Studi: reprise. Settembre 2012 – settembre 2013.

8 settembre 2014
Maria.
«Selbstbewusstsein o concezione
del sé in Maria Sharapova.»

Prova di parte prima.

Capita quotidianamente che incroci il suo sguardo felice. Una felicità fanciullesca ma consapevole. Detonante ma composta. Senza dubbio meriti del 2.0 e del social network. Tuttavia non bisogna sottovalutare la costanza che dimostro e una ferrea disciplina mentre Maria Sharapova sta lì. Tutti i giorni. In foto che ride. In foto che mostra oggetti. In foto che corre sopra una dona. Su Facebook inevitabilmente «mi piace» la pagina a lei dedicata così come quella dedicata a Mark Twain e Saul Bellow e J.D. Salinger. Gente con una tendenza al riso meno invasiva e soprattutto non intestatari di una marca di caramelle denominata utilizzando la storpiatura del proprio cognome [Sugarpova™]. Immagini di Maria in spiaggia, in aereo o sul campo di allenamento. In qualche boutique o al fianco di primi ministri del sud-est asiatico estremamente soddisfatti del rovescio. Sempre che ride e settantamila like a corollario. Ovvio non sia invidia quella che anima il semplice sistema di emozioni datomi in dotazione da una natura beffarda e ingenerosa: al contrario è pura ammirazione di bambino. Stupore. Maria a ridere e restituire la suggestione che non vi sia alcuna scollatura tra l’imposizione mediatica cui è sottoposta [«prendi in mano questo oggetto poi ridi in direzione della camera. Dopodiché quel sacco di denaro sarà tuo»] e la risata che esplode sul suo bellissimo volto siberiano. Un prodotto genuino. Una tela autentica. Uno specchio che migliora. Al netto delle malignità: una tizia non contraffatta. Poiché Maria ride convinta del fatto sia fonte di giustificabile gioia la caramella Sugarpova™, una racchetta da venticinquemila dollari, un modello di Porshe chiamato Maria o scarpe plasmate sulla forma perfetta del suo piede. E in qualche modo è consolatorio perché si ha sempre il sospetto ci siano forzature e recite nel 2.0 capaci di mascherare e celare il reale. Ingannare e storpiare. Viceversa Maria che ride fa capire quanto possa essere un piano unico l’indole più personale di un essere umano e la faccia pubblica della medaglia. Maria adora sul serio la Porsche di cui è testimonial e reputo sensato pronosticare che ci rimarrebbe male se un giorno a Stoccarda cambiassero strategia di marketing preferendole [esempio] la Venus Williams o Federer. Sebbene la lezione che arriva dalla pagina Facebook di Maria sia un’altra ovvero non c’è niente di osceno nell’essere come Maria e sbagliato sarebbe appiccicarle un giudizio di merito [altro esempio: una che ride di gioia al centro di un gazebo mostrando la caramella Sugarpova™ è forzatamente un individuo superficiale e piatto. Per dio: no. Errore.] Poiché è doveroso pensare a un mondo maturo abbastanza per identificare l’ottusa semplificazione e svicolarne. Dato che qualcosa in Maria indica capacità di analisi e introspezione. Serietà e senso del reale. Forse le unghie delle mani con segni evidenti di masticazione o forse il compulsivo giocare con i capelli durante talune occasioni pubbliche. Il tenero imbarazzo quando è costretta a stare al gioco delle imitazioni dell’istrionico collega Đoković, oppure è solo una mia idea dettata dalla ammirazione. La sensazione di un credente. Ma resta il dato ineluttabile: Maria che ride ha occhi luminosi e acuti. Entusiasti e al tempo stesso nervosi per la situazione delicata che l’intero sistema-pianeta sta vivendo, e da qui le fotografie di lei che ride mentre tiene in braccio un cucciolo di panda gigante [Ailuropoda melanoleuca. Animale non propenso alla riproduzione dunque in pericolo di estinzione] o un koala spelacchiato al limitare del deserto australiano.

Koala.

Maria che ride mentre strofina il naso di un delfino a bordo di una piscina di Miami o indica sulla mappa dell’Amazzonia le aree con maggiore rischio di disboscamento e consequenziale pericolo per le tribù indigene verso le quali nutre un profondo senso di simpatia. Sempre ridendo e stimolando. Alleggerendoci e spronandoci. Constatato quanto sia Maria una figura dicotomica. Ci può infatti apparire imbambolata vittima di commerci screditanti nell’atto di sgranare la caramella Sugarpova™ ma in realtà sta vivendo la faccenda cui è impelagata [il set alle Barbados o il bikini fluorescente che la fascia] come un profondo atto di fede cui sacrificarsi. C’è una causa superiore. Sembra dolce e premurosa Maria nei bianco-e-nero della pagina Facebook eppure traspare da minuscoli particolari il rigore di una sana educazione post-sovietica nella metà degli anni novanta, e poco importa se già stava negli USA. Gli anni delle privatizzazioni selvagge e del caos politico. Di Eltsin e dei nascenti oligarchi [vedi: La nuova Guerra Fredda di Lucas.] In Maria ciò che ha le vesti di una carezza può rivelarsi un ceffone sebbene sia un tramite per farti crescere. Maturare. Battere a rete. C’è qualcosa di profondamente cristiano in Maria che ride al volante della Porsche parcheggiata tra le dune dell’Arabia Saudita perché nel suo voltarsi verso il fotografo è evidente la volontà di condividere e fare comunione. Invitarti nell’abitacolo e sgommare assieme a lei verso un futuro di tolleranza. Maria che ride sulla Porsche in Arabia non ride di te che non stai sulla Porsche in Arabia ma ride con te che un giorno avrai la Porsche grazie a lei. Ride per svelarti la felicità e l’appagamento cui potresti giungere se -come Maria- metti impegno nelle tue passioni e spirito di sacrificio. L’ostia con il corpo di Maria è una caramella chiamata Sugarpova™ e la cattedrale in cui officiare la cerimonia un campo in terra rossa.

Porsche.

L’iconografia standard delle immagini nelle quali Maria viene ritratta che ride si basa principalmente su tre ambientazioni a presentarsi cicliche nelle riproduzioni.
a. Il momento defaticante a seguito dell’allenamento mattutino di Maria [spesso sul bagnasciuga. Lungo una stradina di montagna o dentro una palestra asettica simile al laboratorio di Balle Spaziali dove Mel Brooks è ricomposto con il culo davanti.]
b. Il momento della vittoria al termine di una stremante partita nella quale Maria non è riuscita a imporre alla avversaria il pronosticato sei-a-zero-sei-a-zero-sei-a-zero e alza le braccia al cielo prima di scolarsi una bibita della quale è testimonial.
c. Sopra o davanti qualcosa di cui Maria è testimonial. Stando ai dati recenti: una marca di orologi. Una marca di scarpe. Una marca di automobili. Una marca di braccialetti. Una marca di acqua minerale. Le caramelle Sugarpova™.

Continua.

Copertine: riassunto estivo a beneficio di.

20 agosto 2014

re

Re: viste sulla letteratura e le arti [Editrice Zona 2007]. Oceanchild and Morning Moon. Pagina 93.

riot-van

Riot Van, speciale Torino una Sega Tre [Riot Van 2013]. Il blasone immacolato del perpetuo arrossamento. Pagina 18.

Bibliotici.

Bibliotici. Storie di libri e deviazioni [ebook a cura di eFFe 2013]. Tutela e valutazione delle biblioteche universitarie. Una storia di zombie. Pagina 31.

Sul Corriere.

3 agosto 2014

Maiali.

Oggi sul Corriere Fiorentino un mio raccontino. «Favorire una maggiore conoscenza dell’argomento tra coloro che giungono in città cercando altro è priorità per l’amministrazione, così mi ritrovo a girovagare in mezzo a turisti e specialisti del settore munito di badge identificativo penzolante dal collo.» Cuore della faccenda il rosa ovvero: dettagliato reportage sulla prima Esposizione Nazionale Suini ENS14 nel piazzale degli Uffizi. Un brano analizzato con amorevole dedizione dal mio dietologo V.S. ed elegantemente illustrato.

Molto bene.


Con le pinne, il fucile e la Trabant.

23 luglio 2014

Reporter.

Il Válečky sotto l’ombrellone: la porzione di costa più pallosa. Consigliato da Il Reporter di luglio. Qui si legge meglio.


Breaking news e video caruccio.

15 luglio 2014

Caffè Notte.

«La voce di una chiusura del noto locale di Santo Spirito girava ormai da qualche tempo e lo stesso titolare Danilo Venturi non ne fa mistero.» Che poi è stata la location dei TUS. Articolo e filmato qui.


«Di tutti i pessimi esempi.»

4 luglio 2014

Divanato.

Fortunatamente non leggibile schema con genealogia: 1878-2014. Ci torneremo.


Oldies but goodies: bibliotici reloaded.

1 luglio 2014
Zombies.
A distanza di quasi un anno, incipit del raccontino
«Tutela e valutazione delle biblioteche
universitarie: una storia di zombie» che sta qui.

1. Ouverture.

Di fatto suona prevedibile e per alcuni aspetti giustificabile: la totale, costante nonché [sembrerebbe] divertita trasfigurazione del reale in qualcosa di simile al circo operata dall’ateneo cittadino, che origina nei cervelli dei vertici giungendo diretta alle pance degli studenti. Lamentarsi ricorda la presa di posizione moralista di un padre ubriacone verso il figlio fanatico dell’aranciata. Ma è stato ugualmente gustoso esporre in rettorato, alla sede del dipartimento e dentro la facoltà, la nostra versione dell’accaduto. Sessantenni abituati a decadi di forzature affascinati da noi immobili davanti allo scranno. Al netto delle evidenze qualcuno ha pure azzardato approfondimenti di dettagli succosi, come potesse accettare la spallata definitiva quel sistema di pensiero che li ha resi benestanti e tronfi. Non siamo lontani dallo sfiorarsi dietro una porta socchiusa intravedendo la zia nuda, pensai. Però questo è senza dubbio un altro discorso.

2. Gli eventi.

Sul serio siamo una tribù composta da tizi con luminose educazioni alle spalle e, appuntate sui petti, medaglie di frequentazioni ricercate. Viaggi funzionali all’accrescimento delle turbolente sensibilità dateci in dotazione da una natura beffarda e generosa [«con la stasi non si è che pezzetti di verdura muffita»] uniti a pantaloni a sigaretta di svariate tonalità di grigio. Eppure pensare a noi come un gruppetto omogeneo e indistinguibile dall’interno sarebbe un errore e nessuno esiterebbe un istante a ribaltare il banco, sentendo queste parole. «Ciò che vi distruggerà sarà un’assemblea davanti alla stanza in comune con altri quindici ex studenti di lettere. Tutti fan dei Pixies.» Voi sprovveduti precari della cultura buoni soltanto a sparacchiare sentenze. Noi che ci conoscemmo, sostenemmo, consolammo, stimolammo, aiutammo, proteggemmo e [in alcuni casi] riproducemmo dentro la biblioteca del dipartimento di paletnologia dell’università di Firenze. Un luogo buio e minuscolo reso sontuoso dall’ardire negli anni in cui trovammo il cuore di sostituire la certezza di un futuro lavorativo barcollante con il sogno di scovare prima o poi il personale mammut ricoperto di paillettes in stile Lady Gaga. Prima della sera fatale in cui tutto prese fuoco con noi dentro. A seguire la cronaca di quelle ore unita all’inevitabile epilogo.

Bibliotici.

Oggi…

26 giugno 2014

Cover.

…la nuova collana di narrativa Tunuè diretta da Vanni Santoni: reading a porte aperte con gli autori Tunuè e Fi-Let. Letture di Iacopo Barison, Sergio Peter, Vanni Santoni, me, Gregorio Magini, Francesco D’ Isa, Riot Van, Collettivomensa e altri. Alla Ibs alle 18.00 poi dalle 22.00 alla Citè.


Premio Vallombrosa: due.

16 giugno 2014
Vallombrosa.

Via «Válečky o educazione sentimentale alla Mitteleuropa» becco la menzione Scrittore Fiorentino Emergente al Premio Vallombrosa. Targhetta e pergamena dimostrano quanto il titolo con «guida sentimentale» fosse un fake. Flaubert e spumantini per tutti.

Premio Vallombrosa: uno.

14 giugno 2014

Vallombrosa.

E insomma nulla. Il Válečky è finalista alla «nuova edizione del Premio Vallombrosa, che quest’anno può avvalersi della participazione del Rotary Club Firenze Valdisieve.» Dettagli qui.


La stagione degli scrittori alla NYU: tre.

6 giugno 2014

NYU.
Ieri la prima giornata. Oggi la seconda. Dalle 17.00 con Christian Raimo e Heidi Julavits parliamo di riviste letterarie tra Italia e USA. Qui una mia breve intervista per la biblioteca delle Oblate.


Lunedì nove giugno…

4 giugno 2014

Salinger.

…sarà complessa la faccenda. Ovvero dovrò ciabanare tipo dieci minuti su Salinger al cinema Odeon di Firenze h. 21.00 prima del documentario biografico a lui dedicato. Il che è curioso perché spesso parlo di libri che non ho letto oppure sì ma distrattamente. In questo caso invece c’è del trasporto. Comunque: se venite siate carichi di insegnamenti vēdantiani e ricordate che il tizio dei popcorn è Cristo in persona. Assieme al sottoscritto Gregorio Magini, Ilaria Giannini, Federico di Vita, Alessandro Raveggi e Diego Bertelli. Su Facebook l’evento sta qui.


La stagione degli scrittori alla NYU: due.

30 maggio 2014

NYUEcco qui. Un pochino pendente ma rende l’idea.


La stagione degli scrittori alla NYU: uno.

26 maggio 2014

NYU.
Cito: «[nei giorni cinque e sei giugno] dalle ore 17.00 alle 23.00 in programma dialoghi e letture dal vivo con scrittori italiani e americani. The Writers Season vedrà la partecipazione per quest’anno di Gian Maria Annovi, Diego Bertelli, Elisa Biagini, Raoul Bruni, Francesco D’Isa, Riccardo Donati, Thom Donovan, Heidi Julavits, Chris Kraus, Dorothea Lasky, Vincenzo Latronico, Jonathan Lethem, Eileen Myles, Gabriele Merlini, Valerio Nardoni, Christian Raimo, Vanni Santoni, Giorgio Vasta.» Più Bettibarsantini e Rapsodi.


Su «Riot Van.»

21 maggio 2014
«Una industria per la produzione di racconti
autobiografici:
breve retrospettiva in vista
del 99esimo compleanno di Saul Bellow
Bellow.
1. Per quanto possibile: contestualizza.

«Mica facile. Direi fosse l’ottantanove o qualcosa del genere poiché avrò avuto dieci-undici anni e consequenzialmente l’attenzione virava su argomenti che esulavano dalla produzione letteraria di quell’anziano signore spaparanzato davanti a me. Non sono riuscito a trattenere una singola immagine caratterizzante, così fondo nel cervello l’insieme di foto o filmati analizzati negli scorsi lustri alla ricerca di qualche scintilla. In numerosi scatti ridacchia, restituendo fiero una dentatura precaria incapace tuttavia di nuocere al sorriso. Anzi, quei punticini giallastri sotto le labbra tese sapevano donare al complesso un’innata grazia e ne potevi ricavare la certezza di quanto, casomai qualcuno avesse aggiunto nottetempo a Saul Bellow elementi standard di bellezza [naso puntuto, chioma fluente], l’insieme ci avrebbe perso di brutto. Ovvio io non stessi messo meglio: nei fatti il nostro meeting ebbe luogo durante rispettivi periodi critici.» Continua su Riot Van.



Via Fanpage al SalTo14…

19 maggio 2014

Slovensko.
…un video pieno di concetti e primi piani: qui.


«Selezione Naturale» a SalTo14…

12 maggio 2014

Salone.
…e sul Corriere Fiorentino. «Tra le tante pubblicazioni esposte mi fermo su un libro non proprio nuovissimo ma che al Salone del Libro è un po’ uno schiaffo al mondo editoriale. Selezione Naturale a cura di Gabriele Merlini [Effequ Edizioni] è una curiosa raccolta di racconti di autori toscani, tutti conosciuti al mondo editoriale [Alessandro Raveggi, Valerio Naldoni, Gabriele Merlini, Vanni Santoni, Marco Simonelli, Gregorio Magini, Francesco D’Isa, Collettivomensa], che con sarcasmo e un poco di doverosa disperazione raccontano la realtà dei premi letterari. Noi siamo un popolo di concorrenti [Arbore docet] ed è questo che alcune realtà hanno capito, lasciando che la funzione dei premi diventasse un mondo terribilmente triste. E loro ne parlano, ne fantasticano, ne raccontano. Vedere questo libro qui, nel tempio annuale dell’editoria, è un bel pretesto per riflettere e guardare anche il Salone con occhi diversi, almeno un po’ meno sognanti.» Danke Gabriele Ametrano.


Stasera.

8 maggio 2014

Repubblica Firenze.
Su Repubblica Firenze. Palazzo Strozzi dalle 19.30 alle 22.00 e qualcosa. Tipo.


Prossimi venturi.

6 maggio 2014

Strozzi.
Dunque si diceva. Giovedì otto maggio a Palazzo Strozzi per i Giovedì al quadrato: serata sulla scrittura breve. Epigrammi. Dalle 19.00 a oltranza. Poi da venerdì a domenica al Salone del Libro di Torino c/o Effequ, dove sta pure il Válečky. E zone limitrofe.


Torino una Sega: l’ebook di Riot Van.

2 maggio 2014

Inglesi.
Pezzettino sul Quotidiano Nazionale: qui.


Le biblioteche adottano uno scrittore…

27 aprile 2014

Biblioteche.
…e le Oblate di Firenze hanno preso me [più altri.] A breve il programma. Questo il sito delle biblioteche comunali fiorentine.


Stampa che ricorda: è avvenuto davvero.

14 aprile 2014

Schermata
Perché poi capita che dimentichi. A Perugia si beve il giusto. Qui.


Il Válečky e Selezione Naturale a Perugia.

7 aprile 2014

Perugia.
Venerdì undici aprile c/o libreria Trottamundo [via della Stella tre, Perugia] alle venti. Presenti e attivi Francesco D’Isa, Francesco Quatraro e Gregorio Magini.


Il Válečky a Perugia.

27 marzo 2014

Finestrella.
Sarà c/o libreria Trottamundo in via della Stella tre. Preciso sabato undici aprile. Ci torneremo. Con Francesco D’Isa.


Il Válečky in ebook.

17 marzo 2014

Anobii.Da oggi il Válečky in ebook. Nel futuro versione 3D con autore a domicilio che canta il celebre brano ceco Pojď sem s tím sudem o Vieni qui con quel barile.


FiLet [e altro] su «Il primo amore.»

5 marzo 2014

Joe.
Sergio Nelli e Vanni Santoni sulla scena fiorentina. Su Firenze delle Letterature, le antologie, Torino una sega, Mostro, Slipperypond, Riot Van, il Collettivomensa, Scrittura Industriale Collettiva e altro. Il primo amore: qui.

Estratto.

«Quando cominciai a scrivere, nel 2004, mi unii alla rivista Mostro, che era nata intorno a esperienze di occupazione e autogestione come il Bandone e l’Elettropiù, e della quale facevano parte lo stesso Gregorio Magini e altri due membri di FiLett, Francesco D’Isa e Matteo Salimbeni; nel 2005 cominciai a scrivere anche sul Slipperypond, che era diretta da Gabriele Merlini e aveva fra i suoi membri gente che oggi, pure, figura in FiLett come Ammannati e Raveggi; successivamente, potremmo dire da una costola concettuale di Mostro, nacque, per opera di un trio di ragazzi lucani, un’altra rivista, Collettivomensa, sulle cui pagine hanno poi pubblicato anche gli stessi veterani; allo stesso modo eravamo in contatto tramite Marco Simonelli e Francesca Matteoni con il giro dei poeti toscani, tramite il progetto Scrittura Industriale Collettiva avevamo lavorato con intellettuali che già operavano in zona come eFFe o Dimitri Chimenti, grazie ai nostri libri avevamo conosciuto critici come Raoul Bruni e Diego Bertelli, le battaglie etiche nell’editoria ci avevano messo in contatto con Carolina Cutolo, Federico Di Vita, Christian Raimo [...]»


Brum brummi. Pam pammi.

4 marzo 2014

Brum brum.
Sedersi sul lato sbagliato.


Il Válečky quinto a «Pordenonelegge 2013.»

18 febbraio 2014

Le parole e le cose.
Il Válečky si piazza quinto nella sezione narrativa tra le classifiche 2013 di Pordenonelegge. Risultati completi sulla rivista Le parole e le cose, dalla quale è stata tratta l’immagine con silhouette del buon soldato Švejk. Presenti pure le graduatorie di poesia, saggi e altre scritture.


Il Válečky su «Il primo amore.»

16 febbraio 2014

Il primo amore.
«Merlini allestisce una scrittura piena di sovrapposizioni, di citazioni, di straniamenti, capace di sprigionare una verve umoristica insolita nelle nostre lettere. E lo fa gestendo al meglio una torsione parodistica che non sopraffà l’elemento lirico e toccante.» Sergio Nelli qui.


A room with an interview: Válečky.

11 febbraio 2014

Addie.
«Ci sono individui -e sono quelli che preferisco- nati con l’esigenza di scovare un collegamento tra la propria storia personale e quella del mondo. Mondo che è per definizione troppo vasto per non venire irrimediabilmente ricondotto entro i confini di uno spazio -o territorio- che poi è lo spazio del cuore. Poiché i muri sono franati dall’interno e coglione può sembrare chi si senta alieno in patria tanto quanto dentro un autobus notturno lanciato attraverso le arterie di un vuoto esistenziale. La verità è che siamo tutti figli di quei Demoni di Dostoevskij, che lo vogliamo o no. Anche quando convinti di avere un destino che ci leghi necessariamente gli uni agli altri per mezzo di un filo cristiano di salvezza nella disperazione, siamo isole disperse in una terra di nessuno. In grado di chiamare le cose con il proprio nome solo dopo che le abbiamo archiviate, per il senso che potevano avere.» Due chiacchiere con Sara Mazzini sul Válečky, Torino una Sega, lo stato dell’editoria e un orso. Qui.


Pillole contro l’istinto omicida: 2007.

4 febbraio 2014
Welcome.
Štefánikova, Staré Mesto.

Bratislava, Slovacchia.
27.09.2007  h. 13.17.

«Caro Autore Mascherato. Qui è la tua amica Fraňa Anuprabha Occhi di Luccio che scrive. Allora: cosa diavolo succede a Firenze? Dio se sento la mancanza tua e di I.
Sono rientrata oggi a Bratislava da Monaco. Rimanendo ai fatti ho soggiornato un po’ da Mummy. Per niente abbronzata ma in compenso totalmente esaurita, l’autostrada tedesca si è premurata di accogliermi con una pioggerella cominciata tipo dieci km. prima del casello perciò indissolubilmente collegata con questa ridente città ai piedi delle Alpi che ha deciso di ospitarmi ancora tra birrerie e sciarpe di calciatori ricchissimi [a proposito: ricordi il fenomeno del vento fön, o come diavolo si scrive? Te l'ho spiegato un giorno al mare da tua sorella. Aria fredda e calda si incontrano sempre dove sono io. Effetto concomitante: mal di testa da gente sensibile.]
Comunque rispetto al passato adesso mi abituo con maggiore velocità alla Germania e il suo clima ridicolo. Anche se quando torno a casa la sera sono sempre stressata ma questo accade per i miei genitori e non per il vento fön. Cioè loro mi vogliono bene e non li cambierei con niente al mondo. Eppure si tratta senza dubbio di due casi difficili. A-conformisti radicali. No? Gente tipo Jerry Garcia e Carolyn Mountain Girl Adams. Di quelli che vanno pazzi per la pioggia nei giorni di parata e mangiano leggero a causa dei gas-serra [sai. Forse questo capita a tutti coloro che scelgono di invecchiare in Baviera e non alle Seychelles. Non saprei.]
Per dire. Se confrontiamo tua madre con la mia, la tua arriva al quaranta percento di mädness mentre la mia senza dubbio supera il settanta, aiutata o no dall’aria fresca delle valli che qui si dice Tallen [ad esempio secondo Mummy bisogna sfogarsi subito di ogni energia negativa per non creare Aggressionsstau in potenza letali. Sfortunatamente questo esercizio lo puoi fare soltanto urlando di notte, cantando dentro una grotta o sbattendo il piede forte al suolo in certe bettole scelte con cura dal medico curante.]
Di recente l’hobby preferito di Mummy è analizzarmi per darmi pillole omeopatiche -le mie pillole contro l’istinto omicida™- e la cosa non risulta essere troppo piacevole anche se devo ammettere come abbiamo persino trascorso bei momenti assieme, tipo quando nel bosco passeggiavamo con il rischio di essere sbranate oppure le serate in cucina a studiare lettere vecchie di sessant’anni lasciate a muffire in un cassetto: roba scritta da zio Karl alla tenera età di nove anni, prima che una bomba piovesse sopra la sua cameretta rendendola polvere.

1. Ah. Comincerò nel breve una tesina di specializzazione su Schiller e il celebre libro [attenzione: nuove parole in tedesco per te] Zur ästhetischen Erziehung des Menschen. Insopportabile volume nel quale l’autore propone di migliorare la morale umana educando il senso estetico della popolazione. C’entrano gli chic radicali come noi in questo discorso? Puoi lavorarci sopra qualche anno. Se vuoi.

2. Post scriptum. Per quanto mi riguarda tornerò a Firenze tra un mese circa. Adesso -se vuoi- bacia per me I. e mit vielen lieben Grüßen. Deine Fraňa und [da qualche parte in giardino] Pepícek che è venuto a trovarmi per schiaffarmi nel cuoricino un minimo di quella sana atmosfera da cimitero tipica di casa nostra. Un’aria che tu adori e vuoi mettere con il vento fön. Besos. Fraňa.»

Carnasciali.
Pepícek.

«Vorrei con questa mia opera [ma forse è già ovvio data la cover nero-pece] distruggere Fraňa nell’intimo o quantomeno sputtanare tutte le sue scelte affettive successive a me. Dite ciò che volete eppure continuo a pensare quanto rinunciare al sottoscritto sia sempre un azzardo, comunque la si voglia vedere. Sebbene il motivo che mi spingerà al ricovero in una di queste costosissime cliniche private con vista sul Baltico è che io non potrò mai nuocerle sul serio, poiché mi sono accorto di potere disporre unicamente di un veleno [la scrittura] dal quale la strega è del tutto immune [in effetti Fraňa potrebbe tranquillamente passare tutta la vita a sfogliare Vogue piuttosto che leggere qualcosa di mio: è un po' come quando percepivo l'inutilità di spiegarle cosa tra noi non andava -ad esempio la mancanza di ascolto reciproco- e non giungevamo mai a niente perché lei non stava mai a sentirmi al tavolino di quel bar, preferendo perdersi dietro le giacche degli altri clienti o qualche cagnolino particolarmente grazioso.]
Però il passato è passato e non pensiamoci più stasera, concentrandoci viceversa su cosa ho ricevuto stamani da lei dopo una settimana interminabile ripiena di scontri telefonici o gin-tonic troppo caldi. Si tratta di una non tanto breve lettera con sparsi nel testo alcuni spunti poetici tipici della produzione fraňiana. Parole libere ma assieme confuse che alternano sentimenti pacificatori a scatti d’ira nobilissimi, creando nel complesso una zuppa inconcludente che ho reputato sposarsi alla perfezione con ciò che ho scritto riguardo la sua carcassa fino a questo punto. Al centro del plot la cronistoria di un inaspettato ritorno e mi sia permessa un minimo di franchezza ora, giunti come siamo al termine del valzer.»


Su Toscanalibri.

22 gennaio 2014

Firenchester.
Il Válečky di ritorno da Roma. Ventiquattro gennaio ore ventuno c/o Caffè Letterario del Gallo di Scandicci. La segnalazione sta qui. Si ringrazia.


Bomba o non bomba.

17 gennaio 2014

Rummino.
Giovedì ventitré gennaio: il «Válečky o guida sentimentale alla Mitteleuropa» di Gabriele Merlini, Editrice Effequ 2013 alla libreria Eternauta HulaHoop in via L.F. De Magistris 91/93 Roma. Presenti, disponibili e lucidi, l’autore e l’editore Francesco Quatraro. Maestro di cerimonie: il subcomandante Gianluca Liguori. Link: sta qui.


Il Válečky a Roma: ventitré gennaio.

8 gennaio 2014
Con il subcomandante Liguori
e Giovanotto Q aka l’Editore.

Locandina uno.

Locandina due.


Tutto.

22 dicembre 2013

Grusone.
Su Postpopuli Giovanni Agnoloni scrive del Válečky. Poi Repubblica Firenze riporta la notizia dell’uscita di Riot Van su Torino una Sega e del Christmas Carol. Oggi alle sei e mezzo alla Cité. Siateci. Tutto.


Scarpe e new wave su Scrittori Precari.

20 dicembre 2013

New wave.
«Echo and the Bunnymen prendono cinque pallini per il loro Crocodiles del millenovecentoottanta. Idem Bauhaus per In that flat field. Gli Wire di Pink flag altrettanti pallini [aboliamo queste stelle irritanti negli standard di giudizio] mentre scivola verso la scomoda definizione di passo falso il Prince charming di Adam and the Ants. Premessa scontata: colui che stia perdendosi in queste poche righe lasci stare la presente recensione e viri su qualche stralcio di esordio narrativo rivoluzionario. Il 2.0 abbonda di tesori e non sarà complicato scovarlo. Poiché l’idea è proseguire il più possibile con un linguaggio criptico di nomi, date e suoni âgée. Senza recinzioni, pietà o scrupoli. New wave di Giunti -collana Atlanti Musicali. Anno duemilauno- vanta un magnetico Robert Smith in copertina e sarebbe offensivo spalancare le porte alla chiarezza. Agile manualetto sul movimento che non fu scuola espressiva ben definita [pagina cinque: l’onda anomala™] ma eterogeneo manipolo di individui i quali, avviata la risacca del punk, scelsero di dedicarsi alle più disparate ricerche sonore ed estetiche [domanda: come ordinare con la dovuta razionalità una materia così vasta, complessa e policroma?]» Continua su Scrittori precari.


Il Válečky su Intoscana: titoli sotto l’albero.

16 dicembre 2013

Lungarno.
«Válečky in slang ceco significa tortura amorosa, ma il viaggiatore che seguiamo dalla Germania alla Repubblica Ceca non è un’anima troppo sofferente, semmai un po’ frastornata. La sua storia con la ragazza boema di cui non sappiamo il nome è un valzer in cui ciascuno dei due gioca ad allontanarsi e a tornare vicino, ma non troppo, perché la realtà spogliata dall’immaginazione è qualcosa con cui la nostra generazione fatica a fare i conti. Nel mezzo c’è il fascino della Mitteleuropa, un luogo dell’anima che il nostro giovane flaneur cerca di conquistare per noi attraverso le parole.» Ilaria Giannini su Intoscana.


Cité: reprise.

11 dicembre 2013
Carol.
The Santoni and Merlini Christmas Carol

più Rapsodi: Bembo Mix.

Ore 19.00. Presentazione e letture dai libri-strenna Válečky o guida sentimentale alla Mitteleuropa e Personaggi Precari. Master of cerimonies Giulio Pedani.

Ore 21.00. live Bembo Mix. Volgar non nuoce. Uno spettacolo di e con Rapsodi Gruppo Fonografico. Uno spettacolo eccezionale, eccessivo, eccellente, eccebembo. Non per bembini, bembole o bemboccioni. Piuttosto pieno di canti, di balli, alligalli, madrigalli. Questo è Bembo Mix: arte allo stato duro. La più docile canzone italiana da Pappalardo a Tozzi di fronte ai più animaleschi autori della letteratura di tutti i tempi, da Leopardi a Lorca.


Christmas Carol c/o Cité.

4 dicembre 2013

Carol.
«The Santoni and Merlini Christmas Carol» il ventidue dicembre alla Cité. A breve l’evento. Presentazione congiunta del Válečky [Effequ 2013] e Personaggi Precari [Voland 2013.] Ci torneremo. L’originale del disegnino sta al Caffé Notte. Per i puntigliosi.


Il Válečky: intervista a Repubblica Firenze.

24 novembre 2013

Repubblica Firenze.
Foto un po’ tagliuzzata di soggetto pendente. Appena c’è modo: il link.


Il Válečky su Repubblica FI e Corriere FI.

21 novembre 2013

Corriere Fiorentino.

Repubblica Firenze.
Poi stasera presentazione alla IBS.


Il «Válečky» o estratto da. Su Scrittori Precari.

18 novembre 2013

Copertina.
«Se ricordo bene a Praga Lukáš, il compagno di Kat’ka, si occupa delle finanze di una società che provvede a sensibilizzare i media sulla cancellazione del debito in Africa e armare i bambini sotto i nove anni. Stando alla cronaca Kaťka e Lukáš non sono sposati e per questo il nascituro [ecco la news] potrebbe essere definito a tutti gli effetti un figlio di Satana. Feto che germoglierà nella perdizione, finirà per sputare contro i crocifissi e magari un giorno ucciderà sua madre e quel fesso del padre nel sonno.» Continua su Scrittori Precari. Poi alla IBS giovedì ventuno novembre.


Su «East Journal.»

17 novembre 2013

Ballare a ovest.
«Il capo di stato ceco Miloš Zeman fa slittare per motivi particolari e piuttosto circostanziati la designazione del futuro premier: temporaneamente bloccato in sedia a rotelle causa infortunio al ginocchio il presidente ha individuato nella prima settimana di dicembre il momento migliore per convocare Bohuslav Sobotka, leader del primo partito ČSSD. Riportano le agenzie quanto secondo Zeman [caduto in bagno: sei/otto settimane di limitazioni nei movimenti, rende noto con prontezza il ministro della salute Holcát] un proprio convinto mandato sarebbe la carta più forte da giocare per la stabilità del nuovo esecutivo e insensato forzare i tempi nonché imporre scadenze per completare i negoziati. Inoltre -scivolando nettamente su un piano formale quantomai delicato – suonerebbe inappropriata la cerimonia istituzionale da infortunato [dichiarazione che tra l’altro ha suscitato polemiche da parte dell’associazione nazionale dei disabili NRZP.]» Continua su East Journal.


Ventuno novembre.

8 novembre 2013

Copertina.
Cito. «Una ragazza boema senza nome e un bus notturno. Václav Havel, il Muro di Berlino e un formichiere. Inizia da una toilette praghese l’intimo e ironico viaggio culturale di uno scrittore che tra Repubblica Ceca, Germania e Slovacchia cerca di tessere l’opera di una vita. Qual è il tema, quale la chiave? Il cuore d’Europa o il proprio? Intrecciando sfuggenti figure femminili, strani animali, opere musicali e letterarie si compie il percorso sentimentale di un personaggio alla ricerca dell’anima della Mitteleuropa. Perché, come ha spiegato Kundera, la Mitteleuropa non è uno stato ma una cultura o un destino.» Il Válečky sarà presentato alla IBS di Firenze giovedì ventuno novembre. L’evento sta qui.


«TUS3» su Scrittori Precari.

5 novembre 2013

TUS3.
«Considerare il proprio lettore abituale -ammesso si possieda un lettore abituale: situazione non agevole dati i tempi- il solo confidente che ci rimanga, è quantomeno sintomo di sensibilità e intimo desiderio di interscambio. Non complesso. Non biasimabile. Non raro. Più difficile mantenere simile posizione nei confronti dell’uditorio standard di un reading collettivo. Troppo chiasso. Troppo alcool. Troppo traffico. Troppi individui interessati ad altro. Eppure, posto a conoscenza dell’esistenza di quella kermesse cittadina a tema letture terminali, subito apparve ovvio quanto tutti i problemi della mia vita sarebbero potuti scomparire davanti la specchiata onestà richiesta dalla performance. Da sempre infatti combatto una spietata battaglia con le letture e i termini. Curiosa genesi del limite, fino dalla prima consapevolezza di me riesco a leggere solo alla fine delle cose. Impegnarmi nei saggi, godere della prosa o fantasticare sui versi di una poesia unicamente a ridosso dei termini. Mi spiego meglio.» [Continua su Scrittori precari.]

 


Stasera.

31 ottobre 2013

Repubblica Firenze.
Dalle diciannove i personaggioni di Torino una sega per la Cité. Letture di sostegno.


All white.

25 ottobre 2013

Testata.Effequ.

A novembre.


Missing in action.

21 ottobre 2013

Torino una sega.
«A La Citè molti di noi si sono conosciuti, ritrovati, hanno scritto i primi libri.» Dunque reduci e missing in action di Torino una sega per La Cité. Su Repubblica oggi. Trentuno ottobre: letture acefale.


Dove sta «Bibliotici» e il raccontino sugli zombie.

15 ottobre 2013

Caffè Notte.

L’antologia «Bibliotici. Storie di libri e deviazioni» curata da eFFe sta [per esempio] qui. Ma anche su Facebook. Il mio brano si chiama Tutela e valutazione delle biblioteche universitarie: una storia di zombie. Questo l’incipit.

Ouverture.

«Di fatto suona prevedibile e per alcuni aspetti persino giustificabile: la totale, costante nonché [sembrerebbe] divertita trasfigurazione del reale in qualcosa di simile al circo operata dall’ateneo cittadino, che origina nei cervelli dei vertici giungendo diretta alle pance degli studenti. Lamentarsi ricorda la presa di posizione moralista di un padre ubriacone verso il figlio fanatico dell’aranciata. Ma è stato ugualmente gustoso esporre in rettorato, alla sede del dipartimento e dentro la facoltà, la nostra versione dell’accaduto. Sessantenni abituati a decadi di forzature affascinati da noi immobili davanti allo scranno. Al netto delle evidenze qualcuno ha pure azzardato approfondimenti di dettagli succosi. Come potesse accettare la spallata definitiva quel sistema di pensiero che li ha resi benestanti e tronfi. Non siamo lontani dallo sfiorarsi dietro una porta socchiusa intravedendo la zia nuda, pensai. Però questo è senza dubbio un altro discorso.»

Continua.

Ancora oggi.

13 ottobre 2013

Givone.
Dettagliatissimo articolo di Gaia Rau su Repubblica Firenze.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.