra. E’ apparso sulla scena politica per scherzo e i suoi ideatori sono stati i primi a stupirsi del successo. Però l’aspetto pericoloso del fenomeno è che così si ridicolizza la politica e il suo campo d’azione. Il Partito della Birra è un partito-antipartito tipico di questa tendenza. Per altro c’erano anche un Partito del Whisky in Cecoslovacchia, e un Partito dell’Iniziativa Erotica.»
Papà e mamma del neonato Partito dell’Amore.
febbraio 7, 2010Bronisław Geremek, La democrazia in Europa.
L’angolo della postrádat.
febbraio 5, 2010«I feel that to present a review of my book Czechoslovakia: The State That Failed under the title A Bad State and a Bad Nation is highly misleading. Although highly critical of state policies, the book never calls the Czech nation or the Czech people bad.*»
Ancora non ne ho letto nemmeno una riga ma tutti ne parlano davvero malissimo: un favoloso collante nazionale per il quale c’è da ringraziare sentitamente Miss Heimann.
«Jako nejzářivější hvězda nad naší zemí.»*
febbraio 1, 2010
Il CSSD propone nel pomeriggio uno stupefacente programma per sbaragliare la concorrenza alle elezioni politiche di maggio: combattere la crisi delle casse statali alzando i prezzi di alcool e tabacco -beni assai poco utilizzati in zona, è cosa risaputa- nonché reintrodurre la tassa di successione, anche se soltanto per quelle abitazioni di un valore superiore ai dieci milioni di corone. Si premerà per introdurre l’euro nel duemilasedici e si proverà a ingraziarci i potenti ribaltando tutte le gerarchie della Guardia di Finanza oppure compilando una lista nera pubblica da affiggere ovunque di tutte quelle società che hanno avuto condanne di corruzione. Jako nejzářivější hvězda nad naší zemí* [«la stella più luminosa del nostro paese»] dice venga chiamato il CSSD dai colleghi socialisti europei. La conclusione più banale, come spesso succede, è anche la più giornalistica: «speriamo dunque ricominci a brillare presto questa stella» e bla bla bla. Io ci spero. Ci metto impegno. Ma resto piuttosto dubbioso.
«K jednacímu stolu.»
gennaio 30, 2010«Já přijmu tohoto vysokého představitele Evropské unie, jako jsem celá léta přijímal další vysoké funkcionáře. Že mám zcela jiný názor na to, jak by měla Evropská unie vypadat, než on, to je věc druhá.*»
* «Ricevo oggi questo alto rappresentante dell’Unione Europea proprio come in passato ne ho ricevuti altri [ovverosia infilando sconvolgenti figure una dietro l'altra] ed il fatto che abbia una visione dell’Unione Europea in tutto diversa dalla sua [leggi: un covo di serpi da sterminare] è tutto un altro discorso.»
Václav Klaus dà il meglio del proprio repertorio sempre con i più deboli, ahimé, in questi ultimi tempi. Gli anni delle sparacchiate contro Nobel e presidenti USA sono drammaticamente finiti. Per i fans incalliti -che oltretutto sono sempre meno [sessantanove percento dei consensi, in calo, rispetto al settantuno del primo ministro Jan Fischer, con dati del Centrum pro výzkum veřejného mínění di Praga**] trattasi di colpi micidiali, poveretti.
Memories can’t wait.
gennaio 27, 2010
«Durante la notte del 14 marzo ‘39, in un appartamento della Zeltnergasse di Praga, Jaromir Hladík, l’autore della inconclusa tragedia I nemici, di una Vendicazione dell’eternità e di un esame delle indirette fonti ebraiche di Jacob Boehme, sognò una lunga partita a scacchi. Non la disputavano due persone bensì due famiglie illustri. La partita era cominciata secoli prima. Nessuno ricordava quale fosse la posta tuttavia si mormorava che fosse enorme e forse infinita. Jaromir nel sogno era il primogenito di una delle famiglie ostili [e] correva per le sabbie di un deserto piovoso non riuscendo a ricordare né le figure né le leggi degli scacchi. [...] Dopodiché si svegliò. Un rumore ritmico e unanime, intramezzato da voci di comando, arrivava dalla Zeltnergasse. Era l’alba. Le blindate avanguardie del Terzo Reich entravano a Praga.» [*]
«Che Guevara v domě u Prahy.»
gennaio 25, 2010«Tutto qui è noioso, grigio e senza vita» pare sostenesse Che Guevara di Praga. Motivando: «questo non è il socialismo ma il suo fallimento.» Ecco perché se n’è andato a Vienna, dove ci si diverte duro e il socialismo è di quelli cazzuti.
Ostalgia canaglia.
gennaio 23, 2010
«Local brands play an important role in every country, especially in the case of food or beverage products. This is also the case in Slovakia [...] where mostly domestic brands of food or drink have remained popular, for example Kofola and Vinea soft drinks, Zlatý Bažant beer, Horalka wafers, Figaro chocolates, Rajo dairy products, Demänovka or Hubert sekt, just to name a few.» spiega la Liptáková. [*]
Mittelstandsentlastungsgesetz.
gennaio 21, 2010C’è questa famosa testata che indica ai lettori i trentuno luoghi da visitare assolutamente nel duemiladieci. Tra tristi tropici e il Montenegro ecco Lipsia. «L’elegante città dell’ex Germania Est quest’anno festeggia due importanti ricorrenze: il 325esimo anniversario della nascita di Bach e il 200esimo compleanno di Schumann.» Ottimo. Per quanto riguarda noi, arrivo a Lipsia da Praga cavalcando una Škoda ospite di una amica la cui nonna vede subito in me il proprio ideale di ceco e nella bella lingua di Hrabal si sforza di parlarmi tutto il pranzo di benvenuto. Come da copione sfodero la solita aglio, olio e peperoncino sassone. Il monumento napoleonico è orribile tuttavia il centro cittadino è grazioso. Ricorda la Berlino di dieci anni fa, dicono. Qui stralci di quello che fu un Válečky dei bei tempi andati.
гривня.
gennaio 18, 2010Qualcosa sta incrinandosi a Kiev: comprare voti non è infatti mai stato così difficile e toccherà correre ai ripari per ripristinare il corretto funzionamento della macchina, in attesa del giorno del ballottaggio tra Yanukovich e la Tymoshenko. Poiché il sito che mi segnalano come funzionalissimo mezzo per l’acquisto di preferenze parrebbe essere scomparso nel niente, rimpiazzato dalla schermata del server sul quale girava. Il prezzo medio di un voto è attorno ai novecento hryvni, centoquindici dollari più o meno. Noccioline per i filorussi. Però ora, puff. Nisba. Ad ogni modo resto vigile e pigio effe cinque in continuazione.
Dahrendorf and jokes.
gennaio 6, 2010«Secondo me il comunismo è completamente finito, mentre non sono convinto che non possano riapparire forme di fascismo. Credo si possa dire che il comunismo, con la sua ideologia della dittatura di un partito unico che avrebbe dovuto portare a una società senza classi, fosse già morto verso la metà degli anni ‘50, almeno in alcuni paesi dell’Est europeo. Il fascismo invece è una tentazione terribilmente forte quando si attende ancora il futuro ma non è più possibile tornare al passato, e si è come sospesi tra la impossibilità di entrambe le prospettive. Sicché può esserci spazio per qualcuno che intende creare un futuro terribile invocando un passato che non può più resuscitare. E’ un rischio sempre vivo; certo lo è nell’Europa postcomunista.»
Patrně.*
gennaio 3, 2010«Prezident Klaus doufá, že z letošních sněmovních voleb vzejde silná vláda. Letos podle něho patrně ustoupí hospodářská krize, růst ale bude malý. Prezident se v tradičním novoročním projevu také vyslovil proti názorům, že je nutné zastavit hospodářský růst a společenský pokrok.» [La crisi si allontana, *probabilmente.]
«Colmare i fossati.»
dicembre 31, 2009A differenza di Totò e altri casi illustri, forse Francesco Cossiga sarà rivalutato da vivo. E forse proprio alla strabiliante onestà dettata del rincoglionimento delle sue ultime uscite [tipo «sono stato il peggiore presidente della storia repubblicana»] si deve quel glorioso ritorno di notorietà che sta vivendo, celebrato con biografie e con interviste più o meno riuscite. Oggi torniamo sul personaggio riproponendo il discorso di fine anno pronunciato nel dicembre ‘89. All’Europa Centrale -che ai tempi era ancora Europa dell’Est- è dedicato l’incipit del sermone. Auguri.
Dyplomacja.
dicembre 29, 2009«Speaking about Russian-U.S. bilateral relations, Lavrov said that they Washington have not become easier since Barack Obama came into office…but the quality and amount of work has changed. -Saying that it has become easier for us to work in this area since President Obama’s democratic administration came to power in the U.S. would mean seriously simplifying the situation. The amount of work has increased and its quality has changed- Lavrov said. Russia and the U.S. are now busy ”clearing up the backlog of work that was amassed under the former administration and caused a deep crisis in our relations” the minister said. “In fact, we are at the beginning of a process aimed at bringing our relations back to normal.”» [Interfax.]
Ossia: «Certo quello prima era un coglione ma preferirei non dirlo.»
České Noviny 2009.
dicembre 27, 2009«Česká diplomacie se po zavedení víz obrátila na EU se žádostí o odvetu, protože členské země unie vízovou politiku slaďují. Unie už pohrozila Kanadě zavedením víz pro diplomaty…» [*]
«Opowieści wigilijne.»
dicembre 24, 2009«The third theme for the Central Europeans will be their relationship to the EU. It won’t be about enlargement and various agreements but feelings, character, long-term prospects. Economic and political crisis will test how Central Europeans understand the notion of European solidarity and how Brussels and old members understand it.» [Martin Ehl sulla TOL, ottimamente. Buon Natale.]
Hviezdoslavovo námestie.
dicembre 23, 2009In Repubblica Ceca al momento della scissione si usava fare di conto in questo modo: non confiniamo con l’Ungheria né tanto meno con la ex Unione Sovietica, ed è vero che dividiamo una frontiera con la Polonia tuttavia principalmente siamo infilati tra Austria e Germania. Inoltre niente Danubio sotto i nostri ponti, con tutti i guai che trascina con sé la corrente di un fiume che scorre pure in Serbia e Moldavia [figurarsi quale prestigio potrà mai dare un fiume che scorre pure in Serbia e Moldavia, no?] Al contrario gli slovacchi dividono il materasso non solamente con l’Ungheria quanto persino con l’Ucraina -vedi i guai delle terre contese, la lingua e il resto- e passano proprio dai territori slovacchi i Rom che decidono di provare sortite in Occidente: vuoi mettere? Al momento della scissione in Repubblica Ceca si diceva che l’Occidente si fosse scordato del «Cuore d’Europa» passando la palla alla sola Germania che era certo nazione occidentale ma fino ad un certo punto [Lipsia e Dresda e tutti quei posti lungo il confine.] Al momento della scissione a Praga il primo ministro Klaus pensava sotto sotto «mah, niente di male a divenire colonia tedesca nel volgere di qualche anno.» Di contro però Kohl non dimostrava alcuna voglia di far nuove colonie e anzi da tempo premeva per una rapida unificazione dell’Europa: così va la vita, dicono. Il povero Klaus.
«Globální oteplování»?
dicembre 21, 2009«Ai pesanti piatti cechi si deve il fatto che qui l’attesa di vita sia di sei anni più bassa che in Occidente.»
Ralf Dahrendorf.
Diari europei, 1994.
«Globální oteplování je “náboženstvím Novym”, nikoli vědou, prohlásil prezident Klaus V rozhovoru Pro Server zpravodajský FoxNews.com.»
Václav Klaus.
FoxNews.com, 20 dicembre 2009.
Oświęcim.
dicembre 19, 2009Il furto polacco eseguito ieri sa tanto di opera di professionisti su commissione e temo che il commissionario non cederà agli appelli della stampa mondiale perché venga rimessa al proprio posto l’intera serie di lettere. Il solo fatto che qualcuno possa desiderare di possedere una cosa del genere temo qualifichi il tale come individuo decisamente impermeabile a sollecitazioni in tal senso. L’unica possibilità è che la refurtiva sia ancora in mano ai ladri e questi si rendano conto che da lì sotto pure una parte di loro è entrata e c’è rimasta. Altrimenti la vedo male ed emotivamente sarà una perdita enorme.
«Spezialdisziplin.»
dicembre 17, 2009Durante una lunghissima discussione [nella quale ho provato a recitare al meglio la parte di colui che ne sa abbastanza sulla faccenda per potersene stare lì su quella poltrona] è spuntata l’ipotesi che non esista alcuna differenza tra chi possiede moti di spontanea e ingiustificata simpatia verso alcuni popoli e chi -parimenti senza troppe spiegazioni- ne detesti altri. Ossia…
«Ve vysoké funkci v Bis.»
dicembre 13, 2009Lunario centroeuropeo. Parte seconda.
dicembre 10, 2009Provare a guadagnarci qualcosa da eventuali sputtanamenti non è mossa da astuti pianificatori di strategie elettorali ma roba che praticano anche molti animaletti, domestici o meno, e i bambini. Epperò Topolánek sembra davvero soddisfatto della pensata e guarda con un’infinita riconoscenza ai suoi più stretti collaboratori: da inizio mese sulla costa della Croazia…
Lunario centroeuropeo. Parte prima.*
dicembre 8, 2009Gennaio.
E’ il primo giorno del mese quando la Repubblica Ceca assume la presidenza di turno della Unione Europea [spesso abbiamo toccato l'argomento e dunque mi limito a segnalare alcuni link: qui, qui e qui.] Di conseguenza a Praga, per festeggiare in un modo decoroso l’evento, qualcuno strappa un pezzo -non tutta ma un pezzo- di quello strano bandierone blu con le stelline che penzola dal Letná Park, area verde affacciata sul fiume e i tetti appuntiti del Malá Strana. Io impazzisco per un biglietto aereo che non trovo o che trovo con ritorno a Pisa, scalo detestabile poiché mi fermano sempre tizi in borghese. Lo stesso giorno la Slovacchia…
«About the fifty ways.»
novembre 28, 2009«Il periodo della luna di miele del post-comunismo si concluse in modo più drammatico in Cecoslovacchia. Havel, pur essendo riuscito a restare in carica il doppio degli anni rispetto a Wałęsa e Zelev, aveva tuttavia fallito proprio dove i suoi colleghi di altri paesi erano riusciti. [...] Il problema di Havel fu l’atteggiamento ambiguo dei cechi nei confronti dei vecchi dissidenti e l’epoca comunista nel suo complesso. I paesi nei quali la repressione era stata particolarmente dura e che avevano avuto una opposizione anticomunista ridotta, come la Bulgaria o gli stati del Baltico, rivelarono dopo il 1989 una certa propensione a premiare le rare figure che avevano avuto il coraggio di levare la voce, mentre nelle altre nazioni che avevano avuto una opposizione aperta ed energica -come la Polonia e in una certa misura l’Ungheria- gli elettori si sentivano quasi in diritto di esigere che i nuovi politici dimostrassero in modo inconfutabile la loro appartenenza all’autentico lignaggio della dissidenza anticomunista. La Cecoslovacchia era in tale senso a metà del guado.»
Padraic Kenney.
Il peso della libertà. L’Europa dell’Est dal 1989.
Edt 2008.
Paul Simon ai bei tempi scrisse una canzone chiamata 50 ways to leave your lover, sebbene poi nel testo ne riveli solo cinque, che sono:
1. Slip out the back, Jack.
2. Make a new plan, Stan.
3. Don’t need to be coy, Roy (just set yourself free.)
4. Hop on the bus, Gus.
5. Drop off the key, Lee.
Suchdolská sit-com. Uno.
novembre 23, 2009«Le basse finestre dai vetri sottili ricordano come non ci fosse criminalità ai bei tempi andati, o quantomeno ne sottolineano l’illusione. Il vecchio proprietario di casa fu chimico e biologo e ti domandi in quale misura abbiano potuto le evidenti limitazioni cui era sottoposto limitarne le ricerche…»
Continua su Slipperypond.
Odpovědnost.
novembre 19, 2009In periodi di crisi -anche per quelle che vengono chiamate con un termine piuttosto orrendo, però che aiuta [magari] a capirci meglio, «le nuove democrazie»- è riscontrabile la tendenza a screditare i politici più solidi al potere per favorire presupposti outsider, spesso tecnici o più raramente stravaganti tizi con un papillon e baffi ottocenteschi. [*]
«Carissima…»
novembre 17, 2009…incredibile ma ho appena finito di decifrare una lunga serie di articoli che parlano di te e del tuo compleanno. E certo tocca fare due conti poiché sì, a vent’anni iniziamo ad avere sul serio l’età giusta per fare due conti e [almeno provare a] capire cosa siamo e dove vogliamo andare. E so che hai la consapevolezza di essere adulta ma ancora il corpo è quello di una ragazzina, l’espressione e le forme che vanno plasmandosi e definendosi e qualcuno ti prende in giro per questo, ma nessun problema: tutti invidiano la bellezza e lo sai [...inoltre ci sarà tempo per imbruttire, fidati di me.] Il bolso trentunenne che dibatte al telefono con Yama, il Dio della Morte, e ti spedisce queste letterine ogni giorno ancora ride di maminka, studiando le foto di quando eri piccola e lei ti teneva sott’occhio nel cortile di casa, o pensando a come saresti potuta diventare se tu non avessi deciso per il netto cambiamento: una grassa, grossa e goffa gubernija russa, col culo grosso che passa appena dalle porte. Invece un poco di strada ne hai fatta, parrebbe. Certo Paparino è ancora un filo repressivo -al contrario del Nonno, che forse più di chiunque altro ti ha amata- e i cugini sembrano più pronti alla corsa. Però anche qui lascia stare: te la caverai bene. Stai sicura. [Per quanto, al netto della fermezza che qui esprimo, io per primo vorrei proprio avere una idea di quel che sarà di te. E di me per conseguenza.]
Ricordi cosa diceva di te il tuo primo fidanzatino italiano? «Mi consolo pensando che, se non domeranno il tuo ardire con striduli giri di vite, tornerai a reggere insieme, come uno spillone da balia, i lembi stracciati dell’Occidente e dell’Oriente.» Ricordi? Oggi sono decisamente fuori quadro ma confermo: è compito sovrumano e insidioso, quello che forse ti aspetta. Tuttavia davvero il più lusinghiero che possa essere offerto ad una signorina nella tua posizione.
E ora che ho smosso le acque, un’ultima cosa:
«Sul fondo del fiume si muovon le pietre.
A Praga tre re son sepolti. Chi è grande
diventa più piccolo, e il piccolo cresce.
La notte è di dodici ore, non più.»
È la Canzone della Moldava. Se ti va, pigliala come straziante e romanticissimo regalo da parte mia. E ricorda: qualunque sia la distanza che ci separa, conta per favore sul mio appoggio e sul mio affetto. Per quel poco che può valere.
«Schillerstraße.»
novembre 12, 2009a. «Trattandosi di un vertice formale ognuno si esprimerà nel proprio idioma e di conseguenza Tadic parlerà in serbo, una lingua che io non considero bellissima. La nostra è molto più musicale: aspetto ancora un’opera lirica in serbo.»
b. «Ora passo la parola al presidente Clooney.»
Ha solo il culo di avere fatto il galletto con il serbo sbagliato.
«Topinka.»
novembre 9, 2009
«Che cosa dunque tutto ciò ha a che spartire con l’apertura e poi l’abbattimento del Muro di Berlino, la notte del 9 novembre dell’ottantanove? Credo che, almeno all’ingrosso, si sia capito. Ma, riassumendo, possiamo dire che quella notte il mondo ha mutato il proprio volto e, sotto al volto, si sono radicalmente trasformati i rapporti tra le nazioni, il ruolo dei Grandi e quello dei Piccoli in una strana e difficile mescolanza di fattori che…»
Sendvič.
novembre 5, 2009«Jsem rád že je ratifikováno.»
novembre 4, 2009«Jsem rád že je ratifikováno, je to dobre.
Ale už jsme zbrzdili celou Evrópu.»
Cyril Svoboda, předseda KDU-ČSL.
«La firma di Vaclav Klaus giunge dopo la sentenza della Corte Costituzionale ceca che ha stabilito che il Trattato di Lisbona è conforme alla Costituzione della Repubblica, rimuovendo così l’ostacolo finale alla ratifica del testo che riforma le istituzioni europee. Il presidente euroscettico Vaclav Klaus aveva detto di volere attendere il pronunciamento della Corte di Brno per firmare il trattato europeo di riforma, dopo avere ottenuto una deroga alla Carta dei diritti fondamentali che consente a Praga di evitare nuovi ricorsi per l’indennizzo di tre milioni di tedeschi espulsi dai Sudeti dopo la Seconda Guerra Mondiale.» L’avesse fatto con convinzione e sincera adesione alla causa sarebbe stato meglio, ma da un tizio del genere pigliamo quel che viene e portiamo a casa, considerandolo di fondo un mezzo miracolo.
Where the wild things are.
novembre 3, 2009Librerie invase da testi sul Muro con la Trabant in copertina, la maggior parte dei quali incentrati su storie inerenti il tempo della costruzione o vicende private più o meno dolorose: nelle celebrazioni l’emozionale vince sul resto, e va benissimo. Però per coloro che fossero interessati a buttare un occhio su come se la passano ora i singoli paesi dell’ex blocco -e come molte delle percezioni dei rispettivi cittadini siano mutate dal 1989 ad oggi- l’Istituto Pew pubblica un interessante paginone di dati e tabelle [la scarsa visibiltà dell'operazione deriva dall'assenza di immagine di Trabant, certamente. Principianti.]
Il requiem di Krastev.
ottobre 27, 2009Ivan Krastev* nel suo «Addio alla Europa centrale» scrive che l’interpretazione del significato storico dell’89 è oggi molto più ambigua rispetto al passato. Infatti se la «vittoria dell’Ovest» nella guerra fredda aveva rappresentato l’indubbio trionfo del liberalismo, come sosteneva Robert Cooper e gran parte della élite politica europea giusto dieci anni fa, beh, attualmente lo stesso liberalismo è in crisi ovunque e soprattutto nell’Europa centrale. Inoltre abbiamo avuto la crisi tra Russia e Georgia e il ritorno della geopolitica**, senza contare le infinite peripezie di ratifica al trattato di Lisbona e dunque della unità europea.
Hall of mirrors.
ottobre 23, 2009«Česká republika musí dbát na svou bezpečnost
stejně jako ostatní spojenci v NATO, zdůraznil šéf ČSSD.»
Jiří Paroubek.
«Česko vyjádřilo vůli podílet se na novém
americkém systému protiraketové obrany.»
Mirek Topolánek.
Jiří Paroubek e Mirek Topolánek, incontrando oggi Joe Biden, sono riusciti nella strabiliante impresa di dire esattamente le stesse cose, nello stesso ordine, in un eguale lasso di tempo.* Ennesimo miracolo di Obama: azzerare le divergenze in politica estera anche tra Cssd e Ods, o almeno finché in città gironzola il suo vice. Tanto domani se ne va, se non c’è nebbia.
Správném místě.
ottobre 20, 2009«Praha. Před Pražským hradem demonstrovalo asi 150 odpůrců prezidenta Klause, kteří hlavu státu kritizují kvůli oddalování podpisu lisabonské smlouvy reformující EU. [...] Zároveň se na druhém konci Hradčanského náměstí sešlo asi třicet zástupců Strany svobodných občanů, kteří smlouvu nesouhlasí a Klausův postoj podporují.» [Fonte: České Noviny.]
Národní třída.
ottobre 18, 2009Finalmente escono le quote. La firma di Klaus al Trattato entro la fine dell’anno viene data a uno e nove, mentre uno e sette l’alternativa che non firmi. Tutto questo nel giorno in cui David Cerny, padre di Entropa, dichiara di volere mettere trenta peni ciondolanti nel mezzo della nuova stazione del Copa Centrum di Praga. Assieme alla neve sulla città pure un apprezzabile vento di sobrietà e compostezza, che certamente farà cambiare idea a quegli incomprensibili ceco-scettici di Bruxelles.
любовь.
ottobre 13, 2009«In coscienza…sei felice? No? In quel disastro senza dei come stai, amore? È dura, sì? Come per me con l’altro?»
Leggi il seguito di questo post »
Birdhouse in your soul.
ottobre 12, 2009
«La fine del comunismo ha comportato la scomparsa repentina di valori, di abitudini e pratiche sociali che avevano segnato la vita di intere generazioni, non solo quelle dei regimi comunisti in senso stretto ma anche del passato precomunista, che sotto questi regimi erano state in buona parte tutelate. Dobbiamo riconoscere quanto siano stati profondi e gravi gli shock e le disgrazie in termini umani verificatesi in conseguenza di questo brusco e inaspettato terremoto sociale.»
Rzeczpospolita.
ottobre 9, 2009Il giornale conservatore polacco Rzeczpospolita ieri parlava del seguente giochetto: un posto influente per la Repubblica Ceca nella nascitura Commissione Europea in cambio della firma di Klaus al Trattato di Lisbona. Tutto questo nel giorno successivo alla ennesima sparata contro la ratifica di diciassette senatori Ods, per altro molto vicini al presidente. Piotr Maciej Kaczyński, analista politico del think-thank CEPS, interpellato al riguardo ipotizza che grossi ostacoli da parte ceca non ce ne sarebbero dato che, per un ruolo decisivo ad esempio nella energia o nei trasporti a Bruxelles, tutti i cechi capirebbero. Compresi pure gli inguaribili rompicoglioni.
«Europa orientale: che cosa c’è dietro un nome? Si potrebbe già scatenare un dibattito su quali siano i termini appropriati per definire la ragione che è argomento di questo libro: Europa centro-orientale, Europa centrale e sud-orientale [o balcanica], Europa centro-occidentale o Mitteleuropa…e forse trovare la giusta combinazione non fa differenza. Però le varie definizioni possono entrare in conflitto tra loro. Questo io l’ho imparato la prima volta a Mosca nel 1984. Seduto in una birreria nei pressi del nostro pensionato descrivevo con toni entusiastici al mio amico slovacco Jano il corso di letteratura dell’Europa orientale che avevo seguito alla università di Harvard. “Letteratura della Europa orientale? E che cosa sarebbe?” mi aveva chiesto. “Ma come? Kundera, Kiš, Miłosz…ho continuato a disquisire, finché il mio amico non mi ha interrotto con tono quasi scontroso: “la Cecoslovacchia è Europa occidentale. Europa orientale è l’India.” Chiaramente la visione geografica di Jano era estremistica, ma anche oggi chiunque visiti questa regione e abbia un udito fine avvertirà la stessa reazione raggelante a termini come Europa orientale oppure Balcani, definizioni che trasmettono all’istante un’idea di arretratezza o di russificazione. La forma preferita è Europa Centrale o, ancora meglio, semplicemente Europa.»
Padraic Kenney
Il peso della libertà. L’Europa dell’Est dal 1989.
Storia globale del presente. EDT.
2008.
Talkin’ ’bout my generation.
ottobre 7, 2009I 20 let od konce totality Česku hrozí návrat komunismu. Kromě toho se zpochybňuje euroatlantická vazba země a projevují se sympatie k autoritativním režimům Ruska a Číny. V projevu na úvod mezinárodní konference 20 let poté to dnes řekl předseda ODS Mirek Topolánek. [Fonte: České Noviny.]
Hospodarske Noviny a Mlada.
ottobre 2, 2009
Il concetto espresso da Martin Ehl sul Hospodarske Noviny più o meno è questo: gli Stati Uniti hanno tutto il diritto di decidere sui propri progetti -leggi scudo e radar- proprio come i cechi e i polacchi possono sentirsi liberi di non fidarsi più di loro. Le voci di dissenso alla decisione di stoppare l’installazione delle basi USA in Europa centrale continuano dunque a tenere banco a Praga e dintorni, rinforzando l’idea di una visibile spaccatura tra politica, stampa interna e estera e parte considerevole della popolazione: possiamo benissimo permetterci di dubitare della partnership con qualcuno finché non arrivano prove reali di interesse e collaborazione. Inoltre ancora non si esprime al riguardo l’ambasciatore americano e questo non è mai un buon segno. Sul fronte Mlada fronta Dnes rincara la dose Martin Komarek ricordando che la Repubblica Ceca nello scorso secolo sarebbe stata invasa ben due volte, con tutto quello che ne consegue. Un polverone prevedibile favorito oltretutto dalle dichiarazioni del presidente dei democratici Jiri Paroubek, che avrebbe accusato l’ex presidente Havel di volere costruire una [nuova] cortina di ferro con le sue idee sullo scudo e la [nuova] Russia.
Kamýcká.
ottobre 1, 2009L’iconografia standard dell’argomento «Europa centro-orientale a ridosso della caduta» è la seguente: una folla -festante o seccata, dipende dal momento dello scatto- lungo una strada o in una stazione di transito chissà dove. E d’altronde servono anche a questo le ricorrenze: non si festeggia mai l’evento in sé quanto la percezione di esso più diffusa, dunque tendiamo ad aumentare la vendibilità dei testi «a tema» con immagini di copertina [si pensa, si spera...] drammatiche al punto giusto e capaci di smuovere a dovere i sensibilissimi animi dei possibili acquirenti, o stabilizzarne l’idea già radicata; ché nessuno ama troppo gli sconvolgimenti, ovvio.
Postscript. A 20 anni dalla chiusura dello Státní Bezpečnost, il primo eccezionale Street View cecoslovacco, le strade di Praga tornano ad essere fotografate nei dettagli da quelli di Google. Passi per il centro storico, ma davvero non mi sarei mai aspettato di vedere digitalizzati simili posti. Curioso e forse fastidioso.
Nedůvěra.
settembre 30, 2009
In Europa la reputazione degli italiani è notoriamente orrenda e starebbe drasticamente calando pure quella ceca. Per questo un italiano che si occupi di faccende ceche si trova obbligato a iniziare ogni discussione con una convincente presentazione per dimostrare di non essere un brutto mostro anti-europeista e puttaniere. Per quanto riguarda me, posso garantire di avere maturato una discreta abilità nel settore.
P[r]agare. Due.
settembre 29, 2009This was Benedict’s second visit to the dominions of the former Austro-Hungarian empire. His first was to Austria 2 years ago, where he found a strongly critical and somewhat apathetic Catholic flock. In order not to antagonise his Czech hosts the Pope deliberately chose not to mention… [Willey da Bbc News.]
P[r]agare. Uno.
settembre 27, 2009Il Vaticano chiede la restituzione dei beni nazionalizzati dai comunisti. Una commissione parlamentare ceca aveva calcolato in 83 miliardi di corone [circa venti miliardi di euro] la somma da restituire in sessant’anni. I deputati si sono rifiutati di ratificare il progetto. Dichiara il primo ministro Jan Fischer uscendo dal colloquio con il cardinale Tarcisio Bertone al Castello: «in tempi di crisi economica mondiale, la questione non è una priorità.»
Papež.
settembre 26, 2009Repubblica: «Benedetto XVI tre giorni nella “rossa” Repubblica Ceca.» Se c’è un luogo sulla Terra non rosso, per altro, è la Repubblica Ceca. Ai tempi nei quali il rosso veniva imposto da fuori, fu infatti un paese assai problematico nell’accettarlo, così come rossa non lo è ora -se per rosso si intende comunista, o nella versione sciacquata, progressista- coi vari Vaclav Klaus e Topolanek [Fisher è un tecnico preparato e progressista, e per questo tra un mese lascerà la poltrona di primo ministro senza troppi rimpianti da parte di tutti.] Se invece rosso lo intendiamo come opposizione al bianco vaticano, allora va bene: trattasi di stato seriamente laico e per questo nella piazza della Chiesa di Santa Maria della Vittoria ad attenderlo c’era una «piccola folla di fedeli» e non l’oceano al quale Joseph Ratzinger è abituato giocando in casa. Arrivando al Castello ha citato il motto Pravda Vitezi, che vuol dire la verità vince: spero davvero non la sua.
Jindřichův Hradec, forse.
settembre 18, 2009Cerco un treno per Dačice, cittadina ceca situata nel distretto di Jindřichův Hradec, Boemia Meridionale. E già la cosa di per sé sarebbe una notizia. Ma dalla Berlin Hauptbahnhof necessiterei di troppi cambi e quindici ore di pazienza, dunque amen. Però trattasi di posto assai grazioso che addirittura può vantare nel proprio palmarès i natali della prima zolletta di zucchero della storia, inventata dall’eroe locale Jakub Krištof Rad. Vediamo.










