In periodi di crisi -anche per quelle che vengono chiamate con un termine piuttosto orrendo, però che aiuta [magari] a capirci meglio, «le nuove democrazie»- è riscontrabile la tendenza a screditare i politici più solidi al potere per favorire presupposti outsider, spesso tecnici o più raramente stravaganti tizi con un papillon e baffi ottocenteschi.*
«Carissima…»
Novembre 17, 2009…incredibile ma ho appena finito di decifrare una lunga serie di articoli che parlano di te e del tuo compleanno. E certo tocca fare due conti poiché sì, a vent’anni iniziamo ad avere sul serio l’età giusta per fare due conti e [almeno provare a] capire cosa siamo e dove vogliamo andare. E so che hai la consapevolezza di essere adulta ma ancora il corpo è quello di una ragazzina, l’espressione e le forme che vanno plasmandosi e definendosi e qualcuno ti prende in giro per questo. Ma nessun problema: tutti invidiano la bellezza e lo sai [...inoltre ci sarà tempo per imbruttire, fidati di me.] Il bolso trentunenne che…
«Schillerstraße.»
Novembre 12, 2009a. «Trattandosi di un vertice formale ognuno si esprimerà nel proprio idioma e di conseguenza Tadic parlerà in serbo, una lingua che io non considero bellissima. La nostra è molto più musicale: aspetto ancora un’opera lirica in serbo.»
b. «Ora passo la parola al presidente Clooney.»
Ha solo il culo di avere fatto il galletto con il serbo sbagliato.
«Topinka.»
Novembre 9, 2009
«Che cosa dunque tutto ciò ha a che spartire con l’apertura e poi l’abbattimento del Muro di Berlino, la notte del 9 novembre dell’ottantanove? Credo che, almeno all’ingrosso, si sia capito. Ma, riassumendo, possiamo dire che quella notte il mondo ha mutato il proprio volto e, sotto al volto, si sono radicalmente trasformati i rapporti tra le nazioni, il ruolo dei Grandi e quello dei Piccoli in una strana e difficile mescolanza di fattori che…»
Sendvič.
Novembre 5, 2009«Jsem rád že je ratifikováno.»
Novembre 4, 2009«Jsem rád že je ratifikováno, je to dobre.
Ale už jsme zbrzdili celou Evrópu.»
Cyril Svoboda, předseda KDU-ČSL.
«La firma di Vaclav Klaus giunge dopo la sentenza della Corte Costituzionale ceca che ha stabilito che il Trattato di Lisbona è conforme alla Costituzione della Repubblica, rimuovendo così l’ostacolo finale alla ratifica del testo che riforma le istituzioni europee. Il presidente euroscettico Vaclav Klaus aveva detto di volere attendere il pronunciamento della Corte di Brno per firmare il trattato europeo di riforma, dopo avere ottenuto una deroga alla Carta dei diritti fondamentali che consente a Praga di evitare nuovi ricorsi per l’indennizzo di tre milioni di tedeschi espulsi dai Sudeti dopo la Seconda Guerra Mondiale.» L’avesse fatto con convinzione e sincera adesione alla causa sarebbe stato meglio, ma da un tizio del genere pigliamo quel che viene e portiamo a casa, considerandolo di fondo un mezzo miracolo.
Where the wild things are.
Novembre 3, 2009Librerie invase da testi sul Muro con la Trabant in copertina, la maggior parte dei quali incentrati su storie inerenti il tempo della costruzione o vicende private più o meno dolorose: nelle celebrazioni l’emozionale vince sul resto, e va benissimo. Però per coloro che fossero interessati a buttare un occhio su come se la passano ora i singoli paesi dell’ex blocco -e come molte delle percezioni dei rispettivi cittadini siano mutate dal 1989 ad oggi- l’Istituto Pew pubblica un interessante paginone di dati e tabelle [la scarsa visibiltà dell'operazione deriva dall'assenza di immagine di Trabant, certamente. Principianti.]
Il requiem di Krastev.
Ottobre 27, 2009Ivan Krastev* nel suo «Addio alla Europa centrale» scrive che l’interpretazione del significato storico dell’89 è oggi molto più ambigua rispetto al passato. Infatti se la «vittoria dell’Ovest» nella guerra fredda aveva rappresentato l’indubbio trionfo del liberalismo, come sosteneva Robert Cooper e gran parte della élite politica europea giusto dieci anni fa, beh, attualmente lo stesso liberalismo è in crisi ovunque e soprattutto nell’Europa centrale. Inoltre abbiamo avuto la crisi tra Russia e Georgia e il ritorno della geopolitica**, senza contare le infinite peripezie di ratifica al trattato di Lisbona e dunque della unità europea.
Hall of mirrors.*
Ottobre 23, 2009Jiří Paroubek e Mirek Topolánek, incontrando oggi Joe Biden, sono riusciti nella strabiliante impresa di dire esattamente le stesse cose, nello stesso ordine, in un eguale lasso di tempo.* Ennesimo miracolo di Obama: azzerare le divergenze in politica estera anche tra Cssd e Ods, o almeno finché in città gironzola il suo vice. Tanto domani se ne va, se non c’è nebbia.
Správném místě.
Ottobre 20, 2009«Praha. Před Pražským hradem demonstrovalo asi 150 odpůrců prezidenta Klause, kteří hlavu státu kritizují kvůli oddalování podpisu lisabonské smlouvy reformující EU. [...] Zároveň se na druhém konci Hradčanského náměstí sešlo asi třicet zástupců Strany svobodných občanů, kteří smlouvu nesouhlasí a Klausův postoj podporují.» (Fonte: České Noviny.)
Národní třída.
Ottobre 18, 2009Finalmente escono le quote. La firma di Klaus al Trattato entro la fine dell’anno viene data a uno e nove, mentre uno e sette l’alternativa che non firmi. Tutto questo nel giorno in cui David Cerny, padre di Entropa, dichiara di volere mettere trenta peni ciondolanti nel mezzo della nuova stazione del Copa Centrum di Praga. Assieme alla neve sulla città pure un apprezzabile vento di sobrietà e compostezza, che certamente farà cambiare idea a quegli incomprensibili ceco-scettici di Bruxelles.
любовь.
Ottobre 13, 2009«In coscienza…sei felice? No? In quel disastro senza dei come stai, amore? È dura, sì? Come per me con l’altro?»
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Birdhouse in your soul.
Ottobre 12, 2009
«La fine del comunismo ha comportato la scomparsa repentina di valori, di abitudini e pratiche sociali che avevano segnato la vita di intere generazioni, non solo quelle dei regimi comunisti in senso stretto ma anche del passato precomunista, che sotto questi regimi erano state in buona parte tutelate. Dobbiamo riconoscere quanto siano stati profondi e gravi gli shock e le disgrazie in termini umani verificatesi in conseguenza di questo brusco e inaspettato terremoto sociale.»
Rzeczpospolita.
Ottobre 9, 2009Il giornale conservatore polacco Rzeczpospolita ieri parlava del seguente giochetto: un posto influente per la Repubblica Ceca nella nascitura Commissione Europea in cambio della firma di Klaus al Trattato di Lisbona. Tutto questo nel giorno successivo alla ennesima sparata contro la ratifica di diciassette senatori Ods, per altro molto vicini al presidente. Piotr Maciej Kaczyński, analista politico del think-thank CEPS, interpellato al riguardo ipotizza che grossi ostacoli da parte ceca non ce ne sarebbero dato che, per un ruolo decisivo ad esempio nella energia o nei trasporti a Bruxelles, tutti i cechi capirebbero. Compresi pure gli inguaribili rompicoglioni. Opzione invece irrealistica per…
Talkin’ ’bout my generation.
Ottobre 7, 2009I 20 let od konce totality Česku hrozí návrat komunismu. Kromě toho se zpochybňuje euroatlantická vazba země a projevují se sympatie k autoritativním režimům Ruska a Číny. V projevu na úvod mezinárodní konference 20 let poté to dnes řekl předseda ODS Mirek Topolánek. [Fonte: České Noviny.]
Hospodarske Noviny a Mlada.
Ottobre 2, 2009Il concetto espresso da Martin Ehl sul Hospodarske Noviny più o meno è questo: gli Stati Uniti hanno tutto il diritto di decidere sui propri progetti -leggi scudo e radar- proprio come i cechi e i polacchi possono sentirsi liberi di non fidarsi più di loro. Le voci di dissenso alla decisione di stoppare l’installazione delle basi USA in Europa centrale continuano dunque a tenere banco a Praga e dintorni, rinforzando l’idea di una visibile spaccatura tra politica, stampa interna e estera e parte considerevole della popolazione: possiamo benissimo permetterci di dubitare della partnership con qualcuno finché non arrivano prove reali di interesse e collaborazione. Inoltre ancora non si esprime al riguardo l’ambasciatore americano e questo non è mai un buon segno. Sul fronte Mlada fronta Dnes rincara la dose Martin Komarek ricordando che la Repubblica Ceca nello scorso secolo sarebbe stata invasa ben due volte, con tutto quello che ne consegue. Un polverone prevedibile favorito oltretutto dalle dichiarazioni del presidente dei democratici Jiri Paroubek, che avrebbe accusato l’ex presidente Havel di volere costruire una [nuova] cortina di ferro con le sue idee sullo scudo e la [nuova] Russia.
Kamýcká.
Ottobre 1, 2009L’iconografia standard dell’argomento «Europa centro-orientale a ridosso della caduta» è la seguente: una folla -festante o seccata, dipende dal momento dello scatto- lungo una strada o in una stazione di transito chissà dove. E d’altronde servono anche a questo le ricorrenze: non si festeggia mai l’evento in sé quanto la percezione di esso più diffusa, dunque tendiamo ad aumentare la vendibilità dei testi «a tema» con immagini di copertina [si pensa, si spera...] drammatiche al punto giusto e capaci di smuovere a dovere i sensibilissimi animi dei possibili acquirenti, o stabilizzarne l’idea già radicata; ché nessuno ama troppo gli sconvolgimenti.
Nedůvěra.
Settembre 30, 2009In Europa la reputazione degli italiani è notoriamente orrenda e starebbe drasticamente calando pure quella ceca. Dunque un italiano che si occupi di faccende ceche si trova così obbligato a iniziare ogni discussione con una convincente presentazione per dimostrare di non essere un brutto mostro anti-europeista e puttaniere. Per quanto riguarda me, posso garantire di avere maturato una discreta abilità nel settore. E comunque sia, se piuttosto chiari risultano essere i motivi per i quali a Bruxelles la barchetta italiana è stata oramai definitivamente respinta, magari un filo più oscure sono le ragioni ceche, anche se qui…
P[r]agare. Due.
Settembre 29, 2009This was Benedict’s second visit to the dominions of the former Austro-Hungarian empire. His first was to Austria 2 years ago, where he found a strongly critical and somewhat apathetic Catholic flock. In order not to antagonise his Czech hosts the Pope deliberately chose not to mention… [Willey da Bbc News.]
P[r]agare. Uno.
Settembre 27, 2009Il Vaticano chiede la restituzione dei beni nazionalizzati dai comunisti. Una commissione parlamentare ceca aveva calcolato in 83 miliardi di corone [circa venti miliardi di euro] la somma da restituire in sessant’anni. I deputati si sono rifiutati di ratificare il progetto. Dichiara il primo ministro Jan Fischer uscendo dal colloquio con il cardinale Tarcisio Bertone al Castello: «in tempi di crisi economica mondiale, la questione non è una priorità.»
Papež.
Settembre 26, 2009Repubblica: «Benedetto XVI tre giorni nella “rossa” Repubblica Ceca.» Se c’è un luogo sulla Terra non rosso, per altro, è la Repubblica Ceca. Ai tempi nei quali il rosso veniva imposto da fuori, fu infatti un paese assai problematico nell’accettarlo, così come rossa non lo è ora -se per rosso si intende comunista, o nella versione sciacquata, progressista- coi vari Vaclav Klaus e Topolanek [Fisher è un tecnico preparato e progressista, e per questo tra un mese lascerà la poltrona di primo ministro senza troppi rimpianti da parte di tutti.] Se invece rosso lo intendiamo come opposizione al bianco vaticano, allora va bene: trattasi di stato seriamente laico e per questo nella piazza della Chiesa di Santa Maria della Vittoria ad attenderlo c’era una «piccola folla di fedeli» e non l’oceano al quale Joseph Ratzinger è abituato giocando in casa. Arrivando al Castello ha citato il motto Pravda Vitezi, che vuol dire la verità vince: spero non la sua.
Jindřichův Hradec, forse.
Settembre 18, 2009Cerco un treno per Dačice, cittadina ceca situata nel distretto di Jindřichův Hradec, Boemia Meridionale. E già la cosa di per sé sarebbe una notizia. Ma dalla Berlin Hauptbahnhof necessiterei di troppi cambi e quindici ore di pazienza, dunque amen. Però trattasi di posto assai grazioso che addirittura può vantare nel proprio palmarès i natali della prima zolletta di zucchero della storia, inventata dall’eroe locale Jakub Krištof Rad. Vediamo.
Isolette.
Settembre 18, 2009Le ultime vie dell’arte contemporanea a Berlino puntano tutto sull’essenzialità cosicché le maggiori gallerie cittadine risultano panorami desertici, escluso in un angolo una seggiola e un tizio davanti che annuisce. Circa due settimane fa…
Leaving Triftstraße.
Settembre 14, 2009“È buffo. Non raccontate mai niente a nessuno.
Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti.”
(Su Slipperypond la fine dello scudo spaziale.)
Sopot. Polska.
Settembre 10, 2009
La stampa tedesca ne ha accennato, mentre quella italiana tace impegnata in altre battaglie. Io lo segnalo perché alla fine un senso questa storia ce l’ha, per dirla à la Bersani: tra domani e sabato a Sopot in Polonia si terrà infatti il tredicesimo summit tra i presidenti delle nazioni appartenenti al gruppo di Visegrad. Ovverosia Lech Kaczynski, Vaclav Klaus, Laszlo Solyom e Ivan Gasparovic, nonché l’ospite sloveno Turk. L’aggiornatissimo sito di Visegrad riporterà passo passo lo svolgimento dell’incontro.
Komárno.
Settembre 5, 2009
Paragone probabilmente campato in aria poiché a relazionare le due cose c’è solo la vicinanza temporale, ma trattasi di avvenimenti entrambi curiosi ed a loro modo significativi. Arriva oggi [ieri] a Londra il treno commemorativo partito da Praga della impresa di Nicholas Winton, inglese che salvò quasi settecento ebrei cecoslovacchi dallo sterminio. I media locali hanno dato molto risalto alla intera vicenda mostrando belle fotografie di questo signore oggi centenario, e boeme ottantenni alle quali…
Müllerstrasse.
Settembre 1, 2009In Germania e in Giappone si afferma la sinistra, con la minima differenza che in Giappone i progressisti hanno vinto l’elezioni politiche e qui probabilmente non succederà. Ma la faccenda dovrà comunque essere presa in seria considerazione da Frau Merkel, perché qualcosa vorrà pur dire la vittoria della Linke in Sassonia, Turingia e Saarland, e non soltanto a livello simbolico con gli sdoganamenti dei post-comunisti anche all’Ovest. Nella Turingia…
Hřebeny.
Agosto 30, 2009La faccenda dello scudo missilistico statunitense in Polonia e Repubblica Ceca appare e scompare dalle cronache più come un soldato infilato nella macchia di un territorio ostile che come un grosso impianto (o meglio, due grossi impianti) statici ed a pochi km. da popolosi centri urbani, dei quali tutti conoscono l’esistenza e l’esatta ubicazione. C’è infatti molto di militaresco nelle dichiarazioni spesso contraddittorie al riguardo, così come nei rapidissimi cambi di programma talvolta ventilati da questo o quel giornale. Ieri -ma dobbiamo riconoscere il fatto che da molto tempo tutto taceva- è stato il turno del New York Times, che dedica alla vicenda un pezzo bello lungo per spiegare…
Il maueratoneta. Oranienburger Tor.
Agosto 23, 2009I tizi facilmente distraibili come il sottoscritto devono per forza scrivere in luoghi a loro ben noti, altrimenti la frittata è fatta. Un giorno lessi che Chatwin compose le migliori pagine della propria carriera nella penombra di una tenda piantata in chissà quale buco del culo del mondo. Ecco, con me una simile storia non funzionerebbe e basti contare che aiuta poco -o almeno così è per la scrittura- anche questo soggiorno fuorisede cui mi sono sottoposto, in un luogo tra l’altro distante anni luce dal concetto di deserto assolato o ghiacciaio. Il problema è che…
Páneurópai. Wedding.
Agosto 20, 2009L’unione delle due cose, l’essere in pieno agosto e il fatto che qui Germania i quotidiani italiani arrivino nelle edicole della U-Bahn circa alle una del pomeriggio, conferisce alle monotone giornate dell’immigrato un ritmo lento e piacevole: è possibile svegliarsi alle undici, fare colazione a mezzogiorno e comprare il Corriere o Repubblica un secondo dopo che sono stati esposti negli scaffali di Friedrichstraße con i quotidiani turchi o russi.
Siate buffi.
Agosto 16, 2009«Scrivo dalla città che adori per comunicarti che Praga, in questo sediziosissimo tempo, pullula di gójlemess. Non c’è più un castagno, un cortile né un tetto né un ponte che non portino l’impronta di minacce argillose. Malá Strana, Loreta, il tuo angolo a Kampa, Petřín, il Belvedere e il cimitero di Olšany. Masnade di grumi informi si ammucchiano in questa barca di pazzi che ha la prua ad Hradčany e la poppa sul Letná. La città tutta giace in tenebre e orrori. Dappertutto c’è puzzo di golem, terriccio muffito, servitù e sudore caprino. Ed è oramai troppo tardi per rinforzare le deboli mura, incastellare porte, steccare i fossi a difesa. Questa salsa del diavolo è penetrata nelle case: in qualsiasi casa si incontrano manichini di creta intenti a grattarsi la rogna, a ridere in modo sganasciato, a crapulare, a pulirsi la sconquassata dentiera. [...] L’unica consolazione è vedere al mattino dentro nei bidoni della spazzatura i resti di gójlemess, che durante la notte si sono disgregati in marciume d’argilla. Ma è un magro conforto: per un golem che si dissolve, cento altri ne spuntano, mentre purtroppo si vanno spegnendo di crepacuore i migliori di noi. Però deve esserci redenzione. Nulla si tiene quaggiù che non sdruccioli o cada. Ma quando?»
da una lettera di Zora Jiráková.
A venire da Est. Triftstraße.
Agosto 11, 2009«I polacchi, pigiati sempre in cinque sopra una Fiat Polski, si riconoscevano dai marsupi fatti in casa, con i loghi taroccati dell’Adidas, le toppe di Sandra o le rose dei Depeche Mode. Le ragazze russe portavano certi grandi fiocchi rosa tra i capelli, indossavano uniformi scolastiche marroni ed erano spesso accompagnate da ragazzi dai visi spigolosi e tratti slavi, con il naso schiacciato. I cechi amavano le scarpe da ginnastica di stoffa a strisce rosse e blu, mangiavano sempre le loro tipiche cialde e giravano soltanto in Skoda. L’ungherese era elegante di aspetto e non manifestava alcun interesse per il blocco orientale. Bulgari e rumeni fuori dai propri confini non se ne incontravano, e se eravamo nel loro paese non c’era bisogno di riconoscerli. Che albanesi e jugoslavi esistessero realmente, una cosa che a scuola non smettevano di assicurarci, noi non potevamo darlo per certo. Non averli mai visti di persona -in fin dei conti erano nostri fratelli- sembrava sempre un po’ strano.»
Jana Hensel. Zonenkinder.
Fil rouge. Praha.
Agosto 9, 2009Io e Topolanek siamo legati da un duplice fil rouge. Chiarisco la cosa in due brevi punti. Primo: una enorme fetta di sciagurati che finisce in zona Válečky usa proprio Mirek Topolanek come parola-chiave, cosicché i picchi di fama dell’ex Pr. Min. finiscono per corrispondere ai miei. Secondo: ogni volta che quel salame arriva in Italia fa una puttanata, esattamente come io ne faccio una ogni volta che arrivo in Repubblica Ceca. Un interessante interscambio. Spero possa occuparsi anche di ciò il Mladá Fronta DNES in questo afoso agosto centroeuropeo.
Nota. L’ultima di Topolanek è quella inerente alla villa in Toscana. Ne potete leggere qualcosa qui e qui. Da České Noviny.
Vezzi. Wedding.
Agosto 7, 2009Ebbi modo di leggere una volta -ero non so a quale stupido punto della mia infinita carriera liceale- un brano di questo pensatore greco del quale non ricordo più il nome, nel quale si riportava un pensiero che ai tempi mi colpì abbastanza, proprio come adesso risulta capace di annientarmi. Com’è ovvio non ricordo l’autore o il testo di provenienza, però forse i più zelanti tra coloro che sul Válečky capitano cercando birra o cestino troveranno da qualche parte la voglia matta scoprire tutto, poi facendomelo sapere via mail. Ché insomma il succo del discorso era il seguente: mica importa sotto quale terra sei sepolto. Quando muori sono cazzi amari e basta. Oggi come ieri trovo la cosa assai ragionevole. Ma certo tocca contestualizzare un filo per capirci; nessuno infatti qui presuppone di essere ucciso con una lancia o bruciato in una pira. Piuttosto direi che non importa molto in quale città tu stia trovandoti, visto che tanto uno alla fine ha sempre i coglioni girati se possiede validi motivi per farseli girare (se così non fosse, lo sciagurato in questione sarebbe solamente un pazzo) quindi non stare a farti eccessivi problemi di viaggi e spostamenti, casomai tu avessi cazzi storti. È un dato di fatto che per quelli del tuo stampo cambierà poco comunque. Ché svagarsi con colpi di scena estemporanei e cambi di programma è lusso permesso soltanto a coloro i quali sono mediamente in forma, così come mai fidarsi delle canzoni che dicono di farsi un giro per riequilibrare.* Piuttosto resta fermo dove sei e cimentati in esercizi senza dubbio utili come gli eccessi di alcool o le freccette (la pensava in questo modo anche il Calvino del post precedente? Chissà.) Detto questo, torniamo a noi.
* Esistono canzoni di questo tipo? Analizzerò la cosa, prima o poi.
Dikobraz. Berlino.
Agosto 5, 2009
«Non che ti aspetti qualcosa di particolare [...]. Tu sei uno che per principio non si aspetta niente da niente. Ci sono tanti, più giovani di te o meno giovani, che vivono in attesa di esperienze straordinarie. Dai libri, dalle persone, dai viaggi. Da quello che il domani tiene in serbo. Tu no. Tu sai che il meglio che ci si può aspettare è evitare il peggio.»
Dikobraz. Praga.
Agosto 2, 2009«Trovo Dikobraz, numero 51 del diciassette dicembre sessantotto. Nonostante fossero passati quattro mesi dall’inizio dell’occupazione sovietica, il paese non era ancora completamente paralizzato dalla paura. Sul settimanale satirico era infatti apparsa un’audace vignetta natalizia che raffigurava, a pochi giorni dal Natale ‘68, due signori che si auguravano “un sereno e felice Natale 1989.” Come aveva fatto l’autore a indovinare il futuro con tale precisione?»
Mariusz Szczygieł. Gottland. Cronache nottetempo.
Di culi e violoncelli.
Luglio 28, 2009L’idea alla base delle strategie di Topolánek* -ossia provare a smuovere l’elettorato ceco vacanziero con cartelloni della sua Ods in Croazia- è prevedibile: cavalcare l’onda dello scandalo conseguente l’apparizione a sedere nudo in Sardegna da Silvio Berlusconi con poster che lo ritraggono pettoruto e palle [per fortuna] fuoricampo risulta infatti essere roba nata già vecchia e banalotta, riflettendo così alla perfezione vecchio e banalotto personaggio, che tuttavia nelle foto ride soddisfatto come colui che abbia ponzato e prodotto l’idea del secolo. Dio lo benedica. Comunque…
Frammenti di mazowsze.
Luglio 24, 2009C’era quella frase dello slavista che diceva: colui che vuole un sole senza nuvole è pregato di levarsi dalle palle, grazie. Già ne abbiamo parlato in passato. Quindi, per quanto ci riguarda, nuove polizie segrete costringono all’esilio di questi tempi; ci sono foto scomode che ritrarrebbero personaggi scomodi in città e gironzolare in strada potrebbe creare qualche problema, sì. Ma dicevamo. A Praga.
Da Ústí fino a boh.
Luglio 22, 2009Ogni tanto torna ad oscillare davanti ai miei occhi la lancetta che indica la percezione dell’Europa centrale da parte degli italiani e, vibrando impazzita, è impossibile non notare quanto spesso finisca per puntare verso il basso, un basso nebuloso e piuttosto confusionario che nobilita assai poco. Certo non è un dramma, ma quantomeno risulta curioso riportarlo di questi tempi, non fosse altro perché si festeggerebbe il ventennale della caduta e la fine dei blocchi con articoli vomitati al riguardo pressoché su tutti i media. Foto con didascalie e retrospettive: quelle di più facile fruizione, sia chiaro. Che nessuno pretende la luna.
A breve.
Luglio 18, 2009Per coloro che fossero misteriosamente interessati alla cosa, si sappia che l’assenza della zona è stata causata da due [leggi: due] giorni di mare, poi confluiti in altrettanti di para-trasloco. A breve riprendiamo il discorso da dove l’avevamo lasciato.
Scény z prezidenteské kuchyne. Due.
Luglio 11, 2009«In the spring and summer of 1973, the U.S. House of Representatives and the U.S. Senate heard months of testimony on Richard Nixon’s Reorganization Plan Number 2, which proposed the creation of a single federal agency to consolidate and coordinate the government’s drug control activities. Drug use had not reached its all-time peak, but the problem was serious enough to warrant a serious response…»
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Modello PerDuNefteGaz.
Luglio 9, 2009Uno dei pezzi più divertenti di Matt Taibbi e del suo Smells like dead elephants risulta essere il capitolo nel quale l’autore si finge un lobbista presentandosi ad una cena di gala per ricconi statunitensi: il ruolo che decide di cucirsi addosso è quello di un emissario nordamericano al servizio della compagnia russa «PerDuNefteGaz», che più o meno vorrebbe dire «Scoreggia petrolifera.» L’idea per la quale vorrebbe trovare sponsor sarebbe trivellare il Grand Canyon alla ricerca di greggio per conto della Dosko-Consult, società fittizia che rappresenta un bel numero di compagnie petrolifere [tra le quali ovviamente anche la «PerDuNefteGaz»] con sede a Mosca e dintorni. Come prevedibile stringendo la mano a decine di tizi con targhette della National Rifle Association o simili, è tutto un ripetersi di frasi tipo: «ah, ma certo. La PerDuNefteGaz. La conosco bene.» Ecco: forse una farsa del genere avrebbe potuto fregare Dimitri Medvedev, ma certo non Vladimir Putin, il quale avrebbe subito smascherato Taibbi e magari fatto avvelenare. Però Medvedev è giovane e si farà, dicono. Poiché, nonostante il passato ai vertici di Gazprom e tutto il resto, ancora ogni tanto mostra questa fastidiosa malleabilità. Al contrario di Putin, il quale con Obama è stato gelido inizialmente, salvo scaldarsi un filo alla fine. Com’è ovvio questa apparente diversità da alcuni è stata letta nel seguente modo: potrà Obama creare attriti tra i due uomini più potenti di Russia, rendendo così la superpotenza più gestibile [leggi: più debole]? Sarebbe un’idea. Sebbene analisti russi sostengono trattarsi di follia ipotizzare che un diverso feeling tra Putin e Medvedev con Obama possa allontanare tra loro i vertici del potere moscovita.
La parte del merlo.
Luglio 7, 2009Nel corso degli ultimi 200 anni il merlo ha lasciato le foreste per diventare un uccello di città. Dapprima in Gran Bretagna, già alla fine del diciottesimo secolo, e qualche decina di anni più tardi a Parigi e nella Ruhr. Durante il diciannovesimo secolo ha conquistato una dopo l’altra tutte le città d’Europa. Intorno al novecento si è installato a Vienna e Praga, avanzando quindi verso Est e raggiungendo Budapest, Belgrado, Istanbul.
Der Aggressionsstau.
Luglio 3, 2009David Byrne ha inserito A long time ago [3:27] nell’album David Byrne del 1994, a detta di numerosi esperti non il suo miglior lavoro da solista, che invece dovrebbe essere Rei Momo dell’89, se non consideriamo -com’è ovvio che facciano tutte le persone ragionevoli- «lavori da solista» quelli firmati in coppia con Brian Eno tipo My life in the bush of ghost e l’altro pubblicato poco fa che non ricordo come si chiama ma appena lo scopro aggiungo il dato in nota.*
Vergangenheitsbewältingung.
Luglio 2, 2009Dunque almeno su una cosa concordano Topolanek, Klaus e Fischer, vale a dire i tre avvenimenti che di fatto decreterebbero il successo del semestre ceco alla guida dell’EU. Uno, l’approccio [risolutivo] alla crisi israelo-palestinese di gennaio. Due, il problema [risolto anche questo] delle forniture di gas con relativa rottura tra Mosca e Kiev. E tre, la battaglia contro i protezionismi, male assoluto di questi tempi: vinta. Che poi al coro [e questa è la notizia] si uniscono anche due personaggi esterni, ovvero Madeleine Albright, ex segretario di stato americano di natali cechi, e il presidente slovacco Gasparovic in visita a Praga. Occasione [la visita a Praga di Ivan Gasparovic] nella quale il presidente Klaus ha ribadito quanto i rapporti tra cechi e slovacchi continuino ad essere ottimi e ciò dovrebbe essere un esempio per tutti i popoli: lui che dell’integrazione tra popoli ne ha fatto una bandierina [non esposta al Pražský Hrad, ma questa è storia vecchia]
Nie: the macho man.
Giugno 27, 2009
Nella marea di sparate in circolo sull’argomento, l’analista ceca Jana Reschova dice una cosa sensata durante l’intervista alla CTK: Praga ha sicuramente fallito l’occasione d’oro che le era stata concessa con la presidenza europea [gli scivoloni locali sono stati riportati su questo spazio più volte nel corso dei sei mesi, dunque non ritorneremo oggi sugli argomenti se non di sfuggita] lasciando così filtrare all’estero un’immagine pessima del paese attraverso comportamenti che -se in patria magari non risultano apprezzati da una buona fetta della popolazione- almeno da tutti vengono compresi, foss’altro per assuefazione. Al contrario da fuori sarebbero visti proprio come assurdi, controversi e pericolosi. E tra questi il peggiore sarebbe stato senza dubbio il machismo di Klaus, capace di…
Wessis: resilience.
Giugno 24, 2009Su internet ancora si racconta di questo tizio, Ihab Al-Sherif, un diplomatico egiziano rapito pochi giorni fa da alcuni terroristi mentre andava a comprare i giornali. Un altro sito parla invece dell’Islanda. Natura e cultura. Nella mainpage c’è scritto che lassù sarebbe «vietato dare ai figli nomi diversi da quelli della tradizione vichinga» e magari la famosa Thule di Pitea era non lontano, in qualche fiordo norvegese gelido e blu.
Londra, luglio duemilacinque.
Excursus wessis.
L’unica cosa sicura è che oggi dobbiamo stare davvero attenti. Anzi probabilmente sarebbe costruttivo fare addirittura qualche ricerca: casualità, fatalità, combinazione. Incastro di situazioni. Need Google. Oggi mi sento fortunato. Certo avremo modo di sentire numerosissime interpretazioni al riguardo nei prossimi mesi e anni.
Da poco è giorno e lo confermano pure quei geni di Scotland Yard ed i Servizi Segreti: a colpire la città sarebbero state sette esplosioni coordinate tra loro. Incerto ma sicuramente grave il bilancio di questo attentato. Settanta vittime, per quanto il governo ne conti venti. Gli scoppi sono avvenuti nelle stazioni di Aldgate e Liverpool Street. Edgware Road e King’s Cross. Old Street e il distretto finanziario. Nei pressi del museo -a Russel Square- ancora due treni si trovano bloccati sottoterra. La radio dice che i superstiti sono stati evacuati ma ancora numerosi vagoni restano fermi lì sotto. Il primo bang è stato udito a Liverpool Street, il secondo bang a Edgware Road. Un giornalista si esprime con tatto sui riflessi delle bombe per i mercati finanziari. Non sono neppure le undici e già la sterlina è ai minimi degli ultimi mesi. Io mangio i miei Kellog’s davanti alla tivvù.

Canale 2 mostra i militari schierati in parata a Covent Garden. Clarke dice che tutto è sotto controllo: uno d’istinto si fida di Clarke. D’altronde tre bus sono appena saltati in aria. Il primo a Russel Square, poi Woburn Place e Tavistock. Tutto è sotto controllo. Ancora la maggior parte dei cittadini faceva colazione quando si pensava che la colpa potesse essere di un blackout. Un guasto a qualche centralina circondata da reti da polli nella prima campagna verso Brighton and Hove. Quindi uno scontro tra treni o l’esplosione di uno scambiatore. Già i feriti superano le trecento unità. Per il momento nessuna traccia di rivendi-cazioni o simili. T. Blair deve decidere a breve se rientrare da Gleneagles dove si trova per discutere coi colleghi su cose già decise da anni. «Condanniamo del tutto questi atti barbarici» viene sottolineato dal G8 scozzese. Blair, Bush, Berlusconi e gli altri porgono sentite condoglianze alle famiglie delle vittime.
Per esempio si vocifera che gli investigatori abbiano identificato quattro uomini, tre dei quali giunti dal West Yorkshire: il West Yorkshire che è un posto adorabile. Un altro sarebbe stato arrestato a Leeds in quanto avrebbe avuto la premura di tenere i contatti con almeno uno di quei signori saltati in aria con gli zaini esplosivi arrivati dal West Yorkshire. Gli attentati sarebbero stati pianificati da cellule islamiche con base sul mio pianerottolo di Inverness Terrace angolo Porchester Gardens. Probabile che siano individui affiliati ad Al Qaeida. Probabile.
Circa venti sacche da tennis, cento valigie e una carrozzina sono state fatte brillare dagli artificieri nelle varie stazioni della metropolitana: non si trattava naturalmente di bombe. Sono le undici di un assolato giovedì mattina -è il sette luglio- e la BBC riferisce che un sito web conosciuto per essere stato utilizzato da quelli di Al Qaida rivendicherebbe la strage. Questa sarebbe la risposta al coinvolgimento nazionale alla guerra imperialista USA in Iraq e Afghanistan. Incredibile: la lettera minaccerebbe anche Danimarca e Italia. Italia?
Passano quattro anni.
Scény z prezidenteské kuchyne. Uno.
Giugno 23, 2009«Alcuni problemi rilevati dalla commissione europea incaricata di valutare l’idoneità della Rep. Ceca ai parametri dell’EU nel 1997 riguardavano il funzionamento del potere giudiziario e lentezza dei processi. Oltre alcuni p. nell’ambito della libertà di stampa e discriminazione della popolazione Rom.»*
* Comparativismo: turbolenze su tutta la penisola.
Wir fanden uns ganz schön bedeutend.
Giugno 21, 2009Lentamente inizia ad arrivare una specifica saggistica sulle ultime generazioni di tedeschi orientali -alcuni dei quali mi hanno testato come cuoco, subito scartandomi- attraverso titoli come le Mappe della Memoria ma non solo. Di narrativa invece ce n’è sempre stata un po’. Ho provato con Schulze ma stentavamo. Al contrario con Zonenkinder di Jana Hensel va, anche questo (come le Mappe della Memoria) edito da Mimesis per la collana Quadrifoglio Tedesco.
Chi più. Chi meno.
Giugno 17, 2009Il Financial Times riporta che -al contrario di tante presidenze europee passeggere nella memoria degli analisti- quella ceca resterà per un bel pezzo ben presente, anche dopo la propria naturale conclusione il trenta giugno prossimo. In post passati abbiamo avuto la premura di riportare alcuni avvenimenti tra i più significativi del semestre: l’euroscetticismo di Klaus, il tira e molla con il Trattato di Lisbona già approvato dal governo, le bandierine europee non esposte al Pražský hrad all’arrivo dei delegati, le dichiarazioni di Topolanek su Israele e USA nonché la crisi a Praga con l’esecutivo che crolla. L’elezione del tecnico Fischer e le manifestazioni per lo scudo. L’installazione Entropa di David Cerny a Bruxelles e le polemiche suscitate da quelle stilizzazioni tanto ricercate, così come diverse altre minori cazzatine.





